‘C’era una volta… Scugnizzi’: la cornice non trasforma una crosta in capolavoro

La locandina della nuova edizione di "C'era una volta... Scugnizzi" (tradebit.com)

AVELLINO – Oltre 600 repliche e più di 700.000 spettatori. Numeri da Broadway per C’era una volta… Scugnizzi, il musical scritto e diretto da Claudio Mattone che ha mietuto successi in tutta la penisola, grazie anche all’eccellente interpretazione di Sal Da Vinci. Chi vi scrive, già di suo non si può propriamente definire un fan della categoria: dopo ieri sera avrà un valido motivo in più per detestarla. Un’imponente macchina scenica (palco a configurazione multipla con scalinate scorrevoli, piano rialzato con abusato doppio telo per fornire due livelli di proiezione immagini dal fondo della sala), svuotata però da qualsiasi contenuto che non fosse quello della compilation di musiche indubbiamente orecchiabili. Ed una cornice, quella del Teatro Carlo Gesualdo di Avellino, che si dimostra tanto bella quanto inadatta, ora come ora, ad accogliere e curare un evento di livello.

BRAVO QUELLO: MA CHI È? – Nella primavera 2010 la produzione firmata NapoliTeatro ha indetto i provini per la formazione del nuovo cast di C’era una volta… Scugnizzi. Niente più Sal Da Vinci-Saverio De Lucia e Massimiliano Gallo/Raffaele Capasso alias o’Russo, ma una nuova formazione di 25 ragazzi, va detto, dimostratisi completi e poliedrici. Il problema è che tuttora non ci è dato sapere da chi sia composto il nuovo cast: nella home di NapoliTeatro.it campeggiano infatti solo le prime due date dello spettacolo, con il link ai relativi teatri. Nel Carlo Gesualdo di Avellino, invece, è stato praticamente impossibile reperire il minimo materiale informativo, mancando del tutto brochure, schede del cast o libretti di sala (che, quando ci sono, vanno pagati lautamente). Il “nuovo” Scugnizzi in realtà ha di nuovo solo il cast, visto che la storia e l’allestimento scenografico sono identici a quelli della prima rappresentazione del 2002: Saverio De Lucia e Raffaele Capasso, scugnizzi divenuti amici nel carcere minorile di Nisida, si ritrovano sulla stessa strada vent’anni dopo. Saverio è ormai don Saverio, un prete che aiuta i ragazzi dei bassifondi di Napoli a sfuggire al loro inesorabile destino grazie alla forza della musica e della solidarietà, Raffaele o’ Russo è un boss della camorra, che spedisce i suoi uomini-ragazzini a spacciare davanti alle scuole. I due si scontreranno quando Saverio cercherà di strappare due giovani spacciatori dalla morsa criminale di Raffaele: non crediamo di fare torto a nessuno dicendo che alla fine ne resterà uno solo. I due protagonisti principali tengono bene il palco e il “nuovo” don Saverio (saremo grati a chiunque possa essere in grado di fornircene le generalità) vince la sfida fisica e vocale, reggendo ottimamente le due ore abbondanti di spettacolo. Incide positivamente sul risultato finale anche il “cattivo” Raffaele Capasso, meno presente in scena ma possente in doti vocali e drammaturgiche.

Il cast della vecchia edizione sul palco (ilsistina.com)

MUSICHE OK, TESTO KO – Difficile far amare la tradizione napoletana a chi la rifugge, ma le musiche e di Mattone si confermano orecchiabili e il pubblico si lascia trascinare facilmente dal giovanissimo cast di attori-cantanti-ballerini, chiamato ad esibirsi in una ventina di intermezzi musicali (forse troppi). Tuttavia nonostante i numeri siano tutti a favore, la qualità del testo è ben lontana dal poter far parlare di capolavoro per gli Scugnizzi di NapoliTeatro. La trama è inconsistente e viene eccessivamente frazionata dagli intermezzi musicali, gradevoli sì, ma a volte troppo lunghi. La bilancia tra musica e testo pende troppo a favore della prima ed il finale ne è l’esempio più fulgido: il recitato raggiunge il suo climax con l’incontro-scontro (solo intuito) tra don Saverio e Raffaele o’ Russo, un ragazzo esce dalla casa di Saverio per comunicare l’esito dello scontro, parte la musica e dopo un paio di minuti di cantato scende il buio in sala. L’applauso che ne viene fuori è inevitabilmente stiracchiato e, quando il cast torna sul palco per i saluti, proporre un medley dei pezzi dello spettacolo sembra essere più una necessità che una scelta. Uscire dalla sala con i palmi riscaldati da un ritmico battimani è sicuramente diverso dal tornare in macchina con l’eco di un flebile applauso nella testa.

AHI AHI, AVELLINO – La nota di demerito finale è per il Teatro Carlo Gesualdo di Avellino: un gioiello architettonico con sala panottica e platea più grande di quella del San Carlo di Napoli. 1189 posti (ma se si fa la somma dei posti vari settori come riportati sul sito il risultato totale è 1167…), che i giornali locali annunciavano sold out già da metà settimana. La verità? La platea era riempita a macchia di leopardo, e le macchie del felino erano anche abbastanza ampie. I possessori del biglietto di galleria sono stati dirottati in platea per dare un colpo d’occhio migliore e quindi almeno 392 posti sono rimasti sicuramente vuoti. Aggiungiamoci che i 25 ragazzi del cast erano stati seguiti da una visibile claque di amici e parenti e si capisce come la “prima” di questo Scugnizzi-bis ad Avellino sia stata tutt’altro che un successone. Il colmo è stato che la nostra richiesta di accredito, inviata ben prima dei due giorni di anticipo dichiarati sul sito, è stata persa.

Uno scorcio di galleria e platea del Teatro Carlo Gesualdo di Avellino (fabiolocorotondofotografo.it)

Già, perché il Gesualdo è l’unico teatro in Italia probabilmente che pretende la richiesta di accredito via fax, ma se non si ha la premura di portarsi appresso la ricevuta come prova dell’avvenuto invio, la richiesta sparisce inesorabilmente . L’ufficio stampa non esiste (sic!), il numero unico a cui chiedere informazioni passa la telefonata prima al direttore, poi ad un ufficio nel quale c’è un tirocinante che non sa nulla, poi alla biglietteria e poi di nuovo al centralino, che ci dice di richiamare più tardi. Inoltre la nostra richiesta per due accrediti (non di più, come specificato dal link in homepage aggiornato al 2008) è stata ritenuta valida per una sola persona, in quanto era stato ampiamente specificato, (non si sa dove).  Mentre attendevamo chiarimenti, accanto a noi scorrevano liberi professionisti locali che ritiravano tranquillamente il loro accredito senza appartenere a nessuna testata e senza mostrare documento. «Non possiamo venirvi incontro, i posti sono esauriti» è stata la sentenza finale di un’imbarazzatissimo addetto allo sportello. Solo l’intervento del direttore ha risolto la situazione per noi ed un’altra testata con lo stesso identico problema. Il Teatro Carlo Gesualdo vive da anni con un cartellone dettato dal consorzio Teatro Pubblico Campano, quindi con una serie di spettacoli identici che gira tra Avellino, Napoli e Salerno. Il sito internet è antidiluviano, con alcuni rimandi della homepage datati addirittura 2007 e pacchiani errori di ortografia (sù il sipario…). Ridottissimo margine di scelta propria, totale assenza di una compagnia teatrale o di danza in loco, commissariamenti a catena. Da pochi giorni il giovane consigliere comunale Luca Cipriano è stato nominato a capo del nuovo Consiglio di Amministrazione del Gesualdo. Il 30% di sconto agli under 30 è stata la sua prima, felice, delibera. Ma i problemi che lo attendono sono ben più gravi. C’è da risollevare il Teatro Massimo di Avellino dalla sua perenne condizione di pessimo comprimario di Napoli e Salerno.

Francesco Guarino

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4 Risponde a ‘C’era una volta… Scugnizzi’: la cornice non trasforma una crosta in capolavoro

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    Veronica 05/12/2010 a 13:08

    Salve,
    leggendo l’articolo mi sono chiesta una cosa,quando è stata ritata in ballo la questione ” è sempre tutto uguale”…Bhè…ma allora Cats gli Pinocchio della Compagnia della Rancia,addirittura in questi spettacoli non c’è la benchè minima modifica manco sui costumi,perchè Scugnizzi invece dovrebbe essere “obbligato” ad una variazione per non sembrare stantio e passato.
    Poi per gli intervalli musicali considerati troppo lunghi,non sò che dirvi,se non siete amatori del genere tutto vi sembrerà tremendamente infinito,anche canzoni che non nascono per il musical,ed hanno già ( da decenni) un ottimo impatto sul pubblico.
    Per quanto riguarda la vostra preoccupazione nel non sapere da ci si formato il nuovo cast,mi duole informarvi solo adesso che il 30 Dicembre c’è stata la conferrenza stampa al Teatro Augusteo di tutta la compagnia attore per attore,però potete leggere l’articolo del Mattino sempre con presetazione di ogni singolo attore o se fate una breve ricerca su youtube troverete delle interviste con presentazione sempre attore per attore!
    Ognuno vive Scugnizzi come può,ma infine contano i numeri di spettatori negli anni,e nei prossimi mesi vedremo come ancora una volta il popolo napoletano accoglie uno spettacolo che è ancorato nel cuore di chi guarda e ha voglia di sognare “in napoletano”.

    Rispondi
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    Francesco Guarino 05/12/2010 a 15:17

    Gentile Veronica, la nostra (pardon, il mio) è e rimane un punto di vista personale, che non si vuole assolutamente ergere a verità assoluta. Se anche volesse esserlo, i numeri di “Scugnizzi” basterebbero da soli a smentirlo. Era una mia aspettativa personale l’attendermi qualcosa di diverso da una nuova stagione, ma così non è stato. Confermo la mia opinione sul cast, giovanissimo e talentuoso, e le confermo che ho faticato vanamente un intero pomeriggio a cercare una qualsiasi informazione sugli attori (sarebbe gradito il link dell’intervista del Mattino, che non sono riuscito ugualmente a reperire nel motore di ricerca interno). Soltanto grazie a mie conoscenze personali sono riuscito a scoprire ieri il nome di un paio di ragazzi del cast. Credo quindi che la casa di produzione debba attivarsi immediatamente in tal senso sul sito ufficiale, per dare il giusto tributo a chi lavora per loro da mesi, e purtroppo confermo il mio giudizio sull’amato ed inadeguato teatro della mia città: se la “prima” nazionale si fa ad Avellino, perché il cast è stato presentato (non in pompa magna) all’Augusteo, dove arriverà solo tra due giorni?
    L’impatto sul pubblico è un conto, la resa scenica è un’altra cosa: il fatto che la stragrande maggioranza delle musiche sia entrata nella quotidianità è sicuramente un merito eccezionale, ma il “soffocamento” del recitato con un’abbuffata di brani musicali è un po’ fastidioso.
    Il format “Scugnizzi” è una realtà e non fatico a credere che mieterà un’altra stagione di successi.

    Distinti saluti

    Rispondi
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    marina 09/12/2010 a 12:42

    Cara Veronica devo comunque convenire con il sig Guarino , nn c’è stata alcuna informazione in merito al nuovo cast. Forse una trovata per attirare il pubblico?? La gente si aspetta di vedere lo stesso spettacolo che è andato avanti negli anni e che ha permesso di ottenere tanti successi. E’ una scorrettezza verso coloro i quali comprano il biglietto pagandolo oltretutto ad un prezzo elevatissimo considerando i 25 attori-cantanti (bohhh)emeriti sconosciuti. Alla prima c’è stata mia sorella ed alcuni amici spinti solo dalla curiosità di vedere chi erano stì ragazzi in grado di sostituire un gruppo di artisti (e sicuramente nn tutti sconosciuti anzi…) che per anni hanno fatto grande questo musical, devo dirti che sono contenta di nn esserci andata in quanto i commenti finali non sono stati per niente positivi, i ragazzi non sono in grado di trasmettere le giuste emozioni. Devono studiare ancora parecchio le stonature non mancano le steccate nemmeno e di recitazione nemmeno l’ombra.Mi auguro che il buon Mattone si ricreda e se può magari apporre qualche aggiustatina in maniera tale da non lasciare delusi coloro i quali spendono una cifra per vedere uno spettacolo pezzottato.

    Saluti

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    Antonietta 11/12/2010 a 14:18

    Anche all’augusteo la storia non cambia, cara Veronica, la gente si aspetta di trovare dei professionisti come nelle passate edizioni e invece…
    Suppongo tu sia una dei ragazzi di scugnizzi perche’ nel cast leggo una Veronica,( poi magari mi sbagliero’).E’ stata una bella annata quella di scugnizzi nelle edizioni precedenti, adesso anche basta, la macchina incassa soldi di Mattone adesso ha fallito, non si puo’ attirare la gente a teatro solo per la curiosita’come leggevo nei commenti precedenti ad Avellino, ripeto che la stessa situazione di plagio e’ avvenuta anche a Napoli, iniziamo a fare una scrematura delle persone che possono o non possono fare questo lavoro,e iniziamo ad additare il teatro che ci piace e che non ci piace, “l’idea Pasoliniana lasciamola a Pasolini”.

    Antonietta

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