Addio a Jacques Le Goff, lo storico che ha riacceso il Medioevo

Lo storico francese Le Goff è morto oggi a Parigi: aveva 90 anni. Lascia una nuova visione del Medioevo e un'attenzione alle persone nella storia

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Jacques Le Goff, medievista francese, morto all’età di 90 anni (lettera43.it)

Parigi – Si è spento a novant’anni uno dei grandi maestri della storia del XX secolo: Jacques Le Goff, medievista di fama mondiale, prosecutore contemporaneo della tradizione storiografica della storia sociale degli “Annales” di Bloch e Febvre, è morto questa mattina a Parigi, dove risiedeva ormai da alcuni anni. Lascia un’enorme mole di lavori che hanno cambiato e rivoluzionato il concetto stesso di Medioevo nel sentire comune.

STORIA SOCIALE E GLI ANNALES – L’attenzione al quotidiano, al di là dei grandi eventi e dei personaggi più importanti, è stata la chiave dell’opera di Le Goff e di tutta quella corrente storiografica che è sorta attorno alla rivista degli Annales; fondata da Marc Bloch e Lucien Febvre, la rivista diede forma alla storia sociale ed esortò gli storici ad aprirsi alle altre discipline, avvalendosi in continuazione di geografia, sociologia, antropologia, scienze tecniche e quant’altro si poteva incontrare per raccontare «la scienza dell’uomo nel tempo». Proprio degli Annales Le Goff fu una pietra miliare, tanto da appartenere ancora in questi anni al comitato di redazione, dopo esserne stato condirettore fin dagli anni Sessanta.

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Le Goff concentrò il suo lavoro sul Medioevo, del quale diede una nuova lettura (rtsi.ch)

IL MEDIOEVO DI LE GOFF – La vivacità e i colori del Medioevo, non secoli bui ma luogo e tempo di vita quotidiana, li dobbiamo in buona parte a Le Goff. «Un collega in grado di cancellare lo stereotipo di Medioevo oscuro» è la dichiarazione di Franco Cardini, noto storico italiano, riportata da Agi nel pomeriggio. Il Medioevo dipinto da Le Goff non era quel luogo oscuro e oscurantista spesso raccontato anche tra i banchi di scuola: «un’età più ricca, feconda di idee, che si protraeva fino al Settecento», tanto da ridurre il ruolo del Rinascimento, certo, ma frutto soprattutto di una visione complessiva della storia, un flusso continuo e non una pizza da servire a tranci. Abbracciò e spiegò meglio di tutti gli altri la teoria di Fernand Braudel della “longue duree”, dove il fatto – l’avvenimento – trovava un nuovo significato in un racconto di maggior respiro. E più di tutti seppe dar vita alle persone della storia: non ai grandi condottieri, ai capi di stato e ai prelati, ma a banchieri, mercanti, viaggiatori, contadini, militari. La storia è composta soprattutto dalle decine di milioni di persone “comuni” che solcano ogni giorno il tempo, senza lasciare un’orma così profonda ma contribuendo a cambiare il tempo e la società.
Cardini, che di Le Goff è anche stato allievo, ne ha fatto un dipinto emotivo e personale, incentrato sull’umanità dello storico: «era capace di invitarti a cena appena ti conosceva, ed era pronto a regalarti idee o a riempirti di documenti d’archivio che altrimenti non avresti mai trovato».

LO STORICO E L’UOMO – Sposato con Hanka, un medico polacco trasferitasi in Francia per seguire il marito, dopo la sua scomparsa nel 2004 le dedicò «un libro d’amore e un atto di memoria» intitolato “Con Hanka”, un testo che raccoglie i quarantatré anni trascorsi insieme e la storia d’amore di una vita intera: «questo libro è dedicato a una donna, a mia moglie. Storico di mestiere, voglio sforzarmi di scrivere una sorta di biografia che racconti nella sua singolarità una donna anche se non ha fatto nulla di notevole dal punto di vista della ‘grande storia’. Qui c’è di più. Vorrei mostrare come i sentimenti e la vita quotidiana di una famiglia si sviluppano con l’ambiente e la storia che hanno vissuto – vita privata e vita pubblica – in un periodo in cui si intravede un’Europa più unita».
Amante della pipa e della buona cucina, Le Goff guardò al mondo con lo stesso sguardo con cui aveva scrutato il passato, dimostrandosi sempre più dalla parte di un’Europa davvero unita al di sopra degli attuali “stati nazionali”.

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Condirettore degli Annales, collaborò con Braudel (ilmattino.it)

LA STORIA, LA MEMORIA, L’EREDITÀ – Le Goff lascia al nostro tempo non solo la lettura del Medioevo come un periodo vivo e creativo ma soprattutto concezioni di storia e storiografia che hanno stravolto alcuni criteri precedenti, esprimendo al massimo le linee guida già di Bloch.
«La storia è memoria – era solito dire – una memoria che gli storici si sforzano, attraverso lo studio dei documenti, di rendere oggettiva, la più veritiera possibile: ma è pur sempre memoria. Non proporre ai giovani una conoscenza della storia che risalga ai periodi essenziali e lontani del passato, significa fare di questi giovani degli orfani del passato, e privarli dei mezzi per pensare correttamente il nostro mondo e per potervi agire bene».
Divulgatore e docente dall’eccezionale talento, lascia molte lezioni per tutti: storici e studenti di oggi e di domani dai suoi testi avranno sempre molto da imparare, ricordando come si è usciti dai Secoli bui per entrare in un Medioevo ricco di un immaginario ancora oggi influente.

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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