Thursday, May 17, 2012

Autoritratto a lume di candela, omaggio a Bill Viola

Post di Stefano Gallone On ottobre - 23 - 2009 5 COMMENTI

di Stefano Gallone

Immobilità in movimento come principio di ossessione autoreferenziale

La gioia più eclatante e spiritualmente liberatoria che un aspirante pseudo artista possa sperare di provare in cuor suo è forse, unicamente, quella che proviene dal consenziente gradimento da parte di chi gli pseudo artisti li segue, li ammira e cerca di comprenderli a fondo andando a scavare nei meandri dell’underground più sotterrato ed affossato dal mainstream dominante.

È il motivo per cui un assoluto sconosciuto più riuscire a guadagnarsi indirettamente qualche centimetro quadrato di carta bianca. Merito di Youtube, certo, che, da diversi anni, permette davvero a chiunque di esprimere quello che vuole nella maniera che ritiene più opportuna, dall’idiota del paese al più grande erudito incompreso.

Ecco uno dei vari tentativi di espressione, presentato a voi, aurei lettori. Un’ennesima presunzione di poter entrare in un campo mortalmente affascinante, la videoarte.

Così, ecco un saluto introduttivo a questo mondo che avviene per mezzo di un autoritratto in movimento, una sorta di presenza / assenza di quello che siamo.

Nel caso specifico un semplice ventiquattrenne con la passione ed il desiderio della scrittura, qualunque essa sia, musicale, cinematografica, letteraria o generalmente critica; il tutto, disturbato dal frastuono metropolitano proveniente dall’esterno di una scarna finestra, tema peculiare di ogni mio scritto, di ogni mia idea, di ogni mia ossessione, di tutti i miei paradigmi e di tutte le nature dei concetti che, a volte (troppo spesso!), narcisisticamente impongo a chi mi sta vicino, volente o nolente.

Da quando ho assistito alla splendida mostra “Visioni interiori” del (per me) genio Bill Viola al Palazzo delle Esposizioni di Roma, non sono più riuscito a togliermi dalla mente l’idea e la conseguente convinzione che vede, a mio avviso, ormai la Videoarte come fulcro di ogni possibilità di concepire la forma artistica in quanto tale al giorno d’oggi. Sono quarant’anni, ormai, che la funzione ottica di qualunque cinepresa si è abilmente sostituita al pennello del pittore; certo, sia con risultati ottimi che con produzioni al limite del raccapricciante.

The Messenger, Bill Viola

The Messenger, Bill Viola

Ma si tratta, ovviamente, di un campo aperto di possibilità talmente vasto ed ancora, paradossalmente, quasi incolto da poter ospitare davvero qualsiasi tipo di mente, idea ed energia.

E allora, perché no: ho voluto provarci anche io, ho voluto rompere il ghiaccio con questa mia azzardata e blasfema concezione del ritratto in movimento, una sorta di “Silent Mountain” personale, nella quale riemergono, spero, tutte le mie ossessioni attraverso l’espressione diegetica del caos esterno ai danni delle mie membra riflessive e desiderose di una pace sempre più lontana nello spazio e nel tempo.

Solo una semplice candela tiene vive le mie speranze di ritorno ad un grado di semplicità primordiale. Poiché non mi trovo d’accordo con l’ipotetico canone che vede la figura principale ritratta al massimo delle possibilità espressive di chiarezza del tratto, faccio tesoro dell’insegnamento storico più recente in ambito di significazione della deformità, per quanto astratta, concettuale e trascendente. È in questa serie di elementi che mi ispiro, magari con scarso risultato, al desiderio del genio Newyorkese di ritornare al grado zero della concezione umana di essere spirituale più che materialmente vivente (“An ocean without a shore” faceva apparire e scomparire l’individuo per mezzo degli elementi della vita, in quel caso l’acqua).

Deformare i tratti umani, allora, può voler dire subire la deformazione cerebrale apportata dal caos metropolitano nei confronti di neuroni nati sani. Sono le nostre condizioni di vita abitudinali, credo. Ahimè.

Pertanto, sognando di stringere la mano, un giorno, al mio ispiratore, mi affido al vostro insindacabile giudizio, mio ardente onore.

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Cocktail Champagne, per i veri signori

Post di fabio On ottobre - 23 - 2009 4 COMMENTI

Dall’aperitivo con gli amici, al convegno di lavoro, ecco a voi il cocktail champagne…ma solo per gentleman

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