3000 mq di Arte Povera in Triennale

Michelangelo Pistoletto, Orchestra di stracci - Quartetto (1968)

MILANO – Arte Povera 1967-2011 invade gli spazi della Triennale di Milano, che promuove, assieme al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Arte Povera 2011, la mostra evento curata da Germano Celant. L’antologica milanese infatti è il fulcro di una più ampia iniziativa che coinvolge, da settembre 2011 fino ad aprile 2012, 8 musei e istituzioni culturali nelle città italiane, per analizzare gli sviluppi del movimento nato nel 1967 con gli artisti Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini e Gilberto Zorio. Il termine che definisce il movimento, usato per la prima volta nel settembre 1967 da Celant in occasione della mostra “arte povera + Imspazio” a Genova, include un territorio aperto di materiali e di espressività, che arriva a comprendere qualsiasi manifestazione naturale e artificiale, corporale e meccanica, elementi animali e vegetali, acqua e fuoco, tela e pietra, tubi fluorescenti e alberi: un’attitudine a lasciar esprimere le materie.

Sono circa 250 le installazioni presentate, ideate dal 1967 al 2011, inserite in un contesto internazionale testimoniato dalla selezione di 50 opere di artisti europei ed americani, insieme a un corollario di sezioni dedicate ai linguaggi della fotografia, del video, del libro e del teatro. Il tutto dispiegato in un’estensione spaziale di circa 15 mila metri quadrati, tra architetture museali e contesti urbani, in un percorso che attraversa l’Italia dal Nord al Sud toccando le città di Torino, Milano, Bergamo, Bologna, Roma, Napoli e Bari.

A Milano, in uno spazio di circa 3000 metri quadratiin cui sono esposte oltre cinquanta opere, la mostra si sviluppa sui due piani dell’edificio progettato da Muzio nel 1931, articolandosi in due momenti: il primo, dedicato alle opere storiche realizzate dal 1967 al 1975 circa e che segna l’esordio linguistico dei singoli artisti, allestito al piano terra; il secondo, ospitato negli spazi aperti del primo piano del Palazzo, documenta lo spirito fluido e spettacolare delle imponenti opere realizzate dai singoli artisti dal 1975 al 2011: poste in dialogo tra loro, si intrecciano a formare un arcipelago di momenti intensi e contrastanti.

Pino Pascali e Alighiero Boetti

Al pianterreno, oltre alle quinte sceniche monografiche sui singoli artisti, Giovanni Anselmo, Giuseppe Penone e Gilberto Zorio, raffigurati nella Sacra conversazione (1962-74) di Michelangelo Pistoletto, sono assemblati in un unico spazio centrale. Quasi di passaggio, in un corridoio, sono presentati l’approfondimento monografico di Pino Pascali e l’enigmatica traccia di Emilio Prini: a terra è appoggiato il catalogo della mostra, aperto alla pagina delle sue opere.

Al piano superiore, nel salone principale, Mario Merz e Jannis Kounellis impongono la presenza scenica grazie alle loro monumentali opere: cumuli di pietre, di carbone, di tele grezze, una porta murata e una sequenza di superfici metalliche attraversate da fiori e da cere, cotone e ferro per Kounellis; intrecci di tele, oggetti, neon e igloo di vetri e di fascine per Merz. A sorprenderci poi il mare di Pascali (32 mq di mare circa, 1967) che sussurra alle pietre di Anselmo (Grigi che si alleggeriscono verso oltremare, 1982-84) in maniera talmente intima che distraggono dalla presenza delle mappe ricamate di Alighiero Boetti.
Pier Paolo Calzolari, presente in mostra con opere significative come Auricolari del 1968, Rapsodie inepte (infinito) del 1969, o un mastodontico sale combusto del 1989; Giulio Paolini, che con precisione maniacale si ri-produce in Early Dinastic, 1971; Giuseppe Penone, con i suoi alberi dentro gli alberi: il canto interiore di una trave che trova all’interno di sé il suono dell’antico albero che la ospitava

Immancabile Luciano Fabro, con le sue articolazioni puriste e formali, immagini cubiche e strutture ortogonali, meravigliandoci con i cinque sensi di Attaccapanni di Parigi, 1984, opera che dialoga perfettamente con Amore e Psiche, 1982, di Paolini e Orchestra di stracci, 1968, di Pistoletto.
Marisa Merz, anima femminile dell’Arte Povera è presente con opere recenti: due grandi carte del 2010 le quali, insieme alla Scarpetta del 1968, con cui segnare una distesa di morbida sabbia, raccontano storie articolate e complesse, generate dall’incontro di frammenti di vita e di città.

di Benedetta Rutigliano

Informazioni

Sede: Viale Alemagna 6, Milano
Date: 25 ottobre 2011 – 29 gennaio 2012
Orari: da martedì a domenica 10.30 – 20.30
giovedì e venerdì 10.30 – 23.00
chiuso i lunedì
Biglietto: intero € 8 ridotto € 6,50
www.triennale.org

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