Accordo Alitalia Etihad: si complica il nodo esuberi

Alitalia Etihad

Il nuovo piano industriale prevede 1.500 esuberi (rivistaeuropae.eu)

ROMA – Rischia di arenarsi l’accordo Alitalia Etihad che prevede l’ingresso della compagnia aerea di Abu Dhabi con il 49% di Alitalia. L’ostacolo sono gli esuberi previsti dal piano industriale. Intesa Sanpaolo minaccia di non finanziare Alitalia se non si risolve il nodo licenziamenti, condizione inderogabile per la stessa Etihad. Per il futuro degli ex dipendenti Alitalia due opzioni: ammortizzatori sociali o ricollocamento in Aeroporti di Roma e Poste Italiane. Entrambe le soluzioni sono ricche di ostacoli con il rischio di compromettere definitivamente la trattativa.

FINANZIAMENTO – Mentre sembra in via di definizione l’accordo sulla cancellazione di 180 milioni di debito di Alitalia con le banche creditrici Unicredit, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi e Popolare di Sondrio, si complicano i rapporti con la stessa Intesa Sanpaolo sul nodo aumento di capitale. La banca, attualmente maggiore azionista di Alitalia con una partecipazione pari al 20,59%, fa sapere, per bocca del Presidente del consiglio di gestione Gian Maria Gros Pietro, che «senza accordo con i sindacati sugli esuberi non siamo disposti a partecipare al finanziamento». Nel consiglio di amministrazione di Alitalia che ha approvato il bilancio 2013, peraltro chiuso con un rosso di 562 milioni, è stato varato un aumento di capitale pari a 200 milioni. A meno che Intesa Sanpaolo non voglia veder ridursi la propria partecipazione in Alitalia, si prospetta per l’istituto un esborso di 41 milioni di euro che andranno ad aggiungersi alla cancellazione di un terzo del debito che la compagnia aerea ha con Intesa e altre tre banche.

Alitalia Etihad

Per Intesa Sanpaolo finanziamento di 41 milioni ad Alitalia (giornalettismo.com)

CONDIZIONE INDEROGABILE PER ALITALIA ETIHAD - Stando alle ultime indiscrezioni il piano industriale per il rilancio della nuova Alitalia prevede 1.500 esuberi, 751 in meno rispetto ai 2.251 preventivati una settimana fa. Etihad considera i licenziamenti uno dei punti “non derogabili” dell’accordo, per avere un’Alitalia più snella con non più di 10 mila dipendenti. Il problema è far digerire la questione esuberi ai sindacati: «Qualsiasi soluzione che mantenga in vita l’occupazione per noi va bene», ha affermato il leader Cisl Raffaele Bonanni.

AMMORTIZZATORI O RICOLOCCAMENTO – Sul tavolo sono due le soluzioni per gli esuberi. La prima: utilizzare gli ammortizzatori sociali e le disponibilità finanziarie del “Fondo Volo” con il rischio di un rincaro dei biglietti aerei. La seconda, il reimpiego dei licenziati in altre società. Le candidate sono Aeroporti di Roma e Poste Italiane entrambe azioniste di Alitalia con, rispettivamente, partecipazioni del 7,44% (attraverso la capogruppo Atlantia) e del 19,48%. Molte sono le controindicazioni. Da una parte c’è Atlantia, società della galassia Benetton che detiene il 96% di Aeroporti di Roma, chiamata a partecipare all’aumento di capitale Alitalia, che già di per sé intaccherà le casse dell’azienda. Dove poter trovare le risorse per occupare una parte degli esuberi? Poi ci sono le Poste che, oltre ad avere come Atlantia il problema di sostenere la ricapitalizzazione di Alitalia, sono alle prese con una riorganizzazione del personale voluta dal neo amministratore delegato Francesco Caio. All’orizzonte c’è poi la quotazione in Borsa. Tre fronti che impegneranno il management di Poste nei prossimi mesi. Difficile ipotizzare che l’azienda in questo periodo di cambiamento accetti di inserire in organico gli ex dipendenti Alitalia. Se nei prossimi giorni entrambe le ipotesi verranno scartate, si ritornerà nella consueta diatriba Etihad-sindacati con il rischio, questa volta, che senza valide alternative l’accordo salti definitivamente.

 Paolo Ballanti

@paoloballanti

 Foto: rivistaeuropae.eu, www.giornalettismo.com

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