Thursday, July 29, 2010

Lambro: l’emergenza di un disastro ecologico

Post di Silvia Nosenzo On febbraio - 28 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Rientra l’emergenza Lambro, ma ambientalisti ed ecologisti avvertono di non abbassare la guardia: i danni all’ecosistema non vanno trascurati

di Silvia Nosenzo

Guido Bertolaso

È lunga circa 50 chilometri e spessa 10-15 centimetri. L’odore è nauseante. È l’onda nera di migliaia di metri cubi di idrocarburi, partita martedì dall’ex raffineria Petroli della Brianza di Villasanta, in provincia di Monza, riversatasi prima nel fiume Lambro, uno dei più inquinati d’Italia, e poi nel Po, in provincia di Piacenza.

La paura sollevata nei giorni scorsi dal ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che ha sorvolato la zona, era che la chiazza arrivasse fino al delta del Po, riversandosi nell’Adriatico, creando enormi danni sia per l’ecosistema che per l’economia umana. La Protezione Civile e la Guardia Costiera sono intervenute per porre un argine alla catastrofe. Il primo compito della Protezione Civile è stato quello di proteggere le rive dei fiumi, posizionando barriere di difesa in grado di assorbire il petrolio prima che si depositasse su argini e terreni. I comuni colpiti dall’onda di idrocarburi, poi, hanno vietato l’uso di acqua proveniente dal Po e la pesca.

Oggi, il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso ha dichiarato che l’emergenza sta rientrando, poiché la barriera di Isola Serafini ha tenuto, e la piccola percentuale di petrolio e gas che è riuscita a passare è stata trattenuta dalle barriere mobili dissolventi collocate lungo il corso del Po, e poi aspirata. Anche il delta del Po sembrerebbe salvo, poiché l’ultima barriera, quella di Polesella, sta funzionando bene. «Nelle prossime ore occorre mantenere costante il livello di attenzione, ma tutto sta andando bene ed è ingiustificato ogni allarmismo», ha affermato Bertolaso.

Intanto è polemica sulla tempestività dell’intervento all’alba del disastro ecologico. A sollevare le critiche è stato il candidato del centrosinistra alle regionali Filippo Penati, che ha parlato di «ritardi e inadeguatezza» come «cause dell’estensione del disastro ambientale». «Se il piano d’emergenza per contenere la macchia oleosa di petrolio che è stata versata nel Lambro non fosse scattato con 48 ore di ritardo – sostiene – oggi non saremmo di fronte al disastro ecologico delle dimensioni che conosciamo, che ha investito anche il fiume Po e numerosi territori». Ma la Regione replica immediatamente:«Le azioni per fronteggiare lo sversamento del petrolio nel fiume Lambro sono state tempestive e hanno utilizzato tutte le modalità più adeguate a disposizione. Nulla può essere rimproverato né ai vigili del fuoco né alla protezione civile né a nessun ente territoriale, come hanno riconosciuto lo stesso Ministro Prestigiacomo e il sottosegretario Bertolaso».

Animali in pericolo lungo il fiume

Ma a parte le polemiche, la questione più preoccupante è quella relativa agli strascichi dell’onda nera. Secondo Dario Savini, ricercatore del Dipartimento di Ecologia del Territorio all’Università degli Studi di Pavia, ci vorranno almeno trent’anni per distruggere completamente gli idrocarburi cancerogeni che si sono riversati nel Lambro. «Si tratta di composti xenobiotici cancerogeni che si decompongono in tempi lunghissimi – ha spiegato all’ADNKRONOS – si parla di una trentina d’anni». Nel frattempo, questi composti, contenuti negli oli, si possono sciogliere nei tessuti degli animali che vivono lungo i fiumi, rischiando di contaminare tutta la catena alimentare, fino all’uomo. Anche le piante dei fondali risentiranno di questo disastro ecologico, poiché la chiazza nera impedirà alla luce del sole di penetrare nell’acqua, non permettendo la fotosintesi, e danneggiando la vita di insetti acquatici e pesci.

Ora che l’emergenza sembra rientrare, Bertolaso ha dichiarato che nel Lambro sarà sufficiente fare un intervento importante di bonifica. Ma altri enti, come il WWF, non sono d’accordo: «Per rimediare a questo disastro ambientale non basterà bonificare le macchie nere, si dovrà anche ricreare un habitat naturale capace di sostenersi – ha dichiarato Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia – Il Lambro è da più parti dato per morto, ma il rilancio dei 130 km del fiume non solo è possibile ma soprattutto necessario per il benessere di tutto l’ecosistema del Po e delle attività, anche umane, che da esso dipendono».

La Procura di Monza, intanto, ha aperto un fascicolo contro ignoti per disastro ambientale: secondo gli investigatori, infatti, si tratta di un’azione dolosa da parte di persone che sapevano come azionare le valvole e sapevano anche quali erano i serbatoi pieni. Allo scopo di identificare i responsabili, verranno verificati i nastri di videosorveglianza della ditta, anche se le speranze sono poche, in quanto le telecamere erano posizionate lontano dai serbatoi.

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Cile: il settimo terremoto della storia

Post di Nicola Gilardi On febbraio - 28 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Toccati gli 8.8 gradi della scala Richter. 300 i morti e centinaia i feriti. Molte le testimonianze sui social network. Gli scienziati: «Fenomeno isolato»

di Nicola Gilardi

CILE – Dopo la tragedia di Haiti la terra torna a tremare in Cile. Questa volta il terremoto, avvenuto alle ore 3.34 locali (7.34 in Italia) è stato più potente ed ha toccato gli 8.8 della scala Richter. L’epicentro è stato a 115 chilometri a nord est della città di Conception, e a 350 dalla capitale Santiago, a 55 km sotto il livello del mare. Proprio l’acqua avrebbe attutito la potenza dell’evento riducendo così i danni, pur sempre ingenti.

Il rischio Tsunami si è concretizzato ed onde alte 2 metri si sono infrante lungo le coste cilene raggiungendo le città di Talcahuano, Valparaiso e Coquimbo, creando molti danni ai porti locali. Colpite leggermente anche le isole Hawaii e nelle prossime ore verranno raggiunte anche le coste del Giappone e della Russia, anche se si prevede che non porteranno danni.

La prima scossa è durata circa un minuto e mezzo, squassando gli edifici e interrompendo le linee elettriche e telefoniche. Nel giro di 11 ore si è, poi, verificato uno sciame sismico composto da 45 scosse, nessuna delle quali inferiore ai 5 gradi Richter. È di circa 300 persone la stima, approssimativa, dei morti e centinaia sarebbero i feriti.

Resta alta l’allerta in 53 Paesi vicini, fra i quali Giappone e Stati Uniti, mentre è stata evacuata l’isola di Pasqua. Molte le persone intrappolate tra le macerie. Sono 150 quelle bloccate in un edificio di 14 piani nel centro di Conception. Crollata anche la facoltà di chimica dell’università della città e cresce il pericolo di nubi tossiche a causa delle fiamme divampate in una fabbrica chimica.

Si tratta del settimo terremoto della storia. I soccorsi si sono messi subito all’opera nell’attività di recupero dei feriti e nella ricerca dei cadaveri. Repentine le dichiarazioni di supporto del presidente americano Barack Obama che ha dichiarato: «A nome del popolo americano Michelle ed io inviamo le nostre profonde condoglianze al popolo cileno. Gli Usa sono pronti ad assistere gli sforzi di soccorso e ricostruzione». Il presidente cileno Michelle Bachelet ha accolto l’invito degli Stati Uniti, ma ha dichiarato di non avere bisogno degli aiuti internazionali.

I racconti della devastazione hanno impazzato sui social network, permettendo di conoscere le testimonianze dei sopravvissuti. In moltissimi hanno raccontato le proprie impressioni su Twitter e sui blog. «Qui cade tutto», «i ponti sono crollati», «l’università è in fiamme» sono stati i messaggi pubblicati in rete.
Proprio attraverso Twitter è arrivato il messaggio del portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs che annuncia l’arrivo del presidente Obama nella Situation room per fare il punto sulla situazione cilena.

La giornalista Liz Caskey, inviata in Cile, ha raccontato dal suo blog: «Stavo dormendo quando la terra ha cominciato a tremare. Le finestre hanno cominciato a muoversi come mai avevo visto, l’intero edificio ha cominciato a oscillare, impossibile alzarsi in piedi».

Secondo gli scienziati si tratterebbe di un caso isolato e che non può essere ricollegato ad altri sismi. Il terremoto è stato causato dal continuo inabissarsi della placca di Nazca sotto quella sudamericana. Proprio questo scivolamento, in passato, ha consentito la nascita delle Ande e la formazione della catena dei vulcani. «Il fatto che il fenomeno si sia scatenato nelle profondità marine ha aiutato a attenuare la propagazione dell’energia» ha dichiarato il professor Carlo Lai dell’Università di Pavia.

Il Cile ha avuto molti casi di terremoto nella sua storia. Nel 1960 a Valdivia si è verificato il terremoto più potente della storia che ha raggiunto i 9.5 gradi della scala Richter. I sismologi riconoscono la forte probabilità del verificarsi di un evento simile in questa zona, ma le previsioni di tali eventi restano quasi impossibili.

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All’indomani della sentenza della Cassazione sul reato Mills, caduto in prescrizione, prosegue il procedimento penale ai danni di Berlusconi

di Marco Luigi Cimminella

Silvio Berlusconi

“Il processo andrà avanti e voglio venirne fuori con un’assoluzione piena”. Queste le parole di Berlusconi in seguito alla decisione della Cassazione, secondo cui il reato di corruzione in atti giudiziari, di cui veniva accusato l’avvocato David Mills, è ormai caduto in prescrizione. Ciò naturalmente sta a significare che l’assoluzione, al legale inglese, non è stata affatto concessa. E se il corrotto non è stato assolto, perché dovrebbe esserlo il corruttore?

Secondo i giudici, il reato sussiste. Il legale britannico aveva infatti ricevuto una tangente da 600.000 dollari per testimoniare il falso, a favore del premier, in due processi che lo riguardavano. Ma i dubbi sulla sua prescrittibilità derivano da un problema di date. Difatti l’atto di corruzione è stato fatto risalire al novembre 1999, non più al febbraio 2000. Passati ormai dieci anni, subentra l’utile e comodo meccanismo della prescrizione, che non si limita solo ad amnistiare un reato, ma permette di mistificare la realtà.

In questo particolare caso, il fenomeno della prescrizione ha liberato l’avvocato Mills del terribile pensiero di trascorrere i prossimi quattro anni e sei mesi di vita in una squallida prigione. In più, la sentenza, letta volutamente in maniera errata, può contribuire a mascherare la realtà e a nascondere la verità al popolo elettorale, alla vigilia delle prossime regionali. Considerare scientemente una condanna annullata alla stregua di un assoluzione, significa travisare completamente l’oggettività dei fatti. Se la condanna è stata annullata è per prescrizione, non per assoluzione. E non si prescrive un reato se non sussiste il reato. Giochi di parole come questi hanno la capacità di far nascere dubbi e di alterare la realtà della vicenda. Fanno passare il colpevole (o meglio i colpevoli) per una vittima sacrificale del sistema, per un innocente ingiustamente perseguitato, trasformando il magistrato in un terrorista “talebano”.

La sede romana del CSM

Ed è così che, all’indomani della sentenza sul corrotto Mills, prosegue il processo che vede imputato ora solo il suo corruttore. I difensori del Premier avevano chiesto che il processo fosse rinviato fino a quando non fossero state chiarite le motivazioni alla base della decisione di dichiarare prescritto il reato di corruzione ai danni del legale britannico. Tali richieste sono state però seguite dal netto rifiuto della pubblica accusa, per la quale il rinvio sarebbe “una mera perdita di tempo”. Intanto Berlusconi, in attesa di prescrizione o di altre vie collaterali e ad personam, in egual modo efficaci, tuona contro il vero male dell’Italia, una magistratura politicizzata che mina le fondamenta della democrazia italiana. “Siamo in mano ad una banda di talebani”, ribadisce il Premier, aggiungendo che “essi accusano gli avversari politici e usano le armi della giustizia a scopi politici”. Forti critiche che sono andate a riempire ulteriormente il fascicolo, aperto presso la commissione del Csm (Consiglio superiore della Magistratura), che raccoglie tutte le dichiarazioni e le invettive, giustificate o meno, lanciate contro questa istituzione negli ultimi tempi. E intanto i giudici si difendono, attaccati e condannati solo perché cercano di fare bene il proprio mestiere. Troppo bene.

In fondo il problema è proprio questo. In Italia è diventato inammissibile, quasi intollerabile, non strizzare l’occhio e raggiungere un compromesso quando viene richiesto. La corruzione è divenuta ormai la regola, e la tangente il metro di misura della validità delle argomentazioni di un imputato. E poco importa se questo è colpevole.

Se è vero che i soldi non fanno la felicità, almeno garantiscono l’impunità. E, in alcuni casi, essa è un bene ancora più prezioso.

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Rugby: l’Italia s’è desta. Prima vittoria al Sei Nazioni

Post di Francesco Guarino On febbraio - 28 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Una meta di Canavosio regala agli Azzurri i primi 3 punti del Sei Nazioni. Mirco Bergamasco 4/4  sui calci piazzati

di Francesco Guarino

Un campo da rugby

ROMA – Era ora. Dopo 7 partite a secco, l’Italia della palla ovale torna a sorridere e lo fa nel miglior modo possibile. Nella tana azzurra del Flaminio la trappola scatta ed ingabbia il topolino scozzese, consegnando agli uomini di Nick Mallet un risultato vincente e, soprattutto, una prestazione convincente.

IMPATTO DIFENSIVO – Il cuore non è mai mancato al XV azzurro in 11 anni di Sei Nazioni. A furia di sconfitte onorevoli, però, ci si stava facendo il callo allo zero in classifica nel massimo trofeo continentale. Dopo due partite, e altrettante disfatte (Irlanda ed Inghilterra), nei primi match dell’edizione 2010, doveva essere questo l’incontro della svolta: una formazione storica quella scozzese, ma con limiti di gioco, soprattutto offensivo, che in passato hanno favorito la rocciosa difesa azzurra. “Contenere e ripartire”: questo il diktat del coach Mallet. Ovale lontano dai propri 22 difensivi e gioco rapido, alla ricerca della maledetta meta che tanto fa penare gli italiani, efficaci in mischia e difesa, ma carenti sul fronte offensivo. Costretti, per di più, a rinunciare al capitano Parisse per tutto il torneo, alla freccia Robertson non in perfette condizioni e, da alcune partite a questa parte, ad inventarsi Mirco Bergamasco come tiratore designato, ennesimo esperimento per colmare l’atavico vuoto lasciato dalla leggenda Dominguez.

Sospinti dai 40mila del Flaminio, gli Azzurri partono forte: in 13 minuti è 6-0, grazie a due facili calci piazzati trasformati dal più piccolo dei fratelli Bergamasco. La Scozia accusa il colpo, ma riesce a guadagnare campo grazie al piede di Parks, abile a tagliare in due l’Italia con i suoi calci chirurgici. In dieci minuti i Cardi riequilibrano la situazione con due calci di punizione e potrebbero addirittura chiudere i primi 40 minuti in vantaggio, se lo stesso Parks non fallisse il non impossibile calcio del sorpasso a due minuti dal riposo.

LA RIPRESA – Al ritorno in campo Bergamasco ci mette un amen a smuovere il punteggio, con un altro calcio di punizione per fuorigioco scozzese dopo soli 3 minuti. Poi l’Italia si blocca.

La Scozia spinge in cerca della meta, ma si infrange ripetutamente sulla linea Maginot azzurra. Robinson chiede ai suoi di aggirare l’ostacolo e il drop di Parks riporta la situazione in parità. Le squadre hanno entrambe paura di perdere e il peso del cucchiaio di legno incombe sulle teste dei 30 in campo. Lo spauracchio ligneo si materializza per gli Azzurri grazie ancora al piede di Parks, che dai 22 metri centra i pali per il 9-12. E’ qui, attorno al 60esimo minuto, che di solito l’Italia crolla: i tallonatori iniziano a cedere metri in mischia, gli avanti si infrangono sul pacchetto offensivo avversario e i mediani perdono palla troppo frequentemente, commettendo falli gratuiti. Ma non stavolta: in due minuti l’Italia si galvanizza, il pubblico del Flaminio carica  i propri gladiatori e li sospinge oltre la linea di meta, con un’azione adrenalinica che fa dimenticare tutti i problemi di impostazione degli uomini di Mallet.

Gonzalo Canale rompe un placcaggio nella trequarti avversaria, si infila tra quattro difensori scozzesi e, un attimo prima di cadere, deposita docilmente l’ovale nelle mani di Pablo Canavosio, che va a schiacciare in mezzo ai pali. Il colosseo italiano del rugby esplode, Mirco Bergamasco non sbaglia la trasformazione (100% sui calci piazzati oggi per lui) e l’Italia vola a +4.

Un’azione di gioco

FORTINO AZZURRO - La ripartenza è andata, ora gli Azzurri devono contenere e lo fanno egregiamente. Mallet cambia quasi tutta la prima linea, stremata, e il fortino italiano respinge orgogliosamente gli ultimi bombardamenti scozzesi. Gower potrebbe chiudere il discorso con un piazzato da quasi metà campo, ma il vento non aiuta. Mauro Bergamasco ruba la palla decisiva, ma non riesce a calciarla fuori. Il Flaminio è una bolgia e ci vuole quel tir con i capelli da vichingo chiamato Martin Castrogiovanni a ribaltare l’ultimo possesso di palla e a restituire l’ovale, e i tre punti, all’Italia. Troncon – e i suoi 167 punti di sutura sul viso in carriera – saltano in campo ancor prima che la palla sia messa fuori, per la pura formalità del fischio finale. Il terzo tempo, stavolta, ha il sapore dolce di una birra di casa nostra. Col cucchiaio di legno, tutt’al più, ci cucineremo una minestra scozzese.

ITALIA 16 – SCOZIA 12: 10’ calcio piazzato, 13’ c.p. Mir. Bergamasco(I), 21’ c.p., 32’, c.p. Parks (S), 43’ c.p. Mir. Bergamasco (S), 49’ drop Parks (S), 64 c.p. Parks (S), 67’ meta Canavosio (I), trasformazione Mir. Bergamasco (I)

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Cosa c’è a pranzo? Tortino di patate

Post di Laura Dabbene On febbraio - 28 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Ingredienti

750 g di patate

1 spicchio d’aglio

un ciuffo di prezzemolo fresco

sale e pepe q. b.

olio extra vergine d’oliva

30 gr. di burro

VIDEORICETTA


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London Fashion Week 2010/2011

Post di francesca87 On febbraio - 28 - 2010 1 COMMENTO

Sette giorni all’insegna della creatività e della stravaganza seguiti in loco e in tempo reale da Wakeupnews, per scovare le tendenze più glam della prossima stagione

di Francesca Lancia

Sfilata autunno/inverno Caroline Charles

LONDRA (UK) – Si è aperta venerdì 19 febbraio la settimana della moda londinese, uno degli eventi più attesi nel mondo patinato per il grande risalto dato a molti stilisti emergenti. Ad assistere alle passerelle anche Wakeupnews, pronto ad inquadrare le proposte più originali.

Elegante e raffinata con dettagli sfiziosi. È questa l’idea della donna di Caroline Charles per l’autunno/inverno 2010/2011, che predilige stivali bassi e un abbigliamento caldo, in cui gli abiti sono coperti da pesanti cappotti in nero e da pellicce fino al ginocchio. Il tutto arricchito da piccoli dettagli che incorniciano il volto, come i cappelli di pelle che ricordano gli aviatori o i colbacchi e i para orecchie in pelliccia, mentre nella sezione più elegante sono i cerchietti, con ricche decorazioni che ricordano le foglie autunnali nelle stesse tonalità degli abiti, a fare da protagonisti.

Abiti verde oliva e nelle variazioni del rosso presentano un abbigliamento casto ed elegante, messo in risalto da lunghi ciondoli e pashmine che mantengono le stesse gradazioni di colore. Un richiamo all’oriente invece per l’ultima uscita, rigorosamente in nero e oro, con ricami che impreziosiscono i tessuti dalla testa ai piedi, mentre a chiudere la sfilata, una mise più eccentrica, che vede su leggings in pelle nera lucida un cappotto gold luminescente. Una scelta più stravagante che non si distacca però dalla sobrietà che caratterizza tutta la collezione.

Creazione di Betty Jackson

Blu, nero e marrone, con qualche punta di bronzo e color salmone, sono invece i colori su cui punta Betty Jackson per le sue creazioni. A prima vista sembra che la donna in passerella abbia sbagliato la taglia degli abiti, prendendone una troppo grande, invece è proprio sulla comodità e l’ampiezza delle forme che la stilista ha scelto di creare l’intera linea.

Morbidi  pantaloni a costine di velluto, abbinati a larghi top di pelle coperti da ampi cappotti che ne aumentano ancora di più la silhouette; una femminilità in punta di piedi, con gonne a vita alta portate con leggere camicette su cui si posano corpetti di pelle o larghi maglioni da baita di montagna.

Una sensualità timida, fatta di tessuti caldi e morbidi, manifestata con qualche punta di bronzo per le mise in tessuto lucido, e color salmone per gli abiti fino al ginocchio. Una femminilità celata sotto fazzoletti e foulard legati dietro la nuca, che fanno tanto la “bella lavanderina”, ma evidenziano una bellezza non ancora scoperta e molto naturale, che trova massima espressione nel nascondere le forme e darsene delle altre, con vestiti semplici ed essenziali nelle cuciture e nei dettagli.

Più sfacciata invece è la donna di Ashley Isham, che cammina glaciale sulla passerella in abiti dai colori accesi e stravaganti, neanche fosse uscita da una puntata di Star Trek.

Ashley Isham winter 2010

Un cocktail di tessuti e colori forma delle vere armature, composte di giacche dalle spalline squadrate ricoperte di paillette e lustrini nelle tonalità del viola e dell’oro. A seguire, abiti e cappotti di plastica trasparente che sembrano impermeabili antipioggia, ornati da applicazioni di tessuti luminescenti e da giacche di tailleur in stile maculato.

Grande risalto al collo e alla vita, grazie alle cinture spaziali in oro e argento e ai corpetti lurex nelle tonalità dell’azzurro fluo, che contribuiscono con i colori accesi e i ricchi tessuti, a evidenziare una moda autunno/inverno sicuramente eccentrica, che non passa inosservata, come non è passata inosservata la difficoltà delle modelle di camminare con scarpe evidentemente troppo grandi o scomode, che non solo hanno rallentato il defilè, ma le hanno costrette a togliere per proseguire senza.

Le scarpe erano, comunque, il dettaglio meno appariscente, e rinunciarvi non ha di certo distolto l’attenzione dai colori e dalle forme degli abiti.

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Oltre la notizia: che cosa succede dopo la Prima Pagina?

Post di Laura Dabbene On febbraio - 28 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Dai falsi invalidi e alle ultime proposte del ministro Gelmini, passando per il vertice sull’ambiente di Copenhagen e l’aeroporto di Londra: che c’è di nuovo?

di Laura Dabbene

Falsi invalidi: un "cancro" italiano

Falsi invalidi: un "cancro" italiano

Dopo l’ennesimo scandalo all’italiana sulla pratica di dichiararsi mentalmente disturbati, una recente inchiesta sulle presunte e false invalidità svela quanto costino effettivamente allo Stato i malati immaginari. Dagli accertamenti su un campione di oltre 200 mila casi, è risultato che 1 pensionato su 10 con sussidio di invalidità non soltanto è perfettamente sano, ma svolge regolarmente un lavoro in nero. Controlli sui video in possesso dei carabinieri hanno rilevato falsi non vedenti mentre leggono il giornale o parcheggiano l’auto, mentre abbondano i casi di pratiche illegittime, truccate da funzionari accondiscendenti gratificati non solo dalle tradizionali mazzette, ma anche da promesse di voti elettorali. Un danno complessivo monetizzato in oltre 1 miliardo di euro ogni anno, ma non quantificabile moralmente per i veri diversamente abili che vedono lesi i propri diritti.

Dall’Italia all’Europa, via Copenhagen, la capitale danese sede del vertice che sembrava destinato a definire finalmente parametri rigidi e condivisi per affrontare i problemi ambientali. La delusione, come si può ben ricordare, fu grande di fronte all’impossibilità di trovare non solo un accordo risolutivo, ma persino un coerente programma propositivo. Il flop pare aver avuto una “vittima” politica nel 55enne olandese Yvo de Boer, già Segretario esecutivo della Convenzione Onu sui cambiamenti climatici (UNFCCC), che ha presentato le proprie dimissioni, annunciando che passerà al settore privato in veste di consulente aziendale. A quanto pare l’inquinamento del pianeta Terra non provoca soltanto danni alla salute, ma anche alla carriera.

Dalla Danimarca alla Gran Bretagna, magari atterrando nel nuovo Terminal 5 dello scalo londinese di Heathrow. Gli aeroporti non cessano di essere luoghi di sperimentazioni. Ricordate il progetto di ricerca European Social Research Council che dovrebbe monitorare per 12 mesi l’esistenza di viaggiatori e personale? In letteratura in esperimento simile è già concreto. È appena uscito in Italia, per l’editore Guanda, Una settimana all’aereoporto di Alain de Botton. Lo scrittore, rispondendo ad un appello della British Airways, è stato writer in residence proprio ad Heathrow, raccontando la quotidianità della realtà aeroportuale. Perché tanto interesse? De Botton ritiene che parte del fascino risieda, tra gli altri fattori, nell’essere un luogo per sua natura filmico ed estremamente teatrale.

Animali in gabbia negli allevamenti intensivi

Tema caldo è stato anche quello della sensibilità animalista tradotta nella conversione ad un’alimentazione meat free. Dopo la giornata a sostegno di un regime nutritivo privo di sostanze animali, tocca al saggio di Jonathan Safran Foer: Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? Estremamente critico nei confronti dell’allevamento intensivo del bestiame, lo scrittore ne illustra le gravi conseguenze non solo in termini di inquinamento globale e sofferenza degli animali, ma anche in riferimento alle patologie legate all’uso massiccio di farmaci in questo settore. Dietro ad un disturbo intestinale ci sarebbe infatti, sempre più spesso, non un tradizionale virus influenzale, ma un’infezione dovuta all’incapacità dell’organismo umano di difendesi da forme virali indotte dai medicinali somministrati alle povere bestie destinate al macello. È un caso che la malattia più temuta dell’anno non avesse, come usuale, un nome allusivo all’area di provenienza, ma ad una succulenta porchetta?

Chiusura di rubrica con una delle ultime proposte del ministro Mariastella Gelmini che, dopo i fatti che hanno coinvolto la comunità di immigrati di via Padova a Milano, ha riciclato dal settore scolastico una possibile soluzione: quote e tetti non solo per i bambini stranieri nelle classi scolastiche, ma anche per gli extra comunitari nei rioni cittadini. L’obiettivo sarebbe, stando alle sue dichiarazioni, “evitare la concentrazione di troppi immigrati in un singolo quartiere”, fenomeno che “rende difficile garantire la sicurezza e l’ordine pubblico”. Da tali affermazioni pare che il ministro, inconsapevole dell’esistenza di atavici casi di zone difficili come Scampia a Napoli, Laurentino 38 o Tor Bella Monaca a Roma, lo ZEN a Palermo, Quartuggiaro a Milano, Paolo VI a Taranto (solo per citare i più noti), colleghi il problema della mancanza di sicurezza e della scarsa efficacia delle forze dell’ordine esclusivamente all’aumento dell’immigrazione nell’ultimo decennio. Discutibile. Ma se proprio lo si vuol credere che si continui poi a lavorare, magari per mettere sulle teste degli stranieri dei tetti non numerici, ma fisici, di appartamenti dignitosi e senza infiltrazioni dai soffitti.

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Ingredienti

  • Amaretti 100 g
  • Burro 170 g
  • Cioccolato  fondente 200 g
  • Farina 200 g
  • Lievito chimico in polvere 1/2 bustina
  • Pere qualità coscia 7 (circa 700 gr)
  • Uova 4
  • Vino bianco moscato 350 ml circa
  • Zucchero 100 g

VIDEORICETTA

Video GialloZafferano

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Nessun limite per le top retribuzioni dei top manager

Post di Chantal Cresta On febbraio - 27 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

L’emendamento sul taglio degli stipendi dei manager, accolto al Senato, è cassato alla Camera. Niente limiti per i super emolumenti ed extra danarosi

di Chantal Cresta

moneyPochi giorni fa, la Camera ha affossato l’emendamento che prevedeva di porre un tetto agli emolumenti dei super manager di società quotate in Borsa e di istituti di credito, avanzato dal senatore dell’Italia dei Valori e presidente dell’associazione dei consumatori Adusbet, Elio Lannutti e dal relatore di maggioranza Giacomo Santini del Popolo delle Libertà.

Questi i fatti. Il 28 gennaio 2010, l’Aula del Senato ha approvato all’unanimità il sub-emendamento Lannutti-Santini con il quale si richiedeva che gli emolumenti dei manager non potessero superare il trattamento retributivo annuo lordo dei parlamentari, ovvero circa 350 mila euro. Inoltre, la direttiva mirava a vietare gli indennizzi integrativi alle buste paga con extra quali gli stock opinion, stock grant e bonus considerati nella norma, un eccesso retributivo: «in contrasto con le politiche di prudente gestione del rischio della banca e con le sue strategie di lungo periodo».

Secondo il relatore Santini, l’emendamento era necessario per avviare un’opera di moralizzazione di alcuni livelli salariali che non potevano essere accettati nel difficile momento di congiuntura economica nel quale versa l’Italia.

L’iniziativa avanzata in Senato sembrava aver raccolto consensi bipartisan, eppure le polemiche non sono tardate ad arrivare. Una parte dell’esecutivo, unitamente ad una parte dell’opposizione, ha ritenuto la legge inemendabile e anticostituzionale. Così è scoppiato il caso: l’opposizione, non riuscendo a trovare unità di intenti, ha subito rinunciato al voto senatoriale e abbandonato l’Aula per protesta. Poco dopo la votazione di approvazione, il presidente del gruppo del Pdl, Maurizio Gasparri, insieme al vicepresidente vicario Gaetano Quagliariello, hanno chiarito che, pur approvando la norma, essa sarebbe stata comunque modificata alla Camera. Più esplicito il Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti il quale ha definito l’emendamento “anticostituzionale” e alla domanda di un giornalista se avesse intenzione di cambiarlo, non ha avuto businessesitazioni: “Sì”.

A questo, si sono aggiunti i commenti aspri dell’industria: il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia ha bollato l’emendamento come: “Una fesseria totale”. Il presidente di Federmanager, Giorgio Ambrogioni, ha osservato che si trattava di “un provvedimento da soviet che, se dovesse diventare legge, determinerebbe la fuga dei manager più bravi all’estero”. L’amministratore delegato di Fasteweb, Stefano Parisi gli ha fatto eco: “È una misura da Unione Sovietica. Non possono intervenire sul valore economico di un contratto tra privati”, mentre per il presidente di Telecom Italia, Gabriele Galateri di Genola, “nel mondo imprenditoriale c’è già abbastanza coscienza sugli assetti remunerativi”.

Le proteste sono state tali che il 23 febbraio scorso il senatore Gerardo Soglia, deputato del Pdl,  ha proposto alla Commissione Finanziaria della Camera un contro emendamento con il quale si rigettava la norma Lannutti-Santini. L’emendamento di Soglia è stato subito accettato e dalla norma Lannutti sono scomparsi i due commi più controversi: il “trattamento retributivo omnicomprensivo e minimo rispetto a quello parlamentare” e l’eliminazione delle indennità integrative, come gli stock opinion. Rimane, invece, la direttiva d’intenti, ovvero una gestione lineare degli emolumenti che consideri una visione dell’economia a lungo termine.

Insomma, tutto come prima. Del resto, non è la prima volta che si cerca di far passare in via definitiva una legge che limiti i generosi guadagni dei top manager. L’ultimo a tentare la manovra fu nel 2007 l’allora Ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa che venne fortemente osteggiato da tutto l’esecutivo di centro-sinistra e fu costretto ad accantonare la norma in attesa di tempi migliori. Proprio come oggi.

VOCABOLARIO – Gli stock opinion sono indennità che gli istituti bancari offrono ai propri dirigenti. L’opzione consiste nella possibilità di acquistare o sottoscrivere pacchetti di azioni, entro una certa data ed a un prezzo prestabilito, ovvero il “prezzo d’esercizio” che è indipendente dai movimenti di mercato. Se entro la data prevista, le quotazioni azionarie guadagnano punti percentuale sopra il prezzo di esercizio, i manager firmatari possono comprare azioni sotto il valore di mercato e rivenderle fatturando ingenti utili che si sommano alla busta paga. Lo scopo degli istituti di credito è quello di allineare gli interessi dei dipendenti di banca alle necessità dell’istituto stesso nonché dei suoi azionisti, però non tutti sono convinti dell’onestà di questi sistemi. Molti esperti economisti sostengono che lo stock opinion spinge i manager ad azioni troppo rischiose per garantirsi i maggiori guadagni, senza prendere in considerazione una visione a più lungo periodo dell’economia.

Gli stock grant sono una variante degli stock opinion. Si tratta di assegnazione di pacchetti di azioni che si sommano alle retribuzioni liquide dei manager.

I bonus sono incentivi che si aggiungono agli emolumenti dei manager secondo particolari parametri aziendali come vendite e profitti anche borsistici. Il bonus può essere legato alle quotazioni medie del mercato nel corso di un certo numero di anni o scattare sulla base delle performance dell’azienda secondo un indice azionario medio calcolato a breve termine. Quando i riscontri sono positivi, scatta il bonus.


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Dio si manifesta nell’Universo

Post di giovannamiceli On febbraio - 26 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Dio e Universo visti in una nuova ottica

di Giovanna Miceli

Dio si identifica nell’Universo naturalmente creativo. A proporre questa affascinante affermazione è un uomo di scienza, il biologo americano Stuart Kauffman, professore alla Tampere University of Technology e alla University of Vermont, nel suo libro “Reinventare il sacro”.

L’uomo, fin dalla notte dei tempi, ha cercato di dare una spiegazione al suo essere mediante l’esistenza di Dio.  I popoli antichi credevano in una moltitudine di dèi. Oggi invece si crede nel Dio soprannaturale delle religioni monoteiste.

Quello di Dio è un concetto innato dell’ uomo che trascende la sua finità umana.

Stuart Kaufmann nel suo saggio propone una rivoluzionaria visione di Dio e della scienza, destinata a far discutere il mondo scientifico e religioso. Dalla rivoluzione culturale dell’Illuminismo in poi, si è affermata la teoria del riduzionismo, secondo cui tutto avviene secondo delle leggi naturali come ad esempio quelle della fisica, della chimica, della matematica e così via. Esse governano il mondo e l’Universo e tutto può essere spiegato secondo le leggi stesse.

Ma per il professor Kaufmann in realtà le cose non stanno così: non è vero che tutto è spiegabile secondo le leggi naturali; ed inoltre, se il riduzionismo avesse ragione, l’Universo non potrebbe essere creativo. “Il dispiegarsi dell’Universo non è completamente descrivibile attraverso le leggi standard ed è il motivo per cui il riduzionismo è inadeguato. Non spiega l’innata creatività naturale che anima ciò che ci circonda”, ha affermato il professore. La scienza diviene in tal modo solo un metodo di conoscenza in un mondo di cui ignoriamo il divenire. Dio non è più quell’essere soprannaturale, come siamo abituati a pensare. Dio diventa la creatività dell’Universo, di cui facciamo parte.

Per Kaufmann, sono ormai maturi i tempi per un secondo Illuminismo, che rivede gli schemi rigidi e prefissati del primo Illuminismo, per creare una nuova concezione dell’Universo e dell’uomo.

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“Disney On Ice”…la favola continua

Post di Fabrizio Giona On febbraio - 26 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Le fiabe Disney sul ghiaccio: “Una vacanza per tutta la famiglia”

di Fabrizio Giona

Una scena dello spettacolo

Tornano in teatro i personaggi Disney, in un’incredibile avventura verso nuove e splendide destinazioni. È “Disney On Ice! Topolino e Minnie nel Magico Viaggio”, da marzo di nuovo in Italia per il tour 2010.

Nel nuovo appuntamento e mega produzione Disney On Ice, Topolino e Minni condurranno grandi e piccini verso quattro celebri mondi incantati. In compagnia dei tanti personaggi Disney, infatti, il pubblico verrà proiettato nel “magico viaggio” verso l’incantevole regno marino di Ariel e Sebastian, passando dall’avventurosa giungla delle terre africane di Simba e Nala all’esotico scenario hawaiano di Lilo e Stitch, fino ad arrivare alla suggestiva Londra di Peter Pan e Trilli.

«È uno spettacolo fantastico e una vera vacanza per tutta la famiglia concentrata in una sola notte», spiega il produttore Kenneth Feld, un viaggio dove la musica e la magia, protagoniste di ogni scena, allieteranno i cuori degli spettatori lasciandoli a bocca aperta. Per il regista Jerry Bilik, «Questo spettacolo non è solo un viaggio tra le più celebri fiabe Disney, ma è un’avventura piena di emozioni» e aggiunge «Dalle simpatiche gag di Sebastian, Simba e Stitch alle avventure sospese di Peter Pan, il pubblico conoscerà emozioni vere, puro divertimento e profonda amicizia».

Lo spettacolo “Disney On Ice! Topolino e Minni nel Magico Viaggio”, prodotto da “Feld Entertainment” e presentato in Italia da “Applauso”, vanta un cast internazionale di pattinatori iridati, una coreografia entusiasmante e una colonna sonora ricca di brani Disney famosi e classici del rock&roll, per allietare tutta la famiglia. Così tra le sfrenate danze e i numeri classici del pattinaggio artistico del coreografo Cindy Stuart e le affascinanti scenografie sul ghiaccio di Robert Smith, il divertimento è garantito e il successo assicurato, come fanno ben sperare i grandi consensi riscossi per i precedenti spettacoli “Disney On Ice – 100 Anni di magia Disney” e “Disney On Ice – Principesse”.

.….la favola continua!

 

Milano – Palasharp, dal 4 al 7 Marzo 2010

Napoli – Teatro Palapartenope, dal 10 al 14 Marzo 2010

Roma – Palalottomatica, dal 24 al 28 Marzo 2010

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Ingredienti

Petti di pollo disossati e spellati g 200

Zenzero fresco cm 2,5

Cipollotti n. 2

Aglio 1 spicchio

Sale Tabasco

Olio extra vergine di oliva

VIDEORICETTA

VIDEORICETTA LaCucinaItaliana

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I campi profughi libanesi: luoghi chiusi, sospesi, in cui giovani si esprimono suonando la cornamusa. Una melodia che la scorsa estate ha fatto il giro d’Italia per non farci dimenticare

di Silvia Nosenzo

la GUIRAB in un'esibizione

ROMA – Scuotere le coscienze e mettere in moto le emozioni: è questo lo scopo del progetto presentato il 23 febbraio a Roma da Olga Ambrosanio, membro di ULAIA Arte Sud Onlus, durante l’incontro dal titolo ”Per non dimenticare Gaza”. Si tratta di un progetto che parte dall’esperienza dei campi profughi libanesi, dove Olga ha trascorso alcuni mesi della sua vita, impegnata a diffondere “semi di pace e di solidarietà”. Nel campo di Burj al Shemali, a Beirut, è venuta in contatto con la GUIRAB, un gruppo di ragazzi e ragazze palestinesi che con le loro cornamuse eseguono musiche tradizionali, musiche che parlano dell’amore per la loro terra, del dolore per il sangue che la infanga, della speranza di poter un giorno metter fine alla folle lotta tra due popoli che per anni hanno convissuto in pace. Un grido di speranza, insomma, nell’assurda realtà del campo profughi ai cui abitanti la Costituzione libanese non riconosce nemmeno i più elementari diritti umani: il diritto alla salute, al lavoro, allo studio. La legge impedisce loro di accedere a settanta tipi di occupazione, dal gioielliere, al meccanico, al commesso. I braccianti e gli operai hanno bisogno di uno speciale permesso per lavorare, e solo lo 0,3% delle richieste viene accolto. Le uniche attività consentite ai profughi sono sottopagate, spesso in nero, e per questo i ragazzi devono abbandonare la scuola e andare a lavorare per aiutare economicamente le famiglie. Le scuole all’interno dei campi, poi, sono sovraffollate e il livello medio dell’istruzione è sempre più basso, a causa dei continui tagli dei fondi. L’Unrwa offre solo l’istruzione primaria, e i licei e le università libanesi ammettono un numero limitato di stranieri e al triplo delle tasse, una cifra astronomica per i profughi.

vicolo di Shatila

Come può un ragazzo pensare al futuro in questa situazione? Il progetto dell’ULAIA Arte Sud Onlus si colloca proprio nello spazio vuoto di questa domanda: nell’estate 2009 ha organizzato un tour itinerante dei ragazzi della GUIRAB in varie città italiane, dove hanno potuto esibirsi, facendosi conoscere e conoscendo, in un clima in cui solidarietà e arte si davano la mano. Dalla tournèe è nato un Cd dal titolo “Fuori dal campo”: i proventi delle vendite serviranno a finanziare due borse di studio per i ragazzi del gruppo, così da dargli la possibilità di realizzarsi, facendo l’università all’estero.

L’incontro di martedì ha sicuramente incitato a riflettere sui campi profughi libanesi, tristemente famosi per la strage di Sabra e Shatila del 1982. Sono 450 mila i profughi, diluiti in 12 campi: 40m2 ogni 10 persone con acqua, elettricità e fognature sufficienti solo per la metà di loro. Il 60% vive sotto la soglia di povertà, il 20% è afflitto da una malattia cronica. Illuminante al riguardo è l’intervista di Francesca Borri per Peace Reporter a Kassem Aina, Direttore generale della Beit Atlaf Soumound, l’associazione palestinese che dà assistenza ai profughi di qualunque nazionalità che affollano i campi profughi del Libano. “Molti campi, in realtà, non sono più palestinesi. Chiunque può trasferirsi qui. Ed è una scelta sempre più frequente per i disoccupati, gli immigrati, i disperati di altre guerre, come gli iracheni[...] l’umanità del sottosuolo. Ed è qui che la condizione palestinese si fa metafora del nostro tempo. Questa non è più semplicemente la periferia di Beirut, ma una delle infinite discariche della globalizzazione[…] Nessuno sa con precisione quanti siamo, e dove, a fare cosa, e con quali intenzioni. Siamo l’ombra in agguato all’angolo della vostra vita[…]. Paghiamo tasse come tutti, ma niente pensione, niente assicurazione. Niente ferie e malattie. Non abbiamo neppure la libertà di riunione e di associazione. Proprio in questo si fa chiaro quanto la questione sia politica, e non umanitaria[…].Dall’inizio si pensò a offrire ai Palestinesi situazioni alternative, e lasciare che il tempo sbiadisse il ricordo del ritorno. I terreni per i campi furono presi in affitto per cento anni – ma la giustizia non è in vendita. E così, come l’Unifil, l’Unrwa ha contribuito a congelare la situazione, e a trasformarci da rifugiati in ostaggi. Né insediamento, né ritorno: solo sopravvivenza, mentre la politica è altrove[…] Ma vogliamo diritti, non sacchi di riso[...] E le Ong non sono tutte trasparenti, poi, è amaro dirlo, in genere sbarcano qui con progetti preconfezionati: semplicemente in cerca di manodopera indigena. Una forma raffinata di colonialismo[…] È anche il momento di smentire una leggenda: perché non siamo mai stati finanziariamente sostenuti dall’Autorità Palestinese, né prima dall’Olp.Le risorse dell’Autorità Palestinese, da sempre, sono finite a Fatah. Ancora adesso riceve denaro solo chi è legato a Fatah o Hamas. Quelli nel mezzo, come noi, sono semplicemente dimenticati”.

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Uno studio condotto al Walter Reed Army Institute of Research di Silver Spring ha dimostrato che è possibile  immagazzinare le ore extra di sonno per sfruttarle nei momenti critici in cui non si riesce a riposare a sufficienza

di Claudia Vallini

Questa rivelazione farà fare la parte del leone a tutti coloro che al suono della sveglia adorano crogiolarsi sotto le lenzuola ancora per qualche lungo minuto. Dal momento che dormire ci rende più attivi, svegli, pronti e arguti, da oggi sarà più facile lasciarsi andare tra le braccia di Morfeo senza sensi di colpa per eventuali “ritardi” che potrebbero derivarne. Iniziamo quindi ad aprire un conto presso la nostra banca del sonno, o magari per i più tradizionalisti sarà sufficiente conservare queste preziose ore extra di riposo in un bel salvadanaio da rompere quando ce ne sarà bisogno, o, perché no, anche sotto il materasso! Sembrano infatti essere proprio questi i risultati della ricerca pubblicata dal Journal of Sleep Research e condotta da Tracy Rupp su un gruppo di volontari, uomini e donne, alla metà dei quali è stato chiesto di dormire almeno 10 ore per notte rispetto all’altra metà che invece ha continuato a seguire le proprie normali abitudini. Dopo una settimana a tutto il gruppo è  stato domandato di dormire solo 3 ore a notte per 7 giorni, successivamente ai quali sono stati avviati i test per valutare gli effetti della mancanza di adeguato riposo. Ebbene gli effetti negativi sono stati maggiormente registrati nel gruppo che non ha immagazzinato ore extra di sonno, mentre le capacità cognitive dei membri del gruppo che ha avuto modo di risparmiare e accantonare ore extra nel “salvadanaio”  sono risultate di poco inferiori alla norma o addirittura normali.  Non solo, si è riscontrata una maggiore velocità di recupero sempre in chi ha dormito di più. La possibilità di mettere da parte ore di riposo da utilizzare quando ce n’è più bisogno si rivela, quindi, utile non solo per le persone che svolgono lavori pericolosi o fanno lunghi turni ma  anche per tutti coloro che desiderano prepararsi al meglio per un evento importante o una notte in discoteca.  Ecco allora che la “siesta” assume tutto un altro significato ai nostri occhi e chi riposa non dovrebbe più venire considerato solo un pigrone!

Dormire è molto importante per lo stato di salute generale del nostro organismo e di conseguenza l’insonnia e il poco o difficile riposo si ripercuotono in modo negativo sulla nostra salute, creando un malessere che può intaccare la sfera cognitiva, emotiva, affettiva, neurovegetativa e sessuale. Sebbene con l’aumentare dell’età si riducano le ore di sonno necessarie all’organismo, si stima che non si dovrebbe dormire meno di 7 ore per notte (esattamente un terzo della nostra giornata) per evitare effetti negativi sul cervello e sul corpo. Il riposo è, dunque, un bisogno fisiologico dell’uomo: durante il sonno reni e fegato lavorano, espellendo più tossine di quando si è svegli; allo stesso modo il sistema immunitario produce più anticorpi. Non solo, la fase REM (Rapid eye movement), fase di sonno leggero, è importantissima e indispensabile per la memoria e l’apprendimento. Brevi periodi di riposo notturno sono associati ad una ridotta tolleranza al glucosio, considerata un fattore di rischio per lo sviluppo del diabete mellito di tipo 2. Ed esiste una correlazione tra la riduzione delle ore di sonno e l’aumento della massa corporea, in quanto pare che lo scarso riposo sballi la leptina, l’ormone spezza-fame e porti ad un aumento dell’appetito, diventando un fattore di rischio per l’obesità. Inoltre è stato dimostrato da ulteriori ricerche che la mancanza di sonno adeguato riduce il metabolismo basale, cioè l’energia che viene utilizzata da ogni individuo in condizioni di riposo mentale e fisico e forse è proprio questa la vera causa dell’aumento di peso. Durante il sonno notturno, inoltre, la pelle si rigenera ed è più ricettiva verso creme e trattamenti. Quindi anche le donne che si lamentano di non avere tempo per prendersi cura di sé stesse durante il giorno, la notte non hanno scuse. Eppure la società moderna, frenetica e stressata, tutta presa da mille impegni lavorativi e non, ci induce a considerare il sonno sì indispensabile ma di un’importanza tale da dedicarvisi il meno possibile in quanto corrisponde a tempo sottratto ad altre attività. Si stima che in Italia circa il 16% della popolazione soffra di insonnia, in maggioranza donne, un disturbo che aumenta di pari passo con l’età. L’insonnia è spesso legata a stati d’ansia e di depressione, a preoccupazioni e paure, altre volte a cause oggettive, come alterate condizione di salute (apnee notturne, gravidanza) . Una cosa è certa: se dormire ci fa bene, ci rende più sani, belli, magri, forti, intelligenti, e le ore di sonno extra possono essere conservate nel nostro salvadanaio virtuale, ora non tocca che a noi imparare a rilassarci, a lasciarci andare, eliminando tutti i sensi di colpa legati alle prolungate ore di riposo. Esse non possono che prepararci ad affrontare il domani con grinta e con un sorriso in più.

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Il Dipartimento di Stato americano ha approntato una nuova strategia che prevede il controllo delle acque del Golfo di Aden, con importanti conseguenze geopolitiche in Medio Oriente e in Africa

di Marco Luigi Cimminella

In seguito al fallito attentato del nigeriano Omar Farouk Abdul Mutallah, nel dicembre dello scorso anno, si era aperto un nuovo fronte della “bushiana guerra al terrore” a Sana’a. L’attacco di matrice fondamentalista aveva dimostrato, da un lato, le debolezze dell’Intelligence americana e, dall’altro, che le forze di Al Qaeda erano ben radicate anche in territorio yemenita. La Casa Bianca, troppo presa dai tragici eventi afghani, aveva sottovalutato la vulnerabilità e l’intensa permeabilità ad infiltrazioni terroristiche che caratterizzano questa regione. Lo Yemen rappresenta un’area di importanza strategica per le cellule legate ad Al Qaeda. Essa è vicina a diversi teatri di scontro in cui si è inscenata e si inscena la continua e tragica battaglia dell’organizzazione guidata da Osama Bin Laden: pensiamo alla Somalia, all’Arabia Saudita, all’Iraq, all’Afghanistan. Inoltre, di recente, il ramo saudita di Al Qaeda, unendosi a quello yemenita, ha dato vita alla nuova organizzazione: Al Qaeda nella penisola Araba, che si presenta sempre più pericolosa e radicata sul territorio.

il Golfo di Aden

Gli Stati Uniti si sono prodigati nell’elargire sostanziali aiuti economici, tecnici, logistici, militari al governo di Sana’a per fronteggiare la minaccia terroristica. Non solo. Impegnato nella violenta guerra contro le milizie zaidite, guidate dall’imam Yahya al-Houthi, il governo di Sana’a ha potuto contare sull’appoggio bellico e finanziario di Washington e di Riyād, mentre la Casa Bianca ne ha approfittato per stanziare le sue truppe sul territorio. Non ritenendosi soddisfatta, Washington ha cercato di rafforzare la sua presenza militare, incontrando, però, la ferma opposizione della classe dirigente yemenita. Il Dipartimento di Stato americano, di concerto con le alte gerarchie militari, ha così elaborato una nuova strategia basata sul dominio delle acque territoriali yemenite. In particolare, è stata avanzata la proposta di rinforzare la presenza militare americana nel Golfo di Aden  e nel mar Rosso attraverso la costituzione di una base navale nell’arcipelago di Socotra. Bagnato dalle acque dell’Oceano Indiano, a sud della costa yemenita e a 80 km dal Corno d’Africa, questo gruppo di isole riveste, nei piani militari della Casa Bianca, una posizione di rilevanza strategica fondamentale, e non solo nella lotta al terrorismo internazionale. Difatti, l’installazione di una base navale e militare a Socotra permetterebbe Washington di avere un maggior controllo del Golfo di Aden e del Mar Rosso che, attraverso il Canale di Suez, collegano il Mediterraneo all’Oceano Indiano, e quindi l’Europa al Sud-est Asiatico e all’estremo oriente. Queste rotte marittime sono di precipua importanza, soprattutto in termini economici. Difatti, grandi quantità di petrolio, “solcando” queste acque, che sono al centro delle profittevoli rotte commerciali colleganti Asia ed Europa, raggiungono rapidamente gli insaziabili mercati occidentali.

uno scorcio di Sana'a

Un’eventuale base di Socotra, con il conseguente controllo del Golfo di Aden, rivestirebbe notevole importanza strategica anche nello scacchiere africano. In primo luogo, pensiamo alla questione somala. Nonostante i continui interventi delle Nazioni Unite, diretti a sedare il sanguinoso conflitto fra le forze radicali islamiche (supportate da Iran, Libia e Arabia Saudita) e le milizie dei signori della guerra locali che avevano formato un governo provvisorio riconosciuto internazionalmente (supportato da Uganda, Etiopia, Kenya e Yemen), lo scontro fra lUnione delle Corti Islamiche e governo somalo non sono cessati ma, aumentando di intensità, hanno ulteriormente dilaniato una regione già abbastanza fragile e instabile a causa della guerra fra i diversi clan locali. Inoltre, con un maggior controllo delle acque del golfo di Aden, la penetrazione americana in Sudan sarebbe facilitata. Ricco di petrolio e gas naturale, il governo di Khartum è corteggiato dalle grandi potenze, occidentali e non, che per soddisfare i loro appetiti energetici, sono in continua competizione nel tentativo di accaparrarsi il quantitativo maggiore di risorse disponibili nel mondo. In particolare, gli Stati Uniti sono molto preoccupati per le mire cinesi. Nel novembre dello scorso anno, il premier cinese Wen Jiabao, durante l’incontro con il presidente sudanese Omar Hassan Ahmed al-Bashir, ha ribadito che “la concreta cooperazione fra i due paesi nel settore del petrolio è di mutuo vantaggio. La Cina ed il Sudan hanno relazioni amichevoli tradizionali e devono ampliare ulteriormente la cooperazione, promuovendo lo sviluppo completo e profondo delle relazioni bilaterali”.

Nel tentativo di concretizzare questo importante obiettivo geostrategico, gli Stati Uniti incontrano la dura opposizione del governo russo. Nel corso della guerra fredda, Mosca vantava la sua presenza militare a Socotra. In seguito all’interruzione dei contatti con il governo yemenita, dovuta all’implosione dell’Unione Sovietica nel 1991, il Cremlino ha deciso di ristabilire le relazioni con il governo di Sana’a, ribadendo che non rinuncerà mai a detenere una base navale presso l’isola, soprattutto ora che le pretese americane accrescono la minaccia di un rafforzamento della presenza statunitense nella regione africana e medio orientale, destinato a stravolgere inesorabilmente gli assetti geopolitici dello scacchiere internazionale.

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Cosa c’è a pranzo? Calamari in umido con patate

Post di Valentina Gravina On febbraio - 25 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Ingredienti

Calamari

Cipolla

Papate

Olio extra vergine d’oliva

Sale e pepe

Passata di pomodoro

Brodo vegetale

VIDEORICETTA

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Una grande ricerca  svela quanto il nostro modo di fare l’amore sia cambiato in meglio 

di Chiara Campanella

RomaSesso senza amore. Per gli italiani oggi non è più così. Lo svela una ricerca curata da Marzio Barbagli, Gianpiero Dalla Zuanna e Franco Garelli, riportata nel volume La sessualità degli italiani, oggi in libreria,  in cui si descrivono abitudini, comportamenti e relazioni amorose del Bel Paese. Un vero e proprio Rapporto Kinsey italiano” che evidenzia come noi italiani facciamo l’amore più volentieri, più spesso, più a lungo nella vita e senza vergogna.  Lo facciamo una volta al mese in più rispetto a trent’anni fa, spensierati, soddisfatti, divertiti e senza alcun tabù. La sessualità degli italiani è sempre più sensuale, altro che stress e sonnolenza davanti alla tv! Il nostro Paese è cambiato profondamente tanto più se si considera che, in base ai riusultati delle interviste condotte da un’équipe di sociologi coordinata da Marzio Barbagli, una sessualità più spregiudicata non distrugge la famiglia, al contrario.

Tra il single e la coppia è quest’ultima a trionfare ancora. Chi ha detto che il matrimonio è la tomba dell’amore? Tutt’altro. Nella “partita” tra scapoli e ammogliati sono i secondi che hanno la meglio: nella maturità sessuale, tra i 30 e i 50, chi vive in coppia si gode ogni mese due o tre rapporti in più di chi vive solo, anche se quest’ultimo cambia partner più spesso. Se noi italiani facciamo l’amore di meno rispetto ai francesi o agli inglesi è solo perché andiamo a convivere più tardi, “preferendo” stare a casa con i genitori (per mancanza di soldi o di lavoro). Il talamo è un ottimo afrodisiaco, anche se gli italiani si arrangiano come possono! Oggi, infatti, le ragazze lo fanno poco dopo i 18 anni (non aspettano più i ventidue), un anno di più dei coetanei maschi.

C’è anche una novità sorprendente: gli uomini preferiscono fare l’amore la prima volta con la morosa, meglio se “fissa”. Tuttavia, ci si sposa più tardi e, tra la prima volta e il primo figlio, possono trascorrere anche dodici anni. Questo non preclude che il sesso sia comunque bandito, tutt’altro. La vita sessuale degli italiani è fatta di poche relazioni importanti (l’80% non ne ha avute più di tre), con rari intervalli più disinvolti. Il sesso è molto più importante di un tempo, ma non lo si grida ai quattro venti.  Si fa l’amore per il piacere (93,8%) più che per avere figli (71%)  e lo si fa a ogni età: per gli uomini forse è più normale, ma che le donne ultrasessantenni dichiarino di avere ancora tre rapporti al mese sembra incredibile!

Dunque, gli italiani sono più spensierati ed anche i credenti cattolici lo sono. Per loro il sesso non più un tabù, ma diventa naturale. Siamo diventati più disinvolti è vero,  ma non immorali: in camera da letto tutto (o quasi) è lecito, ma guai a chi è infedele! Il tradimento è comunque difficile da perdonare.

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Una notte al museo? Sì, di sesso

Post di Laura Dabbene On febbraio - 24 - 2010 2 COMMENTI

Arte o pornografia? Quale giudizio per le performance proposte dall’artista svizzero Christoph Büchel?

di Laura Dabbene

La ruota del Prater: uno dei simboli di Vienna

VIENNA (A) – FredriechStrasse 12, A-1010 Vienna. Ogni sera davanti all’ingresso di questo indirizzo della capitale austriaca, pare si accalchi una folta schiera di avventori, desiderosi di entrare in uno scantinato dove, tra arredi sadomaso, materassi sparsi sul pavimento e strumenti ginecologici a metà strada tra studio medico e camera delle torture in stile Cronenberg, ci si può liberamente sbizzarrire in pratiche sessuali estreme e senza inibizioni. Non si tratta di un nuovo club per scambisti o di un night specializzato in orge e sesso hard, ma del più famoso ed apprezzato museo cittadino, dal profilo inconfondibile per quella grande cupola dorata che domina la facciata: il Palazzo della Secessione.

L’idea si deve all’artista svizzero, classe 1966, Christoph Büchel, che, trasformando questo tempio dell’arte in una rivisitazione metropolitana di Sodoma e Gomorra, si è conquistato l’attenzione della stampa, del mondo della critica e, a quanto pare, anche di parecchi visitatori. La natura hard dell’allestimento di Büchel, nonostante non fosse un mistero la sua collaborazione con l’”Associazione dei nottambuli in cerca di contatti” che nel Palazzo ha  trasferito il suo Swingerclub (locale in cui si entra in coppia appositamente per praticare sesso di gruppo), pare non essere stata immediatamente chiara e palese. Infatti, benché  i finanziamenti dell’esposizione fossero di provenienza esclusivamente privata, il progetto artistico aveva ricevuto il plauso e la “benedizione” di numerosi rappresentanti di diverse autorità cittadine che ora, di fronte ai titoli di tabloid e quotidiani che tuonano «Scandalo per l’orgia nel museo», si trovano in non piccolo imbarazzo.

La mostra double-face presenta un allestimento decisamente originale ed ambiguo, così come deve essere vista la natura delle opere esposte. Durante il giorno nulla la differenza da una qualsiasi esposizione d’arte, compreso un biglietto dal costo del tutto normale ed ordinario, ma dopo le 21 si trasforma in un enorme privée, accessibile soltanto ai maggiorenni, dove l’ingresso può arrivare a superare i 40 euro a seconda del programma della serata. Le foto pubblicate dalla rivista Österreich non lasciano dubbi né spazio all’immaginazione riguardo la natura delle esperienze a cui i visitatori possono abbandonarsi.

L’artista nativo di Basilea non è nuovo a polemiche e provocazioni. Le sue istallazioni tridimensionali, consistenti spesso nella ricostruzione di stanze ed ambienti, hanno sempre avuto un forte impatto psicologico perché le tematiche da cui Büchel parte riguardano le contraddizioni della società contemporanea, la disuguaglianza sociale, il conservatorismo religioso di certa classe borghese, il militarismo esasperato degli attuali governi nel mondo. Non stupisce che il sollevare tali problematiche abbia potuto indurre un certo turbamento ed animose discussioni sul che cosa ormai sia divenuta l’arte contemporanea, se possa anche soltanto fregiarsi dell’appellativo di arte, ma questa volta il performer ha toccato la corda dolente di una società che, pur continuando a mercificare i corpi, rimane indiscutibilmente puritana: il sesso estremo. Non è certo stato il primo, basti ricordare l’impatto decisamente shock della fotografia di Terry Richardson, ma la sua operazione va oltre, coinvolgendo direttamente un pubblico che certo non è formato solo da attori o attrici professionisti dell’hard.

Il bacio di Gustav Klimt

Sicuramente nessun luogo poteva essere più adatto per una mostra che ripropone la questione di quali siano i limiti tra la creazione artistica e il cattivo gusto o, in questo caso specifico, la pornografia. Questo per almeno due motivi. Il primo riguarda l’artista simbolo della Secessione viennese, tra i primi ad esporre nel Palazzo di Friedrichstrasse, Gustav Klimt, le cui opere, caratterizzate da un turbinio di corpi femminili nudi e sensuali, scandalizzarono la società dell’epoca al punto da portare la questione della loro moralità di fronte alle autorità del parlamento. Il secondo perché sulla facciata del Palazzo, su una sorta di trabeazione, l’architetto Joseph Maria Olbrich, in accordo con lo stesso Klimt, volle apporre il motto della Secessione : Der Zeit ihre Kunst / der Kunst ihre Freiheit (Ad ogni tempo la sua arte, all’arte la libertà).

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Pupi Avati torna sul grande schermo con un film sul malcostume della classe dirigente italiana e sull’inguaribile ingenuità dei puri di cuore

di Daniela Dioguardi

Locandina del film

Bologna, 1992. Luciano Baietti (Christian De Sica), piccolo e ambizioso imprenditore, sposa finalmente Fiamma (Laura Morante), donna ingenua e innamorata da cui ha già avuto due figli: il maggiore Paolo e Baldo. Nel giorno stesso del suo matrimonio, Luciano perfeziona le pratiche per il trasferimento a suo nome delle proprietà immobiliari della neomoglie e scompare in compagnia di un grigio contabile, tale Sergio Bollino (Luca Zingaretti), appena uscito dal seminario dopo le accuse di coinvolgimento in affari sporchi.

Anni dopo, ai giorni nostri, Luciano è presidente della Baietti Enterprise una holding molto potente, con sede nella campagna laziale, edificata e mandata avanti sulla base di raccomandazioni, ricatti e connivenze politiche, sotto la supervisione dell’inscalfibile Sergio che dell’esperienza seminariale ha conservato solo i sandali da francescano da cui non si separa mai. Gli affari, per la società, iniziano a vacillare e urge più che mai un’inattaccabile copertura politica: neanche il matrimonio con una ricca donna romana  politicamente in vista pare bastare allo scopo. Allora non resta che ricorrere all’inganno. L’unica strada praticabile per evitare il collasso e la galera è quella di scaricare la responsabilità per debiti (di un ammontare incalcolabile) su un prestanome sufficientemente ingenuo e inesperto da non muovere alcuna resistenza. E il pensiero di Sergio corre immediatamente alla prima famiglia di Luciano, abbandonata quasi sul lastrico anni prima, e si posa sul giovane Baldo (Nicola Nocella), ormai ventenne, di indole buona e profondamente generosa. Il ragazzo studia cinema e divide le sue giornate fra film, amori immaginati e sua madre Fiamma, emotivamente fragile dopo la partenza di Luciano, con cui condivide, nonostante tutto, il mito del padre.

Quando Luciano tornerà prepotentemente nella vita di Baldo, chiedendogli di fargli da testimone di nozze, appellandosi a sentimenti non coltivati e a pentimenti mai avvenuti, immensa sarà la gioia di madre e figlio tanto quanto il guaio in cui si cacceranno.

Pupi Avati torna sul grande schermo con una pellicola a metà strada fra dramma e commedia in cui, ancora una volta, non smentisce il suo spirito fanciullesco e sognatore che lo porta ad approfondire spesso personaggi ingenui ed emotivamente disarmati ( si pensi, ad esempio, a Il cuore altrove, La seconda notte di nozze e Il papà di Giovanna).  Tuttavia, è la prima volta che il regista bolognese va a cercare il confronto con una tematica tanto gettonata quanto irrisolta quale quella della decadenza dei costumi della nostra società. In particolare, Avati risolve il quadro dell’Italia attuale in un contrasto fondamentalmente insanabile fra volgari e corrotti impostori e candidi, eterni sognatori, che sfocia nell’impunità per gli uni e nell’incapacità di rapportarsi alla realtà per gli altri.

Se lo spunto narrativo può definirsi interessante e decisamente più innovativo rispetto a quello dei lavori più recenti, c’è, però, da sottolineare che la messa in scena del cineasta, composta, sommessa e a tratti inibita, mal si concilia con l’intento corrosivo e accusatorio del film.

L’impressione più vivace, tra l’altro, è quella che Avati non si ponga con rabbia nei confronti dei suoi loschi

Pupi Avati

personaggi ma si impegni a voler recuperare la loro dimensione umana la quale riemerge ma rimane, comunque, incapace di rivelarsi sul piano pratico. Così lo spettatore viene posto dinanzi a dei “cattivi” che, messi alle strette dalle circostanze, si ricordano di avere un cuore con cui, però, difficilmente riescono a convivere.

Sul piano strettamente tecnico Il figlio più piccolo risulta criticabile in più punti (si pensi al ricorrente auto-doppiaggio degli attori, ai desueti green screen automobilistici e a diversi primi piani sfocati) ma appare vincente per quel che riguarda la scelta e la direzione attoriale.

Ritroviamo, infatti, un eccellente Christian De Sica,  nel suo ruolo di padre–imprenditore senza scrupoli, tornato finalmente al “mestiere dell’attore” anche se, forse, ormai incapace di svincolarsi totalmente dal personaggio guascone e fanfarone a cui ci ha abituati nei cinepanettoni. Accanto a lui una sempre brava Laura Morante, un impeccabile Luca Zingaretti e un sorprendente esordiente come Nicola Nocella.

Insomma, ammirevole risulta l’intento di Pupi Avati nel voler mettere la sua arte a disposizione di un tema scottante come il malcostume italiano, ma il suo sguardo si rivela fin troppo dimesso e bonario per una questione così terribilmente squalificante. Tuttavia c’è da chiedersi se una soluzione più graffiante avrebbe avuto un effetto più dirompente, soprattutto in considerazione del fatto che la società italiana (o per lo meno la sua maggioranza) appare  così indifferente (affezionata?) all’arrivismo e alla volgarità che sembra quasi inutile anche solo tentare di cambiarle le cose. E allora, è proprio il caso di dirlo, che ognuno abbia quello che si merita.

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Un intreccio internazionale che coinvolge società di telecomunicazioni e ‘ndrangheta. 56 gli arresti, mentre Silvio Scaglia, fondatore di Fastweb è ancora latitante. Aggravante mafiosa per il senatore Di Girolamo

di Nicola Gilardi

Una truffa da 2 miliardi di euro nei confronti dello Stato italiano. Questo emerge dalle indagini della Guardia di Finanza e dei Ros. Ad essere coinvolti sono Telecom Italia Sparkle e Fastweb, i cui vertici sono accusati di riciclaggio di denaro sporco e di evasione di 400 milioni di euro nascosti in conti esteri. Gli arresto sono, fino ad ora, 56. Alcuni imputati sono stati arrestati in Inghilterra, Lussemburgo e Stati Uniti e contengono nomi importanti come: Stefano Mazzitelli, ex amministratore delegato Telecom Italia Sparkle, Nicola Di Girolamo, Senatore del Pdl eletto nella circoscrizione estera Europa e Luca Berriola, ufficiale della Guardia di Finanza.

Tra gli ordini d’arresto c’è anche quello di Silvio Scaglia, fondatore di Fastweb, ma attualmente ricercato trovandosi all’estero per lavoro. Indagati, invece, Stefano Parisi, attuale amministratore delegato di Fastweb e Riccardo Ruggiero, all’epoca presidente di Telecom Italia Sparkle.

Silvio Scaglia

Il meccanismo fra le aziende coinvolte, prevedeva una falsa fatturazione di servizi telefonici e telematici che in realtà non esistevano, venduti dalle compagnie commerciali italiane Cmc, Web Wizzard, I-Globe e Planetarium, che hanno evaso l’Iva per un ammontare di 400 milioni di euro depositandoli illegalmente in conti esteri dove, poi, venivano investiti in appartamenti, gioielli e automobili. Già sequestrati numerosi beni all’estero per un valore di circa 15 milioni di euro.

Forti le accusa da parte del gip nei confronti di Telecom Italia Spa: «O si è in presenza di una totale omissione di controlli all’interno del gruppo Telecom Italia Spa sulle gigantesche attività di frode e riciclaggio o vi è stata una piena consapevolezza delle stesse». L’azienda, però, si è difesa denunciandosi «parte lesa» e quindi all’oscuro delle operazioni illegali operate.

Senatore Di Girolamo

Le accuse sono quelle di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e al rimpiego di capitali illecitamente acquisiti. Per il senatore Nicola Di Girolamo l’accusa è, invece, quella di violazione della legge elettorale con l’aggravante mafiosa. È stato accertato, infatti, che il senatore sarebbe stato eletto grazie all’intervento della ‘ndrangheta che si è impossessata illegalmente di schede elettorali e segnando il suo nome. Il ruolo di Di Girolamo sarebbe stato quello di referente politico in grado di agevolare gli spostamenti nell’ambito delle attività transnazionali di riciclaggio.

Alle accuse il senatore ha risposto dicendo: «Stanno cercando di mettermi sulla croce. È roba da fantascienza. Mi sento paracadutato in territorio di guerra. Mi sento nel frullatore». Già nel giugno del 2008 venne emessa, nei confronti del senatore, una misura cautelare agli arresti domiciliari con autorizzazione all’arresto che, però, venne negata dal Parlamento. Il Pd adesso chiede di rivedere quella decisione e il presidente dei senatori del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri ha dichiarato: «Se dalle carte della magistratura emergeranno elementi, deve essere chiaro che nessuno è intoccabile. Non ci saranno impedimenti a nessun tipo di indagine».

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