Un sessantenne a Flowerdale ha rischiato la vita per l’improvviso attacco di un wombat, un marsupiale australiano goffo e particolarmente lunatico
di Francesco Guarino
I pinguini di Madagascar hanno finalmente trovato pane per i loro denti. Il monopolio pinnato degli animali carini e coccolosi, ma solo in apparenza, è stato intaccato pochi giorni fa dal wombat: un marsupiale tozzo e muscoloso (un metro scarso di lunghezza, per un peso che varia dai 20 ai 35 kg), tipico dell’Australia sud-orientale, che qualche giorno fa ha inspiegabilmente assalito un sessantenne dello stato di Victoria, procurandogli profonde escoriazioni al volto, nonché ferite e fratture agli arti. Provvidenziale è stato l’intervento di un vicino dell’uomo, che è stato costretto ad uccidere l’animale.
Ad un primo sguardo il wombat non può non ispirare simpatia: la postura goffa, a metà strada tra un tasso e un koala, gli occhi piccoli e neri, la coda quasi inesistente. Si aggiunga al quadro fin troppo rassicurante, che il marsupiale in questione è anche erbivoro e dal metabolismo particolarmente pigro (due settimane per completare l’intero processo digestivo di un pasto!). «Alla vista è un animale grazioso, ispira tenerezza e viene voglia di coccolarlo – spiega James Woodford, autore dell’ormai imperdibile libro “La vita segreta del wombat” – Quando sono cuccioli, fino ai due anni, sono davvero affettuosi con le persone.» Ebbene, quale sarà mai il difetto del wombat? Facile: è terribilmente lunatico.
L’animale, infatti, si presta alla vita in cattività e in patria è venerato alla stregua di una star. Una città, una squadra di calcio e persino un portale internet portano il suo nome. Il tenero marsupiale, però, è fin troppo estroverso. Non teme minimamente il contatto con l’uomo e basta infastidirlo appena più del dovuto per provocarne reazioni di una violenza incontrollabile. Gli stessi gestori degli zoo che lo ospitano, hanno ritenuto opportuno assegnargli un “alert” inferiore solo a quello dei leoni e degli orsi. Perché tutta questa cautela? Il wombat sarà anche pigro e coccoloso, ma è in grado di scattare in pochissimi secondi fino a 40 km/h e di tenere la velocità per ben novanta secondi.
Un po’ come se Usain Bolt facesse più di due giri di pista alla stessa velocità con cui corre i 100 metri piani. L’impatto col marsupiale in piena corsa sarebbe pari a quello con un barile di 120 kg in pieno petto. Roba da stendere chiunque, come è successo al povero Bruce Kringle. Il signor Kringle, ahilui, durante una passeggiata per i boschi è incappato in un wombat con la luna storta. L’animale lo ha scaraventato al suolo e si è avventato con violenza sul corpo del sessantenne, provvidenzialmente soccorso da un vicino attirato dalle urla. L’unico modo per distogliere il wombat dal suo attacco omicida è stato assestargli un colpo d’ascia, che è risultato fatale per l’animale e salvifico per il povero Bruce, ricoverato nel nosocomio di Flowerdale con gravi ferite al collo, alle braccia e alle gambe.
Il Sidney Morning Herald ha dato ampio risalto alla notizia, corredando il servizio con immagini del wombat in atteggiamenti di assoluta confidenza con l’uomo. L’avvertenza arriva solo a fine articolo: «Attenzione. Pericolo è il suo secondo nome». Chi avrebbe mai immaginato che da Mortal Kombat a Mortal Wombat il passo potesse essere così breve?

