Leggere spesso le mail professionali è sintomo di dipendenza da lavoro. Lo rivela uno studio australiano
di Fabrizio Giona
Nell’era delle dipendenze, uno nuovo spettro si aggira nei meandri della nostra società: la work-addiction, ovvero la dipendenza da lavoro. A rivelarlo uno studio effettuato dall’Università di Sidney e pubblicato su Work’s Intimacy.
La ricercatrice Melissa Gregg ha condotto uno studio su 26 lavoratori di grandi aziende a cui la rivoluzione digitale ha letteralmente cambiato la vita. Smart-phone, computer, social network, insomma una connessione costante col mondo per migliorare le proprie prestazioni lavorative e accrescere il rendimento. Ma allo stesso tempo una dipendenza vera e propria, al pari delle altre tipologie di addiction.
Il primo sintomo, spiegano gli esperti, è quello di non riuscire a staccarsi dalle mail professionali anche al di fuori dei normali orari di lavoro, tanto che addormentarsi con il pc portatile sulle gambe o guardare la posta prima del caffè sono divenute ormai abitudini diffuse. “È una specie di lavoro nero, non riconosciuto e non retribuito – spiega Gregg – del quale prima o poi aziende e lavoratori dovranno tenere conto”.
Non solo i più giovani, quindi, sono malati di computer, facebook e posta elettronica. Ma anche gli adulti e sempre più: “Dicono di essere preoccupati per la dipendenza da Internet dei figli – afferma la ricercatrice australiana – e invece sono essi stessi drogati di tecnologie”.
Insomma, il mondo è una ruota che gira e questa ne è la dimostrazione. Un consiglio: se il primo e l’ultimo gesto della giornata è dare una sbirciata alle mail, staccate la spina prima che sia troppo tardi: il vortice della dipendenza vi sta per risucchiare.

