54ma Biennale di Venezia. Esposizione Internazionale d’Arte

VENEZIA – Alla fine il Ministro Galan, che avrebbe in un primo momento declinato l’invito alla inaugurazione del padiglione Italia commentando «qui ne va dell’immagine (già non proprio alle stelle) di un Paese», ha visitato l’area.  E la visita, o meglio dire il tour de force, visto l’incedere da centometrista del Cicerone Vittorio Sgarbi, è durata ieri mezz’ora.

È andato tutto bene e l’incontro sembra non aver avviato un seguito alla telenovela tra il curatore della sezione italiana, e il neo-ministro dei Beni Culturali, Giancarlo Galan, con il primo che minacciava di mollare la carica se non ne avesse ottenuta un’altra, quella di soprintendente alla cultura di Venezia.

 

La curatrice Bice Curiger

Si apre così la 54ma Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia diretta da Bice Curiger la curatrice svizzera che per le sue ILLUMInazioni, titolo della mostra, ha fatto il record di presenze: 86 nazioni per 83 artisti internazionale. Alta la presenza di quote rosa con 32 presenze femminili, e altrettanti i giovani artisti under 36.

Anche il padiglione italiano, intitolato L’arte non è Cosa Nostra, sfiora i record storici e spaziali con una mole di protagonisti – 200 intellettuali che scelgono 200 artisti – in progressivo aumento, tanto che è già stata rinominata la “Biennale dei Mille”, rappresentata con il simbolo dell’Italia in croce di Gaetano Pesce – storico architetto e designer veneziano – posto davanti al padiglione.

 

Roberta Smith sul New York Times, dopo aver sottolineato la portata ciclopica e ormai ingestibile dell’evento lagunare – «the enormity of the beast», recita il titolo del pezzo – non manca di soffermarsi sul Padiglione Italia descrivendolo come «un nuovo minimo storico della Biennale». E prosegue: «la mostra dovrebbe essere uno scandalo nazionale, se l’Italia non ne avesse già troppi».

Bene, non si è fatto che parlare di una Biennale «dove gli artisti sono più intelligenti di critici e curatori» (Luca Beatrice docet), di Sgarbi, della Curiger, delle scelte poco coraggiose, delle archistar, degli spazi troppo piccoli o troppo grandi, ma veniamo adesso ai protagonisti, quelli che contano.

 

La performance del duo Allora&Calzadilla

Straordinaria la performance del duo Allora&Calzadilla, che stupiscono tutti con un carroarmato rovesciato di fronte al Padiglione statunitense. Sopra la macchina da guerra un tapis roulant sul quale corrono con disinvolura gli atleti della squadra di Atletica leggera degli Stati Uniti.

Il critico americano Jerry Saltz la descrive in questi termini sul NY Mag: «Allora e Calzadilla hanno trovato un modo per rappresentare la visione terrorizzante che il mondo ha dell’America […] Credo che quest’opera esprima anche il senso di vergogna che a volte si prova ad essere americani».

Entrando nel Padiglione cinese invece si rimane colpiti dalla presenza di ben cinque artisti, che ci guidano attraverso un percorso sensoriale, fra tè, spirito, fiore di loto, erba medicinale e incenso, un angolo di Cina nei Giardini di Venezia.

L’attesissimo Padiglione britannico sceglie Mike Nelson per stravolgere gli spazi e gli ambienti, veri e propri set in cui tutto sembra finto: entrando si prova un senso di disorientamento e si capisce perchè l”artista abbia impiegato 3 mesi per realizzare il lavoro. Falsi muri, porte finte e spazi senza tempo, che sembrano essere stati da poco abbandonati, un letto sfatto e una doccia fanno sentire noi degli intrusi.

 

Attesa anche la balena spiaggiata di Loris Greaud in cui si dice che si potrà entrare e “soggiornare” nella pancia del mammifero e provare la sensazione di essere Pinocchio per qualche ora. Non a  caso l’artista la esporrà nel padiglione da lei chiamato Geppetto Pavilion.

È possibile invece calpestare il volto del presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta, assieme a quello di Giulio Andreotti, Angela Merkel, Silvio Berlusconi, Papa Benedetto XVI, Ignazio La Russa, Daniela Santanchè. E così l’artista tedesco Thomas Kilpper ha istoriati i loro volti sul pavimento del Pavilion for Revolutionary Free Speech, installazione presente nell’ambito del Padiglione Danese, invitando i visitatori a camminarci sopra. E c’è anche il volto dell’artista stesso, ma soprattutto c’è lei, Bice Curiger: una buona occasione per qualche visitatore deluso, per prendersi una rivincita sulla curatrice scelta!

Natalia Radicchio

Foto| via http://nymag.com/

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Una risposta a 54ma Biennale di Venezia. Esposizione Internazionale d’Arte

  1. avatar
    pino boresta 11/09/2011 a 02:32

    Esserci per scomparire
    Nuovo ArtBlitz di Pino Boresta
    Vernissage del 13 giugno 2011 del Padiglione Italia a cura Vittorio Sgarbi, all’Arsenale per la 54° Biennale di Venezia.
    Cronistoria:
    Ahooo!…. c’ero anch’io
    Cosa esiste di più bello che esserci a tutti costi per poi sparire in mezzo a tutte le altre centinaia di opere sparpagliate in ogni dove; sopra e sotto a destra e sinistra di qua e di la dentro e fuori e ovunque fosse possibile infilare qualcosa, ebbene io per il mio pubblico non mi tiro mai indietro e quindi anche questa volta ero lì. L’occasione l’inaugurazione del padiglione Italia alla Biennale di Venezia (del 13 giugno 2011) che nonostante le critiche aveva fatto il pienone e non poteva essere altrimenti visto il prestigio di cotanta mostra come quella di Venezia e visto i circa 300 artisti che esponevano. Il successo di pubblico era l’unica cosa assicurata del resto tutti noi abbiamo almeno un marito o una moglie dei genitori dei figli uno o più fratelli, cugini ed almeno un paio di amici stretti, e i conti son presto fatti. Del resto come si poteva far mancare la propria presenza in un giorno così importante a tanti artisti che la biennale se la sognavano anche di notte proprio come me, ma porca pupazza loro ci sono riusciti io no. Anzi si! Io c’ero nonostante tutto e tutti. Vittorio Sgarbi mi aveva pure telefonato ma dopo una breve chiacchierata mi ha detto che non lo avevo convinto, ma forse è un buon segno. Io nel partecipare non avrei di certo avuto nulla da perdere, che volete che me ne importi a me di attaccare la mia opera appiccicata ad altre mille, quando io come un parassita le attacco addirittura sopra le opere degli altri. Cosa volete che me ne importi a me di dover competere per accaparrarmi un po’ di attenzione del pubblico dell’arte tra centinaia e centinai di opere, quando da diciotto anni attacco nelle strade delle città i miei adesivi con la mia faccia alla merce distratta dei passanti cittadini e competendo tutti i giorni con la massiccia invasione pubblicitaria con la quale le città sono aggredite e violentate. Lì si che rischio di perdere la mia battaglia, e ogni giorno mi prendo la mia rivincita. Al padiglione di Sgarbi avrebbero dovuto partecipare solo artisti che fanno un certo tipo di lavoro che esce fuori anche nel caos più totale e che anzi del caos si nutrono. Pertanto approfittando dell’ulteriore confusione venutasi a creare per la presenza di Elio delle storie tese che si era travestito da frate per l’opera di un artista, ho srotolato il mio manifesto in PVC “I want Pino Boresta to the Venice Biennial” e l’ho appeso rimanendo lì in bella vista esposto abusivamente per tutto il giorno dell’inaugurazione. In molti lo hanno visto e possono confermare non ultima un’entusiasta Laura Palmieri.
    pino boresta

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