“Il Padrino” compie 40 anni

Roma – Sei milioni di dollari sborsati a malincuore dalla Paramount Pictures, così inizia la storia de Il Padrino, ormai considerato un capolavoro del cinema, un film culto che non può mancare nelle nostre collezioni.

Ma il progetto sembrava avere ben altre prospettive quando prima Elia Kazan e Sergio Leone – le menti di Fronte del porto e della trilogia del dollaro – e poi Arthur Penn e Constantin Costa Gavras – dietro la macchina la presa di Piccolo grande uomo e Z – L’orgia del potere – rifiutarono di girare la storia.

Così la Paramount affidò la produzione al trentaduenne e sconosciuto – aveva girato solo cinque oscure pellicole – Francis Ford Coppola e proprio lui, con le sue scelte e la sua testardaggine, ha portato Il Padrino a essere ciò che è oggi.

Fu Coppola a insistere perché fosse Marlon Brando – che all’epoca aveva già incarnato lo scaricatore Terry Malloy di Fronte del porto e l’affascinante, ma rozzo e brutale Stanley Kowalski ne Un tram che si chiama desiderio – a interpretare don Vito Corleone, mentrela Paramount avrebbe preferito Orson Welles o Gian Maria Volontè che oggi, vista la performance di Brando, sembrano, in modo quasi ridicolo, inadatti al ruolo.

Al Pacino ha ottenuto il ruolo di Michael Corleone grazie a Coppola: all’epoca Pacino – che oggi apprezziamo per essere stato Serpico e Carlito Brigante – aveva all’attivo solo una comparsata nella serie tv N.Y.P.D e un paio di film quasi sconosciuti, tanto che la Paramount sperava in Jack Nicholson, Robert Redford o Ryan O’Neal che invece non colpirono affatto il “fortunato” regista in cerca di un interprete dai tratti e dai colori più “siciliani”.

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Anche la location del film fu motivo di scontro tra Coppola e la casa di produzione: la Paramount sperava in Saint Louis perché decisamente più economica, Coppola si impuntò su New York dove in effetti si svolsero quasi tutte le riprese per settantasette giorni, mentre le parti ambientate a Corleone furono girate a Fiumefreddo di Sicilia, in provincia di Catania, e in provincia di Messina.

La delicatezza dell’argomento trattato, però, ha reso le cose ancora più complicate. Prima che le riprese del film iniziassero, nel 1971, Joseph Colombo – capo di quella famiglia Colombo che apparteneva alla cupola delle Cinque famiglie – diede il via a una campagna di boicottaggio della pellicola, iniziativa potenzialmente “distruttiva” tanto che la Paramount scese a compromessi e promise a Colombo che nel film non sarebbe mai stata pronunciata la parola “Mafia”.

Frank Sinatra, poi, protestò perché il personaggio di Johnny Fontane – il cantante che fa carriera grazie alla sua vicinanza con la famiglia Corleone – richiamava troppo la sua vicenda a cui, in effetti, Mario Puzo si era ispirato. Gli sforzi di Sinatra furono inutili, visto che l’allusione è colta praticamente da tutti.

Tre Oscar – il seguito, Il Padrino Parte Seconda, ne vinse sei e Il Padrino Parte Terza ottenne diverse nomination – oltre un miliardo di dollari di incassi, battute citate a memoria, espressioni ormai entrate nella cultura popolare dimostrano che Coppola ha avuto ragione anche se, per sua stessa ammissione, sembra che il successo del film sia dovuto a una serie incredibile di colpi di fortuna.

A colpire è anche un altro “dettaglio”, Il Padrino ha plasmato una parte di realtà: solo dopo l’uscita del film i capi mafia – fino a quel momento chiamati “don”, “zio” o “capo” – hanno iniziato a farsi chiamare “padrini”.

Un successo che continua, anche dopo quarant’anni, con dvd in edizione speciale, videogiochi, omaggi di vario genere e proprio per celebrare questo anniversario negli Stati Uniti, domani 15 marzo, in molte sale cinematografiche sarà proiettata la pellicola restaurata. Un’offerta che non si può rifiutare.

Francesca Penza

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