Addio a Jerome David Salinger, lo scrittore che aveva scelto di scomparire nell’ombra

È scomparso all’età di 91 anni l’autore del libro cult Il giovane Holden

di Laura Dabbene

J. D. Salinger

Il miglior tributo alla morte di uno scrittore come Salinger sarebbe probabilmente il silenzio. Non articoli a piena pagina sui principali quotidiani, né servizi televisivi sulle reti nazionali, ma un unico epitaffio, scarno e diretto, preso a sua volta dalla struggente epigrafe di un autore svedese suicidatosi a soli 31 anni, Stig Dagerman: “Dimenticatemi spesso”.

Lo scrittore americano aveva infatti scelto nel 1953, due anni dopo la pubblicazione del romanzo che ne decretò il successo di pubblico e critica, di abbandonare la sua città, New York, emblema per eccellenza della metropoli in cui tutto succede o può succedere e in cui ancora oggi i talenti creativi convergono. Vivere a New York è di per sé cool e lì desidera essere chi ambisce alla fama, anche quella letteraria. Ma Salinger vi aveva preferito il lontano ed anonimo New Hampshire. Alla “pienezza” della 57ma Strada di Manhattan aveva sostituito il vuoto e il nulla della campagna di Carnish, tenendo nascosto l’indirizzo, staccando il telefono, erigendo steccati che impedissero ad eventuali ammiratori di avvicinarsi.

Il suo libro più noto è senza dubbio The Catcher in Rye, titolo che diede filo da torcere all’editore italiano che ne acquistò i diritti nel 1961, 10 anni dopo la prima edizione negli Stati Uniti. Ancora oggi infatti il volume Einaudi, dalla splendida copertina bianca che certo rispecchia l’autore, porta una Nota dell’Editore che spiega la difficoltà di traduzione di una formula che, alla luce di una della scene chiave del romanzo, sintetizza in modo magistrale il significato dell’opera, ma che nella nostra lingua non sarebbe certo suonata particolarmente appetibile. Letteralmente sarebbe potuto essere L’acchiappatore nella segale, mentre  traslando il significato dei termini in virtù di un loro uso comune nella lingua americana ne sarebbe derivato un ancor più buffo Il terzino nella grappa. A Torino si scelse, fortunatamente, Il giovane Holden.


Il giovane Holden - Einaudi

Il protagonista, Holden Caufield, è diventato un personaggio di culto per intere generazioni di lettori, di ogni età. Regalare il romanzo di Salinger, spesso da padre in figlio, è diventato un rito di passaggio, un momento chiave del processo di formazione di ogni individuo che diventa adolescente e poi adulto, rispondendo così a quello che il libro in fondo è, il Bildungsroman di un quattordicenne la cui vicenda non è solo personale, ma collettiva. Attraverso il suo sguardo si rivelò infatti un’America che, dietro i miti della crescita economica e del benessere, nascondeva paure e tetre angosce, quelle ereditate da una Guerra Mondiale che aveva segnato le anime in maniera indelebile e quelle nate nel clima di una nuova e meno palpabile guerra, quella Fredda.

L’ultimo saluto a Salinger va condiviso con il rispetto, in un mondo dominato dalla smania di apparire, per un genio ed un talento letterario che scelse l’esilio quando comprese che l’indifferenza era preferibile all’ammirazione.

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