Blatter rifila l’ennesimo sgarro agli azzurri, dopo la mancata premiazione del 2006. Abete fa la voce grossa, ma il pallino del gioco è in mano al padre-padrone della Federazione Internazionale: si rischia un nuovo caso-Moreno?
di Francesco Guarino
Che a Blatter non fosse andato giù il trionfo dell’Italia nel 2006 è cosa nota. Il presidente FIFA, il 9 luglio di quattro anni fa, avrebbe voluto consegnare la Coppa tra le mani del capitano francese Zinedine Zidane, incoronandolo contestualmente miglior giocatore del torneo e candidandolo idealmente anche al Pallone d’oro. Com’è andata lo sappiamo tutti, anche se sono in pochi forse a ricordare che Blatter, stizzito dal risultato finale, non si fece vedere alla premiazione, delegando il presidente dell’UEFA Johansson a consegnare il trofeo agli azzurri. Seguirono dichiarazioni imbarazzanti (“La Francia non ha meritato questa sconfitta”) alle quali l’Italia calcistica rispose con dei pernacchi dalla risonanza vagamente vuvuzeliana. Il vecchio istrione, però, covava la serpe in seno. E alla prima occasione buona ha fatto lo sgarro: durante il concerto a Soweto del 10 giugno 2010, evento musicale che ha preceduto l’inaugurazione ufficiale dei Mondiali, la Coppa è stata simbolicamente riconsegnata agli organizzatori sudafricani da Patrick Vieira. Nessuna naturalizzazione dell’ultimo minuto: è proprio il centrocampista centrale della Francia sconfitta dagli azzurri a Berlino nel 2006.
ABETE FURIOSO – Per quanto simbolico – la riconsegna ufficiale della Coppa è avvenuta nel dicembre 2009 da parte dei dirigenti della FIGC – il gesto si carica di notevoli significati mediatici e si tinge di giallo, soprattutto perché nessuno della delegazione azzurra era stato avvisato su ciò che sarebbe avvenuto il 10 giugno all’Orlando Stadium di Soweto. Uno scarno invito informale era pervenuto a Pirlo, infortunato e quindi ipoteticamente disponibile, ma il regista azzurro aveva declinato per la necessità di sottoporsi agli accertamenti medici necessari. Così la FIFA ha pensato bene, davanti ad uno stadio stracolmo che ballava sulle note del tormentone Waka Waka, di far consegnare (e sollevare) la Coppa da un giocatore che il trofeo quattro anni fa l’ha solo sfiorato, senza neanche considerare l’idea di invitare ufficialmente un giocatore o dirigente italiano. Durissima la reazione della federazione azzurra, che ha chiesto le scuse ufficiali della FIFA per bocca del Presidente della Federcalcio Giancarlo Abete. La risposta dei quartieri alti di Zurigo è stata piuttosto evasiva («La riconsegna ufficiale era già avvenuta, l’evento di Soweto aveva solo una valenza simbolica») e l’Italia ha deciso di rispondere a modo suo: porte del ritiro chiuse in faccia alle telecamere ufficiali della FIFA.
BLATTERATE – La pesante mancanza di rispetto nei confronti dell’Italia non è certo l’unica macchia sul curriculum del presidente FIFA: qualche anno fa fece scalpore la sua proposta dall’indiscutibile caratura tecnica di utilizzare pantaloncini più corti e sexy per aumentare l’appeal del calcio femminile. Le risposte delle addette ai lavori meritano una quasi pleonastica censura. Aggiungiamoci la storica quanto inspiegabile (o forse no) avversione all’ingresso delle tecnologie del calcio e il quadro è completo. La presidenza di Blatter è tuttavia indiscutibile: la sua poltrona è letteralmente blindata dai voti delle federazioni minori asiatiche ed africane, alle quali ha regalato 2 degli ultimi 3 mondiali (Corea 2002 e Sudafrica 2010). E i voti di Taiwan e del Sudan valgono quanto quelli di Italia e Germania, anche se il rapporto tra i praticanti è di 1 a 1000. La provocazione che stiamo per lanciare è pesante, ma non crediamo sia così campata in aria: in pura tradizione blatteriana simil-Corea 2002, scommettiamo il SudAfrica passerà il turno (con qualche aiutino arbitrale, se necessario) e l’Italia-criticona incapperà in un nuovo Byron Moreno?
Foto: Timeslive.Com.Za, TgCom.It


