Thursday, September 9, 2010

Poliziotti fuori, il trash che delude

Post di Adriano Ferrarato On giugno - 30 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Senza nulla togliere al carisma e alla simpatia degli attori, la trama porta troppo spesso a sganasciarsi dalle risate senza nessun tipo di riflessione, scadendo purtroppo nell’estrema banalità

di Adriano Ferrarato

Locandina

Locandina

Giudicare in termini positivi la nuova pellicola interpretata da Bruce Willis e Tracy Morgan è un’ impresa assolutamente ardua.

Non si tratta di semplici considerazioni cinematografiche: in America c’è (“American Pie” è stato un capostipite in questo) una tendenza diffusa al cinema di effetto misto a volgarità e demenzialità eccessiva con sprazzi quasi “ingiustificati” di buon moralismo ed elementi scenici della commedia. Ma qui il discorso è diverso. E se è vero che il film fa ridere, e molto, non può far comunque ignorare la vera qualità, non alta purtroppo, che lo caratterizza.

Partendo dalla storia, quella di due poliziotti, Jimmy (Bruce Willis) e Paul (Tracy Morgan) molto diversi caratterialmente tra loro (nel tipico stile dei film “Buddy-Buddy”) che collaborano insieme da 9 anni alla lotta al crimine. Il primo, serio, pratico e immediato, porta sempre nel suo lavoro il peso di un matrimonio fallito -sua moglie lo ha abbandonato per un altro uomo più ricco e più presente- e soprattutto l’amore nei confronti di sua figlia, per amore della quale farebbe qualunque cosa. Il secondo è invece un folle capace di travestirsi da cellulare gigante e dare la caccia ai criminali rischiando il ridicolo più del pericolo e citando, per hobby, frasi di film famosi durante un interrogatorio. Innamorato perdutamente di sua moglie, ma continuamente ossessionato dal fatto che lei possa tradirlo con il vicino di casa.

Bruce Willis e Tracy Morgan

Bruce Willis e Tracy Morgan

La bizzarra coppia dopo un disastroso intervento nei confronti di alcuni trafficanti messicani, vengono sospesi per un mese dal servizio. Trenta giorni senza stipendio sono decisamente troppi per il personaggio di Jimmy, costretto a vendere una preziosa figurina a peso d’oro per poter pagare le spese dell’imminente  matrimonio della figlia. Ma il piccolo e ricco pezzetto di carta viene rubato, dando inizio ad una ricerca senza sosta che porterà lui e Paul anche a riabilitare la loro professione e risolvere tutti i loro problemi.

Una trama quindi strampalata (e nello stesso tempo scontata), che nell’arco della proiezione si articola in gag ferocemente volgari e momenti di pazzia pura dell’attore Morgan. Il lato comico scade spesso nel trash e questo a volte fa dimenticare completamente l’importanza delle dinamiche sociali che sono messe in campo. Qualsiasi problematica di importanza o gravità estrema viene continuamente svilito e addirittura banalizzato.

Ci si trova spesso a sganasciarsi senza aver riflettuto sulla situazione e solo perché non ci si accorge della sua assurdità. Troppi poi gli elementi: poliziesco, thriller, amicizia, amore, generosità, rapporti di lavoro e correttezza professionale tra poliziotti e unità di indagine rivali. Una confuso minestrone in cui tutto è stato gettato dentro con risultati assolutamente incoerenti tra loro e di difficile interpretazione anche per lo spettatore poco disposto ad una filmografia più complessa.

Seann William Scott

Seann William Scott

Inutile dire che la bravura di Bruce Willis emerge tuttavia con forza e il suo stile da duro “buono” rimane sempre impeccabile. E anche Morgan si rivela assai bravo nella sua comicità estrema. Quando in effetti un film di scarso valore schiera in campo attori di ottimo livello, il risultato al botteghino è comunque assicurato. Così come la presenza nel cast di Seann William Scott, geniale nelle battute e nelle azioni. Resta in questo caso il rimpianto di non poter apprezzare i suoi singoli interventi a causa di un doppiaggio dalla scarsa qualità incisiva.

Poliziotti fuori-2 sbirri a piede libero” resta perciò l’esempio del cinema più commerciale che esista, adatto solamente a coloro che vogliono divertirsi senza pensieri. Decisamente ci sono proposte migliori da andare a vedere.

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I campioni d’Europa vincono 1-0 col Portogallo di Cristiano Ronaldo grazie alla rete del solito Villa. Ai quarti incontreranno il Paraguay, che nel pomeriggio ha sconfitto il Giappone ai calci di rigore.

di Davide Lopez

PARAGUAY – GIAPPONE 0-0 (5-3 d.c.r)

La gioia dei giocatori paraguaiani

La gioia dei giocatori paraguaiani

A Pretoria si gioca la partita dei rimpianti per la nostra nazionale. Dovevamo essere noi in campo ad affrontare i giapponesi e invece, surclassati da Nuova Zelanda e Slovacchia, ci ritroviamo sul divano di casa ad assistere ad una gara senza pretese, che si conclude con un pareggio forse annunciato. Fortunatamente le regole prevedono che dopo 120′ qualcuno debba in qualche maniera vincere e dunque ecco, per la prima volta in questi mondiali, la lotteria dei calci di rigore. La spuntano i sudamericani con un 5-3 che regala loro il pass per i quarti di finale, dove incontreranno la Spagna.

Durante i 90′ minuti regolamentari, le squadre si sono affrontate in maniera molto attenta, probabilmente troppo attenta. Forse entrambi gli schieramenti avvertivano l’importanza di poter compiere l’impresa storica di portare la propria nazionale per la prima volta ai quarti di finale di un mondiale. E’ il Paraguay a fare la partita, ma il Giappone risponde colpo su colpo. Quando Barrios nel primo tempo impegna Kawashima, subito Natsui colpisce la traversa con un tiro dalla grande distanza.

 Ci prova poi Santa Cruz che sfiora il palo con un sinistro ravvicinato e pochi minuti dopo è Honda ad andare vicino al vantaggio con un bel sinistro a conclusione del solito rapido contropiede nipponico. La musica non cambia nella ripresa e nei supplementari. Due squadre molto equilibrate, ma disordinate quando si tratta di costruire gioco. Sono obbligatori i tiri dal dischetto dove l’errore decisivo di Komano, permette a Cardozo di siglare il gol che porta il Paraguay ad uno storico quarto di finale. Con la Spagna, però, servirà ben altro. Vedremo cosa Martino riuscirà ad inventarsi per tamponare il possesso palla delle Furie rosse.

 

SPAGNA – PORTOGALLO 1-0
MARCATORI: Villa (18′ s.t)

A Città del Capo si gioca il suggestivo derby della penisola iberica tra Spagna e Portogallo. In realtà gli spagnoli temevano più l’ostacolo Portogallo per la storica rivalità che per il valore oggettivo dell’undici allenato da Queiroz, apparso ben poca cosa se si esclude la valanga di gol rifilata alla squadra-materasso della Corea del Nord. E’ chiaro sin dai primi minuti che in campo vi è una squadra che vuole giocare la partita ed un’altra che vuole solo difendersi per poi ripartire in contropiede. Viene addirittura schierato Pepe, notoriamente un centrale difensivo, come ulteriore barriera davanti alla difesa per non permettere a Xavi e Iniesta di poter ragionare troppo col pallone tra i piedi. La Spagna, dal canto suo, non è proprio in una delle sue serate più brillanti. La manovra è lenta e la celebre ragnatela di passaggi stenta a trovare fluidità. Inoltre Torres mostra più volte di non aver ancora raggiunto la sua forma ottimale e si avverte la mancanza di un punto di riferimento nell’area di rigore avversaria.

Cristiano Ronaldo, una serata amara

Cristiano Ronaldo, una serata amara

Il Portogallo prova ad approfittare della situazione non idilliaca della squadra di Del Bosque e in un paio di occasioni sfiora il clamoroso vantaggio. Cristiano Ronaldo non combina praticamente nulla: qualche dribbling eccellente, diverse lamentele per falli non concessi e una punizione violentissima da più di 30 metri che Casillas respinge con tecniche pallavolistiche.


Nella ripresa
diminuiscono le energie per i portoghesi e al 18′, una splendida azione porta in vantaggio la Spagna. Iniesta riceve al limite dell’area, gran palla filtrante per Xavi che di tacco allunga per Villa. Il primo tir viene respinto da un ottimo Eduardo, ma il secondo si infila sotto la traversa. E’ l’1-0 ed è anche la fine della partita perchè il Portogallo risulterà poi assolutamente incapace di reagire. I campioni d’Europa invece rischiano di dilagare con Llorente (subentrato a Torres) e Ramos. Nel finale viene espulso Ricardo Costa per una gomitata a Capdevilla. La Spagna, in una partita non entusiasmante, mantiene il solito 65% abbondante di possesso palla e la solita tranquillità in fase di costruzione. Sembra poter sempre controllare il match e con un Villa così (4 gol in 4 partite), è senz’altro una delle più accreditate pretendenti per il titolo.

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2 luglio: Palio di Siena multiculturale

Post di Benedetta Rutigliano On giugno - 30 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Dipinto da un artista non cattolico lo storico “Drappellone”

di Benedetta Rutigliano

SIENA – Assegnato al pittore senese di origine libanese Alì Hassoun l’incarico di dipingere il “Drappellone”, il drappo di seta premio per la contrada vincitrice dello storico Palio di Siena.

L’artista dichiara che il dipinto, realizzato per la manifestazione del 2 luglio in onore della Madonna di Provenzano, mostra che “il dialogo tra le culture e le religioni, in particolare tra Cristianesimo e Islam, è possibile”.

Immediate le polemiche del quotidiano leghista La Padania, che titola, in merito alla decisione del Comune di affidare l’incarico ad un musulmano: “Le mani dell’ Islam sul Palio di Siena”. Determinata la risposta del sindaco della città Maurizio Cenni che, denunciando quella che ha definito “un’insensata paura dell’altro”, considera quella della Lega “una polemica inutile che vuole fare solo strumentalizzazioni e che porta con sé aspetti di una cultura che non è la nostra, non è quella di Siena e dei suoi cittadini”.

Con la commissione del dipinto ad un artista islamico si rompe un altro tabù, dopo quello che fino ad un a quarantina di anni fa voleva il “Drappellone” realizzato esclusivamente da artisti senesi. Da quella data in poi molti sono stati i grandi nomi che si sono succeduti in questo compito, sia italiani, tra i quali vanno ricordati Mino Maccari, Renato Guttuso, Renzo Vespignani, Bruno Caruso, Valerio Adami e Luigi Ontani, che stranieri (Eduardo Arroyo, Jim Dine, Folon e Botero). Fino ad oggi però mai era stata commissionata questa opera ad un artista non cattolico.

Originario di Sidone, arrivato in Italia nel 1982 per fuggire dalla guerra che stava devastando il paese dei cedri, Alì Hassoun ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Firenze per poi laurearsi in Architettura, prima di trasferirsi a Milano. Nei suoi quadri si incontrano due culture diverse, quella d’origine del misticismo islamico e quella d’adozione del cattolicesimo occidentale, che convivono nello spazio perfettamente orchestrato delle sue tele coloratissime.

Il tema centrale del Palio, che anima il dipinto di Hassoun, rappresenta il 750°anniversario della battaglia di Montaperti, combattuta il 4 settembre 1260 tra guelfi fiorentini e ghibellini senesi. Immancabili nell’opera gli emblemi delle 10 contrade partecipanti alla corsa e gli stemmi del Comune di Siena, del sindaco che presiede a quel momento l’amministrazione e dei Terzi (Città, San Martino e Camollia) in cui la città si divide.

Nell’opera di Hassoun i riferimenti storici ci sono tutti, compreso San Giorgio, invocato dai senesi contro i nemici guelfi al momento dell’attacco. Sulla seta primeggia il santo con i lineamenti del pittore (a Montaperti infatti l’esercito senese fu rinforzato da un contingente di arcieri saraceni) e con un’armatura che riflette la luce irradiata dal volto moderno della Madonna, dipinta in alto. A questa figura l’Islam dedica la 19esima sura del Corano. La corona sul capo della Vergine porta tre simboli: la mezzaluna araba, la croce cristiana e la stella di David. Tre segni monoteistici. Tre significati. Un unico messaggio-auspicio: la pace con l’unione dei popoli. In basso il drago dalle sembianze demoniache e trafitto da due frecce. Al posto dell’elmo, il Santo, nato presumibilmente in Cappadocia, l’odierna Turchia, porta una kefiah, leggermente rivisitata, che richiama in maniera esplicita lo stemma della città di Siena. Un altro rimando al mondo islamico è lo sfondo che ricorda le ceramiche dell’Alhambra.

Una commistione di simboli, culture e religioni per promuovere un dialogo tra civiltà diverse mediante un linguaggio che, si augura l’artista, “aiuterà ad uscire dal vicolo cieco della guerra in quanto, nell’Islam, il grande Jihad è quello contro le terrene passioni, contro il male che c’è in ognuno di noi”.

http://cache.boston.com; http://svagoedintorni.com

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Sautè è un termine di origine francese che significa “saltato”, e viene infatti usato per indicare cibi che sono stati fatti saltare in padella a fuoco vivo.

La tecnica del sautè consiste nel rosolare, cibi come pesci, carne, verdura e anche pasta, e differisce dalla frittura in quanto nel sautè la quantità di condimento (olio), è limitato e serve solo per non fare aderire i cibi al fondo della padella, a differenza della frittura dove i cibi vengono completamente immersi nell’olio.

Le vongole sono uno degli alimenti che meglio si prestano ad essere cotti con la tecnica del sautè, insieme a tutti gli altri molluschi. In questa ricetta, inoltre, abbiamo voluto provare un insolito accostamento di sapori, il salato e saporito delle vongole insieme al dolce e aromatico delle arance.

Ingredienti

  • Aglio 1-2 spicchi
  • Alloro 1 foglia
  • Arance la buccia e il succo di 1
  • Carote 1 piccola
  • Olio extravergine di oliva 5 cucchiai
  • Pepe macinato a mulinello a piacere
  • Porri 1/2 tritato finemente
  • Vongole veraci 1 kg

Preparazione

saute_vongole_batt_ric.jpgLavate le vongole sotto acqua corrente per farle ben spurgare, lasciandole almeno un’ora in ammollo con acqua fredda e sale per pulirle da ogni impurità.

Con l’apposito attrezzo, (zesteur) ricavate delle striscioline della buccia dell’arancia e spremetene il succo.

saute_vong_padella_ric.jpgFate rosolare l’aglio tritato, la foglia di alloro, la carota tritata, il porro tritato finemente, nell’olio; non appena saranno appassiti, aggiungete le vongole, bagnatele con il succo di arancia, e fatele saltare (sautè) a fuoco vivo fino a che non si saranno aperte, poi aggiustate di pepe secondo i vostri gusti.

Togliete le vongole dalla pentola e riponetele in un luogo caldo; intanto fate restringere il liquido di cottura aggiungendo la buccia dell’arancia, e quando il liquido si sarà ridotto di circa ¾ versatelo sulle vongole ancora calde, e servite cospargendo con un trito di erba cipollina.

■ Consiglio

Per la ricetta del sautè di vongole all’arancia, sarebbe meglio acquistare delle belle vongole veraci e freschissime, che possano contenere nell’ampio guscio un grosso frutto e tutto il saporito ed aromatico fondo di cottura.

Fonte e foto Giallo Zafferano

Ricetta cucinata e fotografata da Sonia Peronaci
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Dimagrire e socializzare? Funziona se fai sport in gruppo

Post di Chiara Campanella On giugno - 30 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Secondo  un sondaggio la solitudine  “ingrassa”.  L’attività fisica in compagnia giova alla linea e alle relazioni sociali

di Chiara Campanella

Never walk alone, in italiano “mai camminare solo”. Sembra una trovata pubblicitaria e in un certo senso lo è. E’ il motto di chi vuole dimagrire facendo sport in compagnia.  Infatti, da un sondaggio commissionato da una compagnia di assicurazioni d’auto condotto su 3000 donne (e riportato sull’edizione online del DailyMail) è stato constatato che per sei donne su dieci fare movimento fisico in compagnia è, oltre che più efficace in termini di risultato, più divertente. Inoltre dalla ricerca è emerso  che nuotare, correre o anche semplicemente passeggiare, viene più facile se ci si esorta a vicenda soprattutto per le donne pigre o comunque per le persone stressate che trascorrono troppe ore sedute al lavoro, davanti ad un computer  e ad una scrivania. Alla fine di una giornata lavorativa l’unica cosa che  si desidera è quella di tornare finalmente a casa e sdraiarsi su una poltrona. Ci si rilassa, ma spesso se si vuole dimagrire o comunque scaricare i propri nervi, l’unica cosa da fare è lo sport. Ovviamente, meglio se in compagnia perché ci si sprona a vicenda, si è più costanti nell’attività e quindi si dimagrisce più facilmente.

Infatti, sempre secondo il sondaggio, per la maggior parte delle donne riuscire a perdere 5 chili è stato possibile grazie allo sport e alla dieta fatti insieme a un’amica o a un amico, mentre un quinto delle intervistate ha affermato di non essere riuscita a dimagrire neanche di mezzo chilo facendo tutto da sola. Addirittura per il 60% delle intervistate è stato quasi impossibile trovare l’energia per svolgere esercizi in solitudine.

Spesso la fatidica domanda delle donne al dietologo: qual è lo sport che fa dimagrire di più? La corsa, il nuoto o la bicicletta? Sicuramente la risposta più ovvia è che lo sport più adatto per dimagrire è quello che fa consumare la maggior quantità di calorie nel tempo a disposizione.

Di conseguenza il primato spetta sicuramente alla corsa. E’ stato calcolato che il consumo calorico della bicicletta e del nuoto sono inferiori a quello della corsa e quindi le sedute di allenamento dovrebbero avere una durata differente per ottenere lo stesso effetto allenante e lo stesso consumo calorico.

Un’ora di corsa equivale più o meno a: 1,5 ore di nuoto;  2 ore di bicicletta con 30 minuti di salita; 2,5 ore di bicicletta in piano.  Qualunque attività fisica inizialmente produrrà un effetto allenante, ma i risultati migliori si ottengono solo con le attività in cui il carico di lavoro è progressivo e può essere controllato e soprattutto costante. Ecco allora come lo sport di squadra diventa un fattore importantissimo, se non fondamentale per ottenere dei risultati di dimagrimento.

Fare sport, anche solo in due giova, non solo alla linea, ma anche all’amicizia e stimola la socializzazione: fare esercizi insieme può infatti portare, secondo le intervistate, a un rafforzamento del legame tra le persone che praticano sport insieme.

Avere un amico o un’amica interessati a mantenersi in forma può davvero aiutare a mantenere alta la motivazione. In questo modo lo sport non è fine a se stesso, ma diventa un modo per stare un pò  insieme, per raccontarsi gli ultimi gossip, per condividere  un hobby sportivo insieme e per rilassarsi.

Inoltre, una delle preoccupazioni più sentite dai genitori è certamente la scelta dello sport più adatto per i propri figli. Tra i vari benefici di un’attività sportiva c’è, soprattutto per gli sport di squadra, una maggiore possibilità di socializzazione e condivisione anche per i più giovani. Esiste un legame tra sport, capacità di socializzazione e autostima? Secondo una ricerca pubblicata dal “Journal of Sport Behaviour”, la solitudine di bambini in età scolare potrebbe essere legata alle loro abilità sportive. Lo studio, effettuato su circa 200 bambini tra i 4 e i 6 anni, ha dimostrato che i ragazzini più popolari e benvoluti sono quelli che hanno corporatura atletica e una naturale predisposizione allo sport mentre i bambini più gracili e con scarsa attitudine all’attività fisica sono più introversi e manifestano atteggiamenti di solitudine, bassa autostima e senso di esclusione. La conclusione è stata che praticare uno sport sia un vero strumento di socializzazione.

Foto | via http://www.saidaonline.com; http://upload.wikimedia.org, http://chepelle.altervista.org

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Mafia: pena ridotta a 7 anni per Dell’Utri

Post di Nicola Gilardi On giugno - 30 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Confermata la sentenza del primo grado ad eccezione del periodo successivo al ’92. Delusione per il procuratore generale Gatto. Dell’Utri: «Sentenza pilatesca»

di Nicola Gilardi

Marcello Dell'Utri, senatore Pdl

La seconda sezione della Corte d’Appello di Palermo ha condannato Marcello Dell’Utri a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Dopo sei giorni in camera di consiglio, i giudici hanno rigettato la richiesta del pg Nino Gatto che voleva 11 anni per il senatore del Pdl. La pena è stata ridotta rispetto al primo appello, quando la condanna fu di 9 anni.

«È una sentenza pilatesca – ha commentato il senatore – hanno dato un contentino alla procura palermitana – ha aggiunto – e una grossa soddisfazione all’imputato, perché hanno escluso tutto ciò che riguarda le ipotesi dal 1992 in poi» tornando poi ad esaltare la figura di Mangano definito come «eroe». Poi una stoccata al procuratore generale: «Cercherò il procuratore Gatto e gli farò le condoglianze».

La sentenza ha confermato la decisione presa nel primo grado di giudizio per il periodo precedente al 1992, ma dopo Dell’Utri non può essere incriminato per associazione mafiosa in quanto il fatto non sussisterebbe. La Corte non ha tenuto conto delle rivelazioni fornite dai pentiti Gaspare Spatuzza e Nino Giuffrè che si riferiscono a dopo il ’92.

Ad essere riscritta è stata la parte relativa alla presunta trattativa fra l’organizzazione mafiosa e Marcello Dell’Utri alla vigilia di Forza Italia. La Corte ha provato che il senatore ha intrattenuto stretti rapporti con gli uomini del boss Stefano Bontade e con gli uomini dei successori, cioè Totò Riina e Bernardo Provenzano fino alle stragi del 1992, ma nel successivo periodo non è stata provata nessuna frequentazione.

Il pentito Gaspare Spatuzza

«Sono profondamente deluso» ha commentato il procuratore Gatto. «Processualmente parlando, Dell’Utri non ha favorito la mafia. Ma questo non vuol dire affatto che ciò non possa essere accaduto in natura. Bisognerà piuttosto leggere le motivazioni della sentenza per capire i motivi che hanno spinto la corte a prendere questa decisione. Forse perché le affermazioni di Spatuzza non sono state ritenute attendibili, o perchè le prove portate dall’accusa sono state considerate infondate, o perchè sono mancati i riscontri».

Sull’ipotesi che l’indagine relativa alla trattativa fra Stato e mafia sia totalmente fallita il procuratore generale è stato prudente: «Non parlerei affatto di tomba, ma ripeto, occorrerà leggere attentamente le motivazioni per comprendere questa decisione».

Anche il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, ha commentato la sentenza. «Mi sorprende il fatto che Dell’Utri esprima soddisfazione per una condanna a 7 anni per un reato gravissimo, mi preoccupa che si parli di una realtà rovesciata. Considero più che soddisfacente la sentenza perché si conferma in pieno l’impianto accusatorio della Procura. Comunque leggerò le motivazioni per capire bene il motivo che ha spinto i giudici della Corte d’Appello ad assolvere Dell’Utri per i reati commessi a partire dal 1992. In realtà il periodo dal ‘92 nella sentenza di primo grado occupava solo il 15% dell’intera sentenza».

Nei prossimi giorni verranno pubblicate le motivazioni della sentenza. L’aspettativa è molta perché si potra capire in che modo sono state valutate le rivelazioni dei pentiti, giudicate ben fondate dal pg Gatto.

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Via gli azzurri…anche dai campi verdi di Londra

Post di Gloria Caruso On giugno - 29 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Quarti di finale domani per il maschile: Nadal-Soderling ancora scontro diretto

di Gloria Caruso

L’Italia saluta Wimbledon all’ultima fermata utile della prima settimana di gare. Con le sconfitte di Flavia Pennetta, Sara Errani e Fabio Fognini, il tennis azzurro rimane a Londra senza rappresentanti.

Dopo la sconfitta della Schiavone arriva un’altra delusione dalla Pennetta che è stata eliminata dalla ceca Zakopalova in due set: 6-2, 6-3. La brindisina, testa di serie numero 10, dopo aver giocato un primo set disastroso con un solo punto vincente e quattro palle break mancate su quattro non riesce più a rimettersi in gara. La Errani viene sconfitta per 6-3, 6-1 dalla Radwanska dopo un’ora e quaranta minuti. Infine Fognini che nel 3° turno si è arreso dopo 4 set al francese Julien Benneteau (6-4, 6-1, 4-6, 6-3) in due ore e ventuno minuti.

Torna a casa anche Jelena Jankovic che lascia il campo sul 6-1 (30) perché colta da un infortunio alla schiena cedendo il passo alla Zvonareva che approda, prima, ai quarti, disputati oggi, contro la Clijsters battendola per 3-6, 6-4, 6-3 e poi direttamente alle semifinali, previste per giovedì, dove se la vedrà contro Pironkova reduce oggi da una vittoria clamorosa contro Venus Williams battendola per 6-2, 6-3. L’americana, infatti, non è mai stata in partita e ha regalato alla bulgara molti errori.

Dall’altra parte del tabellone femminile, attesa la semifinale tra Serena Williams, che ha fatto fuori Na Li per 7-5, 6-3, contro la Kvitova.

Domani 30 giugno sono previsti, invece, i quarti di finale per il maschile dove si attende Roger Federer che dopo aver avuto vita facile contro l’austriaco Jurgen Melzer, numero 16 del mondo, (6-3, 6-2, 6-3) se la vedrà adesso contro il ceco Tomas Berdych (n. 12).

A seguire Djokovic contro Y. Lu, Tsonga contro Murray che con un netto 7-5 6-3 6-4 ha piegato dopo 2 ore e 6 minuti Sam Querrey.

L’ultimo quarto di finale vedrà, invece, fronteggiarsi due rivali ormai abituati a reciproci faccia a faccia: Soderling-Nadal. Entrambi uscenti vittoriosi dagli ottavi: Soderling ha battuto Ferrer dopo tre ore di gioco, 6-2, 5-7, 6-2, 3-6, 7-5, per Nadal invece, è stato più facile battere Mathieu (6-4, 6-2, 6-2) in appena due ore di gioco, non perdendo mai il proprio turno di battuta e davanti agli occhi di una particolare fan: Shakira.

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Google ritorna in Cina

Post di Silvia Nosenzo On giugno - 29 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Il Vice Presidente : « Gli utenti di Google non verranno più reindirizzati sul sito di Hong Kong. Basta alla censura. Rimarremo fedeli al nostro impegno »

di Silvia Nosenzo

Pechino – «  Dopo il lancio di Google.cn, il nostro motore di ricerca nella Cina continentale, abbiamo fatto del nostro meglio per facilitare l’accesso alle informazioni, piegandoci alle leggi del Paese. Non è stata affatto una cosa facile, soprattutto dopo che abbiamo annunciato nel mese di gennaio di porre fine alla censura su google.cn ».

Un cambio di strategia per il Google cinese dunque: il colosso americano ha infatti dichiarato di voler smettere di reindirizzare gli utenti verso il suo sito di Hong Kong, come ha fatto dall’inizio dell’anno, per non sottomettersi più alla censura di Pechino.

Google, dopo un lungo braccio di ferro con il governo cinese si era trasferito a Hong Kong, reindirizzando automaticamente gli utenti che si connettevano al sito cinese google.cn al sito google.com.hk.

«Nei prossimi giorni accoglieremo i nostri utenti cinesi su una nuova pagina», ha dichiarato il Vice Presidente di Google David Drummond sul blog ufficiale della mutinazionale, senza però precisare se il gruppo sarà nuovamente sottomesso alla censura cinese.

Questa nuova pagina, che offrirà un link al sito di Google Hong Kong, « consentirà agli utenti di fare ricerche su Internet o di continuare a utilizzare i servizi di google.cn come la musica o la traduzione senza filtro », ha aggiunto Drummond.

«  Questo approccio – ha sottolineato il Vice Presidente – ci permette di rimanere fedeli al nostro impegno e di non censurare i risultati ottenuti su google.cn. Dà inoltre agli utenti l’accesso all’insieme dei nostri servizi a partire da una nuova pagina ».

« Questa decisione si può spiegare con la cessazione, il 30 giugno, dela licenza accordata a Google per operare nella Cina continentale », precisa Drummond, sottolinenando che la decisione di indirizzare gli utenti verso l’antica colonia britanica è stata giudicata «inaccettabile» dai responsabili cinesi.

« Se continuiamo a reindirizzare gli utenti, la nostra licenzza ICP non sarà rinnovabile. Senza di essa, noi non possiamo tenere aperto un sito commerciale come Google.cn, altrimenti Google sarebbe effettivamente oscurato in Cina ».

L’Afp ha contattato un portavoce di Google Cina, Marsha Wang, che ha ulteriormente motivato la decisione di aprire una nuova pagina, spiegando che ormai gli utenti non sarebbero più trasferiti automaticamente verso Hong Kong, ma che dovrebbero farlo manualmente.

Da parte sua, però, il portavoce del ministro cinese degli Affari Esteri Qin Gang ha spiegato di non essere al corrente della decisione di Google, riaffermando la posizione del suo Paese sulla questione.

« Vorrei sottolineare – ha dichiarato Qin Gang -  che il governo cinese incoraggia le aziende straniere in Cina che operano nell’ambito della legge ». Una dichiarazione che lascia molti dubbi sulla disponibilità di Pechino a riaccogliere Google.

Foto via: http://www.zamaanonline.com/images/google-china-bear-flowers.jpg

http://advocacy.globalvoicesonline.org/wp-content/uploads/2009/06/google-china-past.jpg

http://d17revodemtrnq.cloudfront.net/674×281/s_v/Tianamen2549947551_334db835ae_b.jpg

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NBA: 1° luglio, il giorno della verità

Post di fediverson On giugno - 29 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

La nidiata di Free Agent capeggiati da LeBron James fa molta gola alle squadre NBA. Insieme a lui nomi del calibro di Dwyane Wade, Joe Johnson, Chris Bosh, Amare Stoudemire e probabilmente anche Dirk Nowitzki

di Federico Bertolotti

Akron (Ohio) - Nell’antichità, quando i Re e gli Imperatori erano ancora tali, era usanza far visita al castello del monarca di turno e omaggiarlo di ricchi doni per entrarne nelle grazie. Da giovedì 1° luglio 2010, dopo centinaia di anni, l’usanza tornerà in auge. Delegazioni dei Chicago Bulls, New York Kniks, New Jersey Nets e Washington Wizard faranno visita a sua maestà LeBron James il quale, dalla sua dimora di Akron-Ohio, emetterà il verdetto e darà il via alla (probabile) più grande girandola di fenomeni che la NBA abbia mai visto.

James LeBron

La data è certa perché nella NBA le regole sono ferree, solo ed esclusivamente da quando scadrà il contratto con i Cleveland Cavaliers, e cioè alla mezzanotte del 30 giugno 2010, i team manager delle altre squadre potranno approcciarsi a “the King” supplicandolo di diventare parte integrante del loro nuovo progetto.

Tutto questo potrà sembrare esagerato, ma se si pensa che la stima effettuata sul valore della franchigia di Cleveland (valutata attorno ai 400 milioni di presidenti spirati) senza sua maestà è praticamente dimezzata, allora forse capiamo perché attorno alla sua decisione ci sia tutto questo fermento. E saranno tutti immobili ad aspettare lui, perché l’esito della sua decisione influirà a cascata su quella di tutti gli altri free agent e segnerà il destino dei General Manager, su tutti Donnie Walsh GM di NY che da 2 anni sta letteralmente smantellando la squadra per poter avere spazio salariale sufficiente per portare nella grande mela LeBron e affiancarlo ad un’altra superstar e al nostro Danilo Gallinari.

Lo spazio salariale è la chiave per capire come mai solamente alcune squadre possono ambire ad ottenere i servigi di James. In NBA infatti ogni franchigia può spendere un massimo di circa 56 milioni di dollari per gli stipendi dei giocatori in roster, per ogni dollaro speso in più il team versa un dollaro di luxury tax ad un fondo che viene distribuito alle squadre che non superano il limite del monte salari.

Ad oggi, dopo gli ultimi scambi pre-draft, la squadra con maggior spazio salariale è Chicago che con 34 milioni liberi può offrire a James il massimo spendibile per un giocatore,  circa 17 milioni, affiancando al “Prescelto” un’altra super stella tra le altre prendibili sul mercato dei free agent (l’ipotesi più plausibile è Bosh o al limite Stoudemire per una questione di ruoli). Oltre allo spazio salariale, Chicago è anche la squadra che ha già sotto contratto i migliori giocatori rispetto alle altre pretendenti, potendo offrire a LeBron un cast di supporto molto valido con i vari Rose, Deng e Noah oltre al nuovo coach Tom Thibodeau, mago della difesa dei Celtics degli ultimi 3 anni. Nonostante tutti questi evidenti vantaggi però Chicago ha un grande svantaggio: LeBron dovrebbe vivere all’ombra del più grande di tutti, Michael Jordan, che di Chicago ha fatto la storia con i 6 titoli vinti negli anni 90, e questo potrebbe essere un peso non indifferente sulle spalle dell’ex numero 23.

Il secondo team con più spazio salariale è New York, anch’essa con oltre 30 milioni liberi e quindi in grado di portare una seconda stella al Medison Square Garden. Il cast di supporto è decisamente inferiore con poco da offrire oltre al nostro Gallinari, che ha dimostrato di poter diventare veramente un super giocatore, e al quasi nostro Mike D’antoni, allenatore molto amato dai giocatori NBA per via del suo spumeggiante modo di giocare. Di certo però l’ambiente di New York, oltre a essere un’autentica macchina da soldi per chi come James vuole stare sotto le luci della ribalta, è decisamente il più affascinante come prospettiva visto che la fame di vittorie nella metropoli all’ombra della statua della libertà è altissima e una squadra vincente non la si vede da praticamente un decennio.

Con buono spazio salariale ci sono anche New Jersey e Washington. La prima può offrire a James il supporto di alcuni buoni giovani come Harris e Lopez ma non sembra ancora pronta per avere una squadra da titolo. La seconda ha pescato la prima scelta al draft e ha optato per Wall, sulla carta un giocatore straordinario ma senza ancora esperienza in NBA e ha in Arenas un talento cristallino ma il cui comportamento ha già più volte danneggiato la sua immagine e quella della franchigia.

Dwyane Wade

Esiste anche un’altra opzione, forse un po’ pazza, ma non da escludere. Gli Heat di Wade, il quale sembra molto vicino al rinnovo con i suoi Miami che hanno lo spazio per portare James in Florida per creare la coppia potenzialmente più forte della NBA (insieme a Bryant sono i 3 più forti ad oggi della lega). Ci sarebbero dei problemi di chimica di squadra da risolvere ma con questo scenario il capo allenatore diventerebbe Pat Riley, un nome che è da sempre garanzia di successo.

Infine esiste l’ultima possibilità, sua maestà decide di rimanere dov’è, rifirma con i Cavaliers e prova a dare alla sua città un titolo che insegue da 7 anni. Sarebbe una scelta di cuore, di fedeltà e a quel punto tutti gli altri si dovrebbero accontentare delle briciole, perché anche se stiamo parlando di campioni assoluti, tutti vogliono LeBron, le altre sono scelte secondarie.

Potrebbe essere l’estate della rivoluzione per la NBA che, a prescindere dalla scelta di LeBron James, vedrà dei movimenti importanti visto che i vari Bosh, Stoudemire, Johnson, Boozer sembrano destinati comunque a cambiare squadra. A questi aggiungiamo Wade, Nowitzki, Pierce, Allen, Lee e Yao Ming tutti super campioni che hanno l’opzione di uscire dal proprio contratto per esplorare il mercato dei free agent. La geografia NBA potrebbe cambiare, ma una certezza rimane, i Lakers sono campioni in carica e quelli da battere anche l’anno prossimo, rimangono Bryant, Gasol e compagni.

Foto | via http://www.babble.com, http://www.nbamania.it, http://ctsportslawblog.files.wordpress.com

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Robben-Sneijder spezzano il sogno slovacco, la Seleçao di Dunga affonda il Cile di Bielsa: venerdì si incontreranno per un posto tra le prime quattro. La Gazzetta dello Sport alza la voce e lancia una petizione online per l’applicazione della tecnologia al calcio. Il link per firmare assieme a noi

di Francesco Guarino

Wesley Sneijder (Tuttoblogsport.com)

OLANDA – SLOVACCHIA 2-1: Robben (O) 18’p.t.; Sneijder (O) 39’s.t., Vittek (S) rig. 49’s.t.

Non è un’Olanda scintillante, ma tanto basta per avere la meglio su una Slovacchia che evidentemente ha esaurito la propria linfa vitale nella partita contro gli azzurri. A Durban vince la noia: dopo 18 minuti il solito sinistro velenoso di Robben sblocca il risultato, poi per un’ora abbondante l’apatia calcistica regna sovrana. Van Marwijk sceglie Van Persie attaccante centrale e spedisce Kuyt sull’esterno, sovvertendo gli equilibri naturali dei due giocatori. Ne risente l’intera manovra offensiva dell’Olanda, che fatica a trovare un efficace punto di riferimento avanzato, quale l’occasionalmente detronizzato centravanti del Liverpool sa essere alla perfezione. Gli orange non riescono a sferrare il colpo del ko e la Slovacchia nella ripresa prova a fare capolino, ma il mediocre portiere Stekelenburg, diventato titolare dopo l’addio di Van der Sar, fa la parata della vita contro l’Italian killer Vittek. Il suo collega Mucha non è altrettanto infallibile pochi minuti dopo, quando decide di uscire in maniera avventata su Kuyt: in mezzo all’area resta Sneijder, liberissimo di appoggiare nella porta sguarnita l’invito del compagno. Inutile il gol del 2-1 di Vittek al 94’: non c’è neanche tempo di riportare la palla al centro.

BRASILE – CILE 3-0: Juan (B) 35’p.t., Luis Fabiano (B) 37’s.t.; Robinho (B) 14’s.t.

Robinho in azione (Samuellincoln.com)

Un, dos, tres: il Brasile di Dunga rompe gli indugi e inizia a ballare (e far ballare) il samba. Per il Cile è una punizione fin troppo severa, perché gli uomini di Bielsa giocano un calcio tecnico, veloce ed efficace. Se avessero un paio di attaccanti meno frivoli e più implacabili in zona-gol sarebbero una delle potenze del calcio. Frivolezze ne fa poche il Brasile, che chiude la pratica con l’uno-due a fine primo tempo di Juan e Luis Fabiano: il romanista svetta in area di rigore imbarazzando in elevazione i piccoletti cileni, il pupillo di Dunga raccoglie un assist al bacio di Kakà e appoggia in porta, dopo aver aggirato il portiere.  La musica non cambia nei secondi 45 minuti, anche se Bielsa prova a smuovere le acque inserendo il funambolico Valdivia. Al 14’ Ramires, (sostituto di Felipe Melo, anche se a vederlo giocare le gerarchie dovrebbero essere invertite) cala un paio di binari sul prato dell’Ellis Park, vi si innesta sopra come un treno fino al limite dell’area e mette la palla in cassaforte tra i piedi di Robinho: tiro a girare sul secondo palo e buonanotte Cile. Da segnalare il terzo giallo in tre partite per Kakà e soprattutto l’ammonizione proprio di Ramires: già diffidato, a centrocampo la sua assenza peserà con l’Olanda. Il Brasile di Dunga cresce partita dopo partita e tutte le scommesse del tecnico, che da giocatore fece piangere l’Italia nel 1994, si rivelano azzeccate: lo schieramento ad “albero di Natale” di ancelottiana memoria, la scelta di Luis Fabiano al posto di Adriano, l’avanzamento a centrocampo dell’irrefrenabile Dani Alves e l’impressionante terzino del Lione Bastos, ieri autore di un’azione travolgente che per un soffio non ha chiuso in anticipo il contest sul gol più bello del mondiale. Riuscirà venerdì la difesa dell’Olanda a tenere a bada gli scatenati verdeoro? Sarà battaglia. Per gli olandesi, ahiloro, contro imprendibili mulini a vento.

Il logo della Gazzetta dello Sport (Seeklogo.com)

LA GAZZETTA S’È DESTA – La bella notizia del giorno arriva da via Solferino: finalmente la Gazzetta dello Sport, critica nei toni ma sempre piuttosto pacata nei modi, ha deciso di alzare la voce contro Blatter. Lo fa con un editoriale in prima pagina del neo-direttore Andrea Monti e con la proposta di un appello da firmare online. Nella proposta, indirizzata al presidente della FIFA Joseph “Jurassic” Blatter e ai colleghi plesiosauri dell’International Board, la Gazzetta chiede la promozione di «una commissione di alto livello e con ampi poteri, che sia rappresentativa di ogni componente tecnica e geografica, partendo da allenatori, giocatori, arbitri, dirigenti ed altre figure di esperti, anche del mondo scientifico». La finalità dell’appello è ovviamente quella di studiare con profondità «il possibile apporto delle immagini televisive o di altre forme di tecnologia». La Gazzetta in verità pone anche alcuni richiami alla possibilità di aumentare il numero degli arbitri, proposta che, a nostro parere, non risponde probabilmente a pieno alla necessità di certezza tecnologica che il calcio attuale richiede, in quanto l’occhio umano, anche se decuplicato, non può fornire sicurezza al 100%. Gli arbitri di porta (in arrivo nella prossima edizione della Champions League) sono il passo da formica della FIFA verso un calcio più trasparente e con meno errori-orrori decisivi. Nel 2010 è giusto chiedere un balzo, non un passo, e la proposta della “rosea” si muove comunque in questa direzione. Wakeupnews non può non essere accanto agli eminenti colleghi, per ridare bellezza e credibilità al calcio: firmiamo tutti.

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Just kids, i ricordi di Patti Smith

Post di Manuela Fraioli On giugno - 29 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Sono nata di lunedì nel North Side di Chicago, all’epoca della grande bufera di neve del 1946″

di Manuela Fraioli

Copertina del libro

Poetessa e icona del rock, Patti Smith ha narrato nel suo romanzo autobiografico la storia di lei e Robert Mapplethorpe, fotografo estremo morto di Aids nel 1989, mettendo a nudo se stessa nel ripercorrere questa storia d’amore e di un’ amicizia unica, necessaria, eterna, fatta di sogni comuni, di passioni, idee e ideali.

Il libro racconta la prima parte della vita della cantante, del suo arrivo a ventanni a New York, a fine anni Sessanta, e dell’incontro, casuale con Robert. La loro conoscenza, l’evolversi del loro rapporto, i primi passi verso la loro carriera artistica tutto raccontato attraverso la lucidità e la forza della scrittura di Patti Smith: pulita, visionaria, fotografica, a tratti cinematografica.

A presentare Patti Smith alla Feltrinelli di Milano, il giornalista Luca Sofri che, incapace di cogliere la rara personalità che si trova di fronte, conduce una presentazione noiosa a cui la stessa Patti Smith pone delle distanze. Alla domanda su come ormai il Chelsea Hotel non sia più quello di una volta Patti esce dal copione intervistatore-intervistato (se mai lo avesse preso sul serio!) e si ribella, feroce, a una domanda che non ha senso: “ era casa mia, è dove ho dormito a fianco di Robert!”. Che importanza hanno la fama di un luogo, le aspettative che genera, il senso che gli altri possono dargli? Ognuno ha la sua storia da raccontare. Patti Smith racconta la sua personale, quella che l’ha cresciuta, che l’ha condotta verso quel cammino di fama e dolore che l’ha portata ad essere un’icona.

Patti Smith

Quando le chiedono se scriverà un seguito del romanzo, in cui narri il resto della sua vita e della sua carriera artistica, Patti Smith conferma che ne sta ultimando la stesura e, dopo questa anticipazione, Patti lascia la sedia e va ad abbracciare la chitarra. Canta stralci di alcune sue canzoni, fa una dedica a Robert e improvvisa un testo per ringraziare Milano.

È l’artista che celebra se stessa, capace di creare appartenenze e di essere totalmente a suo agio in vesti comode e pratiche, che nulla hanno a che fare con forme di celebrità.

Patti Smith regala una serata perfetta riuscendo a capovolgere una presentazione zoppicante, ma forse è proprio la grandezza di un artista simile a banalizzare qualsiasi tentativo di contestualizzarla.

Just Kids, Patti Smith, Feltrinelli 201

www.pattismith.net

www.mapplethorpe.org

Foto via:

http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/02/justkidspattismith.jpg

http://rota.files.wordpress.com/2010/02/patti_smith.jpg

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Un ministro senza portafoglio appena nominato è accusato di appropriazione indebita e di ricettazione. Secondo l’opposizione la sua nomina a ministro è stata fatta per garantirgli l’impunità. C’è giallo sulle deleghe

di Sabina Sestu

Aldo Brancher tenta di avvalersi del legittimo impedimento. Scoppia la polemica e il ministro rinuncia ad utilizzare lo scudo della nuova legge. Il processo sul caso Antonveneta si svolgerà ai primi di luglio e non come aveva chiesto l’avvocato di Brancher il 7 di ottobre, con la scusa che il suo assistito avrebbe numerosi provvedimenti legislativi che lo occuperebbero in  prima persona. «Questi, però – ha osservato Eugenio Fusco, pm di Milano – sono lavori parlamentari e proprio per questo si era deciso di fare udienze di sabato, quando queste attività non si svolgono. Non ho detto nulla e non mi sono opposto a due precedenti richieste di legittimo impedimento – ha continuato – ma in questo caso non è giustificato. E la verità è che Brancher doveva esserci”. Il ministro è accusato di appropriazione indebita e di ricettazione per aver ricevuto soldi da Gianpiero Fiorani quando era a capo della Banca Popolare di Lodi. Brancher intendeva avvalersi dello scudo sul legittimo impedimento in quanto doveva “riorganizzare il dicastero”. È intervenuto persino il presidente della repubblica Giorgio Napolitano affermando che un ministero senza portafoglio non ha bisogno di essere riorganizzato.

« E’ indispensabile togliere di mezzo anche l’ombra di questo autoprocurato ‘impedimento’ sulla strada del governo» ha affermato l’Avvenire, secondo cui questo è un “un capolavoro di autolesionismo“. Il caso Brancher ha lasciato tutti con l’amaro in bocca, come ha messo in evidenza Enrico Letta, vicesegretario dei Democratici: «l’unica via d’uscita sono le dimissioni. Anche per le reazioni del ministro che peggiorano la vicenda». Il neo ministro da parte sua continua a ripetere di non capire la polemica che si è scatenata attorno al suo caso: «Sono stupito – dice risentito- che l’Italia sia fatta di cattiveria e di odio. Ma come l’Italia perde i mondiali e la gente se la prende con me?». Il noto giornalista Oliviero Beha ha commentato la dichiarazione di Brancher sui mondiali «E’ una cosa meravigliosa quella che dice questo politico. Di solito avveniva il contrario. È l’effetto rovesciamento della calcistizzazione della politica e della politicizzazione del calcio».

Il pm di Milano Fusco si è lamentato dell’assenza delle deleghe di Brancher: «Mi sento preso in giro – ha dichiarato il pubblico ministero – dalla certificazione del segretario generale della Presidenza del Consiglio non emerge quali deleghe abbia il ministro Brancher, insomma non si sa che ministro è». E il mistero si infittisce con le dichiarazioni del ministro: «L’opposizione? Vada a vedere le deleghe, quelle che sono scritte – avrebbe infatti dichiarato Brancher mostrando molta confusione – in questo momento… le deleghe… sulla Gazzetta Ufficiale, che se le leggano tutti. Vedo che ancora non sono state pubblicate. Sono sereno». L’attacco dell’opposizione è frontale. «Qui – hanno affermato in una nota congiunta i presidenti dei gruppi parlamentari dell’Idv di Camera e Senato, Massimo Donadi e Felice Belisario – c’é un intero Paese preso in giro. La sua nomina è un imbroglio dimostrato dal fatto che non ha uno straccio di delega o competenza».

«Dal tribunale di Milano arriva la conferma: si è fatto nominare ministro dal presidente del Consiglio per garantirsi l’impunità ed evitare di presentarsi questa mattina all’udienza del processo che lo vede imputato per ricettazione e appropriazione indebita» ha commentato Leoluca Orlando, portavoce dell’Idv. Orlando annuncia: «Presenteremo una mozione di sfiducia nei suoi confronti e chiederemo a tutto il parlamento di sottoscriverla». Filippo Penati, capo della segreteria politica del leader democratico Pier Luigi Bersani, afferma che Brancher «non solo ha dato prova di voler utilizzare le istituzioni per scopi personali e tutto meno che istituzionali, ma oggi aggrava la situazione aggiungendo frasi incredibili sul Colle. Aggiungendo vergogna a vergogna. Per questo lo abbiamo detto e lo ripetiamo, chiediamo le sue immediate dimissioni. Il compito del capo dello Stato è quello di difendere le istituzioni con gli strumenti messi a disposizione dalla Costituzione,- ha continuato Penati – ed è esattamente ciò che con le parole di ieri ha fatto egregiamente parlare di un Colle ‘manovrato’ è grave e conferma uno stile di Brancher

Leoluca Orlando

inadeguato a ricoprire il ruolo di ministro della Repubblica. Siamo curiosi adesso di vedere come reagirà la Lega, che in maniera furbetta sta provando a tirarsi fuori da una vicenda di cui fin dall’inizio è stata complice».

Il leghista Roberto Calderoli ha dichiarato che la scelta sulle dimissioni spetta solo a Brancher. «Io credo che il fatto di fare il ministro sia una cosa, sottoporsi agli adempimenti della giustizia un’altra: ciascuno sceglie per quello che è la sua responsabilità, penale e personale, e quindi giudichi lui che cosa deve fare». In pratica la Lega se ne lava le mani del caso Brancher. Non così i finiani secondo cui «L’unica soluzione è andare dal giudice». Italo Bocchino vorrebbe che Berlusconi intervenga con «l’unica soluzione possibile: quella di invitare Brancher ad andare immediatamente dinanzi al giudice».

Foto via:

http://www.mondoraro.org/wp-content/uploads/2010/06/napolitano-brancher-300×300.jpg

http://campodelleidee.files.wordpress.com/2008/12/direzione-centrale61.jpg

http://www.unsitoacaso.com/wp-content/uploads/2009/03/leoluca-orlando.jpg

Preview: http://claudiocaprara.ilcannocchiale.it

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Cosa c’è a pranzo? Paella de marisco

Post di admin On giugno - 29 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

La paella de marisco è un piatto unico a base di riso tipico spagnolo.
Come la tradizionale paella anche la paella di marisco deve il suo nome al tegame in cui viene preparata.
Questa è una versione base della paella di marisco, caratterizzata dalla presenza delle cozze e dei gamberoni che addolciscono questo ottimo primo piatto.

Ingredienti

  • Aglio 2 spicchi
  • Calamari 500 gr
  • Cipolle 1 grossa
  • Cozze 500 gr
  • Fumetto di pesce disidratato 1,2l
  • Gamberi e Gamberetti gamberoni 8
  • Olio di oliva extravergine 8 cucchiai
  • Paprika dolce 1 cucchiaino
  • Peperoncino in polvere 1/2 cucchiaino
  • Pomodori passata 200 ml
  • Riso arborio 400 gr
  • Scampi 4
  • Zafferano 2 bustine

Video Ricetta

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Capitale del Limpopo, Polokwane è una terra di leggende. Lussureggiante, magica e affascinante. Lasciatevi incantare

di Chiara Albricci

Non si può nascondere che scrivere questo articolo a pochi giorni dalla cocente sconfitta degli Azzurri, suscita un qualche sussulto di coscienza. Ma tant’è. Polokwane merita certo la visita! Cancellate spiacevoli ricordi scoprendo i segreti che questa città nasconde, lasciatevi conquistare dai suoi abitanti, dalla sua atmosfera accogliente e festosa.

Questa volta si comincia in modo diverso.

Per liberare mente e corpo dai brutti pensieri del mondiale, non c’è di meglio che rifugiarsi in una elegante SPA, tra bagni di vapore, terme romane e spettacolari paesaggi montuosi dell’ Agatha Spa Coach House Hotel o farsi coccolare al centro benessere della Riserva faunistica Witwater o ancora al Garonga Safari Camp. Se siete fortunati potreste capitare al momento giusto al villaggio di Haenertsburg e vivere un’esperienza insolita alla fiera olistica, tra guaritori alternativi, massaggi reiki e riflessologia. (African Wellness Health Spas, Health and Beauty Finder)

Ancora una piccola concessione, questa volta alla gola, per completare l’opera!

Centro regionale della buona tavola, Polokwane vanta ristoranti e locali di grande pregio. Primo fra tutti il Mawetse Fine Dining, con il suo famoso filetto al bacon e i piatti a base di gamberetti. Particolare è invece il barbecue, o meglio il chisa nyama del Thabang Butchery, un ristorante tipico della township di Seshego. La carne si sceglie direttamente alla macelleria annessa al ristorante e il cuoco la cucina per voi. Un altro ristorante consigliato di Seshego è la Lerato’s Tavern, ma anche l’Old Joe’s Bar Lounge e il Basil’s at the Ranch del Ranch Hotel, a 30 km da Polokwane. Caratteristico il Farm Yard Trading Post, insuperabile negli sformati di carne e funghi.

La “terapia d’urto” continua con un po’ di sano shopping! Un’attività rigenerante per signore e non solo. Insuperabile l’artigianato locale del Gemco Arts & Crafts e soprattutto il Savannah Mall dove si trovano articoli in pelle, gioielleria, oro, oggetti d’artigianato e souvenir.

Il centro cittadino ospita negozi, pub, centri commerciali, gallerie d’arte e musei, come il museo d’arte di Polokwane testimone della vita artistica del paese. Vale un salto anche il Museo della fotografia Hugh Exton o  l’Irish House, un edificio di epoca vittoriana. Non mancate di visitare la distilleria del leggendario liquore Amarula o perche no, il maestoso Meropa Casino & Entertainment World.

Riposati e  rifocillati potete ora spendere tutte le energie che avete recuperato sfidando la natura e le sue leggi, gravità compresa! Un volo in ultraleggero, un’arrampicata su roccia nelle montagne della regione del Magoebaskloof, escursioni nella valle incontaminata del Mohalapetsi, discesa a corda doppia, torrentismo (kloofing) o gite nel cuore selvaggio del Limpopo (Limpopo Tourism and Leisure), provincia di cui Polokwane è capitale. (Tzaneen – Adventure Activities). In alternativa si possono percorrere i sentieri dei monti Drakensberg, tra gole, foreste e corsi d’acqua spettacolari, o salire il picco più elevato del Limpopo, Iron Crown, che da il nome all’omonimo pub e sovrasta il villaggio di Haenertsburg, famoso per le cascate e la pesca alle trote. Una passeggiata alla diga Ebenezer e poi al passo Magoebaskloof, tra le strette curve a Tzaneen, fino all’ eucalipto più grande del paese con i suoi 82 m di altezza.

Polokwane, tra Johannesburg e il Parco Kruger, è la terra della leggendaria Regina della Pioggia. Si narra che perfino un guerriero coraggioso come il re zulu Shaka tremava di paura alla sola menzione del nome di Modjadji, la regina che lasciò lo Zimbabwe agli inizi dell’Ottocento portando con  sé la potente ‘magia della pioggia’ che qui al villaggio di Modjadji si stabilì in un lussureggiante bosco di cicadacee e diede inizio a una tribù matriarcale –i Lobedu.

L’area Venda (Limpopo – Venda), a nord-est di Polokwane, nell’area del Soutpansberg, ospita artisti e artigiani, antiche rovine archeologiche ed è permeata di una magica atmosfera mitologica. Da visitare il  lago Fundudzi, luogo di nascita e di creazione, e la sacra foresta di Thathe Vondo, sede degli spiriti ancestrali e dei luoghi di sepoltura reale, protetti da Nathathe, un leone dai poteri soprannaturali.Per scoprire l’artigianato e le leggende di questa tribù, percorrete Ribolla Art Route at Shiluvari Lakeside Lodge, che conduce all’area subtropicale attorno a Makhado. Qui lungo si possono visitare laboratori e assistere a spettacoli di danza tradizionale, acquistare sculture e oggetti intagliati, ceramiche, cesti, recipienti in argilla, ricami e molto altro.

Nei pressi della cittadina di Modjadjiskloof si può ammirare il più grande baobab del mondo: il Sunland Baobab con 6000 anni di età e più di 40 m di circonferenza la cui cavità ospita nientemeno che …un pub! A Mokopane si trovano invece Il Museo Arend Dieperink che illustra la vita dei pionieri Voortrekker e il sito archeologico della valle di Makapan. Affascinanti sono anche le antiche rovine della perdita città dell’oro di Mapungubwe, Patrimonio dell’Umanità, capitale di un regno dell’età del ferro.

Le città di Hoedspruit e Phalaborwa sono il cuore di un’area geografica ricca di riserve faunistiche di alto livello tra cui Klaserie, Thornybush, Kapama, Garonga, ma prima fra tutte il parco nazionale Kruger. La sezione del Limpopo del famoso parco è assai diversa da quella meridionale che fa parte dello Mpumalanga, qui si scoprono baobab, grandi mandrie di bufali e branchi di elefanti ed  è inoltre costellata di tracce di antiche civiltà africane.

I panorami dall’alto di Pekoe View, che domina le piantagioni di tè sono spettacolari e se tra una vista e l’altra avvertire un certo languorino, andate alla Coach House, dove si produce, incredibile ma vero, un famoso torrone!

Un’altra area da visitare è il Waterberg, con il parco nazionale Marakele, i lussuosi lodge o gli accampamenti tendati in riva al fiume come quelli dell’area selvaggia di Lapalala. Nella regione del Waterberg, ha sede il Legend Golf and Safari Resort, raggiungibile solo in elicottero, che vanta la prima 19.ma buca (che vale un milione di dollari) in cima a una montagna. Un Eldorado per i golfisti!

In ultimo l African Ivory Route (o strada dell’avorio africano): un percorso di 200 km che segue i confini con lo Zimbabwe, il Mozambico, il Botswana e include le parti più remote del parco Kruger settentrionale. Una sorpresa ad ogni chilometro!

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La rimonta dell’Inghilterra frenata da una svista del direttore di gara, che non vede il pallone del pareggio dentro di mezzo metro. Rosetti e Ayroldi non si accorgono di un clamoroso fuorigioco sull’1-0 dell’Argentina: la terna italiana vede sul maxi-schermo, capisce, ma non torna sui propri passi. È l’ennesima sconfitta del dinosauro Blatter

di Francesco Guarino

Sepp Blatter (thesun.co.uk)

Adesso va a finire che dobbiamo anche ringraziarlo. Già, grazie a Jurassic Blatter riusciremo a parlare di nuovo di quanto sia inadeguato il limitato occhio arbitrale rispetto alla velocità moderna e alle accresciute esigenze del gioco più bello del mondo. Che tale non è più, almeno da quando Sepp lo svizzero ha ancorato inesorabilmente il proprio deretano alla poltrona FIFA di Ginevra. Due errori mostruosi (tollerabili solo per la inevitabile fallacità umana, non certo per i 30mila euro che ogni direttore di gara intasca per il mese di “lavoro” in Sudafrica, al netto delle spese) che cambiano completamente la rotta di due tra le partite più attese degli ottavi di finali. Due errori che un’interruzione di 30 secondi del gioco, con relativa visione della moviola da parte del quarto uomo, avrebbe sbugiardato immediatamente. Con volti distesi in campo, niente calcioni da nervosismo e tutt’al più qualche plateale abbraccio al monitor tv.

GERMANIA – INGHILTERRA 4-1: Klose (G) 20’p.t., Podolski (G) 32’p.t., Upson (I) 37’p.t.; Muller (G) 22’ e 25’s.t.

La Germania fa barba, shampoo e Capello all’Inghilterra. Il giovane Thomas Muller ha imparato la lezione del Bernabeu, quando divorò solo davanti a Julio Cesar il gol dell’1-1 nella finale di Champions: nella ripresa la sua doppietta stende i demoralizzati inglesi e fa volare l’astronave teutonica di Loew. Nei primi 45 minuti, però, gli inglesi riescono a raddrizzare una partita compromessa dall’uno-due firmato Klose e Podolski: Upson realizza il 2-1 con un colpo di testa su uscita a farfalle di Neuer, poi Lampard ha la colpa di far andare il pallone “soltanto” di mezzo metro oltre la linea. Larrondo non vede perché è coperto dal mucchio selvaggio in area (ma quando il pallone batte due volte contro la traversa in quel modo è fisicamente impossibile che non abbia varcato la linea, l’esperienza servirebbe proprio a capire queste cose, n.d.r.), il guardalinee Espinosa neanche, ma lui sì che è in buona posizione. Il mancato 2-2 taglia le gambe all’Inghilterra, che è costretta a scoprirsi alla ricerca del pareggio. La doppietta di Muller ridicolizza la imbarazzante difesa inglese (basta allegre signorine ex-capitan Terry, su) e porta i tedeschi ai quarti. Nota per Blatter: sarebbe bastato anche il giudice di porta per vedere quel pallone dentro di mezzo metro. Cosa ne ha autorizzato a fare la sperimentazione (buona) in Europa League è un mistero, se poi quando serve lo lascia a casa. Nota per Capello: dopo la papera di Green, la stampa con un plebiscito ha voluto il ritorno di “Calamity” James tra i pali. Il gol beccato tra le gambe e la mezza fetecchia sul 3-1 dovrebbero bastare a far capire a sir Fabio e ai colleghi d’oltremanica che tra i pali è meglio un cartonato che qualsiasi estremo difensore inglese. Nota per Lippi: Muller a parte, il più forte dei tedeschi tecnicamente non è all’altezza del più scarso degli azzurri. Ma l’età media della Germania è di 25,4 quella dell’Italia 28,9. La differenza? I crucchi corrono, noi camminiamo. Pardon, camminavamo. Col fiatone.

La clamorosa svista di Rosetti e Ayroldi (worldcupblog.org)

ARGENTINA – MESSICO 3-1: Tevez (A) 26’p.t., Higuain (A) 33’p.t.; Tevez (A) 7’s.t., J.Hernandez (M)

La frittata italiana è completa. Dopo gli 11 cadaveri azzurri (copyright Forattini e il Giornale) e la strage calcistica dei Capello-boys, il lutto continua con lo scempio delle 3 giacchette funereamente nere Rosetti-Ayroldi-Calcagno (incolpevole solo l’ultimo): al 26’ di Argentina-Messico il portiere centroamericano Perez anticipa in uscita Tevez e la palla finisce sui piedi di Messi, che prova un pallonetto morbido indirizzato nella porta sguarnita. La palla è però corta e finisce sulla testa di Tevez, il cui appoggio in rete è tanto elementare quanto irregolare. La punta argentina è al di là non solo del portiere – rimasto all’altezza del dischetto – ma anche di tutti e due i difensori messicani, che lo superano solo dopo il tocco in rete. Non sappiamo cosa sia passato per la testa di Ayroldi, ma siamo quasi sicuri di ciò che succede dopo: il maxi-schermo dello stadio manda fugacemente le immagini del gol, ma il c.t. del Messico e il quarto uomo sudafricano Damon vedono tutto e quest’ultimo riferisce via auricolare ad Ayroldi. Rosetti e i collaboratori si parlano, ma o non si fidano di Damon o preferiscono far finta di nulla, convalidando ugualmente il gol dopo il ridicolo e inutile conciliabolo. Nella finale mondiale 2006 l’occhiata clandestina allo schermo era stata decisiva per l’espulsione di Zidane, stavolta l’eccesso di sicurezza e l’arroganza della terna italiana (mista al timore di dover spiegare a Blatter di aver fatto la cosa giusta e non sia mai…) hanno messo il cappio al collo a un bell’ottavo di finale. Il Messico, da par suo, ha voluto agevolare l’esecuzione del boia col fischietto, con Osorio che serve un perfetto assist a Higuain, che però non gioca nella sua stessa squadra e firma il gol numero 4 al Mondiale. Roba da record non tanto per il numero dei gol, quanto per la facilità e la bruttezza uniche al mondo di tutte le marcature del centravanti del Real Madrid. Ben più piacevoli il terzo gol di Tevez, che incenerisce Perez dal limite,  e la rete della bandiera di Hernandez che fulmina caballero Romero. Maradona può gioire e preparare la rivincita: sabato sarà Argentina – Germania.

Foto homepage: Reuters

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Nel capolugo ligure la sede della Capitaneria di Porto più evoluta, moderna e tecnologica del Mediterraneo. Conseguita la prestigiosa registrazione ambientale Emas, rilasciata per la prima volta in Europa

di Anna Gugliandolo

L'Ammiraglio Ispettore Ferdinando Lolli e l’Ing. Raffaele Vedova

Nasce a Genova la sede della Capitaneria di Porto più evoluta, moderna e tecnologica dell’intero Mediterraneo. Una serie di interventi – sia strutturali che impiantistici – condotti grazie a vari lotti di Finanziamenti Statali hanno consentito all’edificio, situato nel cuore del Porto Antico del capoluogo ligure (in via Magazzini Generali 4), di guadagnarsi questo importantissimo primato. Mentre è in corso d’opera l’ultimo cantiere, quello relativo alle camerate – agli ultimi due piani del palazzo – sono invece completamente operativi i primi due piani, sia per la parte aperta al pubblico che per quella di pertinenza militare.

Ruolo decisivo, in questo restyling totale della Capitaneria di Porto, è stato ricoperto dall’Ammiraglio Ispettore Ferdinando Lolli e dall’Ing. Raffaele Vedova, Coordinatore Tecnico dell’Edilizia demaniale Opere Marittime del Provveditorato Interreregionale OO.PP. Lombardia-Liguria (Ufficio n. 7 Provveditorato di Genova), ma anche dal Geom. Pasquale Meringolo della Edilpiemme S.R.L. (Via Tomaso Invrea 18/1, tel. 010 518145), una delle principali imprese appaltatrici.

«Al Provveditorato Opere Pubbliche, anzitutto, va il mio sentito ringraziamento – afferma l’Amm. Ferdinando Lolli – Questa ristrutturazione della Capitaneria era necessaria, a diciotto anni dalla sua inaugurazione. Siamo nel cuore del Porto Antico, e quindi rappresentiamo un biglietto da visita per la città». Tra gli aspetti sui quali ci si è concentrati maggiormente, quello della flessibilità degli uffici e della sicurezza. «I nostri uffici pubblici – prosegue l’Amm. Lolli – hanno la necessità di interfacciarsi costantemente con l’utenza, anche nelle ore notturne. Per questo i servizi sono stati potenziati, creando un front desk che, oltre tutto, dà un forte senso di accoglienza e di ricettività. Sono stati poi creati dodici sportelli, in modo da ricevere il pubblico in base alle varie esigenze, abbattendo i tempi di attesa. È stato avviato, all’uopo, anche un grosso processo di informatizzazione interna, che va di pari passo con l’informatizzazione dell’intera area portuale, attraverso il progetto del Port Management Information System».

Per la sicurezza, « – Spiega Lolli – è stata creata, ai piedi dell’ingresso principale, una cancellata, perfettamente armoniosa con il progetto firmato dall’Arch. Renzo Piano: questa impedisce, durante le ore notturne, l’accesso al mosaico e alla discesa, che era diventata una pista per gli amanti dello skateboard. Si è lavorato, inoltre, sull’impianto di videosorveglianza. Per quanto riguarda la parte privata, invece, sono state create nuove sale riunioni, tecnologiche e ad elevata capacità multimediale. Il fiore all’occhiello è rappresentato dalla Sala Porto Antico, il cui progetto è firmato dall’Arch. Fulvio La Torre: una sala a forma di nave, destinata alle riunioni di rappresentanza e ai convegni. Penultimo intervento – conclude Lolli – è stata la ristrutturazione completa della Sala Mensa e delle Cucine, in grado di fornire, ogni giorno, circa trecento pasti. Sono infine in corso i lavori per creare, agli ultimi due piani, trentasei camerate, ognuna con i propri servizi, per allontanarsi sempre più dal concetto di caserma e appropriarsi di quello di casa». Molto importante infatti, secondo l’Ammiraglio, «è la massima soddisfazione degli operatori, perché poi si lavora tutti più volentieri». «Grazie a tutti questi interventi – ricorda l’Ing. Raffaele Vedova la Capitaneria di Porto di Genova ha recentemente ottenuto due importantissime certificazioni: ISO 14001 e Registrazione Ambientale EMAS».

TUTTI GLI INTERVENTI ESEGUITI

Gli uffici pubblici. I nuovi uffici destinati alla ricezione del pubblico della Capitaneria di Porto di Genova sono stati realizzati dalla ditta Edilpiemme S.R.L. del. Geom. Pasquale Meringolo (Via Tomaso Invrea 18/1, tel. 010 518145). I nuovi uffici sorgono su un open space di circa mille metri quadrati e sono destinati, tra l’altro, agli sportelli per il rilascio delle patenti e delle licenze nautiche. «Una volta in questi spazi – afferma il Geometra Pasquale Meringolo – si trovavano gli alloggi dei marinai. Questi lavori hanno permesso di razionalizzare la struttura, con uffici funzionali e dotati delle tecnologie più avanzate. Si è operato su più fronti, sia nel corpo centrale dell’edificio che nelle ali laterali». I lavori sono durati un anno e sono stati portati a termine nei tempi prestabiliti. «Il restauro – prosegue Pasquale Meringolo – comprende una nuova pavimentazione in resina, ampie vetrate antisfondamento, tecnologie avanzate per quanto riguarda Internet, con l’introduzione di postazioni wireless». Tutti gli interventi sono avvenuti seguendo i criteri della bioedilizia. I lavori, per un totale di 380mila euro, sono stati interamente finanziati dal Provveditorato alle Opere Pubbliche. Responsabile del procedimento, l’Ingegner Raffaele Vedova, dell’Ufficio Tecnico del Provveditorato stesso.

Gli uffici destinati ai militari. Sono stati eseguiti lavori di rifunzionalizzazione interna del primo e del secondo piano, adibiti a uffici e sala polifunzionale. L’intervento è stato commissionato dal Ministero per le Infrastrutture e i Trasporti. Direttore dei lavori, l’Ing. Raffaele Vedova, progettista l’Arch. Fulvio La Torre. I lavori sono stati realizzati dalla Bettini Costruzioni S.R.L. e dalla Mbb S.R.L. per la parte impiantistica, in collaborazione con la Edilpiemme S.R.L. (Via Tomaso Invrea 18/1, tel. 010 518145) per la parte di opere murarie e finiture interne. A seguire il cantiere, il geometra di Edilpiemme Simone Meringolo. L’intervento alla Capitaneria di Porto è stato reso necessario a seguito delle mutate esigenze logistiche avvenute negli ultimi mesi. Sono stati creati uffici modulari con implementazione di pareti mobili a tutta altezza, in cristallo temperato ed è stata ridefinita, a livello architettonico, l’ex sala di rappresentanza, con la creazione di una sala polifunzionale.

La logica adottata dal progetto era quella di migliorare qualitativamente l’ambiente di lavoro, con una migliore massimizzazione degli spazi a disposizione. È stato anche costruito un nuovo sistema di controsoffittature, con illuminazione di tipo plafoniera a incasso. Quanto alla sala polifunzionale, l’Arch. Fulvio La Torre, spezzando l’originaria simmetria dell’ambiente, ha creato una sorta di “nave” che entra nell’involucro edilizio della Capitaneria e si propone come elemento distintivo. Pregiati i materiali utilizzati: dal gres fine porcellanato – di colorazione blu – per le piastrellature, al legno teak per il parquet. Rinnovata anche tutta la parte impiantistica, alla luce delle più recenti tecnologie. Sull’intera sala, poi, è stato effettuato un lavoro di insonorizzazione. Una parte della zona, infine, ha visto la collocazione di un wc per disabili, ricavato in una porzione dei bagni per le donne. Tutti i corridoi sono stati abbelliti con l’affissione di Scudi in legno e Gagliardetti legati alla Marina. L’importo complessivo dei lavori, compresi delle opere impiantistiche e di condizionamento, è stato di poco meno di 400mila euro, suddivisi tra opere edili e impianto elettrico.

La mensa e le cucine. Al piano terreno è stata creata una nuovissima sala mensa da cento posti a sedere, con nuova controsoffittatura e bancone per la somministrazione. Di fronte, la cucina della Capitaneria di Porto, capace di preparare circa trecento pasti a pranzo e duecento a cena. I lavori, sempre finanziati dal Provveditorato alle Opere Pubbliche, sono stati eseguiti dalla Edilpiemme.

LA REGISTRAZIONE AMBIENTALE EMAS

La Capitaneria di Porto di Genova ha conseguito nel Maggio del 2009 l’importante Certificato di Registrazione Ambientale di cui al Regolamento Comunitario 761/2001, denominato EMAS II. Si tratta di una vera e propria certificazione di qualità, attestante il massimo livello di affidabilità di un Sistema di Gestione Ambientale implementato ai sensi della Norma ISO 14001, riferita al Circondariato marittimo di Genova per le importanti attività istituzionali svolte, quali la Tutela ambientale, la ricerca e il soccorso, la sicurezza della navigazione, la security, la vigilanza sulla pesca marittima, l’attività di presidio territoriale della Marina Militare con compiti di difesa costiera, nonché la gestione delle Unità navali e degli automezzi in dotazione. La Capitaneria di Porto di Genova, pertanto, ha raggiunto per prima il massimo traguardo europeo di eccellenza in campo ambientale, sia come Comando militare che come Organo periferico della Pubblica Amministrazione, ed entra a pieno diritto a far parte degli organismi autorizzati a fregiarsi del prestigioso marchio. «Si tratta di un risultato storico – afferma l’Amm. Lolli – una scelta di coerenza comportamentale e di buon esempio, da parte di un corpo che da sempre è in prima linea nell’attuare e nel far rispettare le Leggi che regolano il delicato settore della tutela dell’ambiente e del mare».

Foto e testi Anna Gugliandolo

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Trent’anni dopo la strage di Ustica

Post di francescadorothy On giugno - 28 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Il 27 giugno 1980 il DC9 partito da Bologna esplode al largo di Ustica. 81 persone perdono la vita. La domanda è sempre la stessa: “Chi lo ha abbattuto?”

di Francesca Penza

I resti del DC9

Dalla sentenza-ordinanza del Giudice Istruttore Rosario Priore: “Ad ore 18.58 riferiva – è l’ultima delle comunicazioni da bordo – alla torre di Palermo, che comunica le condizioni del vento, la pista, il Cavok e la temperatura. Ad ore 18.59’45”, secondo le registrazioni di Roma Ciampino, l’ultimo segnale secondario del transponder, corrispondente alle coordinate 39°43’ Nord e 12°55’ Est, mentre l’aeromobile era livellato a quota FL250 e stabilizzato sulla rotta assegnata.”

Sono gli ultimi secondi e le ultime certezze del DC9 Itavia decollato da Bologna alla volta di Palermo e ingoiato dagli eventi tra Ponza e Ustica.

Ieri giornali e telegiornali hanno dedicato intere pagine alla vicenda, riproponendo il crogiuolo di insinuazioni, processi, sentenze, tracciati radar e domande. Trent’anni di domande ancora senza risposta.

La cosa certa è che questa è una storia piena di ambiguità che iniziano con il ritardo nelle operazioni di recupero la mattina del 28 giugno e proseguono nei giorni, nei mesi e negli anni successivi, alimentando perplessità e confusione ogni qual volta le conclusioni dei collegi peritali sono giunte ad escludere una possibile causa dell’incidente.

La notizia ripresa dalla stampaLe ipotesi che via via sono state prese in esame sono quattro:

-          cedimento strutturale. Ufficialmente esclusa il 16 marzo 1982 dalla perizia di una Commissione d’Inchiesta Ministeriale. La compagnia Itavia è stata per lungo tempo accusata di mantenere in operatività aeromobili definiti “carrette dell’aria”, accusa che si rivelò, in seguito, del tutto infondata: nel 1981 il ministro dei Trasporti Rino Formica revocò all’Itavia la Concessione dei servizi di linea, la compagnia divenne insolvente e nel luglio dello stesso anno passò in Amministrazione Straordinaria e venne liquidata. Gran parte dei vettori impiegati dall’Itavia furono acquistati da altre compagnie, revisionati e  rimessi in servizio;

-          abbattimento per quasi collisione con un altro velivolo. Esclusa dalla stessa perizia che dissolse i dubbi relativi ad un cedimento strutturale;

-          esplosione interna. Ipotesi sostenuta da Giovanni Spadolini, ministro della Difesa, sulla base di una perizia di un esperto esplosivista dell’Aeronautica Militare del gennaio 1989: il perito sostenne di aver rinvenuto tracce di esplosivo T4 su alcuni reperti rinvenuti in mare. La Commissione istituita da De Mita nello stesso anno avvalorò la tesi del missile, ma non escluse completamente la bomba a bordo. Nel 1990 i cinque periti della Commissione si dividono: due sostengono l’ipotesi dell’esplosione e tre l’ipotesi missile. Quattro anni dopo anche i periti di parte degli Ufficiali dell’Aeronautica incriminati sostennero la deflagrazione di un ordigno a bordo dell’aereo;

-          abbattimento per missile. Rimane l’ipotesi più probabile. Fu considerata già nel 1980 all’apertura dell’inchiesta di Roma da parte del Pm Giorgio  Santacroce: il 25 novembre 1980 John Macidull, esperto del National Transportation Safety Board, riconobbe un altro aereo, un caccia, sul tracciato radar. Nel 1982, durante un servizio della BBC “Murder in the sky”, Macidull ripropose le sue conclusioni appoggiato da un esperto del Pentagono, John Transue che suppose potesse trattarsi di un MiG 23 o di un MiG 25 libico.

Le rivelazioni di Cossiga del 2007 e del 2008 sembrano aver definitivamente confermato l’ipotesi dell’abbattimento, certo accidentale, a causa dell’impatto con un missile. Già le note conclusive dei periti radaristici lette da Priore nel 1999 presentano una situazione del tutto compatibile con l’ipotesi missile:

“L’incidente al DC9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento, il DC9 è stato abbattuto”.

Difficile non cedere alla tentazione di definire la vicenda “intrigo internazionale”: dietro la scaramuccia aerea causa dell’incidente ci sarebbe il tentativo di eliminare Gheddafi. Francia, Stati Uniti e persino l’ex Unione Sovietica sembrano coinvolti a vario titolo.

Suicidi e morti inspiegabili, tra cui l’incidente delle Frecce Tricolore presso la base Nato di Ramstein, silenzi intimati, tracciati radar scomparsi, rapporti personali tesi tra due personaggi di rilievo della Compagnia e dello Stato, dichiarazioni ambigue di leader politici, un MiG schiantato sulla Sila, queste sono alcune tessere del mosaico della tragedia di Ustica.

Per ricostruire tutta la storia e gli eventi collaterali servirebbe uno studio meticoloso della Sentenza-ordinanza, delle requisitorie dei Pm, delle perizie, delle sentenze di vario grado e anche in questo modo il risultato sarebbe una frustrante confusione.

È questa la sola verità incontestabile: la frustrazione di trent’anni di ricerche e di speranze e di delusione negli sguardi dei parenti e degli amici, ma anche di chi vuole solo delle risposte.

Parenti delle vittime

Ieri tutti hanno ricordato quello che è successo, hanno sollevato domande e obiezioni guardando il telegiornale, si sono lanciati in speculazioni su quanto sia realmente successo. Ma è già ieri e oggi quelli che si fanno ancora domande sono pochi, sono i parenti delle 81 vittime che cercano di non far cadere nel dimenticatoio non solo la morte dei loro cari, ma anche una fetta di storia, che si impegnano anche perché la bellezza e l’arte servano a portare avanti la lotta.

“Riteniamo che l’intera verità sia dovuta non soltanto ai parenti delle vittime, cittadini italiani innocenti, ma alla dignità stessa della Nazione. Chiediamo con forza che ogni sostegno sia dato alle indagini che la Magistratura sta conducendo; in particolare vogliamo che Stati amici e alleati sentano quanto sia forte l’impegno per la verità di tutto il Paese”.

Sono le parole di presentazione della rassegna “Arte. Fiore della Memoria” e “Il Giardino della Memoria” (il programma è consultabile sul sito http://www.ilgiardinodellamemoria.it/), scritte da Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica. Parole che, con risolutezza, chiedono impegno, non solo ieri, ma oggi e domani fino a che non saranno sciolti gli ultimi nodi.

Ora non resta che aspettare la rogatoria internazionale che porterebbe la Francia a collaborare apertamente con il Governo italiano, come fatto presente dal portavoce del Ministero degli Esteri francese Bernard Valero, in seguito alle dichiarazioni che ricondurrebbero ad un aereo francese la responsabilità dell’incidente del DC9 Itavia.

Foto | via http://tifeoweb.it, http://www.corriere.it

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I pomodori gratinati alla pugliese, possono essere serviti come ricco contorno da accostare indifferentemente a piatti di carne o di pesce, oppure come sfiziosi e saporiti antipasti.

I pomodori vengono tagliati orizzontalmente e svuotati della loro polpa, salati e messi a sgocciolare per qualche minuto; verranno successivamente farciti con un misto di pangrattato, olio, aglio, prezzemolo, basilico, capperi, acciughe e pepe e quindi gratinati al forno.

Ingredienti per 4 pomodori

  • Acciughe (alici) sotto sale 3
  • Aglio 1 spicchio
  • Basilico 6 foglie
  • Brodo vegetale 100 ml circa
  • Capperi sott’aceto 1 cucchiaio
  • Olio extravergine di oliva 3 cucchiai + il necessario per ungere la teglia
  • Pangrattato (o mollica di pane) 3 cucchiai
  • Pepe macinato a piacere
  • Pomodori ramati medio-grandi sodi e maturi 4
  • Prezzemolo tritato 2 cucchiai
  • Sale q.b.

Preparazione

Pomodori gratinati alla pugliese

Lavate e tagliate i pomodori a circa ¾ della loro altezza, tenendo da parte la calotta con il picciolo che vi servirà come guarnizione per il piatto finale (1-2).
Con un coltellino scavate la polpa tutta intorno alla circonferenza del pomodoro e successivamente, con un cucchiaino estraetela (3);

Pomodori gratinati alla pugliese

salate l’interno dei pomodori (4) e poneteli capovolti su di una gratella a scolare (per circa 20 minuti), in modo che perdano l’acqua di vegetazione (5). Nel frattempo preparate il ripieno: lavate sotto l’acqua corrente le acciughe sotto sale, poi asciugatele, diliscatele e tritatele.

Pomodori gratinati alla pugliese

Mettete in una ciotola il pangrattato, aggiungete le acciughe, i capperi strizzati e tritati, l’aglio schiacciato, il prezzemolo, il basilico tritato, l’olio, il sale e tanto brodo quanto ne servirà per ammorbidire il ripieno senza renderlo però liquido (7). Prendete ora i pomodori, riempiteli dividendo equamente il ripieno (8) e poneteli in una teglia leggermente unta; infornateli a 200° per circa 40 minuti (9). Non appena i pomodori saranno leggermente raggrinziti e il ripieno sarà ben dorato, estraeteli dal forno, lasciateli intiepidire e poi serviteli guarnendoli con il loro “coperchio” (la calotta superiore che avrete messo da parte).

■ Consiglio

Volendo, per rendere ancora più saporito l’impasto che farcirà i pomodori alla pugliese potrete aggiungere delle foglie sminuzzate di menta o erba cipollina, ed eventualmente uno o due cucchiai di formaggio grattugiato.

Fontee foto Giallo Zafferano

Ricetta cucinata e fotografata da Sonia Peronaci
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Un mondiale dalla testa ai piedi

Post di Natalia On giugno - 28 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Come la moda è in grado di sollevare gli animi dei vinti, e la Coppa dei vincitori!

di Natalia Radicchio

Naomi Campbell testimonial dello scrigno per la Coppa del Mondo

Firenze – E mentre la nazionale italiana chiude le valigie e torna a casa dopo lo sconcertante fallimento ai mondiali di calcio sudafricani, i pronostici in fatto d’economia dovrebbero vedere comunque incrementare le vendite di prodotti d’abbigliamento calcistico, in Italia e nel resto del mondo.

A seguito dell’ultima Coppa del Mondo del 2006 svoltasi sul suolo tedesco, il giro d’affari del settore magliette e calzature da calcio ha fatto registrare un aumento del 13% rispetto al 2005 nei cinque più grandi Paesi europei (Francia, Italia, Germania, Gran Bretagna, Spagna), come riporta l’istituto NPD Group di ricerche di mercato.

D’altronde, molto è stato fatto nel prêt-à-porter in nome di questi mondiali, l’interesse degli stilisti per lo sport non è cosa nuova.

Dolce & Gabbana, ad esempio, ha disegnato la divisa formale degli Azzurri con il blu come elemento chiave sia dell’abito ‘Martini’ composto da giacca a due bottoni, sia del trench trapuntato, mentre gli occhiali da sole sono caratterizzati dal tricolore sul battente. Per tutti gli appassionati di calcio, in particolare di quello italiano, ha poi realizzato tute, giubbotti, polo, canotte, pantaloncini e felpe con i colori verde, bianco e rosso. Molto successo ha riscosso la divertente t-shirt, che fa parte della collezione GYM e Underwear, con l’inno di Mameli stampato sul davanti.

La Puma, per la quale l’Africa rappresenta un impegno sportivo di lunga data e costituisce una terra di grandi opportunità, è recentemente entrata nel capitale sociale della Wilderness Holdings, che ha da poco debuttato nelle borse del Botswana e di Johannesburg.

Il brand del felino, che il 28 e 29 maggio scorsi ha firmato le maglie dei giocatori africani per l’evento-raccolta fondi “Africa Unity Experience”, una partita seguita da un concerto, vanta l’equipaggiamento di 7 squadre in Africa del Sud, tra cui quella dei nostri ex-campioni del mondo.

A Pitti Immagine Uomo, salone di riferimento leader per tradizione e qualità nel settore della moda maschile che lo scorso 18 giugno ha chiuso la sua 78esima edizione con 19.200 compratori (una crescita del 6,5% rispetto all’edizione di giugno 2009), molti stilisti si sono ispirati proprio all’evento più risonante del momento. Dalle giacche doppiopetto del giovane Lapo Elkann per Italia Independent in tessuto tricolore ispirato alla bandiera italiana, alle tute chic di Simona Ventura che hanno come tema comune proprio il calcio.

«E’ una dedica ai Mondiali e alle squadre più amate d’Italia». Così Simona Ventura ha presentato la nuova collezione di tute da lei firmata, ispirata alle squadre del campionato italiano di calcio, durante un evento presso lo stand “Star Chic” del Pitti Uomo che ha visto tra le indossatrici Elena Santarelli, Chiara Tortorella e Cristina De Pin.

«Star Chic è iniziato come gioco, ma sta diventando un mestiere! Tutto è nato anni fa per essere comoda e in ordine tutti i giorni, anche quando sto con i bambini. Era una mia necessità, una necessità di amor proprio», ha spiegato la Ventura che per l’occasione indossava la tuta dedicata alla Nazionale.

Simona Ventura presenta le tute del campionato

Insomma praticità ed eleganza, come la mise che rivestirà la Coppa del Mondo 2010.

Ebbene si, il tanto agognato trofeo ora ha uno scrigno appositamente studiato e firmato Louis Vuitton, che realizzerà il pregiato oggetto nel suo storico atelier di Asnières nel tempo record di un mese e mezzo. Presentato a Parigi da dove partirà per Johannesburg, ha avuto come madrina d’eccezione la top model Naomi Campbell.

Il prezioso trofeo, in cui due atleti stilizzati che sorreggono il mondo rappresentano l’esultanza e la grandezza dell’atleta nel momento della vittoria, non viaggerà più in un’anonima scatola di ferro ma in un bauletto rettangolare decorato con il classico monogramma LV, che si apre su un lato e dall’alto, e ha una maniglia rinforzata per trasportare i 6 chili e 175 grammi d’oro 18 carati del trofeo.

Che dire, speriamo che premi la squadra migliore, risollevando gli animi e l’economia!

Foto via:

http://it.fashionmag.com/news-107924-Pitti-Simona-Ventura-lancia-le-tute-chic-ispirate-al-calcio

http://www.raisport.rai.it/dl/raisport/Articoli/ContentItem-64538acd-03af-4de3-83dd-268dfc62ebd6.html

http://www.stylosophy.it

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Completa la festa tricolore Michel Fabrizio che sale sul podio in gara 2

di Mara Guarino

E’ fuga nel mondiale per il pilota italiano Max Biaggi

Misano Adriatico –  Max Biaggi festeggia il suo compleanno con la quarta vittoria consecutiva: il romano si è infatti reso protagonista di una fantastica doppietta in occasione del Gp di San Marino. Un gran pilota ma anche una grandissima Aprilia che lo stesso Max non può fare a meno di definire “magica”  durante il rito del podio. Il vantaggio su Leon Haslam è adesso di 37 punti: un bottino niente male per quello che, almeno sulla carta, rischiava di essere un weekend di sofferenza per la RSV4. Il doppio successo americano è invece replicata in scioltezza.

GARA 1 – Nonostante i pochi sorpassi nelle posizioni di vertice, la prima manche è comunque intensa, con distacchi contenuti sul traguardo. Troy Corser, che scatta dalla pole, parte bene; al suo inseguimento si mettono subito Max Biaggi e Carlos Checa. Appare evidente che saranno questi 3 i piloti in lotta per la vittoria. A tenersi  fuori dai giochi sono invece Leon Haslam, in apparente difficoltà su questa pista, e Cal Crutchlow, che purtroppo si stende mentre tenta una forsennata rimonta. La situazione si movimenta quando Biaggi decide di mettersi davanti alla BMW di Corser: l’italiano non riesce a dare uno strappo evidente ma mantiene il comando. Il controsorpasso pare imminente ma è Checa a metterci lo zampino a pochi giri dalla conclusione, portandosi in seconda piazza. Le posizioni sono ormai cristallizzate. Onore comunque alla BMW che ha oltretutto conquistato la sua prima storica superpole nelle derivate di serie. Niente male nemmeno gli altri italiani: Fabrizio chiude quarto mentre Scassa è undicesimo. Per lui una gara in recupero dopo una brutta partenza.

BMW raggiunge a Misano un eccellente risultato

GARA 2 – Nella seconda manche del GP sanmarinese è solo Biaggi a ripetersi, anzi a migliorare ulteriormente la sua prestazione: il romano prende il largo verso la metà di gara e taglia il traguardo in assoluta solitudine. Cambiano poi anche gli inseguitori che, questa volta, rispondo al nome di Haslam e Fabrizio. L’inglese vuole il secondo posto per riscattarsi dopo la prestazione non convincente di gara 1 e, soprattutto, limitare i danni in ottica mondiale. Michel decide invece di dare una spolverata alla sua aggressività battagliando con Crutchlow per il terzo gradino del podio. Che lotta! E alla fine sarà proprio l’italiano ad uscirne vincitore, precedendo, oltre al promettente inglese, anche Carlos Checa. L’altro protagonista della prima manche, Corser, chiuderà invece decimo a causa di un lungo nell’ultimo giro. Di nuovo interessante anche la prestazione di Scassa, giunto ottavo.

Prossimo appuntamento tra due settimane a Brno, in Repubblica Ceca.

Foto via

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http://www.motoblog.it

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Karate Kid, un remake riuscito alla grande

Nelle sale il film con il giovane talento Jaden Smith alle prese con un sorprendente Jackie Chan nei panni di un maestro di arti marziali

Morto Tiberio Murgia

Si è spento all’età di 81 anni il mitico Ferribotte de “I soliti ignoti”. Malato da tempo, era ricoverato in una casa di cura in provincia di Roma

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Un vino particolare permette a due ragazzi, dopo un solo sorso, di fare brevi viaggi nell’aldilà, un aldilà che si rivelerà essere un limbo bizzarro e irrazionale

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