Sono cinque, banali faccende di tutti i giorni che se condotte in maniera responsabile aiuterebbero a mettere un freno ai cambiamenti climatici
di Anna Saettini
Quando fra una manciata di giorni cominceranno i negoziati sul clima a Copenhagen, occhi, telecamere e obiettivi saranno puntati sui leader politici e sui delegati che arriveranno da ogni angolo del mondo. Personalità illustri che discuteranno (si spera) su come salvare il mondo dagli effetti dei cambiamenti climatici.
Ma al di là di trattati, compromessi, accordi e protocolli, troppo spesso ci dimentichiamo che ognuno di noi è responsabile in qualche modo dei cambiamenti climatici e che questi “cominciano” proprio dentro casa nostra. Così il New Scientist incoraggia i propri lettori a chiedersi: “Il mio comportamento è davvero verde?” E stila una lista di cinque eco-crimini che ognuno di noi compie ogni giorno, nel piccolo della propria vita quotidiana.
A partire dal caffè. E’ vero che ormai sono già diffusi praticamente ovunque i prodotti biologici ed equosolidali che rispettano l’ambiente e i diritti dei lavoratori. Ma non scordiamoci che una tazzina di caffè è responsabile dell’emissione di 125 grammi di CO2.
E che dire della carta igienica? In Europa e America latina è ormai abitudine consolidata usare la carta riciclata al 100 per cento che permette di risparmiare 30 litri di acqua e tra i 3 e i 4 chilowattora di elettricità. Ma negli Usa è ancora un prodotto di nicchia. Il che vuol dire che soltanto un rotolo su 100 fra quelli usati dagli statunitensi è in carta riciclata.
Un altro eco-crimine riguarda i vestiti. Molti dei capi che acquistiamo non fanno in tempo ad arrivare neanche alla metà del loro ciclo di vita che poi vengono subito buttati. Ma ogni chilo di cotone riutilizzato, ovvero i vestiti di seconda mano, permette di risparmiare 65 chilowattora di energia, l’equivalente di 32,5 chili di CO2.
Dai vestiti si passa alla lavatrice. Questa frenesia all’acquisto di capi nuovi ha creato anche la necessità di lavarli. E anche qui a risentirne è l’ambiente, se si pensa che circa l’80 per cento della CO2 emessa durante il ciclo di vita di una blusa in poliestere deriva dai suoi lavaggi.
At least but not last, il cibo, il cui spreco raggiunge ormai delle cifre sconcertanti. Soltanto nel Regno Unito vengono cestinate ogni anno 6,7 tonnellate di cibo ancora buono. Negli Stati Uniti il 30 per cento del cibo acquistato finisce nel cestino, il che equivale a buttare 48 miliardi di dollari ogni anno.
Insomma, è proprio il caso di mettersi una mano sulla coscienza e di capire se il clima e il futuro del pianeta sono davvero in mano soltanto a qualche decina di persone o a qualcuno in più.
