Act of Valor, retorica e propaganda per militari americani

Un gruppetto di Navy Seal, il plotone “Bandito”, a causa del rapimento di un agente della Cia, s’imbarca in una missione in giro per il mondo dai risvolti potenzialmente letali. L’elite della marina militare statunitense si troverà per le mani un complotto dalle conseguenze terribili che, a confronto, nulla era stato il 9/11. Una missione punteggiata da scontri a fuoco, nemici implacabili (a volte improbabili) e spettacolari inseguimenti all’ultimo respiro. I Seal verranno ritratti durante le missioni nei vari angoli del globo ma anche nella loro quotidianità, per dimostrare di essere persone vere e con dei valori.

Girato con l’ausilio della marina militare degli Stati Uniti, Act of Valor è interpretato da veri Marine Seal, che impersonano se stessi, e da un manipolo di attori di estrazione televisiva. La recitazione è uno dei punti dolenti della pellicola ma si potrebbe anche soprassedere vista la presenza di attori non professionisti. Nessuna attenuante, invece, per la sceneggiatura: i personaggi sono, a seconda dei casi, stereotipati al massimo grado oppure completamente anonimi e incolori.

Non aiuta la storia priva di colpi di scena che pesca a piene mani negli stereotipi dei film bellici e in quelli dei film d’azione. L’intera sceneggiatura è intrisa di patriottismo da fumetto, dichiarato in ogni possibile forma e in ogni circostanza: un esperimento interessante consisterebbe nel contare quante volte vengono pronunciate le parole “Valori”,”Patria” e “Onore”: il conteggio si assesterebbe come minimo su cifre a tre zeri, senza dubbio. Patriottismo becero che trova il suo massimo culmine nella lettera di un marine al figlio, letta da una voce narrante nel corso di tutta la pellicola; lettera zeppa dei peggiori luoghi comuni del cinema bellico e di retorica moraleggiante. Come se non bastasse, va considerata anche la caratterizzazione manichea dei protagonisti e antagonisti: dopo aver visto questo film si sarebbe portati a pensare che fuori dagli Stati Uniti non ci siano altro che malvagi pronti ad attentare al Paese più giusto del mondo.

Sul versante della regia si alternano sequenze girate decentemente a sequenze che fanno pensare allo spettatore di ritrovarsi di fronte al trailer di un videogioco. Non aiutano in questo senso le informazioni in sovrimpressione quando entrano in scena i personaggi, informazioni date come se si stesse presentando il rank di un personaggio di un FPS (uno sparatutto in prima persona). Unico dettaglio che potrebbe impressionare il pubblico è il realismo dei mezzi e degli armamenti: equipaggiamenti effettivamente veri, forniti per gentile concessione dell’esercito degli USA.

Non sorprende che Act of Valor sia un film fortemente voluto e sostenuto dalle forze armate americane: sembrerebbe quasi un filmato di reclutamento formato lungometraggio. L’obiettivo dichiarato dei registi era quello di proporre un ritratto umano dei corpi speciali, di riportarli ad una dimensione civile e quotidiana; obbiettivo mancato del tutto e ci si augura che i veri militari non siano come appaiono nel film cioè insipidi, insopportabilmente retorici e privi di qualsivoglia caratterizzazione psicologica.

Act of Valor è un prodotto che riesce nel difficile obbiettivo di scontentare quello che idealmente sarebbe il suo pubblico d’elezione: amanti dei film bellici, estimatori del cinema d’azione e filo-americani all’ultimo stadio (troppa retorica persino per loro). Un film sciatto realizzato con grandi mezzi che non riesce a proporre allo spettatore nemmeno un momento, un personaggio, un dialogo degni di essere ricordati. L’unico vero Atto di Valore è quello compiuto da chi assiste a questa pellicola, resistendo fino alla fine senza farsi prendere dalla voglia di dare l’assalto al botteghino per riprendersi il prezzo del biglietto!

Davide Schiano di Coccia

Foto / via www.ciaomovie.itwww.todayheads.comhttp://uwire.com

http://www.youtube.com/watch?v=ZnlPgo9TaGo

 

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2 Risponde a Act of Valor, retorica e propaganda per militari americani

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    Adriano Ferrarato 10/04/2012 a 12:58

    Grande Davide!
    Ho visto ieri il film e mi trovi d’accordo su molti punti, purtroppo agli americani piace mostrare una faccia eroica e pacifista che naturalmente non rispecchia assolutamente il loro modo di pensare e agire. Concordo anche sul fatto che la trama sia assolutamente banale e manchi di una vera e propria logica: i personaggi salvano una spia, catturano un semi-boss poi arrivano al Bin Laden della situazione che potrebbe farci saltare in aria.
    Tuttavia non ho trovato la pellicola così brutta da meritarsi il rimborso del biglietto, secondo me ci sono anche delle scene ben riuscite sul piano tecnico (vedi ad esempio ad inizio pellicola quando i militari si ritrovano nel silenzio notturno in mezzo all’erba) e comunque non mi sono annoiato perché a livello ritmico il film c’è e l’azione non è mai ripetitiva grazie ad un buon uso delle inquadrature alla “Metal Gear Solid”.
    Sicuramente non è il miglior lavoro che abbia visto negli ultimi tempi(secondo me “I 13 assassini”di Takashi Miike batte “Act of Valor” senza nemmeno faticare) ma non mi sento onestamente deluso.
    De Gustibus! Complimenti comunque per l’ottima lettura della pellicola!

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    Tony1965 07/07/2013 a 10:37

    Il film e bello fatto bene e rispecchia i veri IDEALI di un popolo come quello americano, dare un giudizio sun in film criticando la lealta che a voi sembra una Americanata a me invece fa invidia, basti vedere i nostri soldati in ostaggio in un paese straniero. E una Italia vergognosa come quella che critica, l’onore di una nazione come quella Americana che noi nemmeno lontanamente abbiamo..forse in tempi passati, con le persone giuste e con uomini e donne valorosi. Ora siamo solo un paese di inutili, non e un discorso politico il mio, e solo il modo di far capire cosa e il valore di certi uomini,che io ho conosciuto dal vero e che non riuscirete mai e poi mai essere come loro

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