“Pussy Riot”: patatine ribelli al rogo

Mosca - La Corte Khamovniki di Mosca ha prolungato fino a gennaio 2013 la reclusione per il gruppo Pussy Riot, in inglese le patate ribelli. La faccenda ebbe inizio il 21 febbraio 2012 quando quattro ragazze, che prima facevano parte di un gruppo controculturale famoso per le sue azioni raccapriccianti, hanno organizzato una messa stile punk nella chiesa centrale di Mosca, la cattedrale del Cristo Salvatore). Durante la messa, davanti l’altare, con una danza sfrenata hanno cantato la preghiera: Santa Vergine, caccia via Putin. Così un’azione da considerarsi  quasi  da teppisti è diventata un evento politico collegato alle diverse manifestazioni anti-Putin dello stesso periodo. La canzone, infatti, critica le relazioni del Patriarca  Kirill – il capo della  chiesa russa – con i servizi segreti  e Putin.

Il 26 febbraio è stato emesso l’ordine di  arresto e nel giro di pochi giorni Nadejda Tolokonnikova, Ekaterina Samutsevich e Maria Alekhina  sono state arrestate. La quarta ragazza ben visibile sul video non è stata identificata identificata.

Secondo il codice amministrativo russo, per le azioni di teppismo, sono previsti  15  giorni di reclusione o, in alternativa, varie multe. Ma grazie agli accaniti protettori della chiesa ortodossa  le ragazze – poco più che ventenni, mamme di figli piccoli – sono in prigione da cinque mesi e dovranno restarci fino al gennaio 2013.

La Chiesa ortodossa russa, con la caduta dell’Unione Sovietica, è tornata al potere. Non ha il diritto di influenzare le decisioni del governo, ma la sua posizione è tenuta molto in considerazione anche perché essa rappresenta la maggior parte della popolazione russa.

Qui è necessario ricordare che durante i tempi sovietici la Chiesa, che subì repressioni tanto che molti sacerdoti finirono in prigione o addirittura giustiziati, per molti anni ha rappresentato la speranza del popolo e la forza dello spirito e del morale. La Chiesa ortodossa, divenuta negli anni Novanta la dottrina ufficiale russa – più dell’80% dei russi si considerano ortodossi – non è stata in grado di mantenere alta la sua reputazione coinvolgendosi nel gioco politico e negli scandali di corruzione.

Il Patriarca Kirill,  designato il 1° febbraio 2009 in quanto fedele alleato di Putin – anche lui proveniente di San Pietroburgo, città natale del presidente della Russia – è diventato uno dei bersagli della rabbia della popolazione e l’azione delle  Pussy Riot nella chiesa è stata la conseguenza logica dell’uso politico e commerciale della principale cattedrale di Mosca.

Non logico però è l’accanimento subito dalle “teppiste”: il processo ha perso il senso giudiziario ed è diventato un processo in stile Santa Inquisizione.

Uno dei sacerdoti della chiesa ortodossa, il diacono Kureev, ha scritto: «Ci sono persone che non imparano niente né dalla coscienza ne dalla storia. Io credevo  che dopo le repressioni subite dalla chiesa ai tempi di Stalin, nessuno dei suoi membri avrebbe vestito i panni di un procuratore invocando l’inquisizione».

Più si va avanti più le persone si rendono conto della dismisura del “delitto” e del “castigo”; alcuni sacerdoti si sono opposti agli attacchi politici contro le ragazze anche a rischio di subire punizioni da parte del Patriarca; Amnesty International ha dichiarato le partecipanti del gruppo detenute politiche; il cantante britannico Sting ha fatto un appello per la loro scarcerazione.

Il famoso scrittore russo Boris Akunin (Grigory Ckhartishvili), nel suo blog su Live Journal, ha espresso la posizione della maggior parte della popolazione progressista: «Io devo dire che il mio atteggiamento in questa storia è cambiato nel corso del suo sviluppo. Io non sono un amante dello stile punk, che esiste proprio per scioccare la parte conservatrice della società. In qualità di rappresentante di questa parte conservatrice, sono rimasto certamente scioccato. A me non sono proprio piaciute le danze e le urla dentro una chiesa. Non mi devono piacere, altrimenti non sarebbero stati  controcultura. A me non piace la controcultura, io rappresento i rispettabili e conservatori valori borghesi. Ma proprio questi valori, noiosi e banali, non mi permettono di guardare con tranquillità come una  goffa e artigliata macchina burocratica si vendica, spezza e maciulla delle giovani teppiste. I valori della parte conservatrice tendono, in questi casi, a difendere le vittime». Poi conclude con una frase che smaschera la macchina burocratica russa: «Non possiamo permettere che il mostro mangia uomini si mangi le ragazze vive».

Anastasia Samaeva

[youtube]http://youtu.be/FoJqzGG7u_k[/youtube]

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