Thursday, July 29, 2010

Parlare di mafia è… “Politicamente scorretto”

Post di Vincenzo La Camera On novembre - 30 - 2009 AGGIUNGI COMMENTO

Un week end di testimonianze, noir e giornalismo a Casalecchio, alle porte di Bologna

di Vincenzo La Camera

Da venerdì a domenica, giovani e meno giovani si sono interrogati a Casalecchio di Reno (BO), nel corso di “Politicamente scorretto“, su tematiche spesso rilegate ad un ruolo di secondo piano dai media tradizionali. Come la mafia.

La rassegna culturale, giunta alla sua quinta edizione e coordinata da Carlo Lucarelli in collaborazione con l’istituzione culturale “Casalecchio delle culture”, ha ospitato nomi di spicco della lotta antimafia: quali don Luigi Ciotti (fondatore e presidente di Libera), Pina Masiano Grassi (moglie di quel Libero Grassi, imprenditore ucciso dalla mafia nel 1991), Giancarlo Caselli (procuratore della Repubblica di Torino).

Durante l’incontro con la vedova Grassi, gli studenti delle scuole medie hanno avuto l’occasione di ascoltare una testimonianza tangibile di come la mafia possa distruggere una famiglia. Al dibattito è seguito il pranzo organizzato da Libera Terra per far conoscere i prodotti coltivati sulle terre confiscate alla mafia, come il primo piatto alla legalità (penne di grano duro al pomodoro).

Mafia spesso in secondo piano sui media tradizionali anche perché, negli ultimi tre anni, decine di giornalisti sono stati minacciati. La presentazione del documentario Avamposto (curato dal giornalista Roberto Salvatore Rossi), nell’auditorium della Casa della Conoscenza a Casalecchio, su alcuni giornalisti calabresi minacciati dalla mafia ha riacceso il tema delle intimidazioni, oggi tornato prepotentemente alla ribalta. Pallottole, auto incendiate, bossoli recapitati in redazione fanno ancora oggi della Calabria un avamposto, dove è difficile raccontare determinate situazioni.

Il leit motiv di questa edizione di “Politicamente scorretto” è stata la proposta lanciata da Carlo Lucarelli di utilizzare i soldi confiscati alla mafia per promuovere la cultura. Alla campagna “Nei forzieri della mafia, un tesoro per la cultura” hanno già aderito, tra gli altri, Vincenzo Cerami, Marcello Fois, Maurizio Costanzo, Ottavia Piccolo, Alessandro Baricco, giornalisti come Sandro Ruotolo e Carmen Lasorella, magistrati come Gherardo Colombo.

Non solo antimafia a Casalecchio, ma anche letteratura noir con una tavola rotonda alla quale hanno partecipato scrittori di genere che hanno raccontato alla platea di come, nei loro romanzi polizieschi, giochi un ruolo importante la città. Un’ultima testimonianza è rappresentata dalla serie Rai “L’ispettore Coliandro”, girata a Bologna.

Tra gli scrittori di gialli italiani, in poltrona anche Piergiorgio Di Cara: commissario capo della Polizia a Palermo. Di Cara è stato tra gli artefici della cattura di Gaspare Spatuzza, il pentito più discusso di questi giorni e che venerdì 5 dicembre deporrà davanti ai magistrati palermitani.

E Casalecchio si prepara già per “Politicamente scorretto” del 2010. Ma la vedova Grassi ha sottolineato come sia importante portare queste tematiche «anche al di fuori di questo tipo di incontri, dove tutti la pensiamo allo stesso modo».

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La Camera Verde: riflettere al cinema sulla crisi climatica

Post di Alberto Maria Vedova On novembre - 30 - 2009 AGGIUNGI COMMENTO

Roma chiama Copenaghen. Parte domani nella Capitale una rassegna di film documentari su ecologia e ambiente aspettando la Conferenza mondiale sul clima

di Alberto Maria Vedova

cinemaIl cinema ha più volte dimostrato come si possono comunicare messaggi importanti. Approfondire il rapporto tra l’uomo e l’ambiente, testimoniare che vivere in maniera sostenibile è possibile nel periodo che stiamo vivendo è poi fondamentale.

Dal famoso “An Inconvenient Truth” di Al Gore al festival CinemAmbiente, passando per il documentario prodotto da Beppe Grillo insieme a GreenpeaceTerra Reloaded” fino al più recente “The Age Of Stupid”, i cambiamenti climatici ormai sono una tematica imprescindibile, una categoria cinematografica molto più realistica dei soliti film catastrofici. È proprio su quest’onda che nasce “La Camera Verde – Roma chiama Copenaghen, una rassegna di film e documentari d’autore dedicati alla crisi ecologica.

L’evento voluto da Francesca Santolini, assessore all’Ambiente del Municipio di Roma Centro Storico, e resa possibile grazie alla preziosa collaborazione dal magazine Modus vivendi e dall’associazione Griò, si svolgerà a Roma, presso il Cinema Farnese-Persol di Campo de’ Fiori, da domani martedì 1 dicembre fino a giovedì 3 dicembre.

Un’occasione per invitare i cittadini a riflettere sui temi dell’ambiente quando mancano soltanto 8 giorni al vertice Onu sul clima che si terrà a  Copenaghen.

Durante la manifestazione saranno proiettati i migliori documentari dall’anima green degli ultimi 100 anni di cinema.

Si parte il primo dicembre con un cortometraggio del 1955 di Vittorio De Seta, “Parabola d’oro”, un vero e proprio affresco, forse l’ultimo in cui uno dei più grandi maestri del documentario italiano rappresenta per l’ultima volta la vita bucolica del Belpaese. Una lontana reminescenza di quando l’uomo e la natura convivevano ancora in pace.

Nella stessa giornata sarà in rassegna il più recente “Home”, prodotto da Luc Besson nel 2009, l’ultimo film di Yann Arthus-Bertrand, il notissimo fotografo che aveva già realizzato la mostra esposta in tutto il mondo “La Terra vista dal cielo”.

Nel corso della prima serata l’attore Giobbe Covatta e il climatologo Antonello Pasini, ricercatore del CNR, animeranno un confronto sul tema dei cambiamenti climatici.

Mercoledì 2 dicembre la serata sarà dedicata al tema dell’energi. Un’occasione unica per gli appassionati e i cultori della pellicola storica. Dopo più di cento anni, infatti, saranno proiettati per la prima volta in Italia due brevi film dei fratelli Lumière, considerati le prime  riprese “verdi” della storia del cinema.

I documentari ritraggono un incidente ai pozzi petroliferi di Baku in Azerbaijan, anticipando di un secolo il film di Werner Herzog Apocalisse nel deserto, in programma nella stessa serata.

Gli stili di vita saranno il tema principale dell’ultima serata dell’evento. Spazio quindi anche al cinema finlandese di John Webster, già vincitore della Menzione Speciale Green Cross e della Menzione speciale della giuria giovani al Festival Cinemambiente di Torino 2009. Webster, con il suo “Ricette per un disastro”, racconta le vicissitudini di una famiglia che prova a vivere per un anno senza derivati del petrolio. Un film che fa riflettere con tanta ironia.

L’ingresso alla manifestazione è gratuita. Ogni serata, inoltre, sarà aperta dalla proiezione di un episodio della serie d’animazione 2 amici per la Terra, andata in onda su Rai3 nel 2008.

Ai film e agli incontri si affiancherà la mostra di uno degli artisti più sensibili alla tematica ambientale, Marco Calì Zucconi.

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Una ricerca ha dimostrato che il gentil sesso “indossa” ogni giorno, tra creme e make-up,  centinaia di additivi chimici diversi

di Barbara D’Alessandro

Come inizia la giornata di ogni donna? Sveglia faticosa, poi colazione, scelta degli abiti da indossare e infine una doccia, immancabilmente seguita da uno sguardo sconsolato allo specchio. Sguardo che si addolcisce fino alla tenerezza nel momento in cui si posa davanti a quello che per ognuna è il “salvatore”, l’oggetto di cui non si può fare a meno: l’astuccio contenente tutto il necessario per il make-up giornaliero.

Alle donne più fortunate e sicure di sé basta un filo di fondotinta e una passata di mascara per affrontare il lavoro e gli impegni quotidiani, mentre altre dedicano al “trucco e parrucco” molto più tempo ed energie, riuscendo infine ad apprezzare la propria immagine e a sentirsi in pace con il mondo e con se stesse. Proprio a disturbare la “pace” di queste donne arriva puntuale la ricerca svolta da Bionsen su un campione di 2016 donne e i cui risultati sono stati resi noti da pochi giorni.

Oggetto dell’indagine erano gli additivi chimici contenuti in ogni “tassello” del make-up quotidiano di ogni donna, e i risultati degli esperimenti appaiono davvero poco rassicuranti. Il bombardamento chimico a cui ci si sottopone volontariamente comincia fin dalla doccia: lo shampoo contiene in media 15 additivi (tanti quanti quelli di un comune deodorante!) e la lacca almeno 11, volendo restare in tema di capelli.

Ma è il momento del trucco quello più dannoso: fondotinta, matita per gli occhi e fard sommano insieme circa 66 prodotti chimici diversi e se si aggiunge lucidalabbra e smalto per unghie la cifra raddoppia (triplica addirittura contando creme per il corpo e autoabbronzanti, prodotti sempre piu` di moda!).

Gli effetti che tutti questi addittivi possono addurre alla salute sono ancora sconosciuti, eppure a causa dei trattamenti industriali complessi subiti da ogni singolo  prodotto medici e ricercatori non nascondono forti preoccupazioni.

State già pensando che una goccia di profumo ogni mattina possa bastare all’autostima? Spiacenti: ogni flacone contiene circa 250 additivi chimici, e in alcuni casi può sfiorare la soglia dei 400.

La triste media è di 515 prodotti chimici che ogni donna indossa quotidianamente, senza esserne a conoscenza e sentendosi perfettamente sana e “pulita”.

In attesa che gli effetti sulla salute vengano testati si è quindi libere di scegliere: truccarsi di meno, acquistare prodotti più naturali facendo attenzione agli “ingredienti”, oppure tapparsi occhi e orecchie sperando che non arrivi mai il giorno in cui i ricercatori Bionsen affermeranno, con il dito puntato: “Noi l’avevamo detto”.

foto | Stock. XCHNG

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Stavolta si arrabbia Beppe Grillo. Clonato il blog

Post di Nicola Gilardi On novembre - 30 - 2009 AGGIUNGI COMMENTO

Copiato il blog del comico genovese che ha già sporto querela contro ignoti. Dal sito “taroccato” un messaggio di scuse

di Nicola Gilardi

beppe grillo 2

Beppe Grillo

Tanto famoso da essere clonato, il blog di Beppe Grillo continua a fare notizia. Stavolta, però, ad arrabbiarsi non sono stati i politici, ma lui, il comico genovese che si è visto copiare il proprio blog. Nei giorni scorsi infatti è stato creato un dominio uguale a quello del blog di Grillo a differenza solo delle due lettere finali. Il contenuto era pressoché identico, ma pieno di banner pubblicitari. Questo ha spinto Grillo a sporgere querela contro ignoti per evitare che il suo nome venisse usato a fini commerciali e ha avviato una procedura civile per l’acquisizione del dominio stesso. Stamattina però è comparso, sul blog taroccato, un messaggio di scuse per il comico, firmato da un certo Hernando Pereira.

Il blog di Beppe Grillo è il più cliccato in Italia e nel 2009 la rivista  Forbes lo ha classificato al 7° posto nel mondo. Ma guai a pensare che sia un blog comico. Nel sito infatti si trovano articoli satirici, frecciate politiche e iniziative sociali interessanti. La ripercussione politica del sito è rappresentata dai due V-Day che hanno avuto moltissime adesioni, senza dimenticare la raccolta di firme per il “parlamento pulito” nel 2007 e le liste civiche che sono comparse in moltissime città italiane.

Dal 2005 ad oggi, la parabola del blog è in continua ascesa e dopo soli tre anni di attività è stato votato dall’Observer, come uno dei 50 siti internet più influenti al mondo, piazzandosi al 9° posto.

Il nome di Beppe Grillo su internet richiama tantissimi lettori probabilmente è questa la ragione della clonazione del blog, ma per battere l’originale ci vorrebbe un vero miracolo.

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Cosa c’è a pranzo? Calamari ripieni di salmone e piselli

Post di Valentina Gravina On novembre - 30 - 2009 AGGIUNGI COMMENTO

calamari_ripieniIngredienti
4 calamari medi

150 gr di salmone

2 fette di pane in cassetta

4 cucchiai di crema di latte

1 albume

80 gr piselli già cotti

10 foglie di prezzemolo

pepe q.b.

3 cucchiai di olio extravergine d’oliva

1 spicchio di aglio

1 pomodoro fresco

3 cucchiai di vino bianco



VIDEO RICETTA

video AliceTV

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(500) giorni insieme, credevo fosse amore invece…

Post di Daniela Dioguardi On novembre - 30 - 2009 1 COMMENTO

Marc Webb, noto regista di videoclip musicali, esordisce sul grande schermo con una commedia brillante che parla di amore e di idealizzazione, di fatalità e di irrinunciabili speranze. Consigliata a  tutti i cuori spezzati dal “non-amore” alla disperata ricerca di catarsi

di Daniela Dioguardi

Locandina

Locandina

Questa è la storia di un Lui e di una Lei, ma sia ben chiaro, non è una storia d’amore.

Queste le parole pronunciate dalla voce narrante nel prologo del film d’esordio di Marc Webb,  (500) giorni insieme (il titolo originale è 500 days of Summer dove Summer è anche il nome della protagonista femminile del film), premiato al Sundance Festival e candidato, da critica e pubblico, a diventare un must della commedia romantica.

Il protagonista della pellicola è Tom (Joseph Gordon-Levitt), aspirante architetto tuttavia impiegato presso un editore di biglietti augurali. Inguaribile romantico, cresciuto a pane e Smiths, Tom crede profondamente nel vero amore e ne è intimamente alla ricerca. La sua vita cambia quando sul posto di lavoro compare la nuova segretaria del capo, la bella e algida Sole Finn (Zooey Deschanel) che dice di non credere nell’amore e per cui  Tom perde letteralmente la testa: infinito sarà lo stupore quando realizzerà che anche lei contraccambia il suo interesse.

Prenderanno avvio, così, 500 giorni  di amore (?), litigi, coccole, distanze, disincanti che getteranno Tom in una spirale di (inutile) sofferenza fatta di se, di perché, di aspettative deluse e vani tentativi di recupero mentre Sole, rimanendo fedele alla cinica filosofia della frivolezza e della sfuggenza, troverà il modo di piantarlo, da un giorno all’altro, senza troppe remore.

Lo stile narrativo di Marc Webb si serve di continui salti temporali non diacronici che mostrano gli episodi più significativi della vicenda che coinvolge i due protagonisti, una vicenda che viene raccontata esclusivamente attraverso gli occhi, il cuore e le viscere dell’amante deluso Tom ai quali si adegua la stessa tecnica cinematografica. Non risulterà, quindi, fuori luogo l’incursione del musical e degli uccellini animati a corredare il momento di massima felicità raggiunta da Tom, subito dopo aver fatto l’amore con Sole per la prima volta. E ancora più efficaci saranno gli split screen che individueranno aspettative e realtà del protagonista a rendere ancora più palese uno dei messaggi più forti del film che consiste nell’inesorabile scarto fra il reale e l’ideale.

Con tono malinconico e carezzevole (supportato da una colonna sonora degna di nota e da riferimenti cinematografici rilevanti quali quelli fatti a Il Laureato e  a Il Settimo Sigillo) Marc Webb affronta il tema dell’amore così come viene vissuto dall’uomo di oggi. Si pensi al sempre più ricorrente ribaltamento degli stereotipi per cui è l’uomo a soffrire per amore e a desiderare una stabilità di coppia e, più genericamente, alle nuove generazioni, da un lato goliardicamente alle prese con un’ infinità di contraddizioni sentimentali ed esistenziali e dall’altro sinceramente provate da un senso profondo di precarietà che le spinge alle ricerca di stabilità.

Una scenda del film con
Una scenda del film

Ma l’amore affrontato da Webb è anche quello dell’uomo di ogni tempo. Chiunque può, infatti, facilmente immedesimarsi nella felicità e nel dolore di Tom poiché capita a tutti, almeno una volta nella vita, di essere la parte debole di un rapporto d’amore tale da rendere ciechi al cospetto di dolorose evidenze e del fatto che, magari, si stia lottando duramente per un sentimento, in definitiva, non corrisposto.

Ma se è vero che l’idealizzazione della persona amata arriva a falsare il giudizio su di essa, rendendo l’innamorato sempre più fragile, è anche vero che senza idealizzazione, senza che la mente intervenga a fare dell’amato qualcosa di unico e insostituibile, non può esserci davvero amore.

E che dire del famigerato destino che viene chiamato in causa  tanto dagli amanti in cerca di giustificazioni (o pretesti?) quanto dai fragili e speranzosi cuori solitari?

Ancora una volta il giudizio rimane sospeso. Perché si può pensare che nulla accada a caso ma non si può negare, citando Milan Kundera, che ciascun uomo finisce  per edificarsi l’esistenza secondo “le proprie leggi della bellezza”, attraverso cui banali contingenze si trasformano in fantastiche coincidenze.

Questi ed altri sono gli spunti  presenti in (500) giorni insieme, una commedia ben scritta, garbata, che racconta di un uomo che assiste, impotente, alla desacralizzazione di un amore, ma che, nonostante tutto, non  arriva a rinnegarlo, l’Amore.

Poiché, come ha affermato il regista, in sede di presentazione del film: “Sotto l’umorismo e i capricci di 500 giorni insieme c’è un gioco di verità fondamentale. Sì, l’amore  può essere crudele, duro e difficile ma è anche, di gran lunga, la cosa migliore che la vita possa offrire”.

Ecco perchè Tom, dopo aver metabolizzato a fatica la storia con Sole, da buon romanticone, non esiterà a ricominciare la danza del corteggiamento con una nuova ragazza, incontrata in occasione di un colloquio di lavoro e con cui scopre di condividere la passione per la Angelus Place di Los Angeles (che incredibile casualità!). E la ragazza, ovviamente, non potrà che chiamarsi…Luna.

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Campionato: l’Inter è sempre più lontana

Post di Barbara D`Alessandro On novembre - 29 - 2009 AGGIUNGI COMMENTO

Serie A: giornata numero 14 e la classifica parla di un distacco di 8 punti tra la capolista e la sua diretta rivale, la Juventus, che aspetta lo scontro diretto di sabato prossimo

di Barbara D’Alessandro

Qualcuno ha già dato per spacciato il campionato. L’Inter ha battuto anche la Fiorentina grazie a un rigore concesso a Milito all’85’, dopo una partita giocata a ritmi alti in cui i nerazzurri si sono sforzati di far dimenticare ai propri tifosi la brutta prestazione di Barcellona.

Il tutto mentre la Juventus cadeva miseramente a Cagliari: gli uomini di Allegri si sono imposti con le reti di Nene’, che alla mezz’ora supera Buffon con uno straordinario destro sotto l’incrocio e Matri che all’89’ prima si beve Cannavaro e infila sotto le gambe del numero 1 bianconero.  Le due squadre affronteranno perciò l’imminente “derby d’Italia” con stati d’animo ben diversi e, speriamo che proprio per questo motivo, la partita di sabato 5 dicembre regali spunti interessanti e emozioni ai sostenitori di entrambe le parti.

La giornata, ad eccezione delle partite giocate sabato in cui il Genoa ha battuto 3-0 una Sampdoria di fatto mai entrata in campo nel “derby della lanterna”, e l’Udinese ha inflitto due pesanti reti ad un Livorno sempre più invischiato nella zona retrocessione, è stata decisamente povera di goal. Solo un 1-0 a Verona, dove il Chievo batte il Palermo del neo-allenatore Delio Rossi grazie all’acrobatica rete di Abbruscato. Inizio amaro anche per Malesani: il suo Siena passa in vantaggio con Vergassola al San Nicola e si vede raggiungere prima (Masiello al 78′) e superare poi (Greco al 90′) dal Bari di Colomba. All’Olimpico di Roma finisce a reti inviolate tra Lazio e Bologna, in un pareggio che scontenta tutti e lascia entrambe le squadre al quintultimo posto della classifica. Il Parma aggancia la zona champions pareggiando 1-1 in casa con il Napoli di Mazzarri che si vede raggiungere allo scadere da un rigore di Amoruso,  dopo aver trovato il momentaneo vantaggio con l’argentino Denis.

La Roma guadagna 3 punti pesanti a Bergamo, in una partita ricca di agonismo e non priva di polemiche per un presunto rigore richiesto da Tiribocchi atterrato in area da Juan. Nonostante questo, al vantaggio atalantino di Ceravolo hanno risposto le reti di Vucinic nel primo tempo e Perrotta nella ripresa.

Altro grande appuntamento da non perdere della prossima giornata sarà proprio il derby della Capitale, in cui si affronteranno i giallorossi, in netta ripresa e in cerca di conferme, e i biancocelesti più che mai in crisi di gioco e risultati (la vittoria manca dal 30 agosto).

Intanto al Massino di Catania, che ospiterà il Milan di Leonardo questa sera, c’è chi spera in un sorpasso dei rossoneri che accorcerebbero a -7 sui cugini interisti superando una disorientata Juventus.

Occhi puntati quindi, su un campionato in cui l’unica vera certezza, ad oggi, è il primo posto dell’Inter di un Mourinho sempre piu’ scatenato.

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Puro aroma di Cannabis

Post di Adriano Ferrarato On novembre - 29 - 2009 1 COMMENTO

Dall’Olanda agli Stati Uniti: legislazione e business del consumo legale di marijuana

di Adriano Ferrarato

Pianta di Cannabis

Pianta di Cannabis

Nel 1457 ad Istanbul, sotto il dominio ottomano, venne aperta la prima caffetteria conosciuta nella storia. La funzione del negozio era quella di intrattenere e socializzare gli avventori mentre consumavano del tè o del caffè e potevano dedicarsi alle letture dei testi sacri del Corano. Poco più di quarant’anni dopo alla Mecca furono costruiti altri locali di questo tipo, con l’intento di aprire al loro interno dibattiti di discussione politica tra la clientela.

In Europa la prima apparizione delle caffetterie è stata a Venezia, nel 1645, mentre è del 1650 l’apertura della prima coffee house londinese. Con il passare dei secoli, le caffetterie hanno svolto diversi ruoli legati alla società, sia come luoghi di aggregazione politica o di discriminazione sociale (riservate alla nobiltà). Attualmente la connotazione più diffusa è quella di tipo letterario e culturale: gli appassionati di una vecchia e famosa serie televisiva, “Dawson’s Creek” , ricorderanno il personaggio di Josephine Potter mentre si reca in una coffee house per assistere alla presentazione di un libro.

In Olanda però le cose hanno assunto un percorso diverso: siamo negli anni settanta ed è il periodo della moda Hippie, dedita all’amore libero e soprattutto al gratuito e libertino consumo di cannabis.

E’ ad Amsterdam che allora sorge il “Mellow Yellow”, il primo coffee shop dove si poteva fumare liberamente erba in quantità tollerabili. Un fenomeno che è proseguito poi negli anni Ottanta, quando questo nuovo tipo di business ha preso largamente piede.

Il problema di questi locali in Olanda dove il consumo di marijuana è previsto e accettato, è sempre stato all’ordine del giorno soprattutto a causa della pressione dei paesi internazionali impegnati nella più vasta guerra contro la diffusione della droga nel mondo. A seguito delle continue richieste delle comunità internazionale, in Olanda venne introdotto l’ “Hit Teams”, uno staff speciale impegnato nei controlli dei coffee shop,per  rilevare anomalie e abusi di esercizio nella vendita di stupefacenti, con il potere di multare o revocare le licenze  ai negozianti e far chiudere i locali. L’effetto è stato devastante perché dagli anni Novanta ad oggi, la metà di questi  ha chiuso i battenti.

Un Coffee Shop
Un Coffee Shop

In Olanda il consumo di droghe leggere è prerogativa soprattutto dei molti turisti che frequentano i Paesi Bassi, in particolar modo i ragazzi, tra cui anche italiani, che colgono l’occasione di una vacanza per fumare liberamente lontano dalla propria casa. Non è un caso che proprio di recente, per evitare questa fuga in terra straniera per l’utilizzo di cannabis, il governo abbia deciso di limitare l’accesso ai coffee shop solamente ai cittadini olandesi. Un provvedimento che farà molto discutere e che ha già creato problemi con il vicino “cliente” dello Stato del Belgio.

Se però all’occhio di tutti sembra che i bei tempi siano finiti e che la liberalizzazione della droga leggera resti più un  mito che una possibilità concreta, in realtà i coffee shop continueranno ad esistere. E non solo in Olanda. In Oregon infatti ha appena aperto il primo coffee shop autorizzato alla vendita di marijuana negli Stati Uniti. L’erba potrà essere venduta solo a scopo terapeutico e dietro prescrizione su ricetta medica. Anche se il locale avrà accesso riservato (in particolare al gruppo Nomi, che si batte per la legalizzazione delle droghe leggere) si tratta del primo luogo in suolo americano a mettere a disposizione la sostanza. Bisognerà ora vedere quanti certificati medici falsi utilizzeranno gli avventori quando si presenteranno ai battenti del locale.

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«Mio padre è un assassino»

Post di Nicola Gilardi On novembre - 29 - 2009 AGGIUNGI COMMENTO

Matthew Roberts, noto dj di Los Angeles ha scoperto che il padre è Charles Manson serial killer di fine anni ‘60

di Nicola Gilardi

Charles Manson

Non deve essere stato facile per Matthew Roberts scoprire chi fosse il padre biologico, soprattutto se questo è Charles Manson, uno dei serial killer più efferati della storia degli Stati Uniti. Nel 1969 uccise 9 persone che facevano parte della sua setta, fra le quali anche la moglie del regista Roman Polanski, Sharon Tate.

Il dj 41enne cresciuto nell’Illinois e oggi residente a Los Angeles racconta al tabloid britannico The Sun di essersi messo sulle tracce del padre da ben 12 anni, sebbene il patrigno abbia sempre cercato di allontanarlo da questa idea. La sua testardaggine, però, lo ha portato a trovare una verità sconvolgente. La madre di Roberts fuggì nel 1967 con Manson in una comunità hippie, ma una notte venne violentata dall’uomo rimanendo incinta.

Dopo aver appreso questa verità il disk jockey ha iniziato una corrispondenza con il padre in carcere e ricevette anche alcune sue lettere farneticanti e inneggianti al nazismo, simbolo che si è fatto anche tatuare sulla fronte. «È come scoprire che tuo padre è Adolf Hitler» ha detto Roberts e sulla sua somiglianza col padre ha affermato «Sono un uomo pacifico, il mio idolo è Gandhi, ma sono intrappolato nella faccia di un mostro. Non voglio amarlo, ma nemmeno odiarlo».

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Allarmismi affrettati per l’influenza suina

Post di giovannamiceli On novembre - 29 - 2009 1 COMMENTO

L’OMS ha sfatato recentemente alcuni allarmismi legati all’influenza A H1N1

di Giovanna Miceli

siringaNei giorni scorsi è stata diffusa dai mass media la notizia che il virus della pandemia A H1N1 si fosse mutato. A lanciare l’allarme in tutto il mondo un gruppo di ricercatori norvegesi dopo l’individuazione della mutazione in un gruppo di 3 pazienti affetti da influenza suina, di cui 1 caso mortale e gli altri 2 severi.

Ultimamente, anche in Francia è stata individuata la mutazione del virus su 2 pazienti francesi deceduti dopo essere stati contagiati. Molta preoccupazione ha fatto seguito naturalmente a tale comunicazione tanto da allarmare non solo l’opinione pubblica ma anche ricercatori e scienziati.

La mutazione in questione sembra aver modificato una proteina sita sulla superficie del virus, l’emoagglutinina HA, permettendogli così di legarsi ad una molecola, l’acido sialico, presente sulle cellule dei polmoni.

Il timore è che il virus ora sia divenuto più pericoloso nell’aggredire le cellule polmonari umane. Ma l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ultimamente calmierato i toni, dichiarando che non vi è ad oggi alcuna evidenza che la mutazione stia realmente determinando un aumento della mortalità per influenza suina.

L’OMS ha anche confermato che la stessa mutazione è stata riscontrata in altri casi di pazienti affetti da H1N1 in Brasile, Cina, Giappone, Messico e USA e che si è verificata sia in casi a decorso lieve che in casi a decorso severo dell’influenza.

Quindi, al momento non bisogna cedere a facili allarmismi mediatici ma piuttosto attenzionare l’espansione della pandemia con la giusta cautela.


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news-tiramisu_Ingredienti per 8 persone
400 gr. Pan di Spagna 
500 gr. Mascarpone 
250 ml. Panna 
200 ml. *Sciroppo di Zucchero 
150 gr. Zucchero a velo setacciato 
3 Tazzine di caffè espresso 
1 Cucchiaino di Sambuca

VIDEO RICETTA

foto e video Italiafoodnet.com


Pan di Spagna

* Sciroppo di Zucchero: 100 gr. di zucchero e 100 ml di acqua portata a ebollizione per 15 minuti


Mettete il mascarpone nel contenitore del mix o in una planetaria, aggiungete lo zucchero a velo, metà della panna liquida, mescolate e mettete a montare
Quando il mascarpone inizia a montare versate lentamente la parte restante della panna, la sambuca e continuate a montare
Quando la crema al mascarpone sarà pronta, raggiungendo la consistenza della panna montata, mettetela in una sacca da pasticcere
Mettete il caffè e lo sciroppo di caffè in una ciotola e mescolate
Allineate due fette di pan di spagna in un piatto, e inzuppate con lo sciroppo di caffè, prendete la sacca da pasticcere e fate delle strisce di crema al mascarpone sopra alle fette di pan di Spagna
Fate un secondo strato di pan di Spagna, inzuppa tele nuovamente con lo sciroppo al caffè e finite facendo degli spumini con la crema al mascarpone
Spolverate con il cacao amaro in polvere e potete guarnire con una decorazione in cioccolato e una fragola tagliata a metà

Per questa ricetta potete anche utilizzare dei Savoiardi o dei Pavesini

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Dorian Gray: un brutto ritratto

Post di Barbara D`Alessandro On novembre - 29 - 2009 7 COMMENTI

Appena uscito l’ultimo film del regista Parker che propone la trasposizione del celeberrimo romanzo in chiave “horror”

di Barbara D’Alessandro

Locandina

È stato detto più volte, prima ancora dell`uscita del film, che avrebbe apprezzato “Dorian Gray”, l’ultimo lavoro del regista Oliver Parker, solo chi fosse andato al cinema preparato a non fare paragoni con il grandissimo romanzo di Oscar Wilde. Ma anche provando a dimenticare l`indimenticabile, ovvero alcune tra le pagine piu` belle e affascinanti mai scritte, riuscire a estrarre qualcosa di buono da questa pellicola risulta comunque arduo.

Ripassiamo una trama assai nota: Dorian Gray è un giovane bellissimo di buona famiglia, che appena giunto a Londra colpisce per le sue doti fisiche e caratteriali il pittore Basil Hallward, il quale, molto attratto da Dorian, decide di fargli un ritratto. Il risultato finale risultera` talmente bello e perfetto  da catturare l`attenzione di tutti e soprattutto di Lord Henry Wotton, quello che diventera` il protettore del giovinetto.

È proprio ammirando questo ritratto che Henry affermera` la superiorità` dell`arte sulla vita e inneschera` quella miccia che portera` Dorian a “vendere l`anima”: l`arte è bellezza immortale, mentre la vita è breve e sfiorisce e sarebbe bello poter sostituire l`una con l`altra. Per qualche strano sortilegio il ritratto esaudisce questo desiderio e diventa cosi` specchio dell`anima del giovane: egli sara` destinato a  non invecchiare mai, costruendosi una vita di eccessi e crimini orribili, fino all`inevitabile distruzione del ritratto, e quindi alla sua morte. Sicuramente buona la prova del giovane attore protagonista Ben Barnes (noto al pubblico per Le cronache di Narnia: il principe Caspian), capace di regalare allo spettatore l`effetto di graduale trasformazione del personaggio: da ragazzo ingenuo e inesperto dallo sguardo un po` svampito Dorian si trasforma, passando attraverso una lenta e lussuriosa conoscenza del potere della sua bellezza, nell`incarnazione della corruzione e del delirio di onnipotenza, culminante nella battuta (gia` presente nel libro) e pronunciata davanti allo specchio : “Io sono un Dio”.

Questa brillante prova interpretativa rimane pero` una nota isolata: appare sottotono Colin Firth, il cui personaggio, Henry Wotton, il “mentore” di Dorian Gray, l`uomo cinico che nel romanzo insegna al protagonista tutti i principi dell`estetismo e della vita dedita al piacere, non viene approfondito al punto giusto e risulta poco chiaro nelle sue sfumature di uomo combattuto tra il dire e il fare. Ancora piu` marginale il ruolo di Ben Chaplin, il pittore Basil Hallward, preso in considerazione quasi esclusivamente  nella scena del bacio omosessuale e in quella dell`assassinio, tra l`altro anticipata di molto nel del film rispetto al libro, dove il delitto avviene proprio alla fine. Buona anche la prova dell`attrice Rebecca Hall, che interpreta Emily Wotton, personaggio inventato appositamente per il film, anche se il ruolo e la sua “utilita`” ai fini della trama non sembrano cosi` fondamentali da poter giustificare un`aggiunta di tale portata a un`opera gia` in partenza perfetta. Ma forse l`apetto peggiore del film è  la sensazione che tutto sia in qualche modo “slegato”, poco omogeneo: gli attori, le ambientazioni, il primo tempo basato quasi interamente su sequenze di sesso e il secondo decisamente freddo e  “dark”, che culmina in una scena finale talmente horror da lasciare allibito (e un po` schifato) lo spettatore che pensava di essere andato a vedere la semplice trasposizione cinematografica di un romanzo famosissimo.

Insomma, pur apprezzando lo sforzo, da un regista come Parker, alla sua terza direzione di pellicole tratte da capolavori di Oscar Wilde (prima di questa: Un marito ideale nel 1999 e L`importanza di chiamarsi Ernest nel 2002) ci saremmo forse aspettati qualcosa di più: perché avere la pretesa di “modernizzare” un’opera così senza tempo? Un classico, si sa, è “un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire” e, possedendo una base del genere, costruire un’ottimo film sarebbe stato si impegnativo, ma non poi cosi` difficile. In questo caso si è scelto di fare un esperimento, e ogni esperimento porta con sé una dose di rischi: fatti i dovuti complimenti per il coraggio bisogna essere sinceri e riconoscere che il risultato non solo non riesce ad avvicinarsi neanche  lontanamente alla bellezza del romanzo, ma non convince nemmeno come opera “ a sé stante”.

Davvero un brutto ritratto, questo.

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Al Qaeda, la centrale del terrore islamico

Post di Silvia Nosenzo On novembre - 28 - 2009 AGGIUNGI COMMENTO

La sfida di Al Qaeda all’Occdente è stata resa possibile più dall’Occidente stesso che dai consensi tra la popolazione musulmana. Perché?

di Silvia Nosenzo

Osama bin Laden

Osama bin Laden

Un’avanguardia pericolosa ma senza radici, che diventa forte laddove lo scontento crea un terreno favorevole.

Usa un linguaggio arcaico per diffondere la sua ideologia, non ha obiettivi ben precisi e definiti, nè si trova in un solo stato in risposta a determinate condizioni socio politiche o economiche, ma è un’organizzazione ramificata e tentacolare in grado di condurre una guerriglia planetare. È Al Qaeda, il gruppo terroristico finanziato da Osama Bin Laden per aggredire l’Occidente miscredente e imperialista a protezione del mondo islamico.

Ma è davvero così pericolosa? Il progetto di Al Qaeda, all’inizio, non era quello di ferire a morte l’Occidente, troppo forte per essere rovesciato, ma di sollevare l’opinione pubblica musulmana contro l’invadenza americana e occidentale, cosicché tutto l’Islam dichiarasse la jihad contro l’occidente.

In un primo tempo i risultati che ha ottenuto sono stati scarsi: la maggior parte della popolazione musulmana è rimasta indifferente al progetto, tanto da isolare l’organizzazione, capace di attrarre solo combattenti armati molto giovani, di bassa cultura e di origine contadina.

Il fatto che gli stessi stati musulmani, come Egitto, Iraq e Marocco, siano stati bersagli del terrorismo, ha accentuato l’isolamento degli estremisti.

Il pericolo, allora, non è Al Qaeda di per sé, che forse non è nemmeno più attiva, ma un terrorismo decentralizzato, privo di una strategia complessiva, in grado di arruolare nei luoghi più diversi agenti e affiliati, mascherandosi dietro il nome di Al Qaeda.

iraqi_police2La risposta occidentale Usa dopo l’11 settembre è stata sbagliata e pericolosa: la guerra in Afghanistan del 2002 e quella in Iraq nel 2003 sono state percepite dall’opinione pubblica islamica come contrarie al diritto internazionale, soprattutto nel caso dell’Iraq, dove non sono mai state trovate armi di distruzione di massa. D’altronde, nemmeno i Talebani sono scomparsi dopo l’intervento americano, anzi… Infine, gli scandali di Guantanamo, dove i prigionieri sono stati torturati e il Corano profanato, non hanno fatto altro che dare adito ai sospetti di quanti sono convinti che l’Occidente consideri il Medio Oriente una terra di conquista. Forse allora Al Qaeda ha conquistato potere e consenso più grazie all’Occidente che non in virtù del proprio carisma e idee.

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Il cavallo, compagno fedele dell’uomo

Post di fabio On novembre - 28 - 2009 AGGIUNGI COMMENTO

Chi di voi non ha mai sognato almeno una volta nella vita di galoppare su uno splndido destriero in riva al mare?

di DEBRA

Il cavallo: molti lo ammirano con circospezione, intimoriti forse dalla sua maestosità, altri lo utilizzano come strumento per il proprio divertimento. Questo splendido animale ha accompagnato l’uomo nelle tappe fondamentali dell’evoluzione sociale: da importante forza lavoro per alleviare le fatiche fisiche dell’uomo a mezzo di trasporto, da destriero di battaglia a simbolo di potere e ricchezza.

Nel corso dei millenni, il cavallo è stato considerato come personificazione simbolica di forza e utilità. Lo ritroviamo raffigurato nell’arte delle caverne del periodo glaciale. Originariamente era considerato un animale terribile spesso posto in relazione con il regno dei morti e sacrificato ai defunti per diventare in seguito simbolo del sole e animale da tiro del carro del cielo (carro di fuoco di Elio). I Padri della Chiesa attribuivano al cavallo superbia e lascivia ma lo consideravano anche simbolo di vittoria durante il periodo delle Crociate.

L’iconografia artistica scopre il cavallo come soggetto di studio anatomico e incarnazione di forza e bellezza, figura mitica e leggendaria, simbolo di potere e autorità, ma anche creatura romantica. Nelle favole i cavalli diventano esseri divinatori, esperti di magia che parlano con voci umane, impartiscono consigli e volano leggeri sulle nuvole come Pegaso, il cavallo alato.

2486_57869155765_698325765_1949985_3281990_nNelle immagini della crocifissione di Cristo i cavalli dei Romani, volgendo la testa dalla opposta a cristo, alludono alla miscredenza dei loro cavalieri. E ancora, cosa dire delle raffigurazioni del cranio di cavallo sul frontone delle case che aveva la funzione apotropica di allontanare la sfortuna?

Il cavallo è in realtà un animale sempre più amato prchè gregario, socievole e sociale. Affettuoso compagno di svago e di lavoro, instancabile, metodico, abitudinario. Per secoli è stato predato ed ha affinato, per difendersi, i sensi della vista, dell’udito e dell’olfatto trasformandoli in mezzi espressivi, con un linguaggio semplice e direttocon il quale comunica con chi lo ama

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Internet è sempre più al femminile

Post di Nicola Gilardi On novembre - 28 - 2009 1 COMMENTO

La Rete si colora di rosa, sono 8 milioni le donne che la usano, +7% rispetto ad un anno fa

di Nicola Gilardi

Chi l’ha detto che la tecnologia è solo per i maschi? Dalla ricerca della Eiaa sull’uso di Internet emerge che in Italia sono 8 milioni le donne online su un totale di 20 milioni. Questa fetta femminile è sempre più consistente ed in un anno è aumentata del 7%.

Alison Fennah, direttore della Eiaa sostiene: «In poco tempo le donne hanno compreso i vantaggi dell’online per gestire con maggiore efficienza la quotidianità, ampliare il proprio network, mantenersi informate e aggiornate». La familiarità delle donne con la rete è in continuo aumento ed in alcuni casi è maggiore di quella degli uomini, in molte dichiarano infatti di avere una vita più facile da quando sono online.

Le donne italiane vengono definite come heavy users, cioè forti utilizzatrici della Rete, passando mediamente 12 ore settimanali su internet, un’ora in più rispetto alla media europea, che è di 11 ore, mentre la fascia più attiva è quella compresa fra i 16 e i 34 anni.
I servizi più utilizzati sono le email, le chat ed i blog, a conferma delle “doti” comunicative del gentil sesso.
Le blogger in gonnella sono poi in continuo aumento con un ritmo del 21% all’anno.

Questo luogo comune sembra quindi sfatato, forse però per sfatare anche quello sulle auto bisogna aspettare un po’…

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Cosa c’è a pranzo? Scaloppine al mirto di Sardegna

Post di Valentina Gravina On novembre - 28 - 2009 AGGIUNGI COMMENTO

scaloppine

Ingredienti per 4 persone sono

4 Petti di pollo
Liquore Mirto di Sardegna
Farina per infarinare
Olio extra vergine di oliva

Brodo
Pepe
Sale

VIDEO RICETTA

video Mistercarota.it

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Israele e Palestina: in cammino verso la pace

Post di Silvia Nosenzo On novembre - 27 - 2009 1 COMMENTO

Per rilanciare il discorso di pace tra Israele e Palestina, non è sufficiente congelare temporaneamente gli insediamenti israeliani: è necessario il riconoscimento del diritto al ritorno dei rifugiati

di Silvia Nosenzo

il muro taglia in dueIl gigantesco muro con tanto di barriere percorse da elettricità avanza in Palestina, trasformando la striscia di Gaza e la Cisgiordania in un enorme campo di prigionia.

Le autorità israeliane hanno chiuso le frontiere, perpetrano violenze e soprusi ai posti di controllo: la maggior parte dei palestinesi non può neanche recarsi nel villaggio vicino o raggiungere tranquillamente l’ospedale, la scuola, il posto di lavoro, i propri parenti.

I soldati israeliani impediscono alla popolazione palestinese di coltivare la loro terra; poi, tramite una legge per la quale le terre non coltivate da tre anni diventano proprietà dello stato di Israele, se ne appropriano.

Già 230 dei 430 ettari del territorio palestinese sono stati espropriati al fine di costruire nuovi insediamenti israeliani. I bellissimi uliveti che costituivano la maggior fonte di sostentamento dei contadini della regione sono stati sradicati, i villaggi che non si sottomettevano, spianati coi buldozzer, e poco importava che all’interno delle case ci fosse qualcuno.

Solo pochi giorni fa, Israele ha dato l’annuncio di voler costruire un  nuovo insediamento con altre 900 unità abitative a Gerusalemme Est, uno dei più massici e disastrosi nella storia del conflitto.

Ma all’indomani, il ministro della Difesa israeliano Barak, anche a fronte delle critiche sollevate a livello internazionale, ha annunciato una sospensione della costruzione di nuovi insediamenti per dieci mesi, al fine di rilanciare i negoziati con i palestinesi e promuovere la pace, pur sottolineando che non ci saranno limiti alle costruzioni a Gerusalemme, loro capitale.

K20D6102Proprio su questo punto interviene l’Autorità Nazionale Palestinese che considera Gerusalemme parte integrante del territorio occupato e futura capitale dello stato palestinese. L’Anp sottolinea anche che non può essere sufficiente bloccare gli insediamenti solo per un periodo di tempo limitato: il congelamento deve essere illimitato, come inizialmente richiesto dal Presidente Usa Barak Obama.

La cosa più importante e che sembra sfuggire, tuttavia, è che la soluzione temporanea proposta da Israele non ha nulla da offrire alla popolazione e alle principali vittime del conflitto: i rifugiati.

La storia della Palestina è prima di tutto la storia di una popolazione che ha assistito all’arrivo di nuovi immigrati e alla spoliazione della propria terra, senza che la sua dirigenza fosse in grado di salvaguardare le loro vite e la loro sicurezza.

Perciò, affinché il processo di pace possa avere successo, per prima cosa è necessario che Israele riconosca ufficialmente la spoliazione della Palestina, accettando il diritto al ritorno dei suoi rifugiati.

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Cosa c’è a pranzo? Ravioli bufala e pachino

Post di Valentina Gravina On novembre - 27 - 2009 AGGIUNGI COMMENTO

news-ravioli_bufala_pachino1INGREDIENTI: (per 4)
500 gr. Ravioli ripieni con ricotta e spinaci
200 gr. Mozzarella di bufala
½ Cipolla
15/20 Pomodori pachino
Parmigiano
Olio extra vergine di oliva
Aglio



VIDEO RICETTA


Tagliate la cipolla, i pomodori in 4 parti e la mozzarella di bufala a dadini .
In una padella mettete l’olio extra vergine di oliva, la cipolla e uno spicchio di aglio.
Un consiglio: al soffritto aggiungete della salvia fresca.
Quando la cipolla e l’aglio sono ben dorati aggiungete i pomodori pachino e il sale.
Nel frattempo cuocete i ravioli.
Aggiungete qualche mestolo di acqua di cottura nella salsa e mescolate.
Quando i ravioli saranno pronti scolateli, metteteli nella padella con la salsa

e mantecateli con un pò di mozzarella di bufala.
Mettete i ravioli in un piatto e guarnite con la mozzarella avanzata, il parmigiano

grattugiato, delle foglie di salvia fresca e olio extra vergine di oliva.

Foto e video Italianfoodnet.com

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Alla ricerca dell’essenza umana, il maestro del cinema moderno inocula il “dramma” della sua vita in un vero gioiello d’arte in movimento

di Stefano Gallone

Locandina

Locandina

Cosa accade quando una famiglia matura rancori e disprezzi nati per motivi futili ma funzionali al corretto andamento delle dinamiche interpersonali? E cosa si smuove dentro gli animi quando uno dei suoi elementi se ne allontana drasticamente, mettendosi tutto alle spalle, ormai stanco di veder polverizzarsi tutto quello che dovrebbe essere, invece, a portata di mano (“Sai che cos’è l’amore in una famiglia come la nostra? Una rapida pugnalata al cuore”)?

Si tratta di una situazione che ha origine e si moltiplica a dismisura con particolare predilezione per i nuclei benestanti, il cui scopo risiede nell’accentuarsi di lussuosi quanto inutili capricci altoborghesi dovuti alla noia del possedere ben più del necessario sia in termini materiali che di prestigio. È il caso di un padre la cui sfacciataggine lo rende cieco all’evidenza di non essere il migliore, pur essendo la cima della scala degli aventi diritto all’onore. Ma è soprattutto il caso di un figlio che di gradini, scale e onori non ne ha mai voluto nemmeno lontanamente sentir parlare, un uomo che ha deciso di scappare da tutto e da tutti ma che si ritrova costretto a fare i conti con il proprio passato, elemento temporale incarnato dalla figura del giovane fratello in visita improvvisa ed in continua ricerca di identità.

È questo il fulcro principale della narrazione del nuovo semiautobiografico lungometraggio scritto, prodotto e diretto dal maestro Francis Ford Coppola, paladino insostituibile di ogni forma di cinema moderno e coraggioso pioniere della sperimentazione a ventiquattro fotogrammi al secondo, per il quale sembra ormai essere cominciata una nuova vita artistica, una rinnovata e possente risposta all’ingiusto dualismo produttivo film commerciali/film personali. Il risultato è una trama di ampio respiro e accessibile ad ogni livello spettatoriale (dal semplice amatore allo studioso più incallito delle gesta autoriali dell’italo-americano) ma proprio per questo densa di espedienti visivi esplicativi che, da sempre, collocano Coppola nel bel mezzo dell’olimpo delle produzioni in cellulosa hollywoodiane di preponderante matrice europea.

La lezione sembra chiara: non urge, ad alti fini espressivi, la pur utile scelta di ermetismo diegetico (si vedano i lucidi deliri del lontano ma sempiterno Apocalypse now, le metafore esistenziali di quei Giardini di pietra che tanto tiravano i piedi ad un sonnambulismo collettivo, o gli eccessi di zelo filosofico difficilmente digeribili del predecessore Un’altra giovinezza). La forza di una storia, di per sé già ben raccontata, sta anche e soprattutto nel saperla offrire in maniera complementare ad una costruzione fotografica che renda visibile il non visibile (il tormento interiore dovuto all’assenza di una precisa identità) chiarendo ciò che non è esprimibile in maniera verbale. Sono tutte scelte che, stando alle sequenze iniziali del film, permettono di anticipare ed approfondire tutti quei concetti basilari che fanno da fulcro al senso globale dell’opera, ossia la necessità di unione sia fisica che spirituale di individui più che di elementi appartenenti ad un nucleo familiare.

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Scena del film

Sostiene questa tesi la miriade di meravigliose scelte stilistiche che fanno di questi 127 minuti un vero e proprio gioiello di arte visiva. Si parte dal bianco e nero di fondo, scelta datata 1983 per quell’altrettanto notevole Rumble fishes (Rusty il selvaggio) al quale si fa riferimento attraverso il personaggio di Bennie (un Alden Ehrenreich alle prime armi ma già duttile e convincente) nella sua coerente ricerca di un fratello lontano e nel suo desiderio di indossarne edipicamente i panni. Si passa per l’innovazione antihollywoodiana dell’uso del colore e del formato 16 mm per i flashback, scelta tecnica semplice ma spiazzante e diegeticamente funzionale nel voler rendere una nitidezza metaforica appartenente esclusivamente al lato onirico di ricordi resi, in tal modo, più veri del reale in quanto forza motrice delle pulsioni e dei bisogni interiori del soggetto.

Il tutto entra saggiamente in contrasto col bianco e nero globale, elemento che, invece, conferisce un certo disorientamento ed un graduale offuscamento delle certezze vacillanti che ogni individuo sembra dover necessariamente mettere in gioco nel corso della sua esistenza; un senso di smarrimento che viene amplificato degnamente dal ritorno, fra i trucioli della bacchetta del maestro, di quei “decadrage” (inquadrature decentrate) e di quel sapientemente giostrato gioco di specchi che tanto mira ad una composizione fotografica pittorica e all’espressione del concetto portante dell’intera pellicola.

Una serie di immagini riflesse recupera i personaggi spesso al solo scopo di includerli nel fotogramma, rubandoli al fuori campo per unirli nei momenti di distacco concettuale e permettendo di decifrare quei fogli di carta sgualcita sui quali è scritta la storia di una vita intera, seppur senza finale. Ombre proiettate su mura pallide lasciano trasparire, allo stesso scopo, le ossessioni di un Vincent Gallo egregiamente introspettivo, preso per mano da una macchina da presa che sembra consegnargli le chiavi di quel senso di unione che, improrogabilmente, non può che essere il perno universale sul quale ruotano i sentimenti più puri e sinceri dell’animo umano, quel connubio indistinto tra carne ed ossa al quale viene concessa una sorta di seconda occasione.

Si tratta di una serie di soluzioni visive che tendono a rendersi autonomamente metafora del necessario spirito di coesione espresso in quel marmoreo “Siamo una famiglia” finale, una valida quanto obbligatoria presa di coscienza del dover affrontare gli ostacoli relativi alla messa in scena del “dramma” della propria esistenza.

09scot-xlarge1Usciti dalla sala di proiezione, un’unica convinzione balza alla mente di chi il cinema lo ama, lo segue, lo invoca e soffre maledettamente vedendolo morire sotto eccessivi ritocchi da iter produttivo: il maestro ha dato vita ad un nuovo capolavoro dopo trent’anni di incertezze, difficoltà e costrizioni da mainstream. Stracciati padrini e poetici romanzi vampireschi, ci troviamo di fronte ad un puro atto di fede nelle proprie convinzioni, un sereno gesto di sincerità e di amore per la condivisione di sensazioni, idee e punti di vista strettamente personali eppure mai così eterni ed universali.

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Il nuovo emendamento introdotto nella legge Finanziaria colpisce il cittadino e non la mafia

di Claudia Landolfi

Italia: un passo avanti e due indietro! Sembra assurdo che solo un mese fa si chiudevano i tre giorni dedicati a “Contromafie” presieduti  dagli Stati Generali Antimafia.

Collaborazione, cooperazione, associazionismo. Dove si sono perse tutte quelle parole che giustamente riconoscevano l’importanza del contributo della popolazione civile nella lotta contro le mafie?

A cosa è servito quell’incontro che avvicinava in una faccia a faccia i cittadini con i nostri referenti istituzionali se poi la voce del popolo rimane sempre in coda all’ultimo vagone?

don Ciotti

don Ciotti

Oggi, con l’emendamento introdotto nella legge finanziaria, e già approvato al Senato il 13 novembre 2009, si rischia di distruggere una lunga storia fatta di battaglie, ma soprattutto di importanti vittorie. Il provvedimento prevedrebbe  il via libera per la vendita dei beni confiscati alla mafia da parte dello Stato. Questa clausola andrebbe a modificare così la legge 109/96, che ratifica invece l’uso sociale dei beni sequestrati alle cosche mafiose.

La presente è stata presentata come operazione tesa a risanare le casse dello Stato, ma a godere di questi benefici sarà come sempre “l’uomo invisibile”, un entità, o meglio un ente, che poco riuscirà a interferire con il cittadino.

La storia della legge 109/96, conosciuta anche con il nome di Pio La Torre, ha un lungo passato alle spalle. La norma venne avanzata infatti dall’exdeputato insieme alla legge che prevedeva il reato di associazione mafiosa. Lo stesso la Torre pagò il suo impegno alla lotta alla mafia con la vita. La mattina del 30 aprile 1982 alcuni uomini coperti da caschi si avvicinavano con delle moto alla sua auto sparando decine di colpi. Ma il suo impegno non cadde invano e a proseguire la sua battaglia intervenne “Libera”, associazione fondata da Don Luigi Ciotti. È grazie allo sforzo di questa onlus se la proposta La Torre si è tramutata in norma vigente. All’incirca tredici anni fa, oltre un milione di persone firmavano così l’appello avanzato da Libera. Con questi si chiedeva al Parlamento l’approvazione della legge per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie.

Da questa iniziativa sono sorte vere e proprie cooperative che portano il nome dell’associazione. Le terre adibite ad uso sociale sono oggi nelle mani dei cittadini che vi lavorano tramutando i loro sforzi in prodotti distribuiti nella zona. Le terre, una volta sede dei capi mafiosi, sono state così liberate e restituite alla popolazione.

Sembra inverosimile che dopo aver raggiunto un risultato così alto sul piano etico e civile si voglia fare marcia indietro escludendo il cittadino stesso da questa operazione.

Le famiglie vittime della violenza mafiosa hanno inviato una lettera al Presidente della Camera Gianfranco Fini, al presidente della Commissione parlamentare antimafia Giuseppe Pisanu e a tutti i capogruppi alla Camera per rivedere questo emendamento. Ma da parte sua, il relatore alla Finanziaria alla Camera, Massimo Corsaro, ha risposto: “La ratio della norma sulla vendita dei beni immobili confiscati alla mafia è inamovibile”, sostenendo fermamente così la sua posizione di fronte alla nuova proposta.

LogoliberaterraIntanto sul sito di Libera è possibile firmare l’appello per chiedere al Governo e al Parlamento di fermare questo emendamento prima che venga ratificata la norma in seno alla Finanza. A titolo del richiamo leggiamo:

<< Firma l’appello: niente regali alle mafie, i beni confiscati sono cosa nostra. >>

Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. E’ facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all’intervento dello Stato.[…]

[…] Per queste ragioni chiediamo al governo e al Parlamento di ripensarci e di ritirare l’emendamento sulla vendita dei beni confiscati. Si rafforzi, piuttosto, l’azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan. S’introducano norme che facilitano il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti. E vengano destinate innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia i soldi e le risorse finanziarie sottratte alle mafie. Ma non vendiamo quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un’Italia civile, onesta e coraggiosa. Perché quei beni sono davvero tutti “cosa nostra”.

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Butterfly zone, il senso della farfalla

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