Thursday, July 29, 2010

La Sampdoria resta in testa con un punto di vantaggio sui bianconeri. La Roma pareggia, bene il Napoli

La Juve, fino al 48esimo del secondo tempo, era in testa alla classifica, con un punto in più della Samp. Poi, il gol di Adailton, che ha portato il Bologna al pareggio sull’1 a 1, ha fatta riscivolare i bianconeri al secondo posto. Sugli altri campi De Rossi fa salire la Roma che pareggia con il Catania. Bene il Napoli. Ecco i risultati delle partite della sesta giornata del campionato di Serie A. Catania-Roma 1-1, Chievo-Atalanta 1-1, Juventus-Bologna 1-1, Lazio-Palermo 1-1, Napoli-Siena 2-1, Parma-Cagliari 0-2, Udinese-Genoa 2-0. Il Milan ha chiuso il posticipo con il Bari a reti inviolate.

SERIE A F.C Juventus vs F.C. BOLOGNAIL MILAN, FISCHIATO, CHIUDE A RETI INVIOLATE – Il Milan ha perso l’occasione di accorciare le distanze sulle prime della classe, ma è il Bari a recriminare al termine del posticipo della sesta giornata di serie A che si è chiuso sullo 0-0. Il migliore in campo dei rossoneri è stato Storari e i fischi del pubblico a fine partita hanno sottolineato il momento difficile della squadra milanese. Leonardo schiera l’«albero di Natale»: Seedorf e Ronaldinho alle spalle di Huntelaar. Ventura non rinuncia al suo 4-4-2 con Alvarez e Rivas esterni di centrocampo, Barreto e Kutuzov davanti. Gioca bene il Bari, mentre il Milan non riesce a trovare gli spazi per colpire. Sono i pugliesi a fare la partita e a far soffrire il Milan, anche se i rossoneri hanno avuto qualche buona occasione non sfruttata. Leonardo, a fine partita, ha riconosciuto che «abbiamo fatto fatica, tanta fatica. Abbiamo rischiato di perdere. Grazie al buon lavoro della difesa. Non è un problema di motivazioni: la voglie di fare c’è. Ronaldinho sta facendo progressi, anche se in mezzo a molte difficoltà».

FRENATA BIANCONERA. FERRARA: «INGENUI» -Adailton gela la Juve in pieno recupero, il Bologna pareggia a Torino e blocca la fuga bianconera. L’1-1 finale impedisce ai bianconeri di conquistare la vetta solitaria della classifica: con 14 punti, la formazione di Ciro Ferrara è seconda ad una lunghezza dalla Sampdoria, leader a quota 15 dopo la sesta giornata del campionato. A frenare la Vecchia Signora, in vantaggio al 24′ con un gol di David Trezeguet, è il tocco velenoso di Adailton al 93′: Buffon battuto, 1-1 sui titoli di coda. La X matura alla fine di un match a due facce: Juventus padrona nel primo tempo, Bologna più volte vicino al pareggio nella ripresa fino al meritato aggancio. La Vecchia Signora vede così svanire il quinto successo, solo sfiorato grazie alla vena realizzativa di una delle punte di diamante a disposizione di Ciro Ferrara. Trezeguet è il protagonista assoluto della fase iniziale dell’incontro con una raffica di conclusioni. Ciro Ferrara a fine partita fa il mea culpa: «Non era l’unica occasione avuta dal Bologna siamo stati ingenui, noi tardavamo a scattare indietro. Sul loro pareggio non c’era nessuno, abbiamo concesso qualcosa di troppo. Ho inserito giocatori che era diverso tempo che non giocavano, forse può essere stato un problema schierarli tutti insieme. Problemi in fase difensiva? Noi cerchiamo di attaccare, cercheremo di migliorarci in questo senso. Dobbiamo cercare di amministrare meglio quando abbiamo la palla e dobbiamo essere meno frenetici. Ci vuole più equilibrio».

IL NAPOLI RISORGE E DONADONI SMORZA LE POLEMICHE - Il Napoli esca dalle curve, rese ancor più insidiose dalle dichiarazioni di De Laurentios prima dell’incontro. Ha sconfitto per 2-1 il Siena al San Paolo. Azzurri in vantaggio al 49’ con Marek Hamsik, pareggio bianconero al 55’ con Maccarone. Napoli quindi di nuovo avanti al 64’ con Hamsik, che ha ribadito in rete il rigore (mani di Brandao) che Gianluca Curci era riuscito a parargli. E’ la seconda vittoria in campionato per la squadra di Roberto Donadoni, salita così a quota 7 punti, mentre resta ferma al terzultimo posto a quota 4 la squadra di Marco Giampaolo, alla terza sconfitta stagionale. Il patron del Napoli Aurelio De Laurentiis prima della partita aveva detto che non punterebbe più su Donadoni? «Se dovessi farlo oggi, con l’esperienza che ho, probabilmente no». E aggiunge: «Donadoni e Marino confermati? Attualmente sono l’allenatore e il direttore generale del Napoli, ma se un domani le cose dovessero cambiare significherà che dovrò fare anche l’allenatore e il direttore generale. Se dovessero dare forfait non mi meraviglierei di nulla, io comunque sono pronto. La stessa scelta di Donadoni fu fatta per casualità momentanea». Marino, dopo le parole di de Laurentis, ha lasciato lo stadio, mentre l’allenatore, a fine partita, ha provato a smorzare i toni della polemica, dicendo che «le parole del presidente non sono state riportate in modo corretto». «Sono comunque soddisfatto – ha detto Donadoni – perché la squadra ha reagito bene».

INTER BATTUTA – Il primo anticipo del sabato segna una frenata per l’Inter, sconfitta 1-0 dalla Sampdoria al Ferraris di Genova dopo quattro vittorie consecutive. Ora la Samp è sola al comando della classifica in attesa della Juve, in campo domenica a Torino contro il Bologna. Ha deciso il big match del weekend un gol realizzato al 72′ da Giampaolo Pazzini. «Sicuramente il mio è un gol importante, segnato in uno stadio esaurito e contro l’Inter che abbiamo superato in classifica. Siamo al primo posto ed è una gran bella serata» esulta l’attaccante blucerchiato. I liguri, cinque vittorie e una sconfitta in questo primo scorcio di campionato, guidano la classifica con 15 punti, due in più rispetto a Juve e Inter.

MORATTI E MOURINHO - Il presidente dell’Inter resta comunque ottimista: «Non è un’Inter da bocciare – ha detto Moratti al termine del match -. Abbiamo perso a causa della disattenzione in occasione del gol di Pazzini». E sulla sostituzione di Balotelli: «Stava andando bene. Nessun dramma». Parla anche Josè Mourinho, chiarendo che «la società mi ha chiesto di rompere il silenzio per questioni di contratto, io avrei continuato». «Abbiamo giocato tatticamente bene – dice il tecnico -. È stata una buona partita e un errore difensivo può starci. Ma la squadra ha avuto una reazione positiva che mi è piaciuta. La cosa che mi è piaciuta di meno di questa partita è il risultato. Potevamo essere a 14 o a 16 punti, questa sconfitta vale tre punti». La sostituzione di Balotelli? «Sono io l’allenatore, non devo spiegare le mie decisioni». Poi prende le difese di Santon: «Chi sta dentro si può sbagliare, mai un giocatore è responsabile per una sconfitta». Ovviamente entusiasta Luigi Del Neri: «Se non subisco reti da una macchina da gol vuol dire che siamo stati perfetti, ma per adesso ci salviamo e basta. Ci godiamo questo momento, non ci interessa il concetto di essere primi in classifica, è bello prima di tutto togliersi soddisfazioni. Abbiamo anche avuto fortuna ma penso che la squadra ha meritato questa vittoria».

FIORENTINA SU RIGORE – L’appuntamento serale è con la Fiorentina, che porta a casa il risultato nel derby toscano con il Livorno in un momento difficile dopo le dimissioni del presidente Andrea Della Valle e la lettera ai tifosi nella quale spiega i motivi che lo spingono al disimpegno. Decide la partita un rigore segnato da Jovetic al 76′. La Fiorentina ha giocato gli ultimi sette minuti in inferiorità numerica per l’espulsione di Dario Dainelli, allontanato per somma di ammonizioni. Ottima gara del portiere viola Sebastian Frey. Grazie a questo successo la Fiorentina sale a quota 13 punti ed è seconda insieme a Inter e Juventus con due punti di ritardo dalla Sampdoria. «Abbiamo sentito il presidente Della Valle prima della partita, gli dedichiamo questa vittoria, sappiamo che sta attraversando un momento particolare, ma anche che non siamo soli e che non siamo assolutamente abbandonati»: il primo pensiero del tecnico Cesare Prandelli è per Andrea Della Valle, che sabato ha festeggiato il suo 44esimo compleanno ( i tifosi viola hanno esposto uno striscione: «Buon compleanno presidente»). «Il presidente ci ha tranquillizzato – spiega -, si è preso solo un momento di riflessione e di pausa». Sul match Prandelli non dimentica Jovetic, ma coccola Mutu: «Adrian ha fatto una partita molto buona, si è mosso da attaccante vero, dando una mano nella fase difensiva. Ho scelto lui perché giocando ogni tre giorni ere forza di cose devo mettere giocatori più freschi. Jovetic accetta la panchina? È un ragazzo giovane e generoso, a volte le pressioni vengono dall’esterno ma non da lui». Martedì la Champions League e la super-sfida contro il Liverpool: «Come ho già detto, noi dobbiamo vivere questa Champions con entusiasmo e voglia di fare, magari rischiando qualcosa e con la consapevolezza che, con attenzione ed equilibrio, possiamo sopperire alla differenza tecnica con altre squadre» dice Prandelli.

MILAN IN POSTICIPO - I rossoneri, dopo la sconfitta di Udine, ospitano il Bari cercando un immediato riscatto. Probabile il rientro di Ronaldinho ma da seconda punta, al posto di un Pato apparso spento contro l’Udinese. La coperta di Leonardo è corta, grandi possibilità di cambiare gioco e impostazione non ce ne sono. Il Bari neopromosso non è da sottovalutare e la classifica stessa lo dice: ha solo un punto meno dei rossoneri. Se non bastasse, è l’unica squadra che finora ha tolto punti all’Inter, pareggiando proprio a San Siro.

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Vertice al palazzo di Vetro per far uscire dallo stallo le trattative del nuovo trattato

NEW YORK - Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha aperto il vertice sul clima al Palazzo di Vetro rimproverando la comunità internazionale per la “lentezza glaciale” dei negoziati sul nuovo trattato internazionale. Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente americano Barack Obama che ha avvertito: “Rischiamo una catastrofe irreversibile”. La prima giornata dell’assise ha registrato inoltre una promessa, seppure vaga, da parte di Pechino: il presidente Hu Jintao ha affermato che la Cina intende ridurre di “un margine notevole” entro il 2020 le emissioni di andiride carbonica per unità di pil.obama

Il vertice è stato organizzato dallo stesso Ban Ki-moon per far uscire dallo stallo i negoziati internazionali in vista dell’appuntamento di Copenaghen a dicembre.

Ban Ki-moon. Parlando dal podio dell’Assemblea, il segretario generale ha ricordato che, anche se la conferenza di Copenaghen per accordarsi sul nuovo trattato è a dicembre, “i giorni effettivi per i negoziati sono soltanto quindici”. A parere di Ban un fallimento di Copenhagen sarebbe “moralmente ingiustificabile, economicamente miope, politicamente avventato: non possiamo seguire questa strada” perché, ha detto, “la storia potrebbe non offrici un’occasione migliore di questa”. Ban Ki-moon ha sottolineato che “abbiamo meno di dieci anni per evitare gli scenari peggiori” causati dal surriscaldamento del pianeta.

Il numero uno del Palazzo di Vetro, recentemente in missione al Polo Nord, ha anche avvertito che “sull’Artico i ghiacci potrebbero sparire entro il 2030 e le conseguenze sarebbero sentite dai popoli di ogni continente”. Il cambiamento climatico, ha continuato Ban, colpisce soprattutto i Paesi meno sviluppati, e in particolare l’Africa, dove “il cambiamento climatico minaccia di cancellare anni di sviluppo destabilizzando Stati e rovesciando governi”. Ban ha lanciato un appello ai Paesi industrializzati, invitandoli “a fare il primo passo”, perché “se lo farete – ha continuato il segretario generale – altri adotteranno misure audaci”.
Per il capo del Palazzo di Vetro, il nuovo trattato deve includere “obiettivi per la riduzione di emissioni entro il 2020″ e “supporto finanziario e tecnologico” ai Paesi in via di sviluppo, cioè quelli che “hanno contribuito di meno a questa crisi ma hanno sofferto di più, e per primi”.

Obama. Allarmanti le parole del presidente Usa: la minaccia, ha detto, è “grave, urgente e crescente: se non agiremo rischiamo di consegnare alle future generazioni una catastrofe irreversibile”. Obama ha detto che gli Stati Uniti hanno “fatto più negli ultimi otto mesi per promuovere l’energia pulita e ridurre l’inquinamento da anidride carbonica che in qualsiasi altro periodo della nostra storia”. E ha sottolineato il cambio di passo in materia di lotta al riscaldamento del pianeta fatto dalla sua amministrazione rispetto a quella del suo predecessore George W. Bush.

“Non siamo venuti qui a celebrare i progressi raggiunti – ha detto ancora Obama – ma perché ci sono ancora passi da compiere. Non dobbiamo farci illusioni quanto al fatto che la parte più difficile è davanti a noi”, ha affermato il leader della Casa Bianca. Obama ha insistito molto sulle difficoltà che dovranno essere affrontate ma ha sottolineato che “le difficoltà non possono essere una scusa per non agire”. “Tutti noi – ha detto ancora – dovremo affrontare dubbi e difficoiltà nelle nostre capitali”.

“Il tempo rimasto per correre ai ripari sta per scadere”, ha ammonito Obama. “La sicurezza e la stabilità di tutte le nazioni e di tutti i popoli – la nostra prosperità, la nostra salute e la nostra sicurezza – sono a rischio” a causa della minaccia climatica, ha aggiunto il presidente americano che ha invitato Paesi emergenti coma la Cina e l’India “a fare la loro parte” per affrontare il riscaldamento del pianeta adottando “misure vigorose”.

Se sul clima ci sarà un atteggiamento “flessibile e pragmatico”, “raggiungeremo l’obiettivo di un mondo più pulito e più sicuro”, ha detto ancora Obama. “Sappiamo che il futuro del pianeta dipende dal nostro impegno – ha aggiunto – Il percorso è lungo e difficile, non è rimasto molto tempo”.

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influenza_suiniMESSINA – E’ morta oggi pomeriggio nell’ospedale Papardo di Messina la donna di 46 anni, G.R., ricoverata dal 30 agosto per aver contratto il virus dell’influenza A-H1N1 ma sofferente da tempo di broncopolmonite. La paziente si trovava nel reparto rianimazione in coma farmacologico e nei giorni scorsi le sue condizioni sembravano lentamente migliorare nonostante il virus le aveva provocato una polmonite virale con problemi respiratori.La paziente aveva già sviluppato una “broncopolmonite massiva” sulla quale si è poi innestato il virus influenzale A, aggravando il quadro clinico con gravissime difficoltà di ossigenazione. La donna era stata contagiata da familiari rientrati da una vacanza in Inghilterra. Cinque giorni fa l’equipe guidata del professor Sutera le aveva somministrato un particolare farmaco utilizzato in via sperimentale e che contiene un’alta percentuale di proteina C attivata. I medici speravano in un miglioramento delle condizioni in modo da superare il coma farmacologico e proseguire le terapie per la guarigione. Ma oggi il quadro clinico è peggiorato e la paziente è deceduta. 
E’ il secondo decesso in Italia dopo quello dell’ uomo ricoverato a Secondigliano. L’assessore regionale alla Sanità, Massimo Russo, d’intesa con il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio, ha disposto l’avvio immediato di un’ispezione all’ospedale Papardo di Messina, in relazione alla morte della donna. L’ispezione tenderà ad accertare le cause della morte e la congruità e correttezza delle modalità terapeutiche seguite.

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Strage a Kabul

Post di admin On settembre - 19 - 2009 AGGIUNGI COMMENTO

Partiamo alle 7 da Abu Dhabi, con un aereo C-130 dell’aeronautica militare, diretto a Kabul. Di fronte a me è seduto un parà della Folgore. Sorride. Ha il pizzetto e uno sguardo molto allegro. Lo ricordo perfettamente perché mi ha regalato i tappi per le orecchie, che non avevo.
Non si può parlare su un C-130, a causa del rumore, perciò ci capiamo a gesti. Mi insegna ad allacciare la cintura, sorridendomi con aria paterna. Ci offre un tramezzino, a me e agli altri. Io rifiuto perché ho solo sete.
All’atterraggio apre un pacchetto di salviette profumate e le offre a quanti siedono vicino a lui. Da poco ho scoperto che tra i morti dell’attentato c’era anche lui, quel parà molto gentile seduto di fronte a me sull’aereo militare, il sergente maggiore Roberto Valente. Ho scoperto che aveva anche un bambino.
Avevo avuto un presentimento, quando mi hanno detto che sui Lince c’erano anche i nostri militari. Il pensiero è andato subito a quel soldato con il basco amaranto e il pizzetto, di cui non conoscevo ancora il nome, perché era partito con il primo gruppo dall’aereoporto di Kabul.Prima di lasciare la zona militare dello scalo aveva salutato me e gli altri due giornalisti dicendoci: «Andiamo al quartier generale, magari ci vediamo se uno di questi giorni venite al Comando».I Lince su cui viaggiavano erano diretti al quartier generale Isaf-Nato. Noi, invece, saremmo dovuti andare a Camp Invicta, alla base militare alla periferia di Kabul.Ripercorro il viaggio. Per lo più abbiamo dormito, eravamo tutti un po’ stravolti perché avevamo alle spalle una notte in bianco: partenza da Fiumicino, oltre cento militari e tre civili (giornalisti), con un volo Alitalia per Abu Dhabi. Lì arriviamo a mezzanotte e dobbiamo attendere diverse ore prima di imbarcarci sul C-130 per Kabul, mentre un altro gruppo parte per Herat. Ricordo il tenente Antonio Fortunato, sullo stesso volo. È tra le vittime dell’esplosione. Ricordo facce serene, scherzi, sorrisi.

Dopo quattro ore circa atterriamo a Kabul. Sbrighiamo le varie procedure di recupero dei bagagli che vengono poi caricati su un camion container. I primi Lince partono. «Voi restate qui, vi veniamo a prendere dopo», ci dice un militare, forse era proprio il tenente Fortunato, che guidava il primo gruppo. Un grande professionista, dicono, che conosceva a memoria tutti i percorsi.
Noi attendiamo all’aeroporto il nostro turno, chiacchieriamo e scherziamo. Poi sentiamo il rumore sordo di un’esplosione. Noto un certo movimento tra i militari in servizio alla base, cercano di capire cosa è successo. Inizialmente penso a un razzo e ho l’impressione che sia esploso nelle vicinanze dell’aeroporto. «Ci danno il benvenuto con i razzi», scherziamo. Ma quando rivolgiamo uno sguardo verso la città, in lontananza distinguiamo una colonna di fumo. Seguono momenti di grande concitazione. Arriva un Lince con a bordo alcuni militari. Quello sulla ralla, il mitragliere, si porta le mani alla testa e mi sembra di percepire che dica: «Uno dei nostri, uno dei nostri». Poi sento altre frasi, che mi fanno rabbrividire: «Cinque sono a terra!». E poi ancora: «Sono i nostri, sono i nostri!».

Il cielo di Kabul si fa cupo, come prima di un temporale. Anche il morale degli uomini si fa cupo. Qualcuno piange, qualcuno ha reazioni di rabbia. Ma è l’emozione del momento e la preoccupazione per la loro vita non li fermerà. Hanno una missione da portare a termine. «Siamo consapevoli dei rischi che corriamo, fa parte del mestiere», mi dice uno dei militari. «Siamo preoccupati, certo, ma siamo dei professionisti». Gli sguardi, però, sono pieni di dolore. Quei soldati erano più che commilitoni: erano i loro amici. Ho appena conosciuto un tenente che è stato sul luogo dell’attentato. È sconvolto. «Una cosa così qui non ci era mai capitata», mi dice. Cerca di sorridermi, ma è distrutto. Come molti altri. Il dolore è palpabile.
Dopo ore di attesa arriva l’ordine di salire sui Lince: dobbiamo lasciare l’aeroporto di Kabul, raggiungere Camp Invicta, la base militare alla periferia di Kabul. Il Lince mi dà un senso di claustrofobia. Se qualcosa esplode, è come essere in gabbia. Non riesco nemmeno a muovermi, perché il giubbotto antiproiettile e l’elmetto sono pesantissimi. Restiamo in attesa per un po’, poi arriva il contrordine: «Scendere dai blindati, non si parte ancora».

Nessuno mi spiega perché e io non oso fare domande perché l’atmosfera è piuttosto tesa. Mi fido di loro. So che se ci fanno partire è perché si può partire, se restiamo, invece, è perché non sono sicuri. Loro sanno come fare.
Sento che dicono che ci sono dei warnings, degli allarmi. La strada è pericolosa. Aspettiamo all’aeroporto fino all’imbrunire. Mi chiedono di interrompere i collegamenti telefonici con la radio perché potrebbero intercettarci e non è il caso che sappiano che stiamo per andare a Camp Invicta. Spengo il telefono. Finalmente arriva l’ordine: «Si parte». Ricomincia la procedura: cintura, giubbotto antiproiettile, elmetto.

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