A Christmas carol, tra rivoluzione e tradizione

La rivisitazione in 3D del classico di Dickens ha già scalato il box office. Grazie a un sapiente uso della tecnologia e a un cast strepitoso

di Chiara Collivignarelli

http://static.screenweek.it/2009/5/14/A-Christmas-Carol-Poster-USA_mid.jpg

Con la sua espressione arcigna, la sua avarizia proverbiale e il suo livore verso la vita, Ebenezer Scrooge (un Jim Carrey al solito in forma smagliante) sputa fior di cattiverie sul Natale e su tutti quelli che lo amano. Disprezza gli atti di bontà, bistratta il nipote Fred (Colin Firth) e il suo dipendente Bob Cratchit (Gary Oldman) e desidera solo che le feste passino per riprendere ad accumulare ricchezze da non sperperare. La notte di Natale ha però in serbo per lui qualcosa di nuovo: lo spirito del suo socio in affari Marley (interpretato sempre da Oldman), morto sette anni prima, piomba nella sua camera da letto a suon di colpi e catene e gli annuncia la prossima visita dei fantasmi del Natale passato, presente e futuro. Che – ovvio – mostreranno a Ebenezer tutte le conseguenze delle sue scelte di vita, rendendolo alla fine un uomo buono e generoso.

La trama è né più né meno quella del Canto di Natale di Charles Dickens, racconto del 1843, presente a tutti noi sin dai più remoti ricordi di infanzia e oggetto di infinite riletture. Tanto che questa ennesima versione potrebbe indurre, dapprima, qualche perplessità. Il marketing cinematografico necessita ogni anno della sua favola natalizia e con Dickens nonostante tutto si ha la certezza di andare sul sicuro: la bontà trionfa e tutti vivono felici e contenti. Non per niente A Christmas Carol, nel primo weekend di programmazione, ha raggiunto direttamente il primo posto botteghino incassando oltre tre milioni di euro.

La visione del film del premio Oscar Robert Zemeckis, prodotto dalla Disney, è però inaspettatamente in grado di coinvolgere e dare nuova freschezza alla storia. Realizzata con la sempre più evoluta tecnica di animazione del motion capture – che sovrappone l’interpretazione di un attore in carne e ossa a un’immagine digitale – la pellicola, a differenza di altre riletture del Canto, mantiene intatta la parola di Dickens rispettando alla lettera il testo originale, sia nei dialoghi sia nell’ambientazione

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/99/Charles_Dickens-A_Christmas_Carol-Title_page-First_edition_1843.jpg

(intento dichiarato dal volume che si apre sui titoli di testa per poi richiudersi sul finale). Jim Carrey, uno Scrooge pressoché perfetto, conferma la sua straordinaria versatilità indossando di volta in volta anche i panni dei tre spiriti: impressionante la rappresentazione del fantasma del Natale passato, fiamma che illumina angoli remoti della mente ingiustamente caduti nell’oblio. Gary Oldman dà poi il meglio di sé nella sequenza della visita di Marley che, come in altre situazioni, riesce a catturare le emozioni dello spettatore strappando addirittura qualche piccolo brivido di sana paura. Su tutto, la sapiente regia di Zemeckis sfrutta appieno le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie creando degli effetti visivi di notevole impatto ed estremamente spettacolari, in grado – complice la visione 3D – di appassionare e coinvolgere. E di sentirsi realmente immersi nell’atmosfera natalizia, che può capitare di “non sentire” fino a quando non giunge un input che permette di accorgersi all’improvviso che sì, anche quest’anno, “il Natale sta arrivando”.

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2 Risponde a A Christmas carol, tra rivoluzione e tradizione

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    Laura 14/12/2009 a 18:50

    Per ora ho visto solo il trailer, ma è strepitoso…nel 3D per ora di meglio credo solo Alice nel Paese delle meraviglie di Tim Burton. Entrambi da vedere in queste vacanze natalizie

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  2. avatar
    Chiara 18/12/2009 a 16:07

    Io sto aspettando con ansia la Alice di Burton! Lo adoro…

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