Thursday, May 17, 2012

Al via domani i colloqui di pace tra Israele e palestinesi. Ma l’uccisione di 4 coloni israeliani ha offuscato le speranze di un vero progresso dei negoziati

di Silvia Nosenzo

Gerusalemme – Grandi aspettative circondano l’incontro di domani a Washington tra il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente palestinese Abu Mazen, che per la prima volta dal 2008 si siederanno a un tavolo di pace. Ma l’assassinio di 4 coloni israeliani, tra cui una donna incinta, avvenuto ieri a Hebron in Cisgiordania, ha ricordato a tutti che c’è chi spera che questi negoziati non portino a un reale progresso, e che anzi vuole fermarli prima che inizino.

Il leader palestinese Mahmud Abbas ha subito espresso parole di condanna per l’attacco rivendicato da Hamas, come anche il capo della diplomazia europea Catherine Ashton. ”Con questo attacco inaccettabile, i nemici della pace hanno cercato di far deragliare i colloqui in Medio Oriente. Ma noi siamo determinati a non lasciare che abbiano la meglio”, ha detto Ashton.

La pensano diversamente il movimento islamico Fatah e il partito islamico Al-Ahrar, che hanno definito le uccisioni una ”risposta naturale ai crimini dell’occupazione israeliana contro i palestinesi e i luoghi santi”. Il premier Netanyahu ha subito dato ordine alle forze di sicurezza israeliane di dare la caccia agli assassini delle vittime ”senza moderazione diplomatica”. Pronta la risposta dell’esercito, che ha istituito posti di blocco in tutta Hebron e nei villaggi circostanti, conducendo perquisizioni casa per casa. ”Siamo operativi su più livelli da quando l’evento ha avuto luogo, e continueremo ad operare fino a quando non fermeremo i terroristi”, ha dichiarato il Capo di Stato Maggiore israeliano.

Coloni israeliani a Hebron

Intanto, la situazione sembra sfuggire di mano. I coloni israeliani hanno dichiarato di voler riprendere fin da oggi la costruzione degli insediamenti per protestare contro l’uccisione dei loro connazionali. L’annuncio arriva in un momento particolarmente delicato, in quanto condizione sine qua non imposta dai palestinesi per il proseguimento dei colloqui è lo stop completo agli insediamenti.

Oggi si sono inseguite voci anche sulla proposta del ministro della Difesa israeliano Ehud Barak di cedere una parte di Gerusalemme ai palestinesi. ”Gerusalemme Ovest e 12 insediamenti ebraici nella parte araba di Gerusalemme est rimarranno in mano a Israele, mentre i quartieri arabi in cui vivono quasi 250 mila palestinesi rimarranno loro”, ha detto Barak. La proposta non incontra però le intenzioni del primo ministro Benjamin Netanyahu, che ha insistito sul fatto che Gerusalemme rimarrà la capitale israeliana indivisa ”per sempre”.

Confini, sicurezza, ritiro dai Territori Occupati, insieme alla complicata questione dello status di Gerusalemme, carica di aspettative emotive e di significati simbolici, e alla questione dei rifugiati che vivono in miseria, saranno i temi che da domani, per 12 mesi, verranno discussi.

La speranza è che i colloqui non si trasformino nel solito dejà vu.

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