Thursday, May 17, 2012

Anche se i figli vanno a scuola, i clandestini dovranno essere espulsi. Questa la decisione della Suprema corte che ha motivato: «No alla strumentalizzazione della famiglia da parte degli immigrati»

di Redazione

«L’esigenza di garantire la tutela delle frontiere prevale sulle esigenze di tutela del diritto allo studio dei bambini». Questa la motivazione del dietrofront della Cassazione in materia di immigrazione. Il nuovo orientamento della Suprema corte, che smentisce oggi una recente sentenza, impedisce dunque ai clandestini con figli minori che studiano in Italia di chiedere l’autorizzazione di restare nel nostro Paese.

MOTIVAZIONI – Fino a ieri, infatti, un immigrato con bambini iscritti a scuola, poteva appellarsi al diritto del «sano sviluppo psicofisico» dei suoi figli, messo a repentaglio in seguito all’allontanamento del genitore, per evitare l’espulsione dall’Italia. Secondo i giudici, però, la permanenza per un periodo di tempo determinato può essere giustificata solo per «gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del minore se determinati da una situazione d’emergenza». Questo significa che il fatto che i bambini «si siano inseriti con profitto nella scuola e che ivi abbiano intrecciato stabili amicizie non è circostanza eccezionale né transeunte, poiché la scolarizzazione dei minori medesimi fino al compimento dell’istruzione obbligatoria rappresenta un’esigenza ordinaria, collegata al loro normale processo educativo-formativo».

LA VICENDA – Con la sentenza n. 5856 la prima sezione civile della Cassazione ha rigettato il ricorso di un albanese, residente a Busto Arsizio (Va) e padre di due bambini avuti da un matrimonio con una donna con regolare permesso di soggiorno e in attesa di avere la cittadinanza italiana. La Corte d’appello di Milano aveva già negato l’autorizzazione a restare in Italia – prevista dall’articolo 31 del Testo unico sull’immigrazione – spingendo l’immigrato a rivolgersi alla Suprema Corte, che, però, non ha condiviso le sue richieste.

Sempre secondo la sentenza, la decisione è stata motivata anche perché le norme che consentano la permanenza per motivi d’emergenza anche a chi è clandestino, finirebbero con il «legittimare l’inserimento di famiglie di stranieri strumentalizzando l’infanzia».

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