‘Outlaw Gentlemen & Shady Ladies’: la recensione del nuovo disco dei Volbeat

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foto via: hardrockhaven.net

I danesi Volbeat sono una delle realtà più fresche e produttive che il panorama hard rock/metal ha proposto nell’ultimo decennio. Nati nel 2001, i Volbeat fondono rock’n’roll, heavy metal, punk e rockabilly creando un mix unico e molto originale, il cui trademark è il riconoscibilissimo vocione di Michael Poulsen. In pochi anni i Volbeat hanno sfornato numerosi dischi e hanno calcato i palchi di tutto il mondo portando avanti il loro progetto con dedizione e impegno, e ampliando il loro (ora molto nutrito) seguito di fan.

Esce proprio oggi in tutto il mondo la loro quinta prova discografica, intitolata Outlaw Gentlemen & Shady Ladies. Un disco che ufficializza l’entrata in formazione nella band danese al fianco dei tre membri originali di Rob Caggiano, ex chitarra solista degli Anthrax, per l’occasione anche produttore del disco. Ma i motivi di interesse attorno a questa nuovo disco dei Volbeat non finiscono qui: Outlaw Gentlemen & Shady Ladies ha il compito di confermare tutto quello che di buono i Volbeat hanno fatto in questi anni e, se possibile, di far fare al quartetto il definitivo salto di qualità.

Il disco si apre con la breve intro strumental-messicaneggiante di Let’s Shake Some Dust, che precede Pearl Hart, un buon mid tempo orecchiabile e spensierato, condito da un buon assolo. The Nameless One è un granitico e cadenzato brano heavy rock, prima di Dead But Rising, una massiccia bordata heavy metal. Cape of Our Hero, primo singolo estratto, è invece un mid tempo melodico che pesca dal rockabilly a cui va aggiunta una sostenuta dose di hard rock, in perfetto stile Volbeat. Un buon brano che alla lunga risulta però leggermente stancante.

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Michael Poulsen, voce dei Volbeat (foto via: www.stormbringer.at)

Room 24 sconfina nel doom e nel heavy classico influenzato da Black Sabbath e soprattutto da Mercyful Fate: non a caso questo brano vede la collaborazione di King Diamond in duetto con Michael Poulsen in una delle prove più pesanti e granitiche del disco. Il piede sull’acceleratore viene mantenuto con fermezza anche nella successiva The Hangman’s Body Count, uno dei brani migliori del lotto, ricco di groove, trascinante e veloce, nel quale si segnala anche un ottimo assolo.

My Body è un’ottima cover dei Young The Giant, prima di Lola Montez, un altro spensierato hard-rockabilly. Black Bart è una pesante e veloce cavalcata heavy metal, mentre Lonesome Rider è un messicaneggiante prova semi-acustica che vede la collaborazione di Sarah Blackwood. Si prosegue con The Sinner is You, brano in verità trascurabile, prima di Doc Holliday una bastonata heavy metal costruita su un grantico riff. Conclude quindi il disco la cadenzata ma sonnolenta Our Loved Ones.

In definitiva, Outlaw Gentlemen & Shady Ladies mostra tutto quello che di buono i Volbeat hanno fatto nell’ultimo decennio senza però strafare. Un album che alterna episodi felici, alcuni molto buoni, con altri leggermente sottotono: il risultato è un prodotto comunque godibile e apprezzabile, ben suonato e ottimamente prodotto che non raggiunge però i fasti e la freschezza compositiva di album come Guitar Gangster & Cadillac Blood o Beyond Hell /Above Heaven. In conclusione, si può dire che questo Outlaw Gentlemen & Shady Ladies è un album che farà felici i fan dei Volbeat, offrendo tutti gli schemi e i motivi da sempre utilizzati dalla band danese. Dall’altro lato questo album non rappresenta certo la prova discografica che farà cambiare opinione a coloro i quali non apprezzano il sound dei Volbeat, una band che rappresenta comunque una feconda e importante realtà nel panorama heavy metal contemporaneo.

Alberto Staiz

@AlStaiz

Foto homepage: www.artistdirect.com

 

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Una risposta a ‘Outlaw Gentlemen & Shady Ladies’: la recensione del nuovo disco dei Volbeat

  1. avatar
    Vik 09/04/2013 a 20:20

    Da fan accanitissimo dei VolBeat anche “Cape of Hour Hero” l’ascolterei a loop tutto il giorno ma in generale trovo che sia una recensione ben fatta ed obiettiva!

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