“La lampadina galleggiante”: a teatro con Woody Allen

Ieri sera al Teatro Quirino è andata in scena la prima rappresentazione romana della commedia La lampadina galleggiante, scritta da Woody Allen e diretta da Armando Pugliese. L’esordio si è svolto con una settimana di ritardo rispetto a quanto programmato a causa di un problema di salute di cui è stata vittima Giuliana De Sio, che avrebbe dovuto interpretare il ruolo della protagonista. La produzione ha deciso di continuare comunque la tournèe, sostituendo la De Sio con Mariangela D’Abbraccio, che ha avuto solo pochi giorni per studiare la parte.

L'attrice Mariangela D'Abbraccio

La storia è ambientata nella periferia degradata di New York nel periodo immediatamente successivo alla fine della Seconda Guerra Mondiale. I protagonisti sono i membri di una famiglia ebrea tutt’altro che agiata e serena: il capofamiglia, interpretato da Mimmo Mancini, non accetta quello che gli ha riservato la vita dopo una giovinezza lussuosa e appagante, e sfoga la sua frustrazione in una relazione con una cameriera (Barbara Giordano), per viziare la quale chiede prestiti a degli strozzini.

La moglie (la D’Abbraccio) non è meno delusa dalla vita rispetto al marito: le sue ambizioni giovanili di diventare ballerina sono sempre più un colpo al cuore se confrontate con una realtà che la vede sempre in difficoltà finanziarie, con un marito infedele e due figli che stentano a darle soddisfazioni. Se il più piccolo (Luca Buccarello) va male a scuola e si rende protagonista di continue bravate, il maggiore (Emanuele Sgroi) vive in un mondo tutto suo fatto da giochi di prestigio e timidezze. La non dichiarata aspirazione artistica di quest’ultimo ha però il ruolo di esaltare e illudere la madre, che vede nella realizzazione del figlio una vera e propria ancora di salvezza.
In un contesto del genere l’intervento di un impresario teatrale sui generis che come cliente di punta ha un cane canterino rappresenterà il culmine emotivo e narrativo dell’opera di Allen, che si discosta non poco dagli abituali schemi a cui il regista newyorkese ci ha abituato nei suoi film. L’amarezza di fondo (nonostante i sorrisi che Allen ci regala con il suo sempre intelligente umorismo) che pervade la storia, interpretata molto bene da tutti gli attori, ci fa riflettere sull’universalità della condizione delle persone in difficoltà: non sono mancati accostamenti dell’opera di Allen a quelle di Eduardo De Filippo.
Lo stesso Pugliese lo ha fatto notare, in un’intervista apparsa sul «Corriere della Sera»: «Gli ebrei, visti attraverso la lente di Woody Allen, somigliano un po’ ai napoletani: il culto della famiglia, l’ importanza della figura materna, gli scontri e le dinamiche interne… e poi la miseria in cui si dibatte la famiglia in questione: l’ appartamento dove si svolge l’ azione somiglia molto a un basso di Napoli».
Uno spettacolo dunque da non perdere per chi ama Woody Allen e il buon teatro: le repliche al Quirino andranno avanti fino a domenica 29 gennaio.

Andrea Corti

Foto da google.it e teatroquirinio.it

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