Thursday, May 17, 2012

L’ennesima sciagura si abbatte sulla meravigliosa ma sfortunata isola caraibica

di Erika Castorina

haiti_quake-8075208Port au Prince- «Subito dopo il terremoto onde gigantesche si sono abbattute su spiagge e strade e si portavano via i morti tra le macerie. Alcune strutture dei palazzi presidenziali e del Parlamento sono crollate. Ci sono cadaveri dappertutto». E’ la testimonianza di Cristina Iampieri, avvocato italiano, che lavora all’Onu a Port-au-Prince, capitale dell’isola di Haiti, colpita ieri alle 10.53 ora locale (22.53 ora italiana) dal piu’ devastante terremoto degli ultimi due secoli. Un  primo sisma di magnitudo 7,3, durato più di un minuto, ha investito le acque a largo dell’isola caraibica provocando immediatamente i primi violenti crolli nella capitale e nella vicina Carrefour. Era anche stato diramato un allarme tsunami per tutto il quadrante caraibico, poco dopo l’allerta è rientrata ma il pericolo incombe ancora visto che, a detta dei geologi, tutto il territorio sarà ancora interessato da uno sciame sismico.

Ad aggravare la situazione, sono scoppiati anche dei violenti incendi che, insieme alle successive scosse di magnitudo non inferiore al 5.0, hanno completamente raso al suolo l’intera isola. Nell’area colpita dal sisma, molto densamente popolata, vivono almeno 1,8 milioni di persone su circa 9 milioni di abitanti dell’intera nazione, potrebbero,dunque, essere migliaia i morti e altrettanti i dispersi,  ma ancora non si hanno certezze.

Numerosi palazzi distrutti. Tre dei quattro ospedali di Port-au-Prince sono crollati e l’unico ancora in piedi e’ ormai al collasso per l’altissimo numero di ricoveri. Secondo un giornalista della rete televisiva Haitipal, il Palazzo nazionale, il ministero delle Finanze, il ministero dei Lavori pubblici, della Comunicazione e della Cultura, il Palazzo di giustizia, la Scuola normale superiore sono crollati. Anche il parlamento e la cattedrale di Port-au-Prince avrebbero subito gravi danni.

Duecento persone sono disperse in un albergo di lusso nella capitale, il Le Montana, il quartier generale della missione dell’Onu (Minustah) si è letteralmente “accartocciato” su se stesso e  il palazzo presidenziale è gravemente danneggiato, ma  il presidente Rene’ Preval e la moglie sono rimasti illesi. Molte le vittime tra i caschi blu: il comandante della missione, il tunisino, Hedi Annabi e tre giordani sono morti e altri 21 sono rimasti feriti, otto cinesi sono deceduti e altri dieci sono dispersi.

I primi soccorritori scavano a mani nude ma la devastazione è tale che è quasi impossibile intervenire e non bisogna dimenticare, inoltre, che si tratta di un territorio poverissimo che non dispone di scavatori, gru e altri mezzi di soccorso.  La corrente e’ saltata dappertutto, cosi’ come le linee telefoniche, e con il calar della sera l’isola è piombata nel buio più totale impedendo ogni tipo di soccorso mentre, purtroppo, sono incominciati i primi atti dei sciacallaggio: un supermercato e’ stato saccheggiato nella periferia della capitale.
L’Unita’ di crisi della Farnesina ha riferito che gli italiani ad Haiti sono 191 e non si ha notizia che alcuno di loro sia rimasto vittima del terremoto. “La mancanza di informazioni non vuol dire che non ce ne siano”, ha pero’ precisato il capo dell’Unita’, Fabrizio Romano. Di questi 191 sono almeno 182 gli italiani registrati nelle sedi consolari, ai quali si aggiungono 12 connazionali in visita e iscritti al sito www.dovesiamonelmondo.it. Di questi ultimi, nove risultano essere ancora a Haiti e sette sono gia’ stati contattati e sono tutti in salvo.

L’Unita’ non esclude che a Haiti possano trovarsi altri connazionali che non hanno comunicato la loro presenza. Tra gli italiani presenti nel Paese caraibico, anche religiosi e tecnici, con i quali non si e’ riusciti ancora a stabilire un contatto. Dispersi, infatti, i 14 membri dell’Unesco e Don Giuseppe Noli, missionario ad Haiti dal 2003.

Il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, ha detto che l’Italia «non lesinerà sforzi per essere in concreto vicina alla popolazione haitiana, e naturalmente agli italiani presenti nell’area del terremoto». Partirà, infatti, un C130 militare con un ospedale da campo, personale medico e una squadra della Protezione civile. Il governo venezuelano ha annunciato l’invio di una squadra di aiuto umanitario composta di cinquanta uomini con beni alimentari e medicinali.

Anche Parigi ha fatto sapere che invierà nella capitale haitiana, Port au Prince, devastata dal sisma, aiuti d’urgenza. Tutti i paesi dell’America latina hanno mostrato la loro disponibilità a inviare aiuti. Dal Brasile il presidente Luiz Inacio Lula da Silva ha espresso la sua «grande inquietudine», in per la sorte dei 1.200 soldati brasiliani che lavorano per la missione Minustah, di cui si sa per certo la morte di almeno sette di essi. La Banca interamericana di sviluppo ha sbloccato aiuti d’urgenza per 200 mila dollari.

Gli Usa hanno inviato una squadra di soccorso di 72 persone e unità cinofile, oltre a 48 tonnellate di materiali. Sono in partenza da Los Angeles e da Fairfax, in Virginia, accompagnati da esperti di disastri nazionali che dovranno fare una prima valutazione dell’emergenza.

Il terremoto e’ iniziato ieri alle 22:53 (ora italiana) ma l’incubo non è ancora destinato a finire. La povera Haiti già devastata da un’eterna instabilità politica e da un disastro sociale, sanitario ed ambientale che ne fanno il più povero Paese dell’emisfero occidentale, piange i suoi morti e urla nella notte buia aspettando la fine di questa immane tragedia.

Foto Daniel Morel (Source http://www.swissinfo.ch)

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