‘Sacrifice’: la recensione del nuovo album dei Saxon

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La copertina di 'Sacrifice' (foto via: rockol.it)

I Saxon sono un’istituzione nel mondo dell’heavy metal: attivi dal lontano 1976, i Saxon (nati con il nome di Son of a Bitch) divennero, all’inizio degli anni ’80 uno dei gruppi più importanti della cosiddetta New Wave of British Heavy Metal, una corrente di heavy metal britannico nata verso la fine degli anni ’70 che ha portato al successo, oltre ai già citati Saxon, anche band del calibro di Iron Maiden, Venom e Def Leppard.

Esauritasi la spinta del movimento musicale sono proprio i gruppi precedentemente citati gli unici che sono sopravvissuti alla morte della NWOBHM, riuscendo proseguire la loro carriera all’insegna del successo planetario: tra questi anche i Saxon, paladini indiscussi dell’heavy metal “classico”, un genere che hanno portato avanti durante tutti questi anni con costanza, impegno, sudore e grande passione. Fresco di pubblicazione è il loro ventesimo album in studio, intitolato Sacrifice: un granitico concentrato di puro heavy metal senza compromessi nel quale i Saxon si confermano ancora vivi e vegeti nonostante la lunga carriera alle spalle e l’età avanzata dei vari membri.

Procession è una breve intro che precede la titletrack Sacrifice, una bordata heavy metal ai confini con il thrash, costruita su un corposo riff e un ritornello melodico dove la voce di Bill Byford può liberarsi in soluzioni meno serrate. Di alto livello anche la seconda parte della canzone, con un ottimo assolo e un successivo riffone epico ma al tempo stesso spacca ossa. Un grandioso inizio con uno dei brani migliori del disco.

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Bill Byford (foto via: www.classicrockmagazine.com)

Si prosegue con Made in Belfast, più epicheggiante della precedente canzone e alla lunga noiosetta. Warriors of the Road ritorna a far muovere i testoni dei metallari di tutto il mondo: una fucilata rapida ed efficace che rappresenta un tuffo nel metal britannico che sembrava ormai far parte solo dei libri di storia. Guardians of the Tomb e Stand Up and Fight è un’accoppiata granitica e potente, composta da ritmiche efficaci, assoli veloci e azzeccati e una linea vocale epica e massiccia: tutto quello che si chiede al buon heavy metal.

Walking the Steel è un brano più statico dei precedenti, roccioso ma alla lunga stancante. Segue la cadenzata Night of the Wolf, dai sentori epici; mentre con Wheels of Terror si torna a macinare classico heavy metal di buona fattura. Chiude il disco Standing in a Queue, rocckeggiante e molto orecchiabile.

Un buon disco questo Sacrifice, composto da heavy metal di buona fattura e senza fronzoli, con ottimi parti vocali come da Byford-trademark e chitarre granitiche, il tutto condito da un’ottima produzione. Certo, ci troviamo di fronte a un genere di cui è già stato scritto e suonato praticamente tutto e dove è ormai difficile proporree qualcosa di veramente originale. I Saxon hanno quindi confezionato un disco “sicuro” facendo quello che sanno fare meglio, ovvero granitico heavy metal. Da sottolineare inoltre come questo sia uno dei migliori album della band tra quelli dell’ultimo decennio. Sacrifice farà quindi felici i fan di questi cinque vecchi leoni che rispondono al nome di Saxon, ancora vogliosi di divertirsi sui palchi e lontani anni luce dal voler appendere gli strumenti al chiodo.

Alberto Staiz

@AlStaiz

Foto homepage: www.iguitarmag.com

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