NEW YORK – Durante gli anni cruciali del Terzo Reich, quando ormai i piani di Adolf Hitler stavano trovando piena attuazione a partire dalla tristemente nota soluzione finale (Endlösung), tra i perseguitati che fuggirono verso gli Stati Uniti – ricevendovi asilo ed accoglienza – gli ebrei occupano senza dubbio un posto di primo piano. Si potrebbero fare tanti nomi di cittadini europei di origine ebraica, non solo tedeschi, costretti a lasciare la patria per non essere deportati nei campi di sterminio nazisti, alcuni famosissimi, come Albert Einstein. E proprio nella città simbolo dell’immigrazione negli States, New York, dove arrivavano le navi dal vecchio mondo, nella Giornata internazionale della memoria della Shoah, che ricorre ogni anno il 27 gennaio e si celebra in tutto il mondo, due saranno i luoghi in cui si potrà trascorrere un po’ di tempo, minuti oppure ore, raccolti nel ricordo di coloro che non riuscirono a salvarsi e nei lager persero la vita.
Con un pizzico di orgoglio nazionale uno di questi sarà la sede del Consolato Generale d’Italia (690 Park Avenue), dove in collaborazione con il Centro Primo Levi, l’Istituto di Cultura italiano, la Casa Italiana Zerilli Marimò e altre istituzioni, sarà proprio il console Natalia Quintavalle a guidare la cerimonia in memoria delle vittime della persecuzione nazifascista. Dalle 9 del mattino fino alle 15 ci sarà una lunga e toccante lettura di tutti i nomi degli ebrei deportati nei campi di concentramento dai territori italiani, una lista che comprende allo stato attuale più di 8000 nomi e viene con costanza aggiornata grazie agli studi e alle ricerche, tra gli altri, della Fondazione Cdec di Milano (Centro di documentazione Ebraica contemporanea).
Sul tema il testo di riferimento è quello di Liliana Picciotto [Il libro della memoria. Gli Ebrei deportati dall’Italia (1943-1945), pubblicato da Mursia] edito per la prima volta nel 1991 e aggiornato nel 2002: un libro singolare, fatto di migliaia di nomi e cognomi che riempiono ben 1000 pagine, capace di comunicare con una forza inusitata quanto a volte neppure il più ragionato dei saggi storici riesce a trasmettere.
Ricordo e memoria saranno le parole chiave anche al Museum of Tolerance – Simon Wiesenthal Centre Museum (226 East 42nd Street), dove dalle 11 alle 13 nel teatro multimediale Hall of Memory si svolgerà uno spettacolo basato sulla proiezione di filmati e documenti audiovisivi utili a ricostruire la cronologia dell’Olocausto e del processo di liberazione dei lager. Scopo dell’iniziativa, evento speciale creato per la giornata del 27 gennaio, ma inserito in un programma di attività del Museo che lavora in maniera continuata sul fronte della conoscenza storica dei grandi genocidi dell’umanità, è quello di offrire una riflessione sulla storia come magistrae vitae, invitare a meditare sulla possibilità stessa della storia di offrire lezioni – quasi sempre drammatiche – capaci di impedire il ripetersi degli orrori.
La sede newyorkese è, come quella di Gerusalemme, una costola del Museum of Tolerance di Los Angeles, nato nel 1993 e a sua volta legato al Simon Wiesenthal Centre: fondato nel 1977 prende il nome dall’ingegnere civile di origine ucraina Simon Wiesenthal, sopravvissuto al campo di Mauthausen, che dopo la Seconda guerra Mondiale dedicò la vita alla raccolta di documenti sullo sterminio, molti dei quali fondamentali durante i processi contro i gerarchi nazisti.
Si può collegare alla Giornata della Memoria perché dedicata all’analisi dell’idea di base che in sostanza ispirò la soluzione finale hitleriana, quella della selezione della razza, un terzo appuntamento che sempre a New York si svolge però domenica 29 gennaio al Museum of Jewish Heritage. Alle 2 p.m. Francesco Cassata, dell’Università di Genova, terrà la conferenza Forging the “new man”. Italian Eugenetics in Perspective: 1900-1945. Abbracciando un arco cronologico più ampio rispetto a quello delle teorie eugenetiche nazifasciste, prendendo avvio quindi dal primo Congresso internazionale di Eugenetica di Londra del 1912, Cassata tratterà degli stessi legami tra l’eugenetica e la scienza della razza, una delle linee ideologiche proprie e peculiari del Ventennio che l’Italia condivise con il Terzo Reich, spiegando quale sia stato il contributo della comunità scientifica italiana alla nascita di quelle teorie razziste su base genetica e biologica che determinarono poi non solo lo sterminio di ebrei, zingari, portatori di handicap e omosessuali, ma anche operazioni forzate di sterilizzazioni di massa e programmi di eugenetica come l’AktionT4 – finalizzato eliminazione dei bambini disabili o affetti da paralisi cerebrale e applicazione dell’eutanasia sugli adulti portatori di malformazioni congenite – e il Lebensborn, con lo scopo invece di tutelare le ragazze madri di pura razza ariana ed impedire che abortissero.
L’evento è promosso ancora una volta dal Primo Levi Center (vi parteciperanno il direttore, Natalia Indrimi e il presidente, Alessandro di Rocco) e dall’Italian Cultural Institute (rappresentato dal direttore Riccardo Viale).
Laura Dabbene
Foto via http://www.museumoftolerancenewyork.com; http://www.mjhnyc.org
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