35 milioni di italiani giocano e il fisco ringrazia

La ricerca Eurispes conferma una realtà ormai consolidata: il gioco è una vera industria

di Serafina Cascitelli

Poker chips cards and dice 3“Non è solo un gioco”. A dirlo è Gian Maria Fara, presidente dell’Eurispes, durante la presentazione della ricerca sulla situazione del gioco in Italia. Ben 35 milioni di italiani giocano e le stime per il 2010 salgono a 58 milioni, con un peso stimato sul Pil pari al 3,7%. Nei primi nove mesi del 2009 la raccolta ha superato 39 miliardi di euro con una crescita pari al 14,4% rispetto allo stesso periodo del 2008 e il trend di crescita, sembra che proseguirà anche a tutto il 2010.

La crescita non è stata omogenea per le diverse tipologie di gioco: il Superenalotto, gli apparecchi di intrattenimento, i giochi a base sportiva e le lotterie hanno ottenuto una raccolta col segno “+” a discapito di giochi a base ippica, del bingo e del lotto, che invece mostrano un andamento negativo nella raccolta già da qualche anno. Tuttavia proprio la riorganizzazione di quei comparti che soffrono attualmente la crisi, come la recente introduzione di nuove norme nel bingo, del bingo interconnesso e del bingo online, il successo della versione online di molti giochi, come le scommesse sportive e il poker online, saranno parte della strategia del prossimo anno.

Arride il fisco: le entrate erariali dal 2003 al 2008 sono passate da 3,5 miliardi a 7,7 miliardi di euro, con un tasso di crescita del 121%, ma non significa affatto un aumento della pressione fiscale, che invece, dopo un aumento iniziale tra il 2003 e il 2004 passando dal 23% al 29%, si è via via ridotta fino a scendere dal 19% al 16% tra il 2006 e il 2008. L’evoluzione delle entrate erariali è quindi legata ad una combinazione tra l’andamento della raccolta di ciascun gioco e le relative modifiche al regime fiscale.

Quando la pressione fiscale diminuisce e interviene un’opportuna e corretta regolamentazione, la diffusione di un gioco aumenta e così anche le relative entrate per lo stato che può tenere bassa la pressione fiscale: è il caso delle famigerate NewSlot, ai più note anche come videopoker. A causa dell’allarme sociale scoppiato nel 2001, il legislatore ha messo in atto una serie di regolamentazioni che hanno bonificato il territorio del videopoker a tal punto che le NewSlot attualmente sono il tipo di gioco principale per la raccolta di denaro, rappresentando nel 2008 il 45% delle entrate complessive del settore giochi.

Ezio Filippone, AD di Gamenet che ha collaborato alla ricerca, si considera un “traghettatore, come Caronte”. “Abbiamo compiuto però il percorso inverso – spiega – portando il gioco fuori da una dimensione dannata. Non è impossibile che il gioco passi dall’illegalità a un sistema di regole e tassazioni”.

Tolleranza zero verso il gioco sommerso che ad oggi comunque è pari al 40% del gioco legale, cioè ben 22-23 miliardi di euro: una lotta fino all’ultimo euro poiché lo Stato vuole far gola al giocatore, offrendogli un “per cento” di vincita che ritorna nelle sue mani sempre più alto, in modo tale da scoraggiarlo dal ricorrere ai giochi illegali. E sembra che questa strategia, unita al sistema tutto italiano delle concessioni, che creano la concorrenza con una maggiore articolazione dell’offerta e una grande innovatività dei giochi, stia davvero funzionando.

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