A.A.A. cercasi malato terminale per imbalsamazione post mortem

L’emittente britannica Channel 4 sta cercando un candidato disposto a sottoporsi, dopo la morte, alla tradizionale procedura di mummificazione degli antichi egizi e donare il proprio corpo ad un museo. Ne abbiamo parlato con Andrea Fantozzi, tra i massimi esponenti della tanatoprassi in Italia

di Marco Di Cosmo

4019-02mummiaMentre in tutto il mondo occidentale e progressista i reality show sono croce e delizia di una parte consistente della società che guarda giornalmente e morbosamente la TV, un po’ per evadere dalla quotidianità, un po’ per sentirsi meno soli, nuovi orizzonti si manifestano nello scenario documentaristico-televisivo-scandalistico.

L’appeal del malato terminale pare sia piaciuto molto al pubblico inglese, per questo come non ricordare la storia di Jade Goody, la cattiva del Big Brother, morta per un cancro all’utero di cui è venuta a conoscenza dentro la casa del Grande Fratello indiano.

E ora ci risiamo. La tv inglese cerca infatti un moribondo che autorizzi, dopo la sua avvenuta e certificata morte, la possibilità di subire il processo di mummificazione all’egiziana, il tutto filmato e documentato dagli obiettivi di telecamere. Il trattamento sarà affidato alle scientifiche mani di un imbalsamatore inglese che sostiene di aver scoperto i segreti della mummificazione come accadeva migliaia di anni fa in Egitto.

Di tale notizia ne abbiamo parlato con Andrea Fantozzi tra i massimi esponenti in Italia dell’imbalsamazione e della tanatoprassi, nonché fondatore dell’Istituto Nazionale Italiano di Tanatoprassi e amministratore delegato di Italtan s.r.l. società che sviluppa e distribuisce sul territorio nazionale prodotti destinati a mercati come quello della tanatoprassi, case funerarie, ospedali, e delle onoranze funebri.

Sig. Andrea Fantozzi cosa ne pensa dell’iniziativa di Channel 4, non si rischia di valicare qualcosa di più di un tabù?

“Essere utile anche dopo? Dell’argomento si sa poco e si parla ancor meno di lasciare il proprio corpo per ricerche e musei. Si crede non sia necessario lavorare sui defunti e, invece, le tecniche, di imbalsamazione, tanatoprassi e medico chirurgiche innovative hanno proprio bisogno di sperimentazione, così come i giovani studenti hanno bisogno di esercitarsi. L’iniziativa, se vista con occhio scientifico, sicuramente è valida. Avere a disposizione cadaveri per la sperimentazione, ricerca e l’attività didattica è fondamentale, è un segno di civiltà”.

Lei come Presidente dell’Istituto Nazionale Italiano di Tanatoprassi organizza corsi di tanatoprassi, cosa ne pensa dell’utilizzo di metodologie antiche e forse non al passo come quelle dell’Egitto dei Faraoni?

“Certo, sono chiamato in diverse città d’Italia per aggiornare addetti ai lavori e a Roma collaboro da oltre 10 anni con l’università di Tor Vergata di Roma, insegnando le tecniche più all’avanguardia nel settore. Dalle parole, nascono molte fantasie. Le parole in questione sono corpo, donazione, morte. E ne sottintendono un’altra: cadavere. Alla parola cadavere, altro che fantasie, si accendono paure, misteri, tabù e qualche incubo. Il cadavere è la dimostrazione incontrovertibile che esiste uno stato fisico dimostrante il “dopo”: prima sei vivo, poi non è vero che non ci sei più, ci sei eccome, ma cadavere. A questo punto, uno pensa che c’entrino Mary Shelley e Leopardi, il dottor Frankenstein e Federico Ruysch. Meglio non fantasticare.

Ritengo che l’aspetto sensazionalistico del documentario possa superare l’aspetto scientifico in questo caso e che quindi bisognerebbe, qualora l’iniziativa vada in porto, mostrare al grande pubblico la dignità che si può conferire ad un corpo che ha subito mutilazioni o incidenti deturpanti causanti la morte. Fare l’ennesimo show per colpire il pubblico è inutile. Spiegare ai telespettatori che la tanatoprassi è un lavoro di grande cura che restituisce, per quanto possibile, un ultimo ricordo dolce del proprio caro defunto e che quindi la cultura della morte fa parte della cultura della vita, dovrebbe essere il primo obiettivo degli autori dell’emittente televisiva”.

La parola Tanatoprassi, ancora poco conosciuta nel nostro Paese, deriva dal greco tanatos che vuol dire “morte” e prassi che vuol dire “pratica”, viene quindi usata per indicare l’insieme delle cure rivolte alla salma. Oggi, fortunatamente, sono stati fatti dei grandi passi avanti, infatti la lingua italiana riconosce tale termine perchè parte ufficiale del nostro patrimonio linguistico.

Il nuovo e conosciutissimo vocabolario della lingua italiana, lo “Zingarelli”, lo attesta nella sua dodicesima edizione del 1998, acquisendolo e specificandolo. (fonte: www.tanatoprassi.it)

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