10.10.10 Giornata mondiale contro la pena di morte. Una panoramica

Il dibattito sulla pena di morte non accenna a placarsi

di Francesca Penza

Oggi si celebra l’ottava Giornata mondiale contro la pena di morte, quest’anno dedicata alla pena capitale negli Stati Uniti, dove dall’inizio dell’anno sono stati condannati 41 prigionieri e altri 3200 aspettano, nel braccio della morte, che la sentenza venga eseguita.

In tutto il mondo Amnesty International, insieme ad altre associazioni non governative, propone una serie di iniziative perché si arrivi al più presto ad una moratoria internazionale che porti all’abolizione della pena di morte.

Mappa della legislazione sulla pena di morte di tutti i Paesi

Negli ultimi dieci anni il trend è stato positivo, con una diminuzione dei paesi mantenitori che nel 2007 erano 49. Nel 2009 il primato delle condanne capitali eseguite spetta nell’ordine a Cina – intorno alle 5000 esecuzioni – Iran e Iraq, Paesi che permettono all’Asia di essere il continente in cui si concentra la quasi totalità delle condanne.

Per quanto riguarda l’Africa, i 50 Paesi che nel 2009 hanno partecipato alla conferenza sulla pena di morte organizzata dalla Commissione africana per i diritti umani e dei popoli, hanno fatto unanime richiesta a tutti gli stati africani di abolire la pena di morte e di adottare un protocollo alla Carta Africana sui Diritti Umani e dei Popoli sull’abolizione della pena capitale in Africa.

L’unica eccezione in Europa è rappresentata dalla Bielorussia, sollecitata dall’Osce ad adottare quanto prima una moratoria sulle esecuzioni. Il Kazakistan e la Lettonia sono stati invitati a modificare la propria legislazione che prevede ancora la pena di morte per certi reati.

La situazione delle Americhe subisce il peso degli Usa, dove la pena di morte è ampiamente diffusa e dove nel 2009 sono state giustiziate 54 persone.

I METODI - Nel corso della storia sono stati diversi i metodi utilizzati per eseguire la sentenza di morte: dalla ghigliottina alla garrota, fino ad arrivare alle modalità tutt’ora previste da molti Stati.

Sedia elettrica

Negli Usa, 10 stati prevedono l’uso della sedia elettrica, su cui da anni si dibatte sia a causa del lungo periodo di tempo – tra i 10 ed i 15 minuti – necessario affinché il condannato muoia, manche per la risposta molto violenta e incontrollata del corpo all’alto voltaggio somministrato. Usata “solo” 31 volte, di cui l’ultima nel 1999, la camera a gas, sfrutta l’asfissia indotta dal gas cianuro e che conduce alla perdita di conoscenza a cui segue la morte. Tre stati lo Utah, l’Oklahoma e l’Idaho prevedono la fucilazione, eseguita da cinque uomini a schiera. Il metodo più usato è comunque l’iniezione letale, introdotta in Texas nel 1977 e da allora usata in quasi i tre quarti delle esecuzioni, anche perché è il metodo riconosciuto sia dal governo federale che dalle forze armate.

A questi metodi si aggiunge la decapitazione, ancora diffusa in Arabia Saudita, l’impiccagione diffusa in Medio Oriente, ma per lungo tempo praticata anche negli Stati Uniti, insieme alla lapidazione: il condannato viene interrato – se si tratta di una donna fino alle ascelle, altrimenti fino alla vita – e i funzionari incaricati di eseguire la sentenza, ma anche semplici cittadini iniziano la lapidazione scagliando pietre, di dimensioni non troppo grandi, sul condannato fino al sopraggiungere di una morte dolorosissima.

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