Wednesday, February 22, 2012

Di “Vogliamo tutto” Luciana Castellina ha detto: «È innanzitutto un documento politico. Il suo merito principale è anzi proprio questo: non essere uno sfogo esistenziale, un’analisi sociologica, un approccio individuale a un’esperienza estranea, ma la cronaca di una lotta scritta da un militante di un’organizzazione politica, Potere Operaio» e poi «discutibile politicamente e culturalmente è, con molta probabilità, il primo vero libro vero, pubblicato in Italia, sugli operai».

Pubblicato da Feltrinelli nel 1971, “Vogliamo tutto” racconta le vicende di un operaio meridionale trapiantato alla Fiat di Mirafiori che, proprio attraverso la sua appartenenza alla sua classe operaia, scopre un mondo reale e brutale: l’alienazione della metropoli, il capitalismo, il malcontento e la consapevolezza che si diffondono, si radicano e spingono la creazione di un proletariato esausto e sfruttato.

La narrazione è in prima persona, il linguaggio è scarno e molto più che colloquiale, una lunga serie di punti e brevi periodi danno ritmo alla storia contribuendo a quel lavoro definito di smontaggio e rimontaggio che caratterizza gli scritti di Balestrini, enormi collage di parole già dette, ma ricollocate in modo funzionale alla creazione di un immaginario emotivo e sociale.

Oggi il movimento operaio non esiste più, non c’è più la vera lotta e forse neanche più la speranza, la condizione della classe operaia di quegli anni non è molto diversa dal nuovo proletariato che da nord a sud cerca, giorno dopo giorno, di sopravvivere nel migliore dei modi.

Da quando centocinquant’anni fa l’Italia è diventata Italia, sono emerse prepotenti le enormi differenze tra Nord e Sud, tra città e campagna, tra ricchi e poveri, differenze che in realtà cessano di esserlo nel momento in cui appiattiscono ogni individuo in nome del diritto e della necessità, rendendolo spiacevolmente uguale a tutti gli altri perché costretto ad affrontare le stesse difficoltà.

A distanza di quarant’anni i problemi dell’Italia sono gli stessi, a essere cambiato è il modo di affrontarli e poi la consapevolezza che abbiamo degli stessi, una consapevolezza spesso viziata dai mezzi di comunicazione, dalla politica, dall’ignoranza causa anche dell’immobilismo che ucciderà il nostro Paese.

Volendo entrare nella realtà dei giorni nostri, ultimamente – ma forse non ha mai davvero smesso – la Fiat sta facendo molto parlare di sé, con tutte le non conseguenze del caso e il nuovo, e abortito, tentativo di lotta. Le cose non sono mai cambiate. Balestrini è un pittore, più che uno scrittore o un poeta, capace di fornire immagini vivide di una parte della società italiana che non molti conoscono realmente, ma di cui tutti parlano sfoggiando conoscenze che in effetti non hanno.

Nanni Balestrini

Oggi leggere “Vogliamo tutto” è inutile se si cerca di capire cosa sta succedendo oggi, ma fondamentale se si vuole capire perché oggi succede quello che succede, perché non ci siamo evoluti, qual è stato il primo punto di consapevolezza, quando gli operai sono rimasti incastrati nell’ingranaggio della produzione pur essendo la vera risorsa insostituibile del capitalismo: la forza lavoro.

«C’erano allora gli scioperi quelli fatti dal sindacato. Erano quelli che volevano la seconda categoria i gruisti e i carrellisti. C’erano questi scioperi dentro c’erano alcune linee quelle della 124 che stavano ferme. Gli operai giocavano a carte a soldi a scommesse. Leggevano o stavano li fermi perché non arrivavano i pezzi. Stavano ferme due o tre linee. Quando uscivo vedevo gli studenti che davano i volantini e che parlavano di questo sciopero. Ma a me la cosa non mi interessava. Allora vado a quella riunione li al bar di fianco a Mirafiori. Conosco Mario e degli studenti e gli dico in che officina stavo quello che facevo. Conosco anche altri operai e Raffaele uno della 124 che vedevo che veniva tutte le sere alle riunioni. Lui diceva che conosceva un’ottantina di compagni che erano disposti a fermarsi quando diceva lui. Cazzo mi dicevo io a me mi conoscono tutti quanti ma nessuno è disposto a fermarsi quando dico io. Allora gli dico se tu conosci questi ottanta compagni possiamo fermarci quando vogliamo. Possiamo fermarci anche domani. Non lavoriamo più cominciamo a lottare da domani».

(Da “Vogliamo tutto” di Nanni Balestrini, 1971)

Francesca Penza

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