Adobe reader spia gli utenti. Scoppia il caso Digital Editions

adobe microsoft

Digital Editions avrebbe spiato le abitudini degli utenti inviando dati personali ad Adobe

Roma – Adobe reader, la casa produttrice di software per e-book, spia i suoi utenti scrutando le loro abitudini di lettura e le loro modalità di consultazione, attraverso il sistema Digital Reader.

ADOBE GABBATA – Secondo Federico Guerrini su Lastampa.it, il primo a rivelare la notizia rimpallata dal Web sarebbe stato il blogger Nate Hofferder il quale avrebbe avuto la dritta da un amico hacker. Quest’ultimo si è accorto che Digital Editions inviava alla casa madre dati ingenti riguardate l’utente. Informazioni di notevole importanza e potenziale finanziario: le ore passate a leggere, il numero di pagine letto, i giorni di consultazione e via così. Tutto ad uso e consumo dell’azienda.

LE BIBLIOTECHE AMERICANE IN AGITAZIONE – Così si arriva alla pietra dello scandalo negli Usa, paese in cui Digital Editions è uno dei software più usati nelle biblioteche americane per gestire file e libri elettronici. Senza contare che il sistema Digital Rights Management (DRM) è normalmente utilizzato per consentire la consultazione dei file anche su normali Pc e e-book protetti da diritto d’autore. Il sistema garantisce, infatti, alle biblioteche di conoscere subito l’identità dell’eventuale lettore che abbia oltrepassato la data di riconsegna del testo prestato. Pratico ed efficace. Almeno finché non ci si rese conto ciò permetteva virtualmente a chiunque di spiare le abitudini del prossimo.

Deborah Caldwell-Stone, vice direttore dell’American Library Association’s Office for Intellectual Freedom (ALA) parla chiaro rispetto all’increscioso incidente avvenuto con Adobe: «Stiamo investigando la faccenda, e siamo molto preoccupati. Vogliamo che queste informazioni siano criptate e rimangano private».

ADOBE READER AMMETTE E SMENTISCE – Adobe, dal canto suo, dopo un silenzio imbarazzato durato qualche giorno ha dovuto fare alcune ammissioni e chiarimenti: è vero che ha tenuto sotto controllo gli utenti, ma solo dopo la diffusione di Digital Editions 4; è vero che la prassi non è ortodossa, ma è legale – sostiene – perché comunicata agli utenti che ne hanno preso visione e accettato le condizioni di utilizzo. Elemento, quest’ultimo, che non appare nelle clausole di installazione ma che invece è sul sito di Adobe.

Poi c’è dell’altro. Secondo Lastampa.it, bisogna anche capire se il software ha tenuto sotto controllo soli i file selezionati dall’utente o, invece, pratichi una scansione di tutta la libreria digitale presente e ne invii i dati alla casa madre: autori, costi, giorni di acquisto e metodi di acquisto, con buona pace della DRM. Hoffelder non avrebbe dubbi: Adobe avrebbe praticato lo spionaggio su tutto e la cosa sarebbe confermata da Ars Technica. Adobe nega.

Chantal Cresta

Foto || beehivestartapus.it;

 

 

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