8 marzo Festa della donna: per festeggiarla aboliamo le quote rosa

festa della donna

Laura Puppato (nanopress.it)

Per una volta, hanno ragione Renato Brunetta e Fabrizio Cicchitto. D’altronde anche un orologio fermo segna l’ora giusta due volte al giorno. L’argomento in cui i due si sono rivelati inaspettatamente più preparati degli altri è la rappresentanza di genere. Argomento cult oggi che si celebra la festa della donna. Il capogruppo di Forza Italia alla Camera ha detto: «Parità di genere? Non mi pare che la Thatcher ne abbia avuto bisogno per emergere». L’esponente di Ncd gli ha fatto eco: «Sulle quote rosa sono d’accordo con Brunetta: i ruoli politici e parlamentari vanno conquistati sul campo sulla base del merito e non sulla base del sesso».

DELIRIO IN CORSO - C’è da dire però che a Brunetta e Cicchitto piace vincere facile. Chiunque in confronto agli autori e alle autrici delle insensatezze sulla parità di genere che si sono sentite nelle ultime ore, soprattutto in prossimità della festa della donna, farebbe bella figura. La presidente della Rai Anna Maria Tarantola ha detto: «Avere più donne consente di accrescere il Pil, di avere più produttività, imprese più redditizie, di creare vantaggi economici, di avere famiglie più sicure, di ridurre la povertà. Quindi, per un paese che cresce poco come l’Italia questo è un obiettivo primario». A rendere le imprese più produttive e redditizie non sono le donne in sé, ma lavoratori più produttivi, indipendentemente se essi siano uomini o donne. Seguendo il ragionamento della Tarantola, se in un’impresa sostituissimo tre impiegati uomini con Alessia Marcuzzi, Barbara D’Urso e Sara Tommasi, allora l’impresa dovrebbe andare meglio. Va da sé che ovviamente non andrebbe così, perché le tre donne citate fanno un altro mestiere, e il fatto in sé di essere donne non le rende più brave di qualcun altro, com invece sostiene la Tarantola. La senatrice del Partito Democratico Laura Puppato ha dichiarato: «Dobbiamo garantire la rappresentanza di genere (…) non è una questione di quote, ma di dignità». Davvero interessante questa teoria dell’ex sindaco di Montebelluna. Cosa ci sarebbe di dignitoso per le donne nell’essere assunte non per gli studi svolti, non per i sacrifici fatti, non per le proprie capacità, non per i propri meriti, non per il proprio curriculum, ma perché nate donne? Al contrario, la sensazione è che sia a dir poco umiliante.

LA COSTITUZIONE FAI DA TE - Il presidente del gruppo misto alla Camera e vicepresidente di Centro Democratico Pino Pisicchio, che forse si sentiva in obbligo di omologarsi al pensiero unico visto che la festa della donna era alle porte, ha detto: «La parità di genere è un principio costituzionale e va rispettato». Ma Pisicchio l’ha mai letta la Costituzione? L’articolo 51 recita: «Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza». Dove starebbe scritto che nelle liste elettorali ci deve essere per forza l’alternanza uomo-donna e che il 50 per cento dei capilista devono essere donne? In compenso, nella Costituzione ci sono scritte tante altre cose interessanti. Come per esempio che l’Italia ripudia la guerra e che la scuola privata non deve costituire oneri per lo Stato. Quante volte, invece, sia uomini che donne eletti in Parlamento hanno votato a favore delle “missioni di pace” e dei loro rifinanziamenti? E quanti uomini e donne delle istituzioni hanno destinato soldi pubblici a scuole private? Ecco, la Costituzione va citata non solo quando fa comodo e, soprattutto, non a sproposito.

festa della donna

Laura Boldrini (blogosfere.it)

LA BOLDRINATA QUOTIDIANA - Non poteva mancare il commento del Presidente della Camera Laura Boldrini: «Mi sento di fare un appello a tutte le forze politiche, a tutti i deputati e le deputate affinché facciano in modo che non si ritorni indietro e che venga riconosciuta alle donne la possibilità di essere candidate in posizione eleggibile». Ma chi l’ha detto che una lista elettorale con delle donne nelle prime posizioni sia per forza una lista migliore? E se la donna candidata messa nei primi posti è una completa ignorante buona a nulla mentre l’uomo messo in fondo alla lista è una persona preparata? Come la mettiamo? Risulta del tutto evidente come il ragionamento fatto dalla paladina delle femministe sia sessista.

IPOCRISIA PORTAMI VIA - Se veramente la classe politica italiana fosse stata interessata alla condizione della donna – e non solo il giorno della festa della donna – allora avrebbe potuto applicare le famose politiche per la famiglia. Detrazioni fiscali per chi ha figli piccoli e investimenti negli asili nido, per esempio. Ma sono due cose che in Italia non si sono mai viste. Eppure sono provvedimenti che aiuterebbero veramente le donne, altro che quote rosa. Quello che non entra nella testa degli eletti è che di queste maledette quote non importante nulla a nessuno. L’unica “quota” a cui i partiti dovrebbe pensare in tempo di campagna elettorale, è quella della competenza e delle capacità. Il giorno in cui gli italiani avranno rappresentanti capaci di risolvere i loro problemi, se ne fregheranno dell’alternanza di genere nella scheda elettorale. Soltanto chi vive in un’altra realtà – come appunto i parlamentari – non se ne rende conto.

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: nanopress.it;  affaritaliani.it

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