10.10.10 Giornata mondiale contro la pena di morte. Una panoramica

IL DIBATTITO SUI METODI –  Oltre al dibattito etico e morale sulla pena di morte, sono molte le polemiche sulle modalità di esecuzione delle sentenze, come nel caso dello studio condotto nel 2005 da alcuni ricercatori dell’Università di Miami che per primi sostennero la crudeltà dell’iniezione letale.

Negli ultimi tempi alla questione etica si è aggiunto il problema della scarsa reperibilità del Pentotal (sodio tiopentale), il barbiturico previsto da tutti i protocolli di iniezione letale negli Stati Uniti e che sembra scarseggiare in molti Stati che invece avrebbero già in programma diverse condanne a morte. Il motivo reale di questa penuria non è individuabile, ma la Haspira – gigante farmaceutico internazionale – ha dichiarato che «la ditta produce questo farmaco per migliorare o salvare una vita umana e che il suo uso va limitato esclusivamente alle indicazioni scritte sull’etichetta del farmaco, il quale non è indicato per la pena capitale». Diverse le conclusioni che è possibile trarre.

Anche la lapidazione è tra i metodi più contestati, e di certo più crudeli e bestiali, soprattutto perché divenuto un simbolo politico della lotta al Medio Oriente barbaro che per molti è conveniente mostrare.

Il punto fondamentale su cui si concentrano le polemiche è il tempo necessario a morire ed il dolore provocato al condannato. Verrebbe da pensare che forse la decapitazione rappresenta la soluzione più “civile”.

IL DIBATTITO SUI CONDANNATI – La certezza assoluta della colpevolezza si verifica in una percentuale bassissima di casi. Il National Institute of Mental Health ha denunciato che circa il 10% di tutti i detenuti nel braccio della morte statunitense è affetto da malattie mentali e in molti Paesi si è condannati per reati di fatto non oggettivamente definibili. La condanna a morte di una donna desta sempre più scalpore e più sdegno rispetto alla condanna di un uomo; in molti casi il colore della pelle è stato determinante per l’emissione della sentenza di morte. Il dibattito su tutti questi temi sarebbe inesauribile e porterebbe ad attingere ad una serie di argomenti strettamente correlati tra loro.

IL DIBATTITO ETICO - Per i convinti sostenitori della pena di morte, questa è la giusta punizione per chi si macchia di crimini gravi. Per chi lotta per l’abolizione sembra più una vendetta a freddo. In effetti non esistono prove che supportino l’effetto deterrente della pena capitale, servirebbe piuttosto un sistema di prevenzione del crimine. Da non dimenticare che anche i condannati hanno famiglia e amici, persone che sentono il peso della condanna e ne pagano le conseguenze.

Resta il fatto che la condanna a morte non può che essere vista come una violazione dei diritti umani. La strada per la totale abolizione della pena capitale sembra ancora lunga, ma la situazione si sta lentamente sbloccando, muovendosi verso posizioni abolizioniste.

Dopo l’affaire Sakineh-Teresa Lewis sembra sempre più urgente uniformarsi a regole condivise che arginino il più possibile la totale discrezionalità di ogni Stato in materia di punizione del crimine con la pena di morte.

Foto | via http://upload.wikimedia.orghttp://www.repubblica.it; http://blog.panorama.it


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