Uno studio australiano smentisce l’dea che i videogiochi violenti causino difficoltà a prendere sonno negli adolescenti
di Laura Guerrato
La convinzione che giocare ad un videogioco violento prima di andare a dormire ritardi il sonno è sbagliata. A dimostrarlo è una ricerca svolta dalla Flinders University di Adelaide, in Australia.
La relazione, stilata da alcuni ricercatori in psicologia e pubblicata sulla rivista scientifica Journal of Clinical Sleep Medicine, riporta i dati di una sperimentazione su un gruppo di 13 adolescenti di età compresa tra i 14 e i 18 anni, scelti perché abitualmente si addormentano entro 15 minuti una volta andati a letto.
Ad alcuni di loro è stato proposto di giocare per 50 minuti (tempo massimo di gioco continuato secondo quanto raccomandato dai produttori di videogames) a Call of Duty 4: Modern Warfare, quarto capitolo della serie di Activision, ambientato un periodo storico vicino ai giorni nostri e dedicato alla guerra contro un’ipotetica coalizione tra ultra-nazionalisti russi e terroristi islamici. Un videogioco particolarmente forte a livello emotivo e coinvolgente per la richiesta di attenzione. Mentre ad altri, invece, è stato proposto di vedere, sempre per 50 minuti, il documentario di Luc Jacquet La marcia dei pinguini.
I ragazzi che hanno giocato a MW hanno ritardato il momento di prendere sonno solo di qualche minuto (circa 4) rispetto a coloro che hanno visto il documentario. Mentre non sono state riscontrate differenze significative nel grado di eccitazione fisiologica tra i due gruppi di ragazzi osservati.
Tuttavia, per stessa ammissione dei ricercatori della Flinders University, i risultati sono discutibili. Infatti l’uso del videogame per 50 minuti è troppo ridotto per avere effetti sul sonno, perché il giocatore non arriva ad essere coinvolto emotivamente dal gioco.
E anche perché non è verosimile che un ragazzo giochi per così poco tempo, le sessioni solitamente sono molto più lunghe e soprattutto ripetute per settimane, una sera dopo l’altra. Nonché possono essere ripetute più volte durante tutto l’arco della giornata, accrescendo sempre di più il coinvolgimento e tenendo alta la concentrazione.
Un’altra osservazione potrebbe essere quella che il ragazzo, man mano che avanza di livello all’interno del videogame, risulta molto più coinvolto rispetto all’inizio. Questo può quindi portare a risultati contrastanti con quelli della ricerca australiana.
