10 ottobre: Obesity Day, la giornata mondiale contro l’obesità

Gli obesi in Italia sono il 10,1% della popolazione (abcsalute.it)

Gli obesi in Italia sono il 10,1% della popolazione (abcsalute.it)

L’obesità, già da tempo considerata emergenza sociale, ha assunto i caratteri di una vera epidemia mondiale. Secondo i dati Istat del 2009, in Italia gli obesi sono il 10,1% della popolazione, ovvero circa 6 milioni di persone, e la percentuale di uomini obesi (11,1%) risulta essere leggermente superiore rispetto a quella delle donne (9,2%). L’obesità non è un problema semplicemente estetico ma una vera e propria patologia e per questo dal 2001 l’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI) ha indetto una giornata di sensibilizzazione nazionale su questo tema. Anche quest’anno, come nei 13 precedenti, il 10 ottobre si celebra l’Obesity Day.

Le finalità di questa iniziativa sono molteplici. Oltre alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui rischi del sovrappeso e dell’obesità, questi vengono presentati come problemi di salute e non solo estetici e si tenta di identificare i punti critici dell’attuale approccio al trattamento di queste problematiche per individuare nuove modalità di intervento. Infine vengono promossi i centri ADI come punti di riferimento per la cura di questa malattia. In questa edizione dell’Obesity Day un tema di particolare importanza è il connubio tra obesità e povertà, che nei paesi occidentali non interessa nella stessa maniera tutte le fasce della popolazione. È infatti più frequente nei quartieri degradati, meno istruiti e con un reddito mediamente basso, l’influenza  di questi tre fattori sulle abitudini alimentari è evidente: spesso i cibi zuccherati e grassi sono i più economici e convenienti.

La responsabilità dell'obesità è sia individuale che collettiva (ilmondodipatty.it)

La responsabilità dell’obesità è sia individuale che collettiva (ilmondodipatty.it)

Dal 2009 è stato collegato all’Obesity Day l’Osservatorio sugli stili di vita e le abitudini alimentari per educare i consumatori ad un’alimentazione equilibrata nonostante i tempi difficili. A causa della crisi economica si riscontra la predisposizione ad acquisti convenienti a scapito della qualità e dei valori nutrizionali dei prodotti. Dai dati dell’edizione dello scorso anno dell’Osservatorio, emerge che il 67% degli italiani al supermercato, fa molta attenzione alle promozioni e confronta le proposte per individuare il prezzo più economico. Sono stati individuati 5 gruppi di consumatori: i parsimoniosi (25%) che conoscono e ricordano i prezzi delle principali marche di prodotti alimentari e scelgono in maniera oculata i negozi dove fare acquisti anche se sono lontani da casa, i last minute (43%), al momento di comprare un prodotto valutano la possibilità di acquistare quello scelto o sostituirlo con uno più conveniente, i fedeli (24%) se non ci sono i prodotti del loro brand preferito vanno a cercarlo altrove, gli indifferenti (3%) non amano perdere tempo alla ricerca del risparmio e infine gli innovatori (6%) più inclini a provare le novità alimentari offerte dal mercato.

Un altro tema molto caldo quest’anno è la consapevolezza che le responsabilità dell’aumento di questa malattia non sono da attribuire soltanto alla sfera individuale ma soprattutto a quella collettiva. Negli ultimi 50 anni si sono modificati i comportamenti alimentari e si sono create molte occasioni per consumare cibi e bevande al volo. Si tratta di una forma di consumo facile che ha portato all’iperconsumo passivo, in cui non ci si accorge di mangiare prodotti ad alta densità energetica e in quantità eccessiva.

Le persone obese spesso sviluppano una dipendenza dal cibo, rispondendo  con questo allo stress e alle situazioni negative. Faticando a riconoscere i propri sentimenti e gestire la delusione o il dolore usano il cibo per compensare altri squilibri, con l’unico effetto di ingrassare a dismisura e star male; in questo modo si innescano altri meccanismi di difficile gestione: il rifiuto di se, il senso di inadeguatezza e l’ansia che portano alla chiusura e all’isolamento. La comunità scientifica afferma all’unanimità che l’aumento eccessivo di peso sia proporzionale ad un peggioramento della qualità di vita della persona. Negli ultimi anni, molti studisi si sono interrogati sull’ereditarietà dell’aumento di peso, e questa componente genetica potrebbe anche esserci, ma resta un forte legame alle cattive abitudini alimentari. Solo il 5% dei casi di obesità è causato da disfunzioni di tipo ormonale quindi questa malattia che si può combattuta. Il modo migliore per farlo, forse l’unico, è abbattere la povertà, per permettere ai consumatori scelte più consapevoli sebbene costose e soprattutto per comprendere pienamente i rischi legati all’obesità.

Antonella Nalli

foto: ilmondodipatty.it, bergamosera.com, abcsalute.it

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