Route nazionale: le strade di coraggio nel futuro dello scoutismo

La route nazionale dell'Agesci si è conclusa domenica, ma gli scout italiani costruiscono il futuro da ora. Con coraggio.

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La grande assemblea della route nazionale Agesci (agesci.org)

San Rossore (Pisa) – I prati sono tornati sgombri, tende e docce sono state smontate e smantellate, risuonano solo i rumori del lavoro dei pochi rimasti a finire il lavoro: San Rossore è di nuovo una prateria intonsa, la route nazionale dell’Agesci è finita. E cominciano ora le strade di coraggio dei giovani scout italiani.

30.000 – Trentamila e passa persone sono state sui prati di san Rossore, ex tenuta Savoia, poi presidenziale, ora parco naturale regionale: per lo scoutismo italiano è stato il più grande evento mai organizzato, una sfida raccolta nel 2012 dal Consiglio generale dell’Agesci e applaudita da tutti i rover e le scolte, i ragazzi dello scoutismo tra i 16 e i 21 anni. La route nazionale della branca R/S mancava dal lontano 1986 – alla Mandria – e queste generazioni ne hanno sentito davvero la mancanza.

CORAGGIO – La parola chiave della route nazionale è stata coraggio: i clan, le comunità di rover e scolte, hanno lavorato per un anno sul tema del coraggio, declinandolo nella loro realtà, lanciandosi in azioni di coraggio nei territori che vivono, dibattendone con autorità e personalità rappresentative.
La route nazionale, con il grande raduno di san Rossore, è stata la presentazione di questo lavoro, una sua estensione che ha coinvolto tutti sul medesimo cammino, veri protagonisti della strada compiuta.

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Gli alfieri, rover e scolte eletti dai coetanei che hanno scritto la Carta del coraggio (agesci.org)

CARTA DEL CORAGGIO – La vera grande sfida dei rover e delle scolte di questa route nazionale è stata la carta del coraggio, un documento scritto da loro, con un processo di partecipazione democratica dal quale molti politici di professione dovrebbero trarre esempio di correttezza e decisione. I rover e le scolte non si sono accontentati di frasi fatte e posizioni di comodo: con il loro documento hanno sfidato la Chiesa, la società, la politica e l’Associazione stessa, perché scelgano anche loro secondo coraggio – e secondo amore – cambiando quel che non va dei nostri tempi. E, come hanno pensato in molti domenica mattina sulla spianata di san Rossore, parlare di apertura e accoglienza a omosessuali, divorziati e conviventi come scelte d’amore, di fronte al cardinale Bagnasco, richiede davvero molto coraggio.

OSPITI D’ECCEZIONE – Tra smentite e conferme, a discutere con i ragazzi di san Rossore si sono presentate personalità del massimo rilievo nazionale: da don Ciotti alla presidente Boldrini, passando per Tarquinio, Bettazzi e Rita Borsellino, la route nazionale è stata l’occasione per i rover e le scolte italiani di percepire dal vivo le scelte di coraggio dell’Italia intera. Non si sono lasciati sfuggire l’occasione e le domande, anche le sfide: sul cammino della legalità e della riforma della Chiesa, questi giovani scout non lasciano nulla di intentato.

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La route nazionale Agesci a San Rossore (agesci.org)

“STATE BUONI RAGAZZI” – Una famosa canzone scout, propria del roverismo, racconta qualcosa dell’impegno politico dell’Agesci: «in rialzo i profitti, più disoccupati/e c’è sempre chi dice “state buoni ragazzi”». Un po’ quello che ha fatto Matteo Renzi domenica mattina quando, dopo la messa del cardinal Bagnasco, ha parlato ai 30.000 della route, sparando promesse ad hoc e spiegando ancora una volta l’impegno al cambiamento portato avanti dal suo governo.
Renzi indubbiamente applaudito, ma anche fischiato dagli scout di san Rossore: questa non è la sua base elettorale, non fino in fondo – giusto così, un’associazione che voti compatta è un’associazione malata – ma il suo discorso ha centrato, come sempre avviene, i temi più cari dei suoi interlocutori. Un buon modo per dir loro di “stare buoni”, tutto si risolverà.

IL CORAGGIO DEL FUTURO – Per dieci giorni questi 30.000, con i loro capi, hanno camminato su strade di coraggio che guardano al futuro: nell’ultima cerimonia, Sergio Bottiglioni, Elena Bonetti e don Giovanni Gallo, incaricati e assistente ecclesiastico della Branca R/S, li hanno invitati a proseguire su queste strade, anche dopo il ritorno a casa.
L’autunno, allora, sarà caratterizzato da scout che narreranno le loro scelte di coraggio alla cittadinanza, di presentazioni pubbliche della carta del coraggio, di nuove sfide: questi ragazzi, dopo san Rossore, non hanno solo una grande festa nel cuore ma anche la certezza che qualcosa può cambiare, se lo cambiano loro. Serve solo una gran dose di coraggio.

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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