(500) giorni insieme, credevo fosse amore invece…

Marc Webb, noto regista di videoclip musicali, esordisce sul grande schermo con una commedia brillante che parla di amore e di idealizzazione, di fatalità e di irrinunciabili speranze. Consigliata a  tutti i cuori spezzati dal “non-amore” alla disperata ricerca di catarsi

di Daniela Dioguardi

Locandina

Locandina

Questa è la storia di un Lui e di una Lei, ma sia ben chiaro, non è una storia d’amore.

Queste le parole pronunciate dalla voce narrante nel prologo del film d’esordio di Marc Webb,  (500) giorni insieme (il titolo originale è 500 days of Summer dove Summer è anche il nome della protagonista femminile del film), premiato al Sundance Festival e candidato, da critica e pubblico, a diventare un must della commedia romantica.

Il protagonista della pellicola è Tom (Joseph Gordon-Levitt), aspirante architetto tuttavia impiegato presso un editore di biglietti augurali. Inguaribile romantico, cresciuto a pane e Smiths, Tom crede profondamente nel vero amore e ne è intimamente alla ricerca. La sua vita cambia quando sul posto di lavoro compare la nuova segretaria del capo, la bella e algida Sole Finn (Zooey Deschanel) che dice di non credere nell’amore e per cui  Tom perde letteralmente la testa: infinito sarà lo stupore quando realizzerà che anche lei contraccambia il suo interesse.

Prenderanno avvio, così, 500 giorni  di amore (?), litigi, coccole, distanze, disincanti che getteranno Tom in una spirale di (inutile) sofferenza fatta di se, di perché, di aspettative deluse e vani tentativi di recupero mentre Sole, rimanendo fedele alla cinica filosofia della frivolezza e della sfuggenza, troverà il modo di piantarlo, da un giorno all’altro, senza troppe remore.

Lo stile narrativo di Marc Webb si serve di continui salti temporali non diacronici che mostrano gli episodi più significativi della vicenda che coinvolge i due protagonisti, una vicenda che viene raccontata esclusivamente attraverso gli occhi, il cuore e le viscere dell’amante deluso Tom ai quali si adegua la stessa tecnica cinematografica. Non risulterà, quindi, fuori luogo l’incursione del musical e degli uccellini animati a corredare il momento di massima felicità raggiunta da Tom, subito dopo aver fatto l’amore con Sole per la prima volta. E ancora più efficaci saranno gli split screen che individueranno aspettative e realtà del protagonista a rendere ancora più palese uno dei messaggi più forti del film che consiste nell’inesorabile scarto fra il reale e l’ideale.

Con tono malinconico e carezzevole (supportato da una colonna sonora degna di nota e da riferimenti cinematografici rilevanti quali quelli fatti a Il Laureato e  a Il Settimo Sigillo) Marc Webb affronta il tema dell’amore così come viene vissuto dall’uomo di oggi. Si pensi al sempre più ricorrente ribaltamento degli stereotipi per cui è l’uomo a soffrire per amore e a desiderare una stabilità di coppia e, più genericamente, alle nuove generazioni, da un lato goliardicamente alle prese con un’ infinità di contraddizioni sentimentali ed esistenziali e dall’altro sinceramente provate da un senso profondo di precarietà che le spinge alle ricerca di stabilità.

Una scenda del film con
Una scenda del film

Ma l’amore affrontato da Webb è anche quello dell’uomo di ogni tempo. Chiunque può, infatti, facilmente immedesimarsi nella felicità e nel dolore di Tom poiché capita a tutti, almeno una volta nella vita, di essere la parte debole di un rapporto d’amore tale da rendere ciechi al cospetto di dolorose evidenze e del fatto che, magari, si stia lottando duramente per un sentimento, in definitiva, non corrisposto.

Ma se è vero che l’idealizzazione della persona amata arriva a falsare il giudizio su di essa, rendendo l’innamorato sempre più fragile, è anche vero che senza idealizzazione, senza che la mente intervenga a fare dell’amato qualcosa di unico e insostituibile, non può esserci davvero amore.

E che dire del famigerato destino che viene chiamato in causa  tanto dagli amanti in cerca di giustificazioni (o pretesti?) quanto dai fragili e speranzosi cuori solitari?

Ancora una volta il giudizio rimane sospeso. Perché si può pensare che nulla accada a caso ma non si può negare, citando Milan Kundera, che ciascun uomo finisce  per edificarsi l’esistenza secondo “le proprie leggi della bellezza”, attraverso cui banali contingenze si trasformano in fantastiche coincidenze.

Questi ed altri sono gli spunti  presenti in (500) giorni insieme, una commedia ben scritta, garbata, che racconta di un uomo che assiste, impotente, alla desacralizzazione di un amore, ma che, nonostante tutto, non  arriva a rinnegarlo, l’Amore.

Poiché, come ha affermato il regista, in sede di presentazione del film: “Sotto l’umorismo e i capricci di 500 giorni insieme c’è un gioco di verità fondamentale. Sì, l’amore  può essere crudele, duro e difficile ma è anche, di gran lunga, la cosa migliore che la vita possa offrire”.

Ecco perchè Tom, dopo aver metabolizzato a fatica la storia con Sole, da buon romanticone, non esiterà a ricominciare la danza del corteggiamento con una nuova ragazza, incontrata in occasione di un colloquio di lavoro e con cui scopre di condividere la passione per la Angelus Place di Los Angeles (che incredibile casualità!). E la ragazza, ovviamente, non potrà che chiamarsi…Luna.

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Una risposta a (500) giorni insieme, credevo fosse amore invece…

  1. avatar
    marina 30/11/2009 a 11:43

    …è anche vero che senza idealizzazione, senza che la mente intervenga a fare dell’amato qualcosa di unico e insostituibile, non può esserci davvero amore…
    LA PENSO ESATTAMENTE COSì…OOMPLIMENTI!!!

    Rispondi

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