150° DELL’UNITÀ D’ITALIA: PRESENTATA A TORINO LA GRANDE ASSISE SULLA LINGUA ITALIANA

TORINO – Si svolge a Torino l’80° Congresso Internazionale della Società Dante Alighieri, in programma dal 30 settembre al 2 ottobre 2011 sul tema “Unità d’Italia e unità linguistica, tra storia e contemporaneità”, nell’ambito di Esperienza Italia, il programma di mostre ed eventi attraverso cui il Piemonte celebra i 150 anni dell’Unità del Paese.

«Il Congresso sarà l’occasione per fare il punto sulla lingua italiana quale fondamentale strumento di politica estera nelle differenti aree geolinguistiche in appoggio all’attività svolta dal Ministero degli Affari Esteri», ha affermato Alessandro Masi, Segretario Generale della Società Dante Alighieri, scuola nazionale di italiano all’estero.

 

«L’azione della “Dante” è ancora più necessaria oggi alla vigilia dell’applicazione della normativa sulla concessione della cittadinanza, che prevede test di conoscenza della nostra lingua per i nuovi italiani. La “Dante Alighieri”, inoltre, offre in tutto il mondo un servizio concreto alla Piccole e Medie Imprese che parlano italiano e che, attraverso i loro prodotti, sono portatrici dei valori e delle eccellenze della cultura italiana all’estero», ha concluso Masi durante la conferenza stampa di presentazione dell’evento.

 

E per raccontare anche la storia, l’arte, il gusto, la moda e il futuro dell’Italia non ci si deve limitare a «festeggiare i 150 anni dell’Unità nazionale – ha aggiunto Ugo Perone, Assessore alla Cultura e al Turismo della Provincia di Torino – ma si deve utilizzare questo evento per gettare un ponte verso il futuro del Paese, analizzando il passato e discutendo il presente. Questo è il senso che si vuole dare a Esperienza Italia, il grande evento che si terrà a Torino e in Piemonte dal 17 marzo al 20 novembre 2011 per celebrare l’importante ricorrenza».

 

Per tutta la durata del 2011 alcune delle grandi città del nostro Paese hanno scelto di utilizzare Esperienza Italia per promuovere e presentare le proprie eccellenze. Ogni città ha scelto uno spazio in cui essere presente o un momento in cui realizzare un proprio evento. Hanno già aderito Milano, Napoli, Venezia e Firenze.

È necessario riappropriarsi con orgoglio della nostra lingua, difendendola dalla «colonizzazione» e affermandone l’autonomia, se non sopravvivenza. Non sono infatti i dialetti a rischiare l’estinzione, ha spiegato infatti il professor Massimo Arcangeli, preside di Lingue a Cagliari e curatore dell’osservatorio linguistico di Zanichelli.

 

«Qualche anno fa qualcuno pensava che sarebbero scomparsi. Invece sono ancora vivi, se pur cambiati, contaminati. Sono nati dei neo-dialetti parlati anche da molti giovani, soddisfano un bisogno di espressività. È l’italiano a essere minacciato, impoverito. Nell’introduzione dell’ultimo dizionario Zanichelli abbiamo pubblicato 2.800 parole italiane da salvare, parole come fragranza, garrulo, solerte, sapido, fulgore. Da una parte i semplicismi, la tendenza alla banalizzazione da mass media, dall’altro l’invasione dei termini inglesi, o pseudo-inglesi, anche quando non ce n’è nessun bisogno. Occorre istituire un presidio della lingua italiana, o di termini italiani, come esistono i presidi di cibi e di prodotti alimentari tipici. Dobbiamo tutelare la nostra biodiversità linguistica» ha affermato Arcangeli.

 

L’avanzata dell’anglitaliano, o dell’itanglese, è stata documentata di recente anche da una ricerca di Agostini Associati. Secondo questo studio il numero di termini inglesi che è entrato nell’uso corrente aziendale e commerciale nella nostra lingua è aumentato del 773 per cento in otto anni. E non è certo un aspetto inevitabile della globalizzazione e della modernizzazione che l’inglese sia il nuovo latino del mondo, imbattibile per la sua praticità, elasticità, brevità. Alle altre lingue neo-latine, anche nel loro uso concreto e attuale, non accade la stessa cosa. L’invasione è molto minore. Addirittura in Francia si dice ordinateur per computer, in spagnolo ordenador o computador.

Look, business, fashion, le tre parole inglesi piú utilizzate nell’italiano commerciale secondo la ricerca Agostani, quasi non esistono nell’uso corrente attuale di spagnolo francese portoghese. «Francia e Spagna sono nazioni di antica fondazione e hanno anche un orgoglio nazionale molto piú forte. Anche gli spagnoli, nonostante le questioni catalana e basca. Per loro esiste un concetto di lealtà linguistica ed esistono istituzioni come l’Accademia Spagnola e il Ministero per la Francofonia che si occupano di difendere e promuovere questo concetto» afferma il professor Luca Serianni, curatore del Devoto Oli. Si dice particolarmente preoccupato dell’ipotesi che si sta facendo strada nel sistema universitario, di incentivare corsi che si svolgano interamente in inglese, come ha fatto il rettore del Politecnico di Torino, Profumo. E sulla necessità di usare termini inglesi per oggetti o concetti nuovi, commenta: «Una lingua o è un tutto o non è. Si deve essere in condizione di dire tutto in italiano».

Natalia Radicchio

Foto| via www.iluoghidellamemoria.it

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