Questa settimana riparliamo di: furto dell’insegna nel lager di Auschwitz, il Nobel a Barack Obama, la legge Basaglia e la lotta ecologista della Sea Shepard
di Laura Dabbene
Tutti ricordano l’indignazione suscitata, lo scorso dicembre, dalla sottrazione della celebre insegna che accoglieva i deportati nel campo di sterminio di Auschwitz: “Arbeit macht frei”. Già dopo pochi giorni la scritta era stata rivenuta, divisa in tre pezzi, gli esecutori materiali individuati. Fresca è invece la notizia che il mandante, lo svedese Anders Hoegstroem, fondatore nel 1994 del movimento neonazista Fronte Nazionale Socialista, dopo l’arresto dello scorso 11 febbraio, verrà estradato in Polonia. Lo ha deciso la corte di Stoccarda, rispondendo così positivamente alla richiesta della magistratura di Cracovia che stava indagando sul caso, in cui sono coinvolti anche cittadini polacchi. Un buon esempio di collaborazione tra nazioni nel nome di un ideale condiviso, oltre quello giudiziario: la condanna di qualsiasi forma di razzismo antisemita.
È stato reso noto dalla Casa Bianca come saranno utilizzati gli 1,4 milioni di dollari che costituiscono la parte pecuniaria del riconoscimento di cui, tra polemiche e perplessità, è stato insignito ad ottobre il presidente Barack Obama: il Premio Nobel per la pace. La somma sarà divisa tra dieci organizzazioni che lavorano a progetti umanitari e assistenziali, dalla Fisher House, che sostiene i famigliari di pazienti ricoverati e non in grado di lavorare, alla Fondazione Bush-Clinton per Haiti. Tra le prescelte molte le istituzioni che operano a sostegno e tutela del diritto alla studio, in particolare quello universitario, ancora molto elitario nei prestigiosi campus statunitensi: saranno finanziate borse di studio per i meno abbienti e per i nativi americani che vivono nelle riserve, ma anche progetti di sviluppo per l’educazione di base fuori dagli States, come quella delle bambine in Pakistan e in Afghanistan.
Il successo di pubblico di una miniserie su Rai Uno, mandata in onda ad inizio febbraio, offrì lo spunto per una riflessione sulla figura di Franco Basaglia e sulla legge che porta il suo nome, tappa importante nella storia della tutela sanitaria e giuridica degli infermi mentali. Dalla riforma rimasero però esclusi gli ospedali psichiatrici giudiziari, peggio noti come manicomi criminali, dove si è spesso continuato a vivere quasi senza diritti e ai limiti della dignità umana. Il problema di questa lacuna nella legge 180 è stato risollevato poche settimane fa, quando è stato reso noto il caso dell’esperimento condotto nella struttura di Sadurano, presso Castrocaro. Per due anni i detenuti, affetti da disturbi psichiatrici, hanno vissuto non segregati, ma in un centro organizzato come una vera comunità di recupero, liberi anche se continuamente sorvegliati ed assistiti da personale specializzato. Il buon esito del progetto, che ha permesso il reinserimento sociale di molti detenuti, dimostra che molto si può migliorare sia nella cura della malattia mentale, sia nella riabilitazione di soggetti criminali, ma è anche significativo che, per realizzarlo senza pregiudizi ed ostacoli, sia stato necessario non rivelarlo agli abitanti del piccolo centro forlivese. Ne erano a conoscenza soltanto il sindaco, la giunta comunale e il comandante dei Carabinieri.
Difficile la vita degli eco-attivisti. Dopo lo speronamento del trimarano ecologista Ady Gil lo scorso gennaio, la Sea Sheperd Conservation Society, che lotta contro un’indiscriminata caccia alle balene condotta dai bucanieri nipponici nell’Atlantico, è nuovamente nel mirino del governo giapponese. Il 13 marzo la guardia costiera del Sol Levante ha arrestato l’attivista neozelandese Pete Bethune, membro della Sea Sheperd, accusato di imbarco illegale su una delle navi che svolgono azioni dimostrative per ostacolare l’uccisione dei cetacei. L’eco-scontro potrebbe avere notevoli ripercussioni sul piano politico ed incrinare i rapporti economici non solo tra Giappone e Nuova Zelanda, ma anche per Tokyo e l’Australia, particolarmente solidale con i neozelandesi nella lotta contro le baleniere.


