Addio, Italia, vado a cercare lavoro all’estero

Sempre più italiani fuggono dall'Italia

Sempre più italiani fuggono dall’Italia

Sono sempre di più gli italiani che fuggono dall’Italia e non si parla più di “cervelli in fuga”, ma anche di persone che emigrano con la sola licenza media inferiore. Il “Rapporto italiani nel mondo 2013” realizzato dalla Fondazione Migrantes e presentato oggi a Roma, attesta che  sono oltre 4 milioni i nostri connazionali che vivono oltre confine, in maggioranza maschi e trentenni. Nell’ultimo anno hanno fatto le valigie oltre 130mila italiani in più rispetto all’anno precedente.

La maggior parte non si allontana dall’Unione europea, ma sono in aumento anche gli italiani che vedono nelle offerte dei paesi asiatici un’opportunità per migliorare la propria situazione economica. Il punto di partenza si trova nelle regioni del Sud: la Sicilia è la prima regione di emigrazione. Nell’ultimo anno, però, sono in crescita le persone che emigrano dalle regioni del settentrione, in particolare da Lombardia e Veneto. Solo il 22% degli espatriati è laureato e il 18% è diplomato. Sono il 24,5% coloro che emigrano con la sola licenza media inferiore. Un dato che mette in allarme i ricercatori della Migrantes e che ricorda il periodo delle grandi migrazioni degli anni ’50. «Ci si augura che non si abbia a che fare con flussi di giovanissimi che partono subito dopo la scuola dell’obbligo alla ricerca di un lavoro per aiutare le famiglie in forte difficoltà e disagio economico» scrivono nel rapporto.

Purtroppo le cause di questo abbandono sono molte, e note: disoccupazione record, burocrazia, tagli al welfare e all’università, nessun contributo per fondare in patria nuove imprese o start up. «Io vorrei diventare guardia forestale», racconta Valentino, vent’anni, scappato dalla provincia di Sondrio per costruirsi un futuro a Brno, Repubblica Ceca: «Ma ho preferito non studiare in Italia. Qui posso mantenermi da solo: una stanza costa 100 euro, lavoretti se ne trovano, i corsi sono gratis». I costi dell’Italia, invece, sono notevolmente differenti e pochi riescono a mantenersi con un lavoro precario e, il più delle volte, sottopagato.

Non-solo-cervelli-in-fugaAll’estero apprezzano la nostra cucina. I ristoranti italiani sono sempre strapieni e spesso forniscono una grande fortuna a chi li gestisce. I ragazzi che, per motivi economici, non possono permettersi di studiare, preferiscono emigrare all’estero, anche mantenendosi facendo i camerieri o lavorando in un bar, invece di arrangiarsi in Italia. Il punto è: perché dovrebbero restare qui?  La risposta di Michela, che ha vent’anni, un figlio, un lavoro part-time, è questa: «Per lavorare in nero, o accettare di essere sottopagati perché tanto ”Se non ti va bene la porta è quella, fuori c’è tanta di quella gente che lavorerebbe pure per la metà”? Che futuro possiamo dare qui a nostro figlio?». L’idea di allontanarsi dai genitori la spaventa, dice, ma ormai a Pescara, dei suoi amici, non è rimasto nessuno: «Cinque si sono trasferiti in Australia, quattro in Germania, due in Inghilterra».

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel messaggio inviato in occasione della presentazione del rapporto. dichiara: «Spostarsi all’estero può essere un arricchimento personale e professionale, ma non deve essere un obbligo, e si deve poter tornare indietro e riportare in Italia il proprio arricchimento». La speranza, per il presidente, è che ci sia sempre la possibilità di tornare, per far sì che l’arricchimento culturale raccolto fuori possa portare benefici all’Italia.

Claudia Polsinelli

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