Thursday, May 17, 2012

Nuovo lavoro del trio norvegese delle meraviglie: palpitazioni riservate ai soli amanti del vinile

motorpsycho Oslo – Il buon vecchio vinile suona meglio.Punto e basta.

Sembrano dire questo i tre paladini delle più tachicardiache nevrosi soniche giunte ai ruvidi palati dei maggiori desiderosi di rock duro ma non privo di un certo spessore qualitativo, decidendo di dare alle stampe il loro nuovo energico lavoro esclusivamente in formato 33 giri. Sembra essere d’accordo Steve Albini, lisergico produttore di Bush, Fugazi, Jesus Lizard, Blues Explosion, sonic Youth e Nirvana  (tanto per sparare qualche nome a caso), nell’aver voluto ospitarli con tanto di tappeto rosso nei suoi studi in quel di Chicago. E sembra essere ormai archiviata la parentesi psichedelica della strabiliante trilogia “Let them eat cake” / “Phanerotyme” / “it’s a love cult” che li aveva trasportati di peso sotto i riflettori dei maggiori intenditori ed esperti di storia del rock.

Dopo le acide follie psichedeliche e a dir poco avant-prog del precedente “Little lucid moments” (di cui questo nuovo energico lavoro richiama elementi grafici e spunti compositivi adeguatamente ridotti in termini di estensione, non di intensità), Bent Saether e soci stampano, su un allucinante vinile bianco, a mala pena quaranta minuti di hard rock puro e diretto alla materia grigia e all’animo febbricitante soprattutto dei seguaci più accaniti. Magari fanno anche un po’ il verso a quel “Children of the future” della Steve Miller Band con la quale, però, probabilmente ogni riferimento rimane puramente casuale, considerando le sostanziali divergenze di stile. Non si conoscono alla perfezione i motivi di questa limitata scelta di distribuzione dell’opera: che sia una mirata provocazione verso le avanzate tecnologie del nuovo millennio oltre che una semplice espressione di amore per l’analogico? Quello che sappiamo per certo è soltanto che il passato ritorna e lo fa con l’avvenuta maturità di tre anime complementari che continuano, inesorabilmente, a crescere senza troppo curarsi dei giudizi poco gradevoli che i maggiori dotti della critica hanno scaraventato contro una band che, ormai da diversi anni, fa semplicemente quello che vuole; una band alla quale il recente innesto dell’ormai insediato Kenneth Kapstad alle ritmiche ha potuto soltanto fornire cumuli esponenziali di potenza e forza d’animo rinnovabile.

Alle soglie della quarantina, il trio norvegese sfodera un carisma che tutto fa tranne che restare fine a se stesso. Il quattro corde di Saether dimostra di non aver mai perso colpi in ambito di tecnica e gestione sia ritmica che armonica, rendendosi, ancora una volta, quasi uno strumento che, se sguinzagliato dai vincoli logistici, può farla da padrone a livello solista senza alcun intoppo. Il riff che apre il disco (“The ozzylot”) lascia carta bianca ad un Hans Magnus Ryan in pieno desiderio di rivolta ai canoni standard delle partiture puramente rock, impostando una sorta di “leit motiv” comportamentale che, attraversando i controtempi positivamente frastornanti di “Riding the tiger” e gli sfoghi al sapor di distorsore della zeppeliniana (sia di titolo che di fatto) “Whole lotta Diana”, trova via libera sulle solide e granitiche basi portanti degne, a tratti, dei migliori Kyuss o Fu Manchu. Ma i Motorpsycho possono assomigliare soltanto a se stessi: ce lo dimostra, volendo, l’enigmatica “The waiting game”, unico brano registrato nella camera studio di Saether e puro giocho di sole chitarre utile a calmare i clamori delle precedenti e telluriche “Cornucopia” e “Mr. Victim“, pure prove d’esame per tre uomini dotati di una sconfinata cultura storica e tecnica nei confronti del settore di appartenenza: sono percepibili, in effetti, gli echi alla Blue Cheer o Taste, pillole che degnamente archiviano la band in questione, per l’ennesima volta, tra le migliori del panorama europeo e non solo.

Considerando, infine, la loro coinvolgente forza live e un longevo interesse nel rispolverare anche b-sides (un brano come “Wishing well” proprio non si sa perché sia rimasto fuori da ogni pubblicazione ufficiale al di fuori dei numerosi ep), cover smontate e ricostruite secondo il proprio personale gustoe stile (Black to comm degli Mc5, tra le tante), sono da non perdere le tre date italiane: Bologna 11 novembre, Trezzo sull’Adda (Mi) 12 novembre, Roncade (Tv) 13 novembre. Per info: www.ticketonee.com .

Stefano Gallone

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