“TUA”: intervista a Simona Molinari e Peter Cincotti

Milano – Il 18 ottobre è uscito il suo nuovo album “TUA”, anticipato dai singoli “FORSE” (in radio dal 10 giugno) e “IN CERCA DI TE” (in radio dal 16 settembre). Di chi stiamo parlando? Ma della bella e talentuosa Simona Molinari, artista napoletana che, con la preziosa collaborazione (in alcuni brani) del pianista, compositore e cantautore americano Peter Cincotti, ha realizzato il suo terzo album, presentato oggi alla Feltrinelli di Milano (Stazione Centrale), mentre il 10 novembre sarà alla Feltrinelli di Napoli (ore 18.00).

Antitesi del primo disco Egocentrica, “TUA” (prodotto da Carlo Avarello su etichetta Atlantic/ Warner Music) rappresenta “la pura espressione di quello che sono e che mi appartiene”, ha dichiarato Simona, aggiungendo che “è un po’ più sanguigno, meno attento a scelte stilistiche e musicali precise. In questo disco ho deciso di aprirmi un po’ di più e di raccontare qualcosa in più di me.

“TUA” è il suo terzo album ed arriva dopo il successo dei brani “Egocentrica”, presentato al Festival di Sanremo 2009, e di “Amore a prima vista”, duetto con Ornella Vanoni.

Non potevamo non approfondire il discorso e così l’abbiamo incontrata con Peter Cincotti, in una roundtable presso la Warner Music.

Partiamo dall’inizio: com’è nata la collaborazione tra te e Peter?
Simona: Lo ammiro tantissimo, così ho espresso il desiderio di duettare con lui e la mia produzione gliel’ha proposto. Lui ha accettato ed ora eccoci qui.  

E perché Peter ha accettato?
Peter: Mi sono piaciute le canzoni, ho trovato il momento giusto per venire in Italia ed abbiamo deciso di registrare insieme. Ho  molto apprezzato il fatto che Simona stia cercando di fare un lavoro davvero unico, con un tema preciso: ha indagato oltre la superficie, prendendo in esame temi di attualità e di spessore, con buone idee alle spalle.

Simona, a quale canzone dell’album sei più affezionata?
Ho un particolare legame con “Lettera”, che ho cantato con Peter: è la prima volta che parlo d’amore, in una canzone mia. Non mi ero mai espressa su questo argomento: avevo parlato di alcune facce dell’amore, ma non mi ero mai addentrata totalmente nel contesto vero e proprio. La considero una cosa davvero molto personale ed intima: in questa canzone, ho messo un pezzettino del mio cuore e Peter l’ha impreziosita.

Nelle tue canzoni, parli molto spesso di femminilità. Frutto dei tempi o desiderio innato?
Mi piace raccontare una donna libera, ma che sia coerente con se stessa; mi rendo conto, però, che essere una donna, di questi tempi, non è così semplice. Ogni persona che ti incontra ti vorrebbe diversa: c’è un’idea comune per cui un uomo te lo prendi così com’è, mentre una donna dovrebbe riuscire ad essere sempre bella, ma anche pronta in 5 secondi, sportiva, simpatica ma non troppo simpatica con tutti. Una, nessuna, centomila insomma.
Si richiede alla donna l’impossibile. E, forse, il problema ce lo creiamo noi donne, in primis: ci facciamo mille problemi su come dovremmo essere, mentre gli uomini si presentano esattamente così come sono.
Io mi sento libera e sto bene con me stessa: le persone che ho intorno sono quelle che mi accettano e mi vogliono bene per quello che sono, e questo è uno dei traguardi a cui ho sempre aspirato.

“Forse” è stato il primo singolo estratto. Ci racconti qualcosa?
La parola in questione credo sia la più usata in questo periodo: io, per esempio, la dico 50 o 60 volte al giorno. In questa canzone, ho messo i forse della nostra epoca, legati a questa instabilità ed insicurezza di fondo che ci circonda. Non ci sono più certezze e la mia è una denuncia oggettiva di tutte le speranze medie di una persona: mi è venuto l’impulso di scriverla e l’ho fatto. Ognuno, poi, può vederla come preferisce: prenderla sul serio, oppure vederne l’ironia che c’è sotto, o ancora ascoltarla per il ritmo.

E se ti dico “Povera Piccola Italia”, tu cosa ci rispondi?
E’ una canzone che ho dedicato all’Italia: c’è parecchio scontento e, uscendo fuori dall’Italia, ti rendi conto di quanto sia bello il nostro Paese, ma di quanto sia sfruttato e maltrattato. Noi italiani sappiamo farci valere, sappiamo gestire i problemi, quindi tocca a noi risollevare il Paese, perchè lo sappiamo fare.
Per rimetterci in pista, bisogna ripartire dalle cose buone e forti che abbiamo qui: dal nostro patrimonio artistico e culturale che purtroppo viene bombardato, dal nostro paesaggio. Dal nostro territorio, insomma.

E tu, Peter, cosa ne pensi dell’Italia?
Ho letto diversi articoli sulla situazione italiana, ma la mia percezione dell’Italia è quella che traggo dall’essere qui: amo l’Italia ed è sempre un piacere ritornarci, mi piace il pubblico sempre caloroso; poi, tra l’altro, ho anche origini italiane. Ci torno appena posso: è un grande Paese.

Ma secondo te, Simona, in Italia esiste la meritocrazia?
Sicuramente, anche se ci vuole più tempo. Ho una sorella di 14 anni e mi rendo conto che quella generazione è ormai convinta che non ci sia più meritocrazia: adesso si pensa che le conoscenze utili per farcela non siano quelle legate allo studio, ma ai contatti che uno ha.
Io, però, rimango convinta che, se vali, ci sarà gente che ti noterà, perché comunque il mercato ha bisogno della competenza e del talento. Certo, uno può pensare che sia più utile uscire tutte le sere per conoscere milioni di persone, piuttosto che mettersi a studiare ed imparare: questo alimenta un circolo vizioso, però. Bisogna perseverare nella conoscenza delle basi e nell’impegno.

Ultimissima domanda, poi vi lascio stare: quali saranno i vostri impegni futuri?
Simona: A novembre, il mio disco uscirà anche in Brasile; dal 27 dicembre all’8 gennaio, invece, sarò impegnata in un nuovo tour in Asia con concerti a Hong Kong, Macao e Shanghai. Da marzo, poi, ci sarà un nuovo tour in Asia, mentre, in Italia, partirà la prossima estate.
Peter:  Ho appena finito di registrare il mio nuovo album, che si intitolerà Metropolis, e la promozione partirà dalla prossima primavera. Sarà il mio secondo album: un seguito del primo, interamente composto da brani originali e in cui ho inserite molte influenze diverse.
Poi, chi lo sa, magari, prima o poi, scriverò un album tutto in italiano…Tra l’altro, mi hanno già suggerito un nome d’arte: “Pietruzzo” (ndr: sorride).

Nadia Galliano

Foto || via Parole&Dintorni

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