Roma – Eccoci al primo vero appuntamento con la nostra rubrica di Esteri e Letteratura che ha l’ambizioso scopo di portarvi in giro per il mondo per cercare di farvi conoscere, e magari amare, luoghi e culture diversi dai nostri.
Partiamo con un Paese apparentemente “facile”, perché sempre sulla bocca di tutti e perché ne subiamo continuamente l’influenza: musica, telefilm, film, cibi, abbigliamento, sono decine gli aspetti della nostra vita in cui si riflette, almeno in minima parte, l’American way of life.
Ma gli Stati Uniti sono un Paese enorme e complesso e per capirne un po’ luci e ombre è essenziale conoscerne la storia e i molteplici aspetti della società.
Abbiamo scelto un narratore eccellente, Studs Terkel, che ogni giorno per quarantacinque anni ha condotto il programma radiofonico The Studs Terkel Program su Wfmt Chicago e che nel corso della sua carriera ha intervistato centinaia di persone: immigrati, ex membri del Ku Klux Klan, magnati, giocatori d’azzardo, gangster, marines, americani di origine giapponese, truffatori, poliziotti, giocatori di hockey professionisti, veterani del Vietnam, madri, figli di coppie miste, artisti, ambientalisti, insomma gente di ogni tipo che ha contribuito a fare degli States quello che sono oggi.
Americani di Studs Terkel è quindi il libro che vi proponiamo per un primo ragionato approccio alla cultura e alla storia statunitense. Il volume è una raccolta di scritti in cui due temi si affacciano prepotenti: il sogno, quello americano infranto o ritrovato, in discesa per la Grande Depressione o in salita negli anni Ottanta degli yuppie; la città, vista con gli occhi di chi la vive e la subisce.
Sin dagli albori della loro storia gli Stati Uniti si sono distinti per le loro grandi contraddizioni: da un lato sono sempre stati la terra delle opportunità, della democrazia, della libertà d’espressione, dall’altro rappresentano la coercizione, la supremazia dell’uomo bianco, la cancellazione dei diritti dell’individuo in nome della ragion di stato.
Da quando i primi coloni e i primi galeotti – ricordiamo che per alcuni Paesi europei certe aree degli Stati Uniti erano colonie penali in cui inviare il fior fiore delle patrie galere – si sono insediati nei territori vicini alla costa est, è iniziata la storia delle contraddizioni americane proseguita per secoli fino ai giorni nostri passando per la guerra di secessione – di cui si ricorda l’opposta posizione di Nord e Sud sulla schiavitù che sembrava fosse il preludio all’eliminazione del problema del razzismo – fino al Novecento, in cui gli States hanno corroborato – con le guerre e i piani di “assistenza” economica destinati ai Paesi in difficoltà – la loro posizione di leader mondiale fino a oggi incontrastata.
Sarà vero che stiamo assistendo al declino degli Stati Uniti o è solo una fase recessiva da cui il Paese uscirà rafforzato? La risposta non è semplice, soprattutto alla luce della crisi globale che sta colpendo indistintamente la parte più ricca e avanzata del mondo. La nuova superpotenza commerciale ed economica, la famosa Cindia – cioè l’unione di Cina e India, ultimamente alla ribalta economica – sta dando del filo da torcere agli Stati Uniti, basta pensare al pil cinese in costante crescita, nonostante anche la Cina abbia subito un rallentamento, crescita che fa pensare che ben presto potrebbe verificarsi il sorpasso: la Cina si troverebbe sul tetto del mondo economico e finanziario, portando gli Stati Uniti a perdere anche gran parte di quello che potremmo definire soft power, dopo aver ridimensionato il suo assetto militare che ne ha sempre garantito l’hard power.
Obama dovrà affrontare – in caso di rielezione – ancora una volta problemi enormi come la disoccupazione dilagante, la criminalità in crescita, il malcontento relativo all’impegno militare all’estero, cercando di traghettare gli Stai Uniti fuori dalla crisi.
Ma a parte i problemi economico-politici e il ruolo che giocano nel mondo ci sono centinaia di altri aspetti che caratterizzano gli Stati Uniti e che non si possono ignorare.
Ovviamente non possiamo che iniziare con la musica, su tutto il resto il blues – l’espressione musicale della condizione di schiavitù e sottomissione dei neri d’America, una musica bellissima e a volte struggente nata proprio nelle piantagioni di cotone della Cotton Belt – da cui derivano molti altri generi musicali e che ne ha influenzato molti altri. Poi il jazz, il soul, il rhythm and blues, il rock and roll e molte altre forme musicali che dagli Stati Uniti hanno fatto il giro del mondo, condizionando la produzione musicale anche di Paesi molto lontani.
Non dimentichiamo l’industria del cinema e il giornalismo, grandi vanti degli statunitensi che influenzano mode, tendenze e opinione pubblica di tutto il globo terrestre.
Sarà forse il crogiuolo di razze e culture il punto di forza degli Stati Uniti o forse le sue bellezze naturalistiche o forse la sua sterminata grandezza, di fatto sotto molto punti di vista gli States continuano a essere leader quasi naturali.
Il premio Pulitzer nell’85 Studs Terkel è bravissimo a farci capire, tramite le parole dei suoi intervistati, una parte importante dell’America del secolo che è appena finito, rievocando anche scenari precedenti e temi che affondano le proprie radici in generazioni ormai lontane.
Del meltin pot che sono gli Stati Uniti, della sua bellezza, della sua complessità, del fascino che contraddistingue i suoi prodotti, della sua cultura si può avere un’idea leggendo qua e là libri su argomenti e di generi diversi.
Come promesso eccovi alcuni suggerimenti per tutti i palati e per tutte le necessità, ma si tratta solo di alcuni esempi, perché la letteratura sugli Stati Uniti – come su tutti i Paesi del mondo – non è quantificabile o riducibile a pochi esempi.
Se amate il teatro Uno sguardo dal ponte di Arthur Miller, per un’idea sull’America dei neri e del jazz Jazz di Toni Morrison, per un ritratto dell’alta società newyorkese dei primi decenni del Novecento L’età dell’innocenza di Edith Wharton, se amate la poesia Foglie d’erba di Walt Whitman, per un punto di vista omosessuale sulla vita e la malattia negli Stati Uniti Scorticato vivo di Edmund White, per una visione filosofica Empire di Michael Hardt e Tony Negri, per una visione un po’ triste La campana di vetro di Sylvia Plath, per una visione ottimista La promessa americana. Discorsi per la presidenza di Barack Obama, per un viaggio con pochi soldi Le avventure di Huckelberry Finn di Mark Twain, per smascherare presidenti bugiardi Niente è illegale di James Reston, per fare domande a divi ormai morti Musica per camaleonti di Truman Capote, per una lettura beat Pasto nudo di William S. Burroughs, per un tocco moderno i Racconti di Raymond Carver.
Come colonna sonora vi consigliamo Summertime nell’interpretazione della mitica Janis Joplin, un brano che incarna l’anima jazz e quella rock degli Stati Uniti. Ascoltatela mentre leggete uno dei libri proposti o magari un altro e mentre sorseggiate un bicchiere di Southern Comfort – un liquore americano a base di scotch al gusto di arancia e cannella da assaporare in un tumbler riscaldato e una fettina di arancia – oppure una Coca Cola, uno dei maggiori simboli dell’imperialismo statunitense.
Buona lettura e buon viaggio. Arrivederci a febbraio con un nuovo affascinante Paese.
Francesca Penza
