Alla vigilia delle regionali, le polemiche relative al processo Mediatrade si irradiano sulla scena politica italiana, acutizzando i contrasti fra gli opposti schieramenti politici
di Marco Luigi Cimminella
Pochi giorni dopo il via libera del senato per il decreto legge sul processo breve, si riaccendono, con tutto il loro controverso significato politico, le polemiche relative al processo Mediatrade, in seguito all’inserimento nella lista degli indagati del figlio del premier, nonché vice-presidente di Mediaset, Pier Silvio Berlusconi e del presidente Fedele Confalonieri.
Pier Silvio tuona contro le accuse “infondate” che gli vengono mosse e che sono oggetto di una strumentalizzazione finalizzata a compromettere la figura politica di suo padre. In soccorso del figlio del premier si muovono gli esponenti del Pdl, che parlano di “dosi crescenti di veleno”. Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati berlusconiani condanna furioso l’esistenza di “un nucleo giudiziario-politico-editoriale che fa dell’uso politico della giustizia la sua arma essenziale contro Berlusconi“. Il governo denuncia questo accanimento giudiziario nei confronti del capo del governo da parte di una sinistra giustizialista che utilizza lo strumento della magistratura a fini politici e demagogici. In particolare, la riapertura delle ostilità in seguito al si del senato sul processo breve e in vista delle regionali di primavera mostrano come i “nemici della democrazia” siano pronti a tutto pur di far apparire il premier, di fronte agli occhi dell’intera collettività, come un criminale. Ma quali sono le origini di questo processo?
Mediatrade è una società controllata dal gruppo Berlusconi, nata con l’obbiettivo di acquistare all’estero, soprattutto in America, i diritti di programmi televisivi per le reti Fininvest. Secondo l’accusa, l’attività di compravendita era palesemente illecita, in quanto questi diritti televisivi e cinematografici venivano acquistati indirettamente e occultamente da Fininvest (poi Mediaset), attraverso società offshore nei paradisi fiscali. Nei continui passaggi di proprietà fra società gemelle, il valore degli stessi finiva con l’aumentare vertiginosamente, permettendo la creazione di fondi neri che rifornivano le casse berlusconiane. Come si legge nell’atto, gli indagati agivano “all’interno di un sistema di frode utilizzato dalla fine degli anni ’80, in forza del quale i diritti di trasmissione forniti dalla Paramount, in misura minore da altri produttori internazionali, invece che direttamente dai fornitori venivano acquistati da Mediaset a prezzi gonfiati per il tramite di società di comodo riconducibili a Farouk Agrama”.
Quest’ultimo, ritengono gli inquirenti, può essere considerato un socio occulto di Berlusconi, che operante negli States, ha collaborato nella realizzazione di fondi neri ed è quindi accusato, insieme al presidente del consiglio, di appropriazione indebita e falso in bilancio. In questi ultimi giorni, si è appurato che il processo Mediatrade coinvolge anche Pier Silvio e Confalonieri, accusati di frode fiscale. L’attenzione della procura è rivolta ai 34 miliardi sottratti al fisco, attraverso questo fine espediente finanziario.
Intanto, gli esponenti del Pdl condannano all’unisono queste “illazioni” che finiscono col danneggiare il premier, in senso politico ma anche personale, protestando contro l’accanimento giudiziario di cui è vittima il presidente del consiglio e ribadendo la necessità di porre fine queste accuse odiose che finiscono irrimediabilmente con il minare le fondamenta di un’onesta e trasparente competizione elettorale. In particolare, il ministro della giustizia Alfano, rivolgendosi alla sfera del potere giudiziario, sostiene di non conoscere “gli atti del procedimento Mediatrade” ma di conoscere “Berlusconi, che si dedica esclusivamente al bene del Paese”.
Inoltre, ribadendo la necessità del provvedimento sul legittimo impedimento, secondo Brunetta “l’accanimento giudiziario nei confronti di Berlusconi è sotto gli occhi di tutti”. Rincara la dose il finiano Italo Bocchino, affermando che “la tempistica sospetta del processo Mediatrade ci convince ulteriormente dell’esistenza di un accanimento giudiziario nei confronti di Berlusconi ed impone scelte normative per tutelare la democrazia elettorale“.
Questo processo, riverberando i suoi effetti negativi sulla figura di Berlusconi e sulle forze politiche da lui guidate, può essere effettivamente adottato dallo schieramento avverso per allargare il proprio consenso fra la popolazione alla vigilia di una competizione elettorale che si preannuncia abbastanza difficile per il centro-sinistra. Ma dopo i continui tentativi dell’equipe del pdl di rendere legge gli espedienti tecnici, forgiati dalla mente di Niccolò Ghedini, finalizzati ad abbreviare i termini di prescrizione e cambiando inevitabilmente la carta costituzionale, sembra sempre più difficile poter parlare di una sana democrazia elettorale.

