Thursday, May 17, 2012

Happy birthday Carnaby Street: 50 anni e sentirli

Post di Francesco Guarino On aprile - 17 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Il regno della musica, della moda e delle tendenze. Carnaby Street festeggia la prima metà di secolo, ma il peso degli anni inizia a farsi sentire

di Francesco Guarino

Mary Quant e le sue modelle in minigonna

Quartiere di Soho. Una lingua di granito di poche centinaia di metri, incastonata tra la Great Marlborough e Beak Street. È qui che Carnaby Street è nata, vive ed invecchia: un mito che ha visto la luce nel 1960 e che compie in questi giorni i suoi primi 50 anni. Mezzo secolo da madre del Mod, figlia della Swinging London e vittima inesorabile dello scorrere del tempo, variabile strafottente che non ha risparmiato neanche il cuore pulsante dell’epoca d’oro della creatività Made in UK. Al civico 38 i festeggiamenti sono iniziati da qualche settimana, con l’apertura della mostra fotografica “Carnaby Street 50th/1960-2010″, che ripercorre, attraverso i mirabili scatti dell’epoca, l’intramontabile favola moderna della strada più famosa del West London. 

MITO E DECLINO – La prima cosa da fare, entrando nella mostra, è coprirsi immediatamente gli occhi. Al numero civico 36 infatti, proprio accanto al locale dell’esposizione, c’è un negozio della Guru. Esattamente, proprio il marchio tutto petali e cocaina nato dalla mente dell’imprenditore parmense Matteo Cambi, e che ora sopravvive a stento sulle di lui ceneri, o forse sarebbe più giusto dire polveri. Il viaggio fotografico a ingresso libero è il primo tributo a Carnaby Street ed è un vero e proprio viaggio nella storia della Swinging London, nel cuore di una strada che non ha seguito le mode, ma le ha tracciate. Dai Beatles a Jimi Hendrix, dai pantaloni a zampa alle minigonne di Mary Quant: tutto ciò che ha fatto tendenza nel ventennio ‘60/’70 è passato tra le botteghe di Carnaby. Modelle viventi in topless a strizzare l’occhio dalle vetrine, aspiranti rockstar in fila alle botteghe dei piccoli e grandi artisti a caccia del colpo ad effetto da sfoggiare sul palco.

Il Mod (abbreviativo per modernism) ha attecchito le proprie radici a pochi passi da Piccadilly e ha germogliato psichedelia, punk, hippies. Si poteva fare shopping nelle microscopiche tane degli stilisti autonomi ed incontrare Mick Jagger avvolto in una nuvola di fumo, oppure sbronzarsi allo Shakespeare’s Head, intonando cori da osteria gomito a gomito con Jimmy Page. Lo Shakespeare’s Head è rimasto, con la figura-fantoccio dello scrittore che si affaccia dal primo piano a vigilare sullo “struscio” multirazziale. All’angolo, e lungo tutto il perimetro della strada, sono invece spuntati bistrot etnici e ristoranti tipici che stroncherebbero immediatamente il più strenuo dei figli dei fiori. Dehesa sarà anche un locale carino ed accogliente, (che obbliga, tra l’altro, a prenotazioni con ampio anticipo), ma andare a Carnaby per sorseggiare sangria, mentre si assaggiano tapas e Pata Negra, è come trovarsi al Vomero e ordinare un risotto alla milanese. Inevitabile sfruttare la potenza del brand, però passeggiare in Foubert’s Place e leggere “Carnaby Burger Company”, provoca un sussulto anche ai più lontani parenti dell’hippy deceduto poche righe fa.

Pete Townshend

Come se non bastasse, ci ha messo del suo anche il cinema. Il capolavoro Mod in celluloide è infatti di matrice italiana, il pluripremiato Blow-up di Antonioni, datato 1966. Gli ultimi due avvistamenti sul grande schermo di Carnaby Street (o almeno quelli degni di nota), sono firmati Austin Powers e Sognando Bechkam. Impietoso lo stacco di inquadratura di quest’ultimo, con la telecamera che passa dall’insegna dell’ingresso di Carnaby al negozio di articoli sportivi, in cui la protagonista compra le nuove scarpe da calcio. Di una multinazionale tedesca. Oltre al danno culturale, la beffa economica.

EVENTI – Un tuffo nelle acque profonde degli anni sessanta, resta quindi il modo migliore per soffiare via la polvere da quella strada che, nonostante tutto, viene calpestata ogni giorno da milioni di persone. Alla mostra (non ancora decisa la data di chiusura) si aggiungerà un libro fotografico omonimo, con a margine diverse interviste, di celebrità e non, che hanno vissuto e lavorato negli anni d’oro di Carnaby Street, incluso il chitarrista degli Who Pete Townshend. Il 5 e 6 giugno arriverà invece la Summer of Love, un festival di musica live che riporterà i vicoli di West London allo splendore musicale di un tempo, almeno per un weekend. A settembre sarà invece il momento dell’attesissimo fashion show: un immaginario trait d’uniòn tra le minigonne di Mary Quant e il fashion ben più virtuoso, ma forse meno trasgressivo, delle attuali boutique a est di Regent Street. Rivivere, per non dover sopravvivere solo nei ricordi. Buon compleanno Carnaby Street.

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