“Detachment”, la scuola in agonia di Tony Kayne

Henry Barthes, supplente di letteratura, passa da un incarico all’altro nei licei della periferia urbana americana, nell’illusione di fuggire da se stesso e da un passato doloroso, incontra studenti demotivati e violenti che sembrano ben coscienti della loro condanna all’emarginazione e colleghi disincantati. Tony Kayne torna nelle sale italiane con Detachment, una riflessione drammatica che mette in scena la scelta tra il distacco e il coinvolgimento nel mondo e tra la volontà di salvare l’altro o se stesso.

Adrien Brody, che tutti ricordiamo nel Pianista, recita una convincente confessione sul difficile ruolo dell’insegnante, stimola gli studenti cercando nella letteratura, da Poe a Orwell, un appiglio e una salvezza che lui stesso non trova. L’incontro con Erica, prostituta bambina che vive per strada, fa vacillare le certezze di quest’uomo che ha scelto il distacco e la fuga perenne, la accoglie in casa, la cura e la nutre e poco a poco queste due solitudini si affezionano e si fanno compagnia. Tony Kayne si avvale di un cast di bravi attori, Lucy Liu nei panni della psicologa scolastica frustrata dall’indifferenza degli alunni, James Caen, alias Mr.Seaboltd, collega ironico ma disperato che va avanti a psicofarmaci ed anche la giovane Betty Kaye, figlia del regista, che interpreta il ruolo forse più tragico, schernita da tutti, compreso suo padre, coltiva l’hobby della fotografia esprimendo con creatività una visione del mondo nichilista.

Tutte queste vite s’incrociano in un contesto educativo agonizzante che non dà speranza; i professori stessi non riescono ad assumere quel ruolo di guida che la società gli affida e gli studenti non trovano punti di riferimento né a scuola né in famiglia. Altre pellicole hanno trattato il delicato tema dell’educazione, una su tutti Entre les Murs, uscito in Italia con il titolo La classe, film essenziale e dall’esito più documentaristico.

Detachment ha spaccato la critica e ha deluso chi voleva trovarvi delle risposte, o un’analisi sociologica, al contrario Tony Kaye mostra la parabola di una vita sofferente che trova però nell’altro, e nello scambio, una salvezza. Il regista aspira indagare il tema ben più universale e complesso della solitudine umana e dell’incomunicabilità.

Caterina Grignani

[youtube]http://youtu.be/dayMkcHh7_w[/youtube]

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