La ricerca, volta a comprendere e migliorare la vita dei “Frequent Flyer”, sarà sovvenzionata, fra molte polemiche, dal denaro pubblico dell’European Social Research Council
di Adriano Ferrarato
Secondo quanto affermava l’attore e produttore austriaco Helmut Qualtinger “Da quando esiste l’aereo, neanche i parenti più lontani sono più quelli di una volta”. In effetti viaggiare volando rappresenta l’unica vera possibilità “fisica” di raggiungere, in tempi molto ridotti, qualsiasi punto del globo terrestre. E questo in contrasto all’offerta virtuale del villaggio globale di internet.
Le nuove frontiere offerte dalla tecnologia hanno inoltre enormemente contribuito a rivoluzionare il concetto stesso di aeroporto, che da semplice punto di arrivo e partenza è diventato un luogo dove si intreccia una complessa vita sociale. Gli appassionati di cinema non avranno sicuramente difficoltà a ricordare il brillantissimo film di Spielberg “The Terminal”, con Tom Hanks come protagonista. Così come George Clooney, che è attualmente nelle sale con il suo “Tra le nuvole”. In entrambe le pellicole si parla della figura del pendolare, unica nel suo genere, un mondo particolare che vale la pena comprendere, perchè molto differente da quello quotidiano alla quale tutti più o meno sono abituati.
Si parla in questo caso di un viaggiatore poliedrico, che vive perennemente in condizioni di grande stress ed in grado, per motivi di lavoro, di raggiungere luoghi diversi nell’arco di una stessa giornata e perennemente in dipendenza e in lotta contro gli orari imposti dai mezzi di trasporto di cui fa largo uso.
E’ un individuo rapido, calcolatore, iperdinamico. Si muove dentro i check-in degli aeroporti, mangia in pochi minuti e molte volte anche in piedi, prenota continuamente voli e appuntamenti nelle destinazioni dove deve recarsi. Molto spesso conclude affari proprio all’interno dei terminal. Non è infatti raro trovare persone provenienti da differenti destinazioni discutere di affari davanti ad un caffè tra un partenza e un’altra. E’ un tipo di esperienza davvero difficile, soprattutto se si è costretti a passare la notte in bianco dentro ad una stazione aeroportuale in attesa di imbarcarsi.
Ecco perché Damian O’Doherty, docente di una scuola di business di Manchester, si è volontariamente offerto per un curioso lavoro che lo vedrà, per ben 18 ore al giorno, stazionare nell’aeroporto della città inglese per uno studio antropologico. L’esperimento avrà la durata di un anno e permetterà, secondo lo stesso O’Doherty, di conoscere al meglio la “Kinetic Elite”, così come lui stesso l’ha definita, ovvero quelle persone altamente iperattive che si muovono all’interno di questa interessante realtà. Il ricercatore, ribattezzato immediatamente da molti come “Terminal Man“, potrà tornare a dormire la sera a casa con la sua famiglia.
Una diretta esperienza sul campo che ha già destato tuttavia molte perplessità in merito alla sua concreta utilità. Pur essendo infatti destinata ad apportare miglioramenti per le condizioni di vita dei pendolari, questa analisi così partecipata del professore quarantaduenne verrà finanziata dal denaro pubblico dell’ente britannico dell’European Social Research Council. Monete dei contribuenti, quindi. In Inghilterra in parecchi hanno già protestato parlando di un vero e proprio “Spreco di soldi“. E’ vero, lo stile di vita dei “Frequent Flyer“ è formidabile e merita di essere approfondito e conosciuto. Ma bisogna anche dire che in tempi di crisi come questa con il denaro si dovrebbe davvero volare basso.

