Thursday, May 17, 2012

Le strutture del terrore

Post di Alberto Maria Vedova On aprile - 21 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Ospedali psichiatrici giudiziari e carceri in Italia? Come set di film horror. Il rapporto del Comitato per la tortura del Consiglio Di Europa denuncia il Bel Paese

Camicia di forza

di Alberto Maria Vedova

Il caso
Privi di muoversi, seminudi, tutto il giorno. Un giaciglio obbligatorio con toilet compresa. Questo il servizio all inclusive dell’ospedale psichiatrico giudiziario Filippo Saporito di Sant’Eframo (Aversa) riservato ai propri reclusi, secondo quanto emerso dal rapporto pubblicato ieri a Strasburgo dal Comitato per la prevenzione della tortuta del Consiglio Di Europa. La delegazione, che esamina per mezzo di sopralluoghi nelle carceri il trattamento delle persone prive di libertà, ha bocciato il Bel Paese definendo la situazione “inimmaginabile”. Relativo alla quinta visita periodica effettuata sul territorio italiano tra il 14 e il 26 settembre 2008, il documento stilato dal Cpt ha infatti messo in luce uno scenario di inumanità.

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Attrezzatura ospedaliera inadeguata, topi in cortile, igiene inesistente, assenza di procedure di monitoraggio e controllo. Nella struttura campana i reclusi-pazienti che mostravano comportamenti aggressivi venivano immobilizzati anche per dieci giorni a un letto. Per 24 ore su 24 rimanevano legati mani e piedi e al livello del torace senza alcuna possibilità di muoversi, con qualche straccio addosso, sporchi. Ma, come se non bastasse, il già discutibile e cinematografico scenario da film horror, che ci ricorda Shutter Island del maestro Martin Scorsese, è contaminato da elementi pulp. Il materasso di lattice dei reclusi era infatti fornito di un’apertura centrale sotto la quale era posto un secchio. A cosa servisse quest’ultimo è facile arrivarci.  La relazione del Comitato ha sottolineato anche come al Filippo Saporito così come in altre strutture di reclusione esisterebbero numerosi casi di maltrattamento denunciati dagli stessi detenuti. Inoltre, alcuni reclusi, secondo l‘indagine, sarebbero stati trattenuti più a lungo di quanto non richiedessero le loro condizioni,  mentre altri anche oltre lo scadere del termine previsto dall’ordine di internamento.

Le reazioni
“Internati legati al letto? Per carità, qui non accade. Rispettiamo i protocolli previsti”. Questa la prima risposta di Carlotta Giaquinto, direttrice dell’ospedale psichiatrico giudiziario di un paese fino ad oggi famoso soltanto per le mozzarelle di Bufala e per qualche scaramuccia camorristica stile far west. “E’ vero, invece, – ha continuato la direttrice – che l’ospedale è ospitato in un edificio storico e questo può creare qualche disagio. Al momento abbiamo in ristrutturazione due padiglioni”. Secondo la Giaquinto, insomma, la parentesi storta di tutta la faccenda sarebbe riscontrabile nell’antichità della struttura, vecchio convento del 1800. Niente letti di contenzione, quelli, assicura, sono scomparsi dal primo gennaio 2009. Dello stesso parere Adolfo Ferraro, psichiatra direttore sanitario della struttura, il quale ha spiegato: “Siamo probabilmente gli unici a non avere più letti di contenzione. I problemi nascono invece dal fatto che c’é una carenza di personale sanitario a fronte di una prevalenza di quello penitenziario in seguito a quanto previsto da un Dpcm del governo Prodi che ha fatto degli Opg vere e proprie strutture carcerarie, con la prevalenza di un modello penitenziario rispetto a quello sanitario”.
La scomoda location di ricovero penitenziario, “a casa de’pazz”, direbbero da quelle parti, ospita attualmente 306 internati, di cui una ottantina che hanno scontato la misura e che non sono più pericolosi e che quindi, dopo il via libera da parte delle competenti autorità giudiziarie, potrebbero essere ospitati in strutture sanitarie esterne. Un sovraffollamento, dunque, riscontrato in occasione della visita autunnale del 2008 e ancor prima nel 2007, secondo quanto evidenziato nel rapporto, è proprio il caso di dirlo, galeotto.
E le forze dell’ordine? Novantaquattro agenti, meno di un terzo dei pazienti. Probabilmente tutti molto muscolosi.

Non solo Aversa
Il Cpt ha denunciato nel rapporto anche alcuni casi dove esistevano prove oggettive di maltrattamenti avvenuti a opera di poliziotti e carabinieri. Sotto esame il livello di violenza riscontrato all’interno delle carceri di Brescia-Mombello e di Cagliari-Buoncammino, dove episodi di violenza tra detenuti nel corso del 2008 hanno causato lesioni gravi e, in un caso, la morte di un carcerato.
Per evitare il ripetersi di casi simili, o comunque limitarne il numero, il Cpt ha invitato l’Italia ad adottare una serie di interventi. Prima tra tutte, sembrerà assurdo per un Paese così all‘avanguardia, quella di garantire l’accesso immediato a un avvocato subito dopo il fermo anziché dopo la convalida dell’arresto. E per quanto riguarda il ruolo che dovrebbero svolgere i medici? Si invitano i signori in camice bianco a non nascondere più dettagli che possano costituire prova di un maltrattamento.

Testimonianze
Soltanto l’estate scorsa, Giusto Catania, europarlamentare, dopo una visita ispettiva in un istituto psichiatrico giudiziario raccontava: «sono davvero scosso e preoccupato per quello che ho visto e posso assicurare che ho una lunga esperienza di visite in strutture detentive. Ho visto gli internati in celle sporche, umide e spoglie, in quattro o cinque per stanza, vestiti di abiti laceri e consunti. La maggior parte di loro trascorre il tempo stesa a letto, anche in pieno giorno, in letti e materassi sporchi e consumati dal tempo. L´unico svago è fumare. Le loro condizioni di salute e di igiene appaiono precarie e diversi di loro presentano anche segni di evidenti dermatiti. Sono scene che richiamano alla mente i manicomi chiusi con la legge Basaglia». Parole confermate dalla cronaca. Proprio in quel periodo, infatti, si registravano casi di morte per tubercolosi in istituti, mentre all‘inizio di quest‘anno un detenuto moriva soffocato dal proprio rigurgito di cibo.

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