‘Butcher’s Crossing’ di John E. Williams: la recensione

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La copertina di 'Butcher's Crossing'

Nella storia della letteratura moderna e contemporanea esistono scrittori che, nonostante un talento cristallino e una maestria narrativa fuori dal comune, rimangono semi sconosciuti. Scrittori il cui immenso valore viene riconosciuto solo da pochi lettori, mentre la massa ne ignora persino il nome. Scrittori che, per diversi motivi, non riescono a raggiungere il successo sperato e che solo con il tempo vengono riscoperti, raggiungendo la fama tanto meritata ma mai realmente arrivata in vita.

John E. Williams è uno di questi. Nato nel 1922 in Texas, da una famiglia modesta, Williams studiò all’università di Denver, dove si stabilì per tutta la vita, diventando professore di scrittura creativa. In mezzo due parentesi all’Università del Missouri, dove frequentò il dottorato, e l’esperienza come sergente durante la Seconda Guerra Mondiale, stanziato in India e Birmania. Una vita tranquilla, lontano dalle luci della ribalta, durante la quale scrisse quattro romanzi e due raccolte di poesia.

Malgrado le capacità narrative fuori dal comune, il nome di Williams ha cominciato a circolare negli ambienti letterari solo quando, pochi anni fa, il suo terzo romanzo, Stoner, è stato ristampato. La critica entusiasta si è domandata come mai questo libro non avesse avuto il successo meritato l’anno della sua uscita, ed il pubblico ha risposto con altrettanto entusiasmo, con un appassionato passaparola che ha portato il romanzo a scalare le classifiche di vendita statunitensi in poche settimane. Il nome di John E. Williams ha quindi trovato le meritate luci della ribalta, e i suoi romanzi sono stati finalmente ristampati.

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John Edward Williams (en.wikipedia.org)

Butcher’s Crossing è il secondo romanzo dell’autore texano, originariamente pubblicato nel 1960. Ambientato un secolo prima, Butcher’s Crossing narra la storia di Will Andrews, un giovane universitario bostoniano che, stanco della vita di città e affamato di terre selvagge e di frontiera, abbandona i salotti della borghesia per recarsi a Butcher’s Crossing, un minuscolo villaggio del Kansas che deve il suo sostentamento alla caccia del bisonte. Qui Andrews rifiuta l’offerta di lavoro di Mac Donald, un commerciante di pelli, e organizza una spedizione di caccia assieme ad altri tre uomini, tra cui il capo spedizione Miller, un imperturbabile cacciatore che sogna di tornare in una lontana valle seminascosta e ancora selvaggia dove vivrebbe una mandria sterminata di bisonti. Durante il viaggio Andrews perderà giorno dopo giorno i tratti dell’uomo cittadino per indossare i panni dell’uomo di frontiera, abituato a vivere senza le comodità della città e a suo agio nella natura più selvaggia. Un viaggio personale e interiore oltre che fisico, verso una consapevolezza superiore, in una costante maturazione psicofisica. La caccia è dura e si prolunga per settimane: i quattro uomini accumulano centinaia di pelli, ma le leggi della natura impediscono loro di portare a termine in maniera completa la spedizione. Al loro ritorno, dopo un anno, Butcher’s Crossing è un villaggio fantasma, in abbandono ancora prima di essersi sviluppato: la ferrovia, lontana parecchie miglia dal villaggio, sta sconvolgendo i meccanismi politico-economici degli Stati Uniti, che diventano così un paese in evoluzione costante. Il commercio di pelli non è più un business e il villaggio è destinato all’abbandono totale. La spedizione si rivelerà quindi un fallimento dal punto di vista economico. Ma la ricchezza era il fine di Miller, non quello di Andrews: il ragazzo, diventato un uomo, è pronto per trovare la sua strada nella vita dopo un’esperienza unica che lo ha portato a rischiare più volte la pelle ma che gli ha fatto comprendere se stesso e il mondo che lo circonda.

Un romanzo coinvolgente ed epico, nel quale John E. Williams conferma il talento già mostrato in Stoner, dove aveva colpito soprattutto con il fatto di aver creato un romanzo brillante e dalla prosa sopraffina, utilizzando la storia di un uomo comune. Con Butcher’s Crossing Williams cambia completamente ambientazione, rispolverando il mito della frontiera in un periodo segnato dalla rapida e incontrollata industrializzazione: una storia di maturazione interiore unita ad un’appassionante avventura nel west più selvaggio e incontaminato, rendono questo romanzo un precursore assoluto di un genere divenuto di moda alcuni decenni dopo, soprattutto con il successo dell’opera di Cormac McCarthy.

John E. Williams, Butcher’s Crossing, Roma, Fazi, 2013, pp. 359, € 17,50.

Alberto Staiz

@AlStaiz

Foto homepage: ktep.org

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