‘What About Now’: la recensione del nuovo scadente album di Bon Jovi

bon jovi

La copertina di "What About Now"

Bon Jovi è sinonimo di rock da classifica, di grandi canzoni da radio, stadi pieni, tour interminabili, e videoclip sempreverdi in perenne heavy rotation su Mtv, per la gioia di un impressionante stuolo di fan sparsi in tutto il mondo. Sono passati quasi 30 anni dall’esordio con Bon Jovi, un album che ha fatto conoscere le potenzialità vocali di un giovanotto poco più che ventenne di origine italiane che risponde al nome di John Francis Bongiovi, Jr., in arte Jon Bon Jovi. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti: il successo planetario in piena epoca glam con il terzo album Slippery When Wet, la conferma con il successivo New Jersey, che certifica le qualità di una band, i Bon Jovi, in grado di coniugare il successo commerciale di singoli orecchiabili e al passo con i tempi, con una qualità notevole in fase compositiva, i cui punti saldi sono la voce di un dotatissimo Jon Bon Jovi, la sapienza musicale del chitarrista e compositore Richie Sambora (di recente nei negozi di dischi con l’ottimo album solista Aftermath The Lowdown) e la precisione ritmica di un batterista di fama come Tico Torres.

Negli anni ’90 la virata su un rock sempre commerciale ma più tranquillo: via le lunghe chiome cotonate e i jeans strappati in virtù di un look più curato e maturo. Un cambio che va di pari passo alla loro musica, sempre in cima alle classifiche, ma a volte piatta, scontata e di qualità inferiore rispetto al passato. In mezzo c’è stato anche tempo per i rispettivi album solisti dei vari componenti e per l’inizio della carriera cinematografica di Jon Bon Jovi, per la gioia di tutte le fan di sesso femminile sparse sul globo.

Il merito dei Bon Jovi è quello di aver saputo attraversare quasi indenni l’esplosione del grunge e di essere giunti ai giorni nostri vivi e vegeti, e sempre molto produttivi con singoli e album in testa alle classifiche. Oggi esce il loro dodicesimo disco in studio, intitolato What About Now. Un album che conferma quanto scritto finora in questo articolo. Bravi, ancora bellocci nonostante gli anni siano passati, ma ormai scarichi e privi di idee per quanto riguarda il lato musicale, che, al di là di tutto, è quello che conta (o dovrebbe contare) per una rock band sulle scene da ormai 30 anni.

bon jovi

Richie Sambora e Jon Bon Jovi (foto via: ultimateclassicrock.com)

What About Now non è un album completamente da buttare. Ci sono alcuni buoni brani, come la semiballata I’m With You (ottimo assolo di Sambora), il singolo di sicuro successo Because We Can e l’allegrotta What’s Left of Me. In generale le composizioni sono ben suonate, ben prodotte e ben studiate, come da tradizione Bonjoviana. Il problema di questo album è uno solo: la mancanza ormai cronica di originalità dei Bon Jovi, e la sensazione generale di ascoltare qualcosa di già sentito. Di sapere già, dopo i primi tre accordi, come uno qualsiasi dei brani si svilupperà.

Un problema che si ripete già da alcuni anni nelle composizioni dei Bon Jovi. E per concludere, bisogna segnalare la mancanza ormai cronica di veri brani rock, in favore di semiballate indefinibili e midtempo ricchi di accordoni, che finiscono per risultare canzoni tutte uguali. Ci sono poi le immancabili ballate infiamma cuori, che si spengono tristemente se confrontate con le varie Wanted Dead or Alive, I’ll Be There for You, Bed of Roses (solo per citarne alcune), storiche ballate made in Bon Jovi che rimangono perle rock di un livello irraggiungibile.

What About Now è un album oggettivamente inutile, che non aggiunge nulla alla carriera di una delle più grandi rock band americane degli ultimi decenni. Un album che farà felici solo i fan dell’ultimo corso dei Bon Jovi. Per tutti gli altri rimangono sempre New Jersey, Keep the Faith, Slippery When Wet e tutti gli altri splendidi album del primo decennio di vita dei Bon Jovi.

Alberto Staiz

Foto homepage: www.prweb.com

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20 Risponde a ‘What About Now’: la recensione del nuovo scadente album di Bon Jovi

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    Renato 08/03/2013 a 16:02

    Il tuo articolo è decisamente scadente. Vergognati.

    Rispondi
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      Alberto Staiz 08/03/2013 a 18:04

      Gentile lettore
      Più precisamente dovrei vergognarmi di cosa? Di aver esposto la mia opinione?

      Sarei curioso piuttosto di leggere la sua opinione in merito a questo nuovo album.

      Rispondi
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        AleBonJovi 09/03/2013 a 21:30

        Hai ragione, xkè cazzo non sono nato ai tempi di slippery!

        Rispondi
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    Luca 08/03/2013 a 17:55

    Ottimo articolo! Descrivi perfettamente quello che e’ questo nuovo disco, purtroppo i BJ non torneranno più quelli di 7800,Sww, these days etc. E la cosa e’ triste perché sono ottimo musicisti e Richie lo ha confermato a settembre!

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      Alberto Staiz 08/03/2013 a 18:07

      Gentile lettore
      Sono daccordo con lei. Personalmente ritengo ‘These Days’ l’ultimo album di Bon Jovi degno di nota. Per quanto riguarda il recente album solista di Sambora, ritengo che sia la dimostrazione che si possa fare ancora dell’ottimo rock da classifica senza risultare banali o ripetitivi, cosa che purtroppo i Bon Jovi non fanno più.

      Rispondi
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    Muhammad 08/03/2013 a 18:08

    Staiz no ascoltare Renato Zero. Tu bel articulo

    Rispondi
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    Gabriele 08/03/2013 a 21:01

    Bon Jovi sono un gruppo…almeno quello…

    Rispondi
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      Alberto Staiz 10/03/2013 a 12:14

      Gentile lettore
      Non capisco cosa intende…

      Rispondi
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    Salander 08/03/2013 a 21:19

    Gent.mo Sig. Staiz,
    trovo che la sua recensione denoti una Sua più che evidente impreparazione latente riguardo l’universo bonjoviano, non soffermandosi adeguatamente sulla Storia dei Bon Jovi, e limitandosi alla semplice citazione storica dei cavalli di battaglia discografici della band del New Jersey, sembrando Lei interessarsi più al look della band che non alla musica, parlando genericamente di “musica da classifica”…cosa che avrebbe potuto fare qualunque distratto recensore dell’ultima ora quale Lei, auspicabilmente, non dovrebbe ritenersi.
    Questo per quanto riguarda la Sua introduzione di carattere “storico”.

    Scendendo nel merito della recensione vera e propria, trovo che con essa non riesca a dare in alcun modo al lettore anche solo una vaga idea di quello che andrà ad ascoltare nel disco in discussione, limitandosi a tirare via il tutto attraverso dichiarazioni sommarie quali “Ci sono alcuni buoni brani, come la semiballata I’m With You (ottimo assolo di Sambora), il singolo di sicuro successo Because We Can e l’allegrotta What’s Left of Me.”.
    Ma soprattutto, dice una grandissima inesattezza, oltre che un’enorme falsità, quando scrive che “per concludere, bisogna segnalare la mancanza ormai cronica di veri brani rock, in favore di semiballate indefinibili e midtempo ricchi di accordoni, che finiscono per risultare canzoni tutte uguali.”…perchè, no, in questo What About Now non è assolutamente vero che le canzoni risultano essere tutte uguali: Le sembrano “uguali” canzoni quali “Because We Can”, “Amen” e “The Fighter”?
    Le sembrano “uguali” canzoni come “I’m With You”, “Pictures Of You” e “Army Of One”?
    No, non sono uguali.
    Ogni canzone è diversa in questo album.
    Ogni canzone è un piccolo tassello di un puzzle musicale intriso da una complessa eterogeneità di stili e di suoni che caratterizza in maniera determinante questo nuovo album dei Bon Jovi.

    Imbarazzante poi la sua premessa “What About Now non è un album completamente da buttare.” collegata alla sua conclusione “What About Now è un album oggettivamente inutile…”, perchè mi verrebe da chiedere come potrebbe non buttarsi via un qualcosa che si ritiene “inutile”.

    Concludo dicendoLe che trovo la sua recensione insufficiente e raffazzonata, oltre che intellettualmente poco onesta.

    La ringrazio per la Sua attenzione.

    Rispondi
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      Alberto Staiz 10/03/2013 a 12:29

      Gentile lettore
      Le risponderò punto per punto.
      Non era questa la sede per delinerare la completa storia di un gruppo come i Bon Jovi. Mi sono pertanto limitato a delineare i punti principali.In band come i Bon Jovi, non si può negare che il look abbia sempre avuto un ruolo molto importante nell’economia della band, e mi sembrava giusto puntualizzarlo. Musica da classifica non va inteso in senso dispregiativo. E un semplice modo di definire un certo tipo di rock commerciale che riscuote molto successo in radio.

      Lei prosegue dicendo che la mia recensione non rispecchia la verità etettc, scrivendo alla fine questa frase: “Ogni canzone è un piccolo tassello di un puzzle musicale intriso da una complessa eterogeneità di stili e di suoni che caratterizza in maniera determinante questo nuovo album dei Bon Jovi.” Mi complimento con lei, perchè è un’ottima definizione, ma , a mio parere, non certo adatta per definire per un album come questo recente What About Now, bensì, tanto per fare due esempi, per New Jersey o Keep the Faith.

      What About Now non è completamente da buttare nel senso che non è composto da canzoni brutte o mal suonate. E’ un album che si lascia ascoltare, ma è allo stesso tempo un disco inutile perchè poco originale e pervaso da una generale sensazione di “già sentito”.

      Concludo dicendo che questa recensione rispecchia la mia personale opinione. Se a lei piace What About Now, nessuno le impedisce di ascoltarlo con piacere e felicità. I gusti musicali sono insindacabili. Semplicemente io non la penso come Lei. Mi sembra pertanto esagerato e ingiusto definirmi incompetente e intellettualmente poco onesto, solo perchè non la penso come Lei

      Rispondi
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        Salander 10/03/2013 a 17:35

        Gent.mo Sig. Staiz,
        mi permetto di risponderLe anche io punto per punto, così da rendere più agevole la lettura del nostro confronto anche a soggetti terzi.

        Nessuno pretendeva da Lei un’introduzione di carattere storico quanto più esaustiva, ma visto che è stato Lei stesso ad operare del tutto autonomamente una scelta in tale direzione, mi sarei aspettato che si fosse soffermato più puntualmente su album quali Keep The Faith, These Days e Bounce, che non sul look che ha contraddistinto le varie epoche storiche attraversate da una band che vanta 30 anni di onorata carriera sulle spalle.
        Questa è una cosa che avrei gradito moltissimo.
        Anche perchè Lei sa meglio di me, che il look, nell’economia di una band, o più in genere di un qualunque altro artista, incide in misura minore o maggiore a seconda di una considerevole pluralità di variabili.

        Secondo punto: rimetto a Lei la scelta di usare la mia definizione per qualunque album ritenga più opportunamente degno di essa…ma, pur non piacendoLe What About Now, non credo proprio che Lei possa dire con assoluta cognizione di causa di trovarsi di fronte ad un album dei Manowar in cui ogni canzone, in quel caso certamente sì, è l’una identica all’altra.
        Me lo conceda.

        Terzo punto: la sua definizione di “inutilità” mi lascia molto perplesso, perchè La invito a pensare a tutti quegli album che, pur privi di “originalità” e pur non brillando in “innovazione” (…producendo quella sensazione di “già sentito” di cui Lei parla…), sono, ciò nonostante, passati alla Storia della Musica: penso agli stessi “New Jersey” e “Keep The Faith”, i quali, pur non apportando nulla in termini di innovazione e originalità (…alla fine si trattava di una pedissequa riproposizione di uno stile chiaramente “springsteeniano” mediato da suoni più fragorosi e sfrontati..), furono due album molto lontani dal potersi definire “inutili”.
        Le consiglierei dunque di rivedere la sua nozione di “inutilità”…almeno per come la intende Lei.

        Come Lei sa, i Bon Jovi sono sempre stati dei grandi “trasformisti”…e proprio questo loro congenito “trasformismo” è stato alla base del loro trentennale successo planetario.
        Accusarli di “mancanza di originalità” o di “sapere di già sentito” è un pò come scoprire l’acqua calda.

        Quarto ed ultimo punto: se Lei mi avesse letto con attenzione, avrebbe notato che la mia critica è stata rivolta solo ed esclusivamente alla sua recensione…mai alla Sua persona.
        Non mi permetterei mai e non sono il tipo.
        Anche perchè non ho un’adeguata conoscenza della sua preparazione musicale tale da poterLa definire un “incompetente”.
        La lettura della sua recensione, però, (questo gliel’ho detto, e lo sottoscrivo), mi ha dato l’aria di essere una recensione molto raffazzonata, per tutti i motivi illustrati, e per questo insufficiente.
        Mi auguro dunque possa far sfoggio di tutta la sua cultura musicale in altra sede…e sicuramente sarà certamente così, non ne dubito.

        La ringrazio ancora dell’attenzione accordatami, e mi scusi se sono stato un pò lungo.

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    antonio fagotto 09/03/2013 a 10:21

    Come seguace trentennale dei BJ concordo sul fatto che i tempi di 7800 sww nj sono lontani , sia temporalmente che musicalmente, ma proprio per questo apprezzo ancora i BJ. Cercano di rinnovarsi , di cambiare.
    Quale è stata la prima impressione all’ascolto di BECAUSE WE CAN?
    …. “ma che strano..”..” ma sono i bon jovi??”…” NON è ROCK!!!”…. eppure piace tantissimo… mano a mano che si ascolta…. questo come lo chiamiamo?….

    Rispondi
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      Alberto Staiz 10/03/2013 a 12:31

      La mia recensione rispecchia il mio gusto personale. Se a lei l’ulitmo corso dei Bon Jovi piace, nessuno Le vieta di ascoltarli ancora con piacere. Io semplicemente non la penso così, ritenendo l’ulitmo corso della band scadente e poco originale.

      Rispondi
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    Axl 13/03/2013 a 15:05

    Ho letto la recensione fatta dall’ultimo album in questione e dopo una ventina di ascolti fatti di what about now non posso essere d’accordo con quanto scritto dal recensore, che é dal mio punto di vista approssimativa. Innanzi tutto premetto che sono un amante della musica rock e quindi seguo questo immenso mondo da 25 anni. I bon Jovi sono stati il gruppi più trasformista in questo genere, proprio per questo motivo sono uno dei pochi gruppi ad avere passato indenni diversi decenni. Penso sia banale e al quanto scontato in una recensione di un gruppo di 30 anni di cariera scrivere che non portano più nulla di nuovo e che sia un lavoro inutile. A questo punto dovremmo mandare in pensione gruppi come u2 aereosmith kiss metallica red hot ecc ecc. Non compriamo più album degli slayer degli iron maiden degli acdc che tanto sono tutti uguali. Bisogna invece soffermarsi sull’attualità del disco, in periodo di profonda depressione i bon Jovi hanno fatto un album attuale moderno che da una ventata di ottimismo che forse, almeno per quel che mi riguarda c’è ne bisogno. Sinceramente parlando trovo questo album di un livello superiore ai precedenti lavori della band almeno post 2000, poi chiaro lo stile di cantare di suonare rimane quello, ma questo vale per tutti i gruppi che hanno fatto almeno 4-5 album. Per qualcuno anche prima. L’album e più che ottimo, tutte le tracce funzionano bene. Ci sono delle canzoni di altissimo livello come amen, thick as thieves, beautiful word, army of one, i’m white you dove c’è l’assolo più bello dell’album. Persino la copertina é molto bella e particolare. Sembra di andare sulle montagne russe ascoltando questo lavoro dei bon bovi, l’unico neo ma é sempre un gusto personale, si sente poco Sambora, qualche assolo piu lungo non avrebbe guastato.
    Un album e una band che merita per questo lavoro e per la sua storia un’altro tipo di recensione e rispetto.
    La perfezione é una cosa rara, tutti ci possono trovare delle stonature ma questi stereotipi di pregiudizi proprio non li reggo. Cosa si devono inventare più dopo 30 anni di carriera? Ma soprattutto al giorno d’oggi c’è più qualcuno anche dei giovani che propone qualcosa di nuovo? Poca roba direi. Ormai tutto é già stato fatto .

    Rispondi
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      Alberto Staiz 14/03/2013 a 12:22

      Gentile lettore.
      Come ho già scritto precedentemente i gusti musicali sono insindacabili. Se Lei ritiene ‘What About Now’ un buon disco, sono io il primo a consigliarle di ascoltarlo con piacere.
      Semplicemente io non la penso così. Banalizzando e semplificando la questione credo che i Bon Jovi si siano trasformati una decina di anni fa, e da allora stiamo ripetendo constantemente gli stessi schemi musicali(con molto successo peraltro).

      Lei mi scrive: “Un album e una band che merita per questo lavoro e per la sua storia un’altro tipo di recensione e rispetto.” Non mi pare di aver insultato in alcun modo i Bon Jovi. Ho espresso semplicemente il mio parere personale su una album che non ritengo all’altezza di alcuni splendidi lavori che la band ha fatto in passato. E la recensione rimane pur sempre l’espressione del gusto personale di chi la scrive.

      I miei non sono stereotipi, ne pregiudizi. Io cerco di ragionare con la mia testa e non in base al sentito dire. Tanto per citare alcune band che Lei ha citato, a mio parere i Kiss partoriscono ancora ottimi album, i Bon Jovi penso invece che siano un gruppo che si è seduto sugli allori ed abbia un ottimo potenziale ma inespresso (basti ascoltare l’ulitmo solista di Sambora, un disco veramente ottimo). I Maiden invece hanno il pregio di essersi rinnovati con le ulitme produzioni anche se questa non risultano di mio gradimento, mentre gli U2 farebbero bene a cambiare mestiere perchè sono diventati l’ombra delal grande rock band che furono. Quindi non voglio assolutamente “rottamare” a tutti i costi i “vecchi”, anzi: lo scorso anno i Mr Big e i Whitesnake hanno partorito entrambi delle prove discografiche eccellenti. Semplicemente le produzioni recenti dei Bon Jovi non sono di mio gradimento per i motivi che ho espresso onestamente nella mia recensione, senza stereotipi, ne pregiudizi.

      Per quanto riguarda il proporre qualcosa di nuovo da parte di band giovani io credo che ci sia ancora dell’ottima musica in giro, anche da parte di band dei giorni nostri: gruppi come Black Stone Cherry, Wolfmother, Rival Sons, Blackberry Smoke, Maylene and the Sons of Disaster, Alter Bridge, Riotgod tanto per citarne alcuni offrono delle proposte musicali di ottimo livello, che guardano ovviamente al passato e tutto quello che è stato fatto, ma sanno imporre la loro impronta e il loro marchio distintivo ed originale.

      Dopotutto, se tutto fosse già stato fatto, io e Lei non saremmo qui a discutere riguardo al valore di una nuova uscita discografica, non crede?

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    Axl 14/03/2013 a 17:32

    Salve i gusti sono chiaramente soggettivi, però lei in questa recensione non ha analizzato neanche una canzone, quindi mi sembra abbastanza superficiale l’analisi di questo cd.. Io ho già letto altre sue recensioni per questo mi sono permesso di criticare e lei aveva analizzato in maniera migliore brano per brano. Qui invece ci sono tante parole sulle glorie che furono o sulle potenzialità che hanno, ma il cd é stato recensito in maniera approssimativa accennando qualcosetta a soli 3 canzoni quindi e normale che io ed altri lettori si chiedano quanto ha dedicato all’ascolto di esso, soprattutto perché noi lo troviamo ottimo. Ripeto per me migliore album dal 2000 della band. Non ha neanche accennato alle due versioni uscite del cd quella normale e quella deluxe contenente 4 canzoni in più.
    Obiettivamente il rock che producono i Bon Jovi é un rock commerciale, lo é sempre stato, é quel tipo di rock che offre poca sperimentazione, anche se hanno provato a strizzare l’occhiolino al country che é presente sia su questo lavoro sia negli album precedenti come lost highway. Non mi sembra che Monster dei kiss per quanto sia un buon lavoro verrà ricordato, anche quello é un album che non porta nulla di nuovo alla loro gia gloriosa carriera ma certamente non incrementano le loro hits tanto meno psico cyrcus ecc ecc. I Mr. Big da lei citati mancavano dalla scena da 10 anni, creativamente direi che una bella differenza concepire delle canzoni e avere idee in 10 anni che in un anno. Per i whitesnake confermo quello che lei ha detto, é un capolavoro. Il mio post é solo per chiedere una recensione più approfondita dell’album. Apprezzo il fatto che lei é una persona costruttiva, preparata e che ama il dialogo e il confronto di idee. Vorrei sapere cosa pensa di canzoni come Amen, pictures of you, that’s what the water ecc ecc della copertina creativa ed originale dell’album. Non trova che al giorno d’oggi ai tempi di iTunes il fatto di curare artisticamente una copertina sia una cosa rara? L’ultimo album di Sambora lo trovo un buon lavoro, anche se sempre soggettivamente mi aspettavo più chitarra dentro il cd così come questo album dei Bon Jovi. Anche in questo album dei Bon Jovi si sente poco, é un album molto più intimistico rispetto ai precedenti infatti Sambora é presente come co-autore 5 pezzi su 16 in questo album escludendo nella versione deluxe la sua canzone. La ringrazio nuovamente.

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  9. avatar
    Valeria 16/03/2013 a 12:08

    Gentile Sig. Staiz, il solo fatto di aver citato Wanted Dead or Alive come una ballata, denota la sua scarsa preparazione sull’argomento Bon Jovi. Per favore, in futuro eviti di scrivere recensioni su band di cui conosce poco e di cui probabilmente ha letto superficialmente i testi delle canzoni. Eviti inoltre, quando descrive la carriera di queste band, di utilizzare un linguaggio ricco di frasi fatte e già sentite in stile con i quotidiani delle maggiori testate, che pubblicano articoli di musica solo quando necessitano di un riempitivo.

    Rispondi
    • avatar
      Alberto Staiz 16/03/2013 a 16:50

      Gentile lettrice
      Come mi definirebbe Lei Wanted Dead or Alive?
      Secondo me è una ballata a tutti gli effetti, una splendida ballata con un altrettanto splendido crescendo finale. E per la cronaca, conosco il testo della suddetta canzone a memoria, e ascolto i Bon Jovi da quando non sapevo nemmeno che forma avesse uan chitarra: ballata non è sinonimo perfetto di canzone strappalacrime a tutti i costi. Una ballata può parlare anche di altro, proprio come nel caso di Wanted Dead or Alive.
      Concludo scrivendoLe che non sono abituato a usare frasi fatte, ne già sentite, proprio perchè cerco di esprimere le mie opinioni con “farina del mio sacco” e non con parole di altri.
      Quello che ho scritto rispecchia ciò che penso, non ciò che ho letto, anche perchè “i quotidiani delle maggiori testate” che cita lei sono proprio quelli che non stroncheranno mai certi mostri sacri del rock, tra cui ci sono (a pieno diritto) i Bon Jovi.

      Cordialmente

      Rispondi
  10. avatar
    Doc 16/03/2013 a 15:17

    Premetto che anch’io sono un grande fan dei Bon Jovi, e proprio questo mi porta a dare ragione al punto di vista del recensore. Un album come “What about now” mi provoca noia e delusione, perchè non fa altro che proseguire la svolta “country” intrapresa da “Lost Highway” in avanti: testi in genere poco ispirati (quanto banale e scontato è quello di “Because we can”?) e ritmo che ormai non è più rock (che fine hanno fatto la chitarra elettrica – che pure s’intravede in copertina – e la batteria?). Anche se in fase discendente rispetto al loro “decennio d’oro”, gli album da “Crush” a “Have a nice day” per lo meno erano “onesti”. “What about now” può essere un discreto sottofondo (tenuto ad un volume non troppo alto) in virtù di melodie orecchiabili, ma non riesce a scatenare emozioni, non ti viene voglia di cantarne o fischiettarne i motivi.
    Peccato davvero, perchè dal vivo i Bon Jovi sono ancora in grado di regalare grandi emozioni (leggi Udine 2011) e l’impressione di un “freno a mano tirato” si fa ancora più forte ascoltando “The aftermath of lowdown” di Richie Sambora.

    Rispondi
  11. avatar
    manu 10/06/2013 a 21:45

    Ciao sicuramente apprezzo la sincerita’ ma a me piace molto l ultimo album di bon jovimi rendo conto che io non faccio forse testo perche li adoro e li seguo da quando avevo 14anni ed ora ne ho 38 anche questo album mi da belle sensazioni e li ringrazio per averlo fatto ciao

    Rispondi

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